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Thinking blogger secondo Induismo e Buddhismo

Sono stata nominata e così neanche io mi sottraggo al meme. Però a modo mio, nominando i cinque blog che mi hanno fatto pensare in base ai quattro principi cardine dell’Induismo, i Purushartha, validi in parte anche nel Buddhismo: Dharma, il principio senza principio che è il fine e il mezzo, cioè quello che sostiene il mondo, le cose giuste fatte nel modo giusto; Kama, che è la piacevolezza del mondo – fra cui anche il sesso, che poi Wikipedia in italiano parla solo di quello, chissà perché, ma in questo caso è l’arte. Artha è la dimensione pratica del mondo ed è anche fare i soldi in modo lecito nel periodo della vita che ti compete; Moksa o Mukti, la liberazione finale dai legami del Karman: il fine supremo, quando non rinasci più.

Dharma è Luca De Biase, specie quando parla di economia sostenibile, quella che io chiamo “produzione felice”, quella in cui vinco io e vincono anche gli altri; e di giornalismo d’innovazione. Fare le cose giuste nel modo giusto fa un blog di pensiero felice, positivo, costruttivo: il suo blog riporta le cose nell’ottica giusta, dharmica.

Sempre Dharma è Generazione blog: dice cose giuste, ovvie, evidenti, che talvolta io ho solo intravisto. Basta scrollare la pagina.

Artha è Vittorio Pasteris, che mi piace soprattutto quando non parla di tecnologia. In effetti, parla anche di tante altre cose. E’ un blog concreto, fattivo, mi sa di montagna e di affidabilità, di cose pratiche, di Artha appunto.

Kama è senz’altro Artedelrestauro.it. Posso definirlo solo così: bello e pensante. Mi ha fatto riscoprire la piacevolezza dell’arte; e certe discussioni sul restauro che avevo intavolato, anni fa, con il mio grande docente di storia dell’arte dell’Asia, Mario Bussagli (qui il link a qualche suo libro). E’ un blog bello e felice, dà gradevolezza alla vita, ma con cervello.

Moksha o Mukti, la liberazione finale, il paradiso o l’estinzione dal ciclo delle rinascite o Karman, è lei, Placida Signora: leggerla per me è un gioco e questo è il supremo fine della vita. Shiva ha creato il mondo per gioco, il mondo è il suo supremo gioco. E giocare fa bene allo spirito!

Libri, Arte del Gandhara e snobberia

Ho passato giovedì scorso in uno dei luoghi che amo di più al mondo, la sala di lettura al secondo piano della biblioteca Sormani, qui, nel centro a Milano.

Mi metto seduta col mio computer e i miei libri ad uno dei tavoli appositi.
Questi, in realtà, sono delle scrivanie per due persone, una difronte all’altra, che per mancanza di posti hanno sdoppiato. Così ci stiamo in 4 col risultato, non sempre del tutto sgradevole, che sei costretto a “fare amicizia” col vicino di tavolo, dato che scrivendo con libri e comp in uno spazio di circa 50 cm. di gomitate se ne danno molte…

Beh io non è che mi accorga molto di chi ho vicino, di solito il piacere di studiare e di scrivere, piacere che colgo raramente (non più di 2-3 volte a settimana) col tipo di vita che faccio, supera tutto, ma sento che c’è un soffio vitale accanto a me, mi illudo che abbia sempre un’anima decente e un alito non troppo puzzolente e ciò mi basta..:)

Io piazzo i miei libri di traverso o per lungo, anche perché davanti, appoggiato al divisorio del tavolo, tengo aperto, a mo’ di santino gigante e di ispirazione, il magnifico volume della UTET di un mio professore passato a miglior molti vita anni fa, lo storico dell’arte Mario Bussagli.
Il libro si intitola L’Arte del Gandhara e parla della nascita dell’immagine del Buddha nella regione del Gandhara, nel nord dell’India che ora è diventato Afghanistan.
(A proposito, se volete vedere un po’ di sculture e oggetti d’arte del Gandhara visitate Gandhara. Ritual Art Objects and Sculptures. Li vendono anche all’asta, casomai vi interessasse. A me sì ma non me lo posso permettere..)

continua