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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: Viagra ai soldati libici per stupri di massa dice Susan Rice

Il Fatto QuotidianoEnrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. Secondo Susan Rice, rappresentante degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, Gheddafi distribuirebbe il Viagra alle sue truppe. Questo implicherebbe che compiono stupro, schiavitù sessuale, prostituzione forzata, gravidanza forzata, sterilizzazione forzata e altre forme di violenza sessuale di analoga gravità sui civili. Tutti crimini di guerra.

Ma è vero? Perché lo ha detto e a chi erano rivolte in realtà le accuse?

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India, un panino una birra e poi - Gesù

GesùChe devo dire? A me l’immagine di questo Gesù con la lattina di birra in una mano e la sigaretta nell’altra piace, mi piace pensare a un figlio di dio così umano, così bello con i capelli lunghi e biondi, che sembra un fricchettone buono.

Invece in India l’hanno presa molto male.

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La crescita economica dell'Asia a due velocità: il rapporto della Banca Mondiale

bus indianoNel rapporto appena pubblicato Promoting Economic Cooperation in South Asia la Banca Mondiale si è finalmente accorta che l’Asia meridionale ha degli squilibri enormi.

Da una parte, dal 1980 ad oggi – quindi facendo una media con gli anni prima della liberalizzazione in India degli anni Novanta, che ha segnato l’inizio del boom economico – ha visto una crescita del PIL del 6% medio annuo.

Dall’altra questo enorme sviluppo e l’innovazione che ne consegue, come dicevo, ha toccato quasi esclusivamente le classi urbane e certi ceti sociali, quindi una piccola percentuale del pianeta India e dell’Asia meridionale.

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Save the Himalayas

HimalayaIl primo ministro del Nepal Madhav Kumar e il Gabinetto si sono riuniti in cima al monte Everest per attirare l’attenzione sullo scioglimento dei ghiacci dovuto al riscaldamento globale, che causerebbe uno tsunami di acque.

Il meeting è stato fatto in vista della conferenza internazionale sui cambiamenti climatici che si terrà la prossima settimana a Copenhagen.

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Afghanistan: Karzai e l'Occidente hanno davvero vinto?

AfghanoSul risultato elettorale in Afghanistan, che ha visto vincere ancora il presidente Karzai, pesa l’accusa di broglio. Ieri è stato annunciato che Karzai ha vinto con il 46,2% dei voti contro Abdullah, che ha ottenuto il 31,4%. I risultati però sono basati sul 35% dei seggi elettorali, e questo significa che possono cambiare completamente, come è successo nelle recenti elezioni del Parlamento indiano, dove a un primo risultato che dava la colazione di destra vincere è arrivata la vittoria della coalizione guidata dal Partito del Congresso.

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Asia Maior: Crisi locali, crisi globale e nuovi equilibri in Asia

Come da tradizione, presento il nuovo volume di Asia Maior, un gruppo di asiatisti, studiosi e giornalisti, specializzati sul continente asiatico.

E’ appena uscito in libreria Crisi locali, crisi globale e nuovi equilibri in Asia, a cura di M. Torri e N. Mocci, Milano: Guerini e Associati, 2009. E’ bellissimo, tutto blu e, lo dico per chi compra i libri per le copertine, farà una bella figura vicino agli altri della serie, tutti in grigio. Soprattutto, è utilissimo per avere un quadro complessivo dell’Asia, questa sorella così vicina e importante eppure, nonostante tutto, così lontana per la maggior parte dei lettori, anche colti. Se lo volete acquistare il volume andate in libreria o scrivetemi perché la casa editrice, benché fosse in vendita sin dal 27 maggio, ancora non lo ha reso disponibile online.

Il volume copre gli avvenimenti del continente asiatico del 2008 con i saggi su Iran, Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan, India, Nepal, Bangladesh, Sri Lanka, Birmania, Thailandia, Cambogia, Vietnam, Malaysia, Indonesia, Filippine, Cina, Coree e Giappone.

Il mio saggio è intitolato Le elezioni dell’assemblea costituente e i primi mesi di governo della Repubblica Democratica Federale del Nepal e lo potete leggere qui. Analizza il periodo preelettorale ed elettorale e la rivolta dei madhesi, chiedendosi se le elezioni siano state davvero libere e rappresentative, e i due problemi principali che sta affrontando il Nepal democratico: il terribile problema energetico, che ha portato il paese a interrompere la fornitura di energia elettrica ai cittadini ordinari, alle istituzioni e i servizi, per ben 16 ore al giorno; e il collocamento e la riqualificazione degli oltre 20.000 ex soldati maoisti, una situazione conflittuale che il 23 maggio 2009 ha portato al crollo del governo di Prachanda e alla nomina dell’attuale primo ministro Madhav Kumar Nepal.

Questa è la presentazione del volume Crisi locali, crisi globale e nuovi equilibri in Asia. Enjoy!

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La fine dell'isolamento del Nepal, la costruzione della sua identità politica e delle sue alleanze regionali

NepalVi invio un mio Policy Brief sul Nepal (in pdf), che è stato pubblicato qualche giorno fa sul sito dell’ISPI: Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

Come sapete, il Nepal è ora uno stato democratico, con un Parlamento eletto, il partito dei Maoisti che è partito di maggioranza e Pushpa Kamal Dahal, l’ex “compagno Prachanda”, che da agosto è il primo ministro. Sta attraversando un grande periodo di transizione e sta affrontando problemi che l’affliggono da oltre 150 anni.

Secondo le linee guida dei Policy Brief, questo è un breve scritto che analizza le dinamiche politiche, strategiche ed economiche del Nepal con il duplice obiettivo, come richiesto dalla ricerca ISPI, di informare e di orientare le scelte di policy.

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E in Nepal vincono i terroristi

PrachandaFra la Festa della Liberazione e tutti gli italici liberati non ho detto che il 25 aprile è una data storica per il Nepal: sono stati annunciati i risultati definitivi delle prime elezioni democratiche per la costituzione dell’Assemblea Costituente, che si sono tenute il 10 aprile.

Ha vinto il Partito Comunista del Nepal (Maoista) (CPN-M), cioè il partito dei maoisti! Direte, e allora? Allora c’è che nel 2002 il re Gyanendra e gli Stati Uniti lo dichiararono terrorista: per intenderci, per oltre 5 anni i capi del partito sono stati fra le persone più ricercate del pianeta delle liste dell’Interpol.

Ed ora vedete nella foto Pushpa Kamal Dahal, meglio conosciuto come compagno Prachanda, il leader storico, che è stato in clandestinità 10 anni, come viene festeggiato.

I seggi sono stati scelti con un sistema elettorale misto, elezioni dirette e sistema proporzionale. I maoisti hanno vinto 220 seggi su 601, il Partito del Congresso 110 e il Partito Comunista (Marxista-Leninista Unito) 103.

C’è solo un problemuccio diplomatico: l’ambasciatore degli Stati Uniti non può sedersi e parlare in un salotto o un tavolo di trattative con un terrorista. Il re presto verrà cacciato. Come farà a presentare le sue credenziali al presidente della nuova Repubblica in uno stato governato dai terroristi?

Boicottare o no le Olimpiadi? Il sondaggio online del Giornale Radio1

La RAI ha realizzato un sondaggio online se boicottare o no le Olimpiadi: l’85% delle persone ha detto che si dovrebbero assolutamente boicottare.

Raffaele Roselli, del Giornale Radio RAI 1, mi ha chiesto cosa ne pensavo, perché c’è questo divario fra la politica ufficiale e quello che pensa la gente, la censura, e il ruolo di Internet. D’altronde, anche riguardo l’Italia c’è molta differenza fra la politica fatta dai politici e l’opinione e il volere popolare.
L’intervista la potete ascoltare qui.

E intanto a Kathmandu una protesta contro la Cina

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Tibet, il punto della situazione: satyagraha o guerrilla?

Una parte dei tibetani vuole la completa indipendenza e secondo i giornalisti della BBC News, che sono riusciti a evadere i posti di blocco, la protesta si è estesa oltre i confini dell’odierno TAR, la Tibetan Autonomous Region che include parte dell’ex-Tibet indipendente. Da notare che i dimostranti di questo video non hanno armi, urlano e vanno a cavallo! Sembra però che usino i bastoni per danneggiare e diano fuoco per le strade. Contro di loro sono spiegati decine di carrarmati di militari e camionette della polizia armati di tutto punto e anche le forze speciali.

Per tutti quelli che negano la violenza della Cina o che la giustificano con motivi economici, queste sono delle foto inviate dal monastero di Kirti al Free Tibet Campaign. Sono molto crude. Qui l’articolo e le foto. Altre immagini su Free Tibet Campaign.

Ieri i cinesi hanno dichiarato che 100 tibetani si sono spontaneamente arresi e che il Dalai Lama avrebbe orchestrato tutto, mentre quest’ultimo chiede un’investigazione internazionale per stabilire la verità.

Mentre il governo cinese non vuole testimoni tibetani o occidentali e ha allontanato anche la stampa, le organizzazioni dei tibetani chiedono l’aiuto e la presenza internazionale. La Cina è membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU, quindi da quel versante non si potrà fare niente, ma rimane l’azione dell’Unione Europea. Teoricamente, vi sono anche delle NGO sovranazionali come Amnesty Internationa, anche se escludo in modo categorico che siano ammesse nel paese, né ora né mai.

La notizia di oggi è che Gordon Brown e il principe Carlo accettano di vedere il Dalai Lama in UK, contro gli ammonimenti della Cina. Però secondo il sito ufficiale del governo tibetano in esilio (a Dharamsala, in India) gli arresti arbitrari continuano, 600 monaci sono stati portati da Lhasa alla capitale del Sichuan e la Cina sta militarizzando tutti confini per impedire a chiunque di entrare. Certamente per impedire anche che entrino armi dall’esterno, oltre alle persone.

Mi chiedo se metteranno tutti nei lager, come hanno fatto con i rappresentanti del Falun Gong.

La strategia tibetana è chiara: creare tanti focolai insurrezionali in diverse aree del paese, del vero Tibet (che è più grande della regione con amministrazione cinese ma “autonoma” che è diventata oggi, il TAR) e affermare il loro diritto all’indipendenza. Questa dei giochi olimpici è l’unica occasione perché la comunità internazionale si occupi della questione tibetana, e arrivare a delle trattative con la Cina adesso vanificherebbe lo sforzo attuale, i morti e le violenze.

La Cina isola e militarizza completamente la regione ai confini e nelle città e i monasteri dove la protesta è più attiva; mette in prigione o fa sparire quante più persone possibile, portandole anche in altre parti del paese, quindi divide la resistenza; riduce al silenzio la stampa perché impedisce ai giornalisti stranieri di lavorare, di entrare, di vedere e quindi di riportare le notizie all’estero e terrorizza chi li aiuta (anche gli autisti dei taxi che li trasportano).

Tutti i segnali dicono che la Cina è pronta

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