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Legge islamica: mentre Londra piange, Parigi ride

donna islamicaInghilterra. La legge della Sharia irrompe nel sistema giudiziario. Cinque corti islamiche sono state fondate nelle città di Londra, Birmingham, Bradford e Manchester e Nuneaton, nella contea di Warwickshire.

La cosa grave è che il governo, tramite l’Alta corte, ha sanzionato che le loro decisioni possono essere implementate dal sistema giudiziario del paese. Insomma, la legge laica inglese riconosce la validità di una legge religiosa.

Di fatto, quindi, finisce il sistema del Codice civile unico e viene accettato il principio della Personal Law, cioè delle leggi civili proprie dei vari sistemi religiosi. Per ora, solo quello islamico.

Contro la Personal Law si sono battute per decenni le organizzazioni per le libertà civili indiane, perché sanziona di fatto delle enormi disparità fra la popolazione di fedi diverse e perché trasforma lo stato laico in uno stato religioso.

Oltre tutto, in caso di disputa — per esempio in un matrimonio misto fra appartenenti a due fedi diverse — non c’è un’autorità superiore in grado di decidere per entrambi ma c’è uno degli sposi, che di solito è la donna per il minore potere economico e sociale, che soccombe alle decisioni della corte di appartenenza dello sposo.

In Francia, invece, una donna musulmana è stata ripudiata pubblicamente, il giorno del matrimonio, perché non era più illibata. E lei che ha fatto? Si è rivolta alla legge perché anche il marito non era più illibato e vige il principio della non discriminazione in base al sesso.

Ha accettato di separarsi appellandosi alle sue ragioni e ha chiesto al marito un risarcimento per essere stata pubblicamente vilipesa: un euro.

Che stile! Complimenti, mia cara, spero che la sentenza ti dia soddisfazione e insegni qualcosa a Londra.

Cina e Tibet

China freedom

Ieri la Cina ha ammesso nel paese 26 giornalisti stranieri considerati imparziali e selezionati dal governo.

Non possono girare liberamente ma sono condotti in visite collettive organizzate, accompagnati dalle solite guide che riferiscono anche alle autorità (come accade tuttora in Russia).

Infatti da giorni le forze armate cinesi circondano i maggiori monasteri di Sera, Drepung e Ganden, teatro principale dei disordini dei giorni scorsi, hanno tagliato l’acqua e l’elettricità e impediscono alla gente di portare il cibo al convento. Questa punizione collettiva porterà i monaci a morire di fame e di sete.

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"La festa londinese degli hacker" su Apogeonline, market, marketing e libertà di stampa

Matthew Cachmore Non voglio farle pubblicità ma stamattina su Apogeonline è stato pubblicato l’articolo La festa londinese degli hacker, scritto da Enrica Garzilli. Include le interviste che ha fatto a Chad Dickerson, Senior Director di Yahoo! Developer Network e Matthew Cashmore, Development Producer per la BBC, che hanno organizzato l’Hack Day di Londra, sullo scopo e il significato dell’evento e su quello che le aziende si aspettavano da questo grande sforzo economico e organizzativo e dai 300 hacker giovani, aitanti e forti.

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Hack Day London 2007: Hacker e Yoga

hacker meditating, London 2007This is my hack!
La colonnina verde dei voti era molto più alta di quella rossa e così Per, un ragazzo danese che è stato tutta la notte vicino a noi a programmare, senza mai alzare la testa, è stato uno dei 15 vincitori circa su 73 concorrenti. E’ stato premiato con una radio col digitale terrestre. Questo è Per. La foto a lato è di un hacker sconosciuto mentre medita sul bean bag di Yahoo!, presa qui.

Mentre me ne stavo andando ho conosciuto Premsagar (che significa Oceano d’amore) e Madhava (che è il nome del dio bambino Krshna), altri due vincitori. Sono soci unici di una società di consulenza fondata 2 mesi prima. Erano venuti da Bristol per provarci, per lavorare insieme per un giorno intero senza interruzioni, per vedere il livello degli altri hacker. Senza davvero aspettarselo hanno vinto. Ambedue erano stati già contattati per un job interview da Yahoo!.

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Hack Day London 2007: Jacob Kaplan-Moss su blog e giornalismo

hackdaylondonQualche hacker lo dice chiaramente sul palco, mentre in 60 secondi presenta quello che ha fatto: “aiutateci a diventare qualcuno.”
Mi piace la franchezza di questi giovani uomini, e donne, che provano a migliorare la loro vita con la loro passione.
Su questa pagina trovate tutto, canale IRC, blog, foto e il resto per seguire l’evento, se vi siete ammalati e non siete potuti venire.

A pranzo e dopo ho parlato a lungo con un famoso programmatore che scrive anche online, Jacob Kaplan-Moss. E’ uno dei maggiori programmatori di Django e lavora per il Lawrence Journal World, un giornale in stampa e online basato a Lawrence, in Kansas, che ha ricevuto i più grandi premi di giornalismo in USA e ha segnato la strada del giornalismo online.

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Live dall'Hack Day London 2007 -- the end: e la Community?

Stanotte a mezzanotte sono andata via, a dormire. La rappresentanza italiana, 2 in tutto, sono rimasti a programmare fino a tardi e poi si sono buttati sui cuscini.

C’erano in tutto 40-50 persone che programmavano, la linea a notte fonda andava, ma tutti per conto loro. Quel grande senso di stare insieme a creare e collaborare non c’era. I pochi coraggiosi in realtà mettevano a punto le cose già fatte a casa, pronte per la presentazione. La potete godere dal blog dell’evento.
Stanno qui per ritagliarsi il loro posticino nel Web 2.0 e, perché no, vincere, fare il grande balzo nella vita. Per avere successo, per fare soldi, per diventare qualcuno.

Niente community, solo Wild West.

Live dall'Hack Day London 2007 -- I pomeriggio

it's me
(Come vedete, io sono stata “hackerata”. Qui tutte le foto del giorno)

Ho parlato con Chad Dickerson e Matthew Cachmore, ho mangiato doverosamente solo junk food, mi sono tuffata sui tavolini più centrali, ho preso l’acquazzone quando un fulmine ha colpito il palazzo prendendo l’antenna delle connessioni che ha rimbombato come se ci avessero bombardato e l’allarme antincendio ha fatto aprire le finestrone sul soffitto, sopra la nostra testa e sopra i nostri computer. Però la wireless connection non andava. Andava a singhiozzo prima del fulmine e dopo non andava per niente.

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Live dall'Hack Day London 2007 -- I mattina

Sono in questa stanzona buia, polverosa, moquettata e computerizzata al massimo di circa 1000 m.2 dell’Alaxandra Palace. L’entrata è in puro stile vittoriano indiano, alte palme, fontane, vetri: ma dentro è tutta un’altra cosa. Infatti sono al primo Hack Day europeo, a Londra.
E’ il primo giorno e i circa 500 geek non sono ancora venuti tutti, ma i tavoli, da 6 o più, sono già pieni di computer e di persone. Uno ciascuno.
Noto una donna, anzi, due. Solo alla reception è pieno.

Il tavolo in fondo è stracolmo di junk food di ogni tipo.
Tutto in puro stile hacker. Hacker non è quello che cracka i siti ma che costruisce: software, hardware, robot. Quasiasi cosa. In effetti è uno stanzone pieno di costruttori. I migliori progetti e i codici più originali, infatti, verranno premiati domani pomeriggio.

L’evento è sponsorizzato da Yahoo! e dalla BBC per trovare talenti. Alle 12 parlerò con Chad Dickerson, Sr. Director e Developer Network di Yahoo! e con Matthew Cachmore, Development Producer per la BBC. Vedremo che mi dicono sulle aspettative delle aziende, sui ragazzi che vengono qui, sulla comunità che si sta formando.

La cosa bella, infatti, è la comunità, che è stata appena definita come Wild West. E’ proprio vero, questo è uno stanzone pieno di cowboys.

Wine for Winer in Milan e Hack Day in London

Cose da fare: mettere su il video del LitCamp, bruttino ma non tutte le ciambelle riescono col buco; trascrivere il famoso discorso di De Bortoli, Direttore Responsabile di Il Sole 24 Ore — anche se è di qualche giorno fa, ma a sentire i discorsi dei politici è molto attuale; finire un post sulla tutela della privacy; varie ed eventuali.

Ora sono in biblioteca ma avevo questo bel programmino serale. Poi mi sono ricordata che stasera c’è la cena con Dave Winer, il pioniere del RSS e dei blog. Voci amiche mi hanno detto che a Genova voleva mangiare “le cose italiane”, per intenderci la pizza, che per compiacerlo hanno più o meno dovuto cantare non so quale inno genovese — in effetti l’Italia è la patria della canzone napoletana e dell’opera, ambedue notoriamente di Genova — e così via. Ma tanto la cena sarà per forza breve ché dopo lui deve partire e io sono curiosa. Se sarà sfiziosa vi racconterò.

Non voglio però che questo blog diventi più o meno un luogo dove il blog-muezzin chiama a raccolta i fedeli, come succede in molti blog, dove l’annuncio delle cene e degli inviti, con conseguente wiki, si moltiplica. In un blog cerco qualcosa di più sostanziale, una riflessione, un momento di divertimento, di informazione, di svago. Anche la lista roboante dei posti dove sono invitata — anche se è un’azienda che in cambio di una modesta cena o di un gadget ti chiede di scrivere 2.000 post col suo nome — dei giornali dove pubblico — anche se è il numero 2 del giornaletto parrocchiale che parla di Web — mi sembra un po’ ridicola.

Questa però la devo dire perché mi fa sorrridere: sono stata accettata allo Hack Day, un evento sponsorizzato da Yahoo! e la BBC che si terrà a Londra il 16 e 17 giugno. Ho fatto l’application per scherzo, mi hanno chiesto il curriculum, l’ho inviato e mi è arrivata l’email di risposta. Carino, vero? Non vedo l’ora di vedere tutti questi geni del computer al lavoro.

Geek Girl Dinner III e RItaliaCamp a Milano

Donna al Girl Geek Dinner (c) Enrica GarzilliTanto fervore in rete per i due eventi milanesi di venerdì 30 e sabato 31, il Girl Geek Dinner per le donne IT e il RItaliaCamp, un BarCamp per discutere la creazione — ideale — di un portale alternativo a quello già esistente, assai scarso, del turismo italiano. Nonostante la buona volontà e lo sforzo di chi ha organizzato tutto, specie il BarCamp che è stato frutto di lavoro puramente volontario di tanti, no multinational involved, un po’ deludenti entrambi.

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