Un secondo libro su Steve Jobs scritto dal biografo ufficiale Walter Isaacson, già lanciato nella sfera luminosa del best seller, che ribadisce quello che già si sapeva: quanto il suo design sia stato influenzato dal minimalismo Zen.
In realtà dicono che Jobs sia stato influenzato anche dall’architettura modernista Eichler (1900-1974), il costruttore californiano delle famose villette a schiera molto “basiche”, economiche, funzionali e semplici ma molto ben disegnate.
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Enrica Garzilli su Il fatto Quotidiano su Steve Jobs e la sua vita e il suo lavoro legati all’Induismo e allo Zen. E forse chi sa, al Medio Oriente – tramite il padre biologico siriano. Frequenta gli Hare Krishna, va in cerca dell’illuminazione induista in India e diventa buddhista zen, pratica la “terapia dell’urlo”, diventa vegano e preferisce mangiare le mele. Da lì inizia la storia…
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Ho notato che tutti in rete postano poesie proprie: voglio dire che l’ho notato specie nei blog di donne. Quelli degli uomini al 60% fingono di essere tecnologici. Insomma, noi con le bambole, i maschietti col trenino. Se i blogger maschi scrivono poesie sono ironiche o satiriche, le donne sono invariabilmente intimistiche, la natura è in primo piano, la vita quotidiana, ecc.
Io no, niente poesie. Allora, per sentirmi ligia al trend, riporto una delle mie poesie preferite. Tanti anni fa, diciamo 11, l’ho mandata a un tizio che ha un blog modesto che si chiama Qix, che scrive di trenini e poco altro, io vivevo in USA lui in Italia, e il tizio me l’ha rispedita indietro dicendo che ci aveva pensato su tutta la notte e non capiva quello che volevo dirgli e neanche le parole…!:)
Io non volevo dirgli niente di speciale, solo fargli conoscere una poesia che mi piaceva molto — dato che, se scrivo, le mie poesie sono quelle dove cuore fa rima con amore, a parte quando parlo per koan — così la riporto. E’ di Costantino Kavafis (1863-1933), detto in italiano. Era un vecchio porco mezzo greco che non si faceva scrupolo di essere pedofilo e razzista, ma scriveva magnificamente:
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