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Sui rifiuti

San GennaroPenso che sulla questione rifiuti in Campania più che De Gennaro ci voglia San Gennaro. E’ stato l’unico pensiero che ho avuto stamattina, ascoltando la radio.

Sui rifiuti voglio offrire, di buon auspicio, una poesia del mio poeta preferito, Kostantinos Kavafis, sperando che la questione si risolga al meglio per tutti, specie a Napoli, Caserta e via dicendo. Quello che sta succedendo è uno scandalo internazionale e una bruttura, un’ingiustizia verso la gente che si somma alle tante del nostro paese. Kavafis era un vecchio porco mezzo greco che non si faceva scrupolo di essere pedofilo e razzista, ma scriveva magnificamente e aveva il cervello fino:

Il gran rifiuto

Arriva per taluni un giorno, un’ora
in cui devono dire il grande Sì
o il grande No. Subito appare chi
ha pronto il Sì: lo dice e sale ancora

nella propria certezza e nella stima.
Chi negò non si pente. Ancora No,
se richiesto, direbbe. Eppure il No,
il giusto No, per sempre lo rovina.

Parlando di rifiuti, penso a un rifiuto di ieri sera:

continua


Poeti, poesia e blog: Konstantinos Kavafis

Ho notato che tutti in rete postano poesie proprie: voglio dire che l’ho notato specie nei blog di donne. Quelli degli uomini al 60% fingono di essere tecnologici. Insomma, noi con le bambole, i maschietti col trenino. Se i blogger maschi scrivono poesie sono ironiche o satiriche, le donne sono invariabilmente intimistiche, la natura è in primo piano, la vita quotidiana, ecc.

Io no, niente poesie. Allora, per sentirmi ligia al trend, riporto una delle mie poesie preferite. Tanti anni fa, diciamo 11, l’ho mandata a un tizio che ha un blog modesto che si chiama Qix, che scrive di trenini e poco altro, io vivevo in USA lui in Italia, e il tizio me l’ha rispedita indietro dicendo che ci aveva pensato su tutta la notte e non capiva quello che volevo dirgli e neanche le parole…!:)

Io non volevo dirgli niente di speciale, solo fargli conoscere una poesia che mi piaceva molto — dato che, se scrivo, le mie poesie sono quelle dove cuore fa rima con amore, a parte quando parlo per koan — così la riporto. E’ di Costantino Kavafis (1863-1933), detto in italiano. Era un vecchio porco mezzo greco che non si faceva scrupolo di essere pedofilo e razzista, ma scriveva magnificamente:

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