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Vesak 2010, Milano: Altruismi. Interdipendenza degli esseri e corresponsabilità delle diverse culture

BuddhaIl Vesak è la più importante festività buddhista. Si commemora la nascita, l’illuminazione e il parinirvana, cioè la completa estinzione dal ciclo di karman, samsara e rinascita di Buddha Sakyamuni, il Buddha della nostra era.

Per l’Unione Buddhista Italiana il Vesak è particolarmente significativo perché è l’unica festività riconosciuta nell’Intesa siglata con lo stato italiano il 20 marzo 2000. Quest’anno, inoltre, ricorre il venticinquesimo anno di fondazione dell’UBI.

Quest’anno, l’UBI ha stabilito di organizzare il Vesak a Milano, in collaborazione con il centro Sri Lanka Bauddha Sanghamaya, dal 13 al 30 maggio.

Io prevedo di prendere parte il 29 alla Meditazione camminata, una pratica zen e buddhista che sembra facile ma che in realtà non lo è: provate a guardare per soli cinque minuti le lancette di un orologio, così, giusto per fare pratica di concentrazione – che non è meditazione, ma nello yoga è lo step precedente – e poi mi direte. La nostra mentre vaga incessantemente e macina, macina, non si ferma mai, e la meditazione è difficile per questo, perché bisogna stare concentrati su camminare in un certo modo e per questo si usa una tecnica specifica.

Sono anche curiosa di vedere se parteciperà il presidente della Provincia di Milano Guido Potestà, PdL, che la mattina inaugura la sessione (chiedo troppo?).

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Faccio o non faccio testamento?

Enrica GarzilliGiustissimo il dibattito sul testamento biologico, così si eviteranno, spero, tutte le cose già successe.

Intendiamoci, io da parte mia non l’ho fatto e al momento non lo faccio, mi affido semplicemente al buon cuore di chi mi ama, casomai un giorno mi riducessi a una vita vegetativa. Mi piacerebbe pensare che mi si terrà in vita, ma se chi al momento, quando succederà fra 100 anni, non avrà voglia di occuparsi di me, neanche col pensiero, facesse un po’ di me quello che vuole.

Non credo, in tutta onestà, che il corpo conti così tanto da essere preservato a tutti i costi, ma credo che ogni atto si ritorce, in bene o in male, su chi lo compie. La legge inesorabile del Karman, il frutto delle azioni, funziona benissimo. E quindi non è solo per me che temo — nessuno può essere certo che non ci sia mai neanche un secondo di coscienza, e in quel secondo sapere che i miei cari stanno preparando la mia morte non è che mi esalterebbe — ma per chi deciderà per me.

Ma per chi è interessato a tutti costi a decidere tutto di sé, sempre e in ogni momento, sul sito di Veronesi il testamento biologico c’è da un po’. Curioso però che sia in pratica un documento assertivo:

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Il Cavaliere un po' è perseguitato, un po' è...

Camilla FerrantiTutti sanno che Berlusconi… un pò è perseguitato, un pò è coglione lui. Per parlare di certe cose al telefono…

Ecco la frase lapidaria di Bossi, parlando di Berlusconi e le intercettazioni, in un’intervista a Telelombardia di venerdì scorso che è stata trasmessa nel corso del programma Iceberg.

Così, mentre Berlusconi si schiera contro l’entrata nel G8 di India e Cina, le due grandi potenze emergenti che in pochi anni diverranno superpotenze e non potranno più essere bloccate nelle grandi organizzazioni sovranazionali, The Australian sul tema intercettazioni titola Berlusconi accused of pimping his ‘butterflies’ cioè

Berlusconi accusato di fare il pappone per le sue “ragazze”.

Termina l’articolo con le parole in sua difesa della tronista Camilla Ferranti (nella foto sopra), una delle “ragazze”. Ma anche queste parole suonano, in realtà, come un atto di accusa, per quanto suonano false:

E’ una persona di grande sensibilità, molto generoso, che ama lo scherzo. Il suo comportamento è innocente, Gli piace la bellezza, come piace a molti altri.

Ecco, non so voi ma io mi vergogno un po’. Come quando Ilona Staller, in arte Cicciolina, era stata eletta deputato, mi è sembrata una vergogna: non mi piace che un’attrice super porno, con foto pubbliche anatomiche, mi rappresenti. Mi sono sentita offesa nella mia dignità di donna e di essere umano.

Dopo qualche anno sono andata a lavorare in India e anche il mio amato maestro, il pandit Nityanand Sharma che ha ha scritto un utile manuale di sanscrito moderno, mi diceva che il mio karman come italiana era una punizione, visto che in Italia era stato deputato Cicciolina.

E mi sono sentita offesa quando sul Time è apparso il brevissimo stralcio di un’intervista, una frase lapidaria, in realtà, di Alba Parietti, accompagnata da una sua foto in mutande di pailettes e maglietta molto generosamente aperta sulle sue grazie prefabbricate, che recitava più o meno così:

Io introduco la cultura negli Stati Uniti.

Avevano lasciato la rivista sulla mia scrivania ad Harvard per prendermi bonariamente in giro sulla qualità della cultura italiana, dicendo che era ovvio che me ne fossi andata, ma mi ero sentita offesa. Io non avevo niente a che vedere con quella “cultura”.

Tutti questi personaggi, e ora purtroppo anche il nostro Primo ministro, al di là di tutte le considerazioni politiche perché non sono una politologa, sicuramente suscitano me un senso profondo di vergogna: mi vergogno di loro e per loro, mi dispiace quello che scrivono di loro all’estero, mi sembrano dei fenomeni un po’ deformi da palcoscenico e, sebbene mi dica che c’è di peggio al mondo, ci sono politici ben peggiori, quando incontro amici e colleghi stranieri evito l’inevitabile: le domande sulla cultura, sulla politica e sui personaggi politici, sulla loro moralità, sulla loro legalità.

E questo mi pare un gran brutto segno.

I film di Sharon Stone probiti in Cina

Sharon StoneGiovedì scorso, durante un’intervista, Sharon Stone si è lanciata in profondi commenti filosofici sul Karman della Cina:

Non sono felice su come i cinesi stanno trattando i tibetani perché penso che nessuno dovrebbe essere scortese verso un altro. E quindi il terremoto e tutto quello che è successo, io ho pensato, è quello il Karman? Che quando tu non sei carino allora ti succedono cose brutte?

Il karman è quella legge (adottata dal buddhismo e dall’induismo) per cui un’azione, o un pensiero, un sentimento ecc., generano un frutto, che può essere cattivo, buono o misto, a seconda della qualità dell’azione, del pensiero, del sentimento.

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Posso riproporre?

Enrica GarzilliLeggevo prima WittgensteinUn altro caso di imbecilli che vanno a contestare aggressivamente…“. Ok, non sono Giuliano Ferrara, ma perché ci ho riso mezz’ora? Forse Luca non sa, però, che di imbecilli è pieno il mondo.

Comunque, passiamo a noi. Qui i preparativi fervono: non strappatevi i capelli, Blogbabel non è sparita e nonostante quello che spera qualcuno, che la vuole mettere nel dimenticatoio e si unisce in ridicoli gruppetti d’assalto verso la sottoscritta (che nel suo blog personale secondo loro non dovrebbe parlare del disservizio sperimentato con un servizio, senza alzare il solito coretto spennacchiato di proteste e di prese di distanza patetiche), beh, dicevo nonostante tutto le cose stanno procedendo benissimo, sono in vista delle cose stupende e delle funzionalità nuove. Insomma, stay tuned!

Una raccomandazione: a chi non va di usare Blogbabel non la usi. E chi non va di leggere il mio blog non lo legga, senza scrivermi in email o con messaggi diretti in Twitter, ché oltre tutto è assai maleducato da persone con le quali non ho mai avuto niente a che fare. Qui, si astenga per favore dai commenti volgari, offensivi, ecc., o che contengono pubblicità gratuita a se stesso, ché d’ora in poi li cancellerò ipso facto.

Il video della protesta in Tibet: Lhasa domata ma la Marcia del ritorno ricomincia

Questo è il video della CNN della protesta del 14 marzo a Lhasa. Si notano due cose: i monaci portati via a forza sono assolutamente pacifici, nonostante quello che ha detto la stampa cinese, e alcuni militari sono di razza indiana, pakistana o diosacosa, ma non cinese e non tibeto-mongola.

Il motivo credo sia che i cinesi sono in larga parte (segretamente) buddhisti, e anche fra i nepalesi c’è percentuale consistente. Difficile per loro mettersi contro i fratelli.
Così, con gruppi etnici di altre culture, la brutalità è assicurata.

Purtroppo ieri la protesta a Lhasa è stata domata dai militari ma venerdì è scoppiata in un’altra città del Tibet, Xiahe nella provincia del Gansu, dove circa 4000 tibetani si sono riuniti vicino al monastero di Labrang. Il New York Times riporta che ieri i residenti, raggiunti al telefono, hanno detto di sentire colpi di fucile o esplosioni.

Fra le brutte notizie una notizia positiva: ieri la Marcia del ritorno in Tibet è ricominciata. Mentre i 101 tibetani che l’hanno iniziata il 10 marzo sono ancora in prigione, 44 persone, in prevalenza monaci (con alla testa uno che tiene il cartello Grazie India con le foto di Gandhi e il Dalai Lama), sono partiti ieri mattina alle 10 da Dehra, dove gli altri dimostranti sono stati arrestati.

Hanno dichiarato che se anche questa marcia fosse fermata, ci sarebbero altri monaci pronti a ripartire per raggiungere il Tibet. In effetti i tibetani in esilio hanno solo un modo di lottare: questo. L’altro sarebbe di farsi uccidere nelle proteste o negli scioperi della fame e della sete, cosa che comunque credo sia inutile e non spingerebbe assolutamente le nazioni del mondo a protestare ufficialmente presso la Cina e chiudere le relazioni diplomatiche e commerciali.

Il Dalai Lama ripete che i cinesi facendo così in realtà nuocciono a sé stessi e fanno del bene ai tibetani, aumentando il loro Karman positivo. E in effetti quello che mi stupisce non è la prepotenza cinquantenaria dei cinesi e il sopruso che subiscono i tibetani, ma la sostanziale indifferenza del resto del mondo. Come se i diritti umani potessero essere dimenticati perché la Cina è grande, è tanta ed è molto forte economicamente.

BlogBabel e i nanopublisher

L’ho scritto nel blog della lista ma lo ripeto qui.

Per un volgare e basso bug, che succede a tutti e a chi la tocca la tocca come la peste (disse Manzoni), che il buon Ludo supremo ha corretto oggi, i blog di nanopublishing torneranno in alto in classifica.

So bene che a nessuno di voi interessa tutto ciò e che quello che vi importa sono le conversazioni, ma nel caso vi interessasse potrebbe succedere un fenomeno strano: domattina il posto in classifica del vostro stimato blog potrebbe essere sceso — o, addirittura, crollato. Soppiantato da un nano.

Non stracciatevi le vesti e non cospargetevi la cenere sul capo perché forse avete commesso molti peccati e il vostro Karman ha bisogno di espiare; forse invece siete puri e immacolati come una pecorella, e allora il crollo vi servirà per accumulare meriti in questa e nelle prossime vite. In ogni caso, tutto normale, tutto a posto, no problem.

E’ tutto impermanente, anche un posto in classifica: è bene ricordarsene.

Proposta tutta italiana per il sacro albero del Buddha

pipal tree Ieri mi ha dato un’intima soddisfazione leggere che in Italia non siamo i soli. Nella città di Bodh Gaya, in Bihar, vicino al Mahabodhi temple cresce un albero che più sacro non si può. E’ la ficus religiosa o albero del pipal e sotto i suoi rami il Buddha intorno al 500 a. C. raggiunse l’illuminazione.

Ovviamente i buddhisti da tutto il mondo vengono per venerarlo ed esprimono la loro fede in soldoni. Però nel 2006 un ramo penzolante è scomparso ed è stato venduto in Thailandia per 1.5 $ milioni! Inoltre i soldi delle offerte giornaliere spariscono e pure le foglie che cadono.

Il tempio è gestito da un comitato di preti induisti e buddhisti. Assurdo ma sembra che siano proprio loro a vendere le foglie e i rami sacerrimi dell’albero e a far sparire le offerte. Sembra che vivano in un lusso occidentale e ovviamente si accusano fra loro, induisti contro buddhisti e viceversa.

Allora, a beneficio di tutti, io propongo che i preti indiani siano sostituiti dai politici italiani di più specchiata onestà, per esempio quelli che hanno gestito lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Tutte le questioni religiose sarebbero risolte, in piazza Forcella a Napoli crescerebbe il grande albero che fa anche ombra, i nostri politici aumenterebbero i loro meriti e sconfiggerebbero il Karman e i credenti potrebbero pregare sui luoghi sacri del Buddha in Italia, incrementando il turismo.

Mi chiedo solo a chi sarebbe affidata la costruzione del sito ma Rutelli è un buon nome, se non altro parla bene l’inglese.

L'agenda dei cittadini e la democrazia

Dato che ho sempre pensato (e scritto) che Internet possa servire a costruire la democrazia, di “buon governo”, il potere della buona informazione anche se micro, fatta dai blog, e dei grandi media (su Internet, carta, TV, ecc.), ho parlato a lungo sin dal 2006 in India come uno dei 25 delegati giuristi della Comunità Europea in “Web 2.0 in South Asia Liberalized Economy: Benefits and Perils in the Interplay between State and Citizens.“. Col motore di ricerca a fianco si possono trovare e leggere i post.

Ora vorrei associarmi all’idea di Luca De Biase di “un’agenda dei cittadini fatta dalla conversazione dei cittadini” (in questi ultimi giorni ha scritto diversi post, peccato non poterli linkare singolarmente). L’idea è che anche in piccolo l’informazione che emerge dal medium che stiamo costruendo in rete, coi nostri siti e i nostri blog, influisce sull’agenda politica del paese.

De Biase ha perfettamente ragione sul potere che riguarda i grandi media, e basta leggere il post di un grande giornalista, editorialista e critico di carta e TV americano, Jeff Jarvis, quando pochi giorni fa notava che la prima pagina del New York Times del 30 gennaio non riportava la vittoria di Hillary Clinton in Florida, e neanche la riportava con un articoletto interno, mentre era bella lì sulla prima dello Washington Post. E si chiedeva come mai.
Dubbio lecito, domanda più che lecita.

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Bookblogging? La felicità dell'economia sta nel buon seme

Smiling Indian girlIl libro di cui non volevo parlare è quello di Luca De Biase, Economia della felicità: dalla blogosfera al valore del dono e oltre (Feltrinelli 2007). Però ieri pomeriggio sono andata alla presentazione che si è tenuta alla libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, qui a Milano, e sono tornata con delle idee che mi frullavano in testa. Quindi questo non è un bookblogging come ho fatto per altri libri, una recensione vera e propria, ma solo alcune considerazioni scritte di getto, basate sul discorso di Ferruccio De Bortoli, Luca De Biase e Francesco Caio. E sul libro che ho in mano.

Economia della felicità parla della scoperta economica rivoluzionaria del secolo: i soldi non fanno la felicità, perché la ricchezza materiale non ha un valore che porta alla felicità. Molti economisti dell’ultima generazione hanno scoperto quello che gli orientalisti sanno sin da quando sono studenti: le persone economicamente povere ma emotivamente ricche sono felici. In altre parole, la ricchezza non porta alla felicità ma la felicità porta alla ricchezza.

Come si può essere felici? Come stiamo costruendo la felicità? La felicità è un fine, ma anche un mezzo. E’ un mezzo che ha un alto valore economico per tutti, anche se non è misurabile (innanzi tutto perché è basato sulla percezione individuale e collettiva). Ma la felicità è un valore che dà senso alla vita e che fa anche lavorare meglio e produrre meglio; fa vivere meglio.

In più, la felicità è un valore che non può essere portato via da nessuno, né può essere “dato” da nessuno: tutti sappiamo che, mentre è facile rendere una persona infelice, è molto più difficile farla autenticamente felice, cioè felice per lungo tempo, in una relazione duratura di qualsiasi tipo — lavoro, amore, amicizia. La felicità si costruisce. E’ un lavoro paziente su di sé e nelle relazioni con gli altri.

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