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Pakistan, quando i terroristi aiutano

Inondazione in Pakistan

Tutti seguiamo con angoscia le sorti del Pakistan devastato dalle alluvioni. Il paese, grande quasi tre volte l’Italia, con una popolazione di quasi tre volte tanto, è in ginocchio. Questi sono tragedie gravi, cose su cui pensare, non le accuse gratuite di un onorevole italico sensazionalista che spazzerei via volentieri come carta straccia.

Governi e organizzazioni si stanno producendo in una gara di umanità per il Pakistan: la World Bank, per esempio, presterà 900 milioni di dollari, il Giappone 10.

Anche gli appartenenti di Jamaat-ud-Dawa (JuD), Sipah-e-Sahaba, Jaish-e-Muhammad, Lashkar-e-Taiba, Harkatul Jihad al-Islami, Harkatul Mujahideen, Hizbut Tahrir e Lashkar-e-Jhangvi hanno montato diverse decine di campi di aiuti in diverse parti del paese, hanno raccolto milioni di rupie per i sopravvissuti e sono attivamente impegnati nelle operazioni di salvataggio. Sono utilissimi e, grazie alla struttura paramilitare di molti di loro, immagino siano anche molto ben organizzati.

Queste organizzazioni infatti sono tutte dichiarate terroriste e messe fuorilegge. La Lashkar-e-Taiba (LeT) poi, cioè l’Esercito dei Giusti, ha stretti legami con Al Qaeda e cellule sparse in tutto il mondo ed è probabilmente responsabile degli attacchi di Mumbai del novembre 2008.

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Afghanistan, politica e giornalismo

Afghanistan warIeri intenzionalmente non ho parlato di Afghanistan e la questione dei documenti segreti di Wikileaks, benché del paese e delle questioni regionali ne parli spesso, per diversi motivi.

Il primo è che ho già riportato diverse volte alcune delle cose che si possono leggere nei 92.000 documenti utilizzati da ufficiali del Pentagono e dalle truppe e l’ho detto perché lo sapevo da fonti affidabili, persone che vanno in Afghanistan regolarmente, che in qualche caso conoscono le lingue e parlano da protagonisti della sicurezza, della politica e della gestione.

Inoltre, questi supposti segreti rivelati dai documenti di Wikileaks li conoscevano tutti, tutti quelli che si occupano di Afghanistan almeno. Mi chiedo infatti perché siano stati fatti trapelare ora, in questo momento politico dell’amministrazione Obama.

Che il Pakistan sostenesse delle organizzazioni come il gruppo islamico Lashkar-e-Taiba (LeT), cioè l’Esercito dei Giusti, che ha stretti legami con l’Afghanistan e Al Qaeda e cellule sparse in tutto il mondo, è fatto noto e dimostrato. Che questa guerra fosse inutile e dannosa e rischi di diventare una nuova invasione sovietica o, peggio, un nuovo Vietnam, lo dicevamo in molti.

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Totti è morto, viva Totti (necrologio)

tottiIeri la partita Roma-Inter non l’ho seguita tutta ma ho visto e rivisto il brutto spettacolo di Totti che tira un calcio, apparentemente senza motivo, a Balotelli. Dico la verità, non sopporto più tanto Super Mario, che sembra non sapere bene da che parte stare, ma Totti mi ha deluso molto.

Altro che “nervosismo di Totti“, come dice La Repubblica, o anche il “bruttissimo calcione” di cui parla il Corriere della Sera.

Il bel capitano pupone romano de Roma, puro talento calcistico e talento mediatico da vendere, sorridente e scanzonato, finto fesso amato da Andreotti, fortunato, ricco e felice, pubblicità per l’UNICEF, marito innamorato di una splendidida donna, portatore di valori sani e mito per migliaia di ragazzi, insomma, questo coacervo di virtù personali e sportive, ha dato uno spettacolo assai squallido di sé.

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L'intervista che mancava: Mohammed Hafiz Saed, il jihad in Italia e la guerra nucleare India-Pakistan

Hafiz Muhammad SaeedCi sono servizi giornalistici di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno, con grande risparmio di soldi e carta, e servizi indispensabili.

Leggete sull’ultimo numero di L’Espresso quello che dice a Francesca Marino il pakistano Hafiz Muhammad Saeed, professore al dipartimento di Studi islamici all’università di Lahore, fondatore dell’organizzazione umanitaria Jama’at-ud-Da’wah, considerata una copertura per il gruppo militante islamico Lashkar-e-Taiba (LeT), cioè l’Esercito dei Giusti. Il LeT ha stretti legami con Al Qaeda e cellule sparse in tutto il mondo, sembra anche a Brescia.

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Il jihad su La Repubblica è donna

Leggo sulla prima pagina di La Repubblica l’articolo di fondo di Renzo Guolo sul rapimento del soldato statunitense Bowe Bergdahl:

Il nuovo volto della jihad

La redazione di un giornale serio quando tratta gli Esteri potrebbe, una volta per tutte, leggere un libro di qualche studioso sull’Afghanistan, sul fondamentalismo islamico o su Al-Qaeda e prendere nota che jihad in italiano è maschile? Il jihad, il jihad!

Ubuntu, Bubuntu Linux 6.06, spam e neve a Milano!

Mentre a Milano nevica, quando fino a ieri erano quasi 20° C, un annuncio.

Ieri più di 800 commenti di spam. Stanotte oltre 500.
Non vorrei che qualcuno si ricordasse del Linux Day del novembre scorso a Milano e mi facesse i graziosi scherzetti. Se leggete i commenti capirete il perché. E ho cancellato i più gentili!

Così, mentre ringrazio i cari amici di cui sopra — per il massivo attacco presente, forse, e certamente per le gentilezze di cui mi hanno inondato anche sulla mail privata e lo spirito autenticamente democratico l’anno scorso — anche per non farmi sbattere via dal server collettivo o chiudo i commenti a qualche post, oppure Qualcuno troverà qualche diavoleria. Ci sarà bene qualcosa da fare! Così ha promesso…

Resistete!:)

p.s. tra stanotte e stamattina 1221 commenti di spam, li ho appena contati! Non 500. Qui fanno tutto in grande, non c’è che dire. Ho chiuso i commenti. E il Solito troverà anche qualche diavoleria più efficace.

Pier Paolo Pasolini, Madre Teresa di Calcutta, l'India e l'amore

pasoliniMia madre è una madre poco materna, nel senso più occidentale del termine, secondo i prototipi un po’ lisi della mamma-mamma mediterranea a tutto tondo. E’ forte, indipendente, netta, sincera e assai poco chioccia, grazie al cielo! Non mi ha tenuto appiccicata alla vesti sin dai miei primi giorni e non mi ha mai spinto ad accattare un buon partito – petulante, asfissiante e iperprotettiva fino a che non avessi infìnocchiato un pollo triste ma ricco. Insomma, ha delle doti che un tempo mi sembravano una mancanza, ma di cui ora la ringrazio a piene mani.

Per una cosa però l’ho sempre ringraziata anche da piccolissima: l’amore e l’ammirazione per Pier Paolo Pasolini (1922-1975), di cui teneva tutte le opere

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Non porterò più la kefiah! Islam e guerra di religione

moggi con la kefiah (c) canisciolti.itIn 4° ginnasio, molti anni fa, ho cominciato a indossare la kefiah, sapete quel grande fazzolettone bianco e nero con le frange, simbolo dell’Intifada: un po’ perché mi piaceva, molto perché mi pareva assurda la fame di terra degli israeliani e che gli USA l’appoggiassero. Dicevo sempre: come se io pretendessi, dopo qualche secolo, di rimpossessarmi delle terre della mia famiglia. Che poi non erano neanche le loro, degli ebrei intendo, o troppo tempo fa.

All’inizio mi guardavano con curiosità perché la kefiah non la conosceva nessuno, io l’avevo avuta in regalo da un amico nero del Senegal che era nato e vissuto a Londra, fra africani neri e nordafricani, ma in Italia non si era ancora vista; dopo un po’ di anni mi davano della fascista e persino della nazista, perché andare contro gli ebrei era considerato assai politically incorrect. Ora, dico la verità, a parte che di solito la indossano i punkabestia, ma di simpatizzare con la causa araba non me la sento più e non la indosserei neanche se mi pagassero per farlo.

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Bombe, Turchia, università e costumi dall'Islam

Non voglio assolutamente commentare il fondamentalismo, o la jihad — che non è fondamentalista, ma un fondamento religioso — perché ho già detto qualcosa al proposito. Né le bombe in Turchia di qualche ora fa.

Solo una piccola riflessione. L’altro ieri qui in Galleria a Milano — avete in mente la borghese splendente riluccicante galleria a fianco del Duomo? — passeggiava tranquillamente una famiglia musulmana. Due donne, due bambini, qualche uomo. Le donne avevano il chador e il burqa, uno dei due era integrale e di lei non si vedeva neanche il viso. Indossava anche i guanti e il camicione era nero lungo largo e totalmente castrante della sua femminilità. Camminava in modo goffo e solo dal polso, fra il mezzo centimetro di pelle nuda e il guanto nero, spuntava un braccialetto d’oro! Si capiva che era una donna giovane, si è fermata a prendere in braccio una bambinella in carrozzina. Mi sono chiesta a che età la puniranno col cosone nero.

Ma magari le piace, o lo accetta senza problemi, chi sa. Io sto ragionando con la mia testa, ovvio. Liberissima di vestire e girare come vuole, ca va sans dire.

Ma se c’è una ragazza fra i miei studenti all’università che veste così, io che faccio? E’ politically incorrect dire che mi darebbe assai fastidio parlare a una mascherina nera? Chiedo sempre all’inizio del corso di non indossare, per favore, cappelli, occhiali neri, e ciancicare gomme americane.

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Islam e guerra di religione: fondamentalismo, cultural clash e le campane di Cambridge

L’atto imbecille e criminale dell’ex-Ministro Calderoli — fatto in un clima internazionale già molto delicato — è stato una pura provocazione immediatamente presa a pretesto dai fondamentalisti che nella jihad ci credono, secondo loro è parte integrante della loro stessa religione perché è una necessità in tempo di tirannide. I fondamentalisti islamici, anzi, i musulmani in larga parte, si sentono oppressi dall’Occidente — cosa per lo più vera, anche se per secoli è successo esattamente l’inverso! E qui parliamo di fondamentalismo che, come ho scritto diverse volte, ha causato morti e abusi in tutte le religioni — la Cattolica, l’Induista, persino la Buddhista: per es. è stato ben studiato che il fenomeno della pedofilia e del mercato sessuale in Thailandia, il cosiddetto trafficking, nasce da una comoda interpretazione del cosidetto “matrimonio breve” sancito dalla pratica buddhista: il matrimonio valido una settimana, per esempio, dove l’atto del matrimonio sta a fronte di un sostanzioso regalo dato alla famiglia di chi è sposato che diventa, quindi, comprato.

Un’altra pratica, induista però, che si lega al fondamentalismo religioso e che tocca corde prettamente economiche è il fenomeno della dote come pagamento, diffusissimo anche in India, e della spesso conseguente dowry-death o bride-burning, conseguenza di una pratica legale e legalizzata dall’Induismo — leggete qui.

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