Tag Archives: jihad

"E' tempo di lasciare l'Islam": guerra contro The New York Times per la libertà di stampa e di religione

Un caso di libertà di stampa e di religione scoppiato inizialmente fra una blogger (dicono in cerca di notorietà e forse di una poltrona al Congresso – Grillo docet) e The New York Times, che poi ha coinvolto l’Autorità dei Trasporti pubblici di Manhattan e i giudici e si è allargato alle minoranze religiose americane. Una polemica virale diventata caso nazionale.

Gli antefatti. Lo scorso marzo The New York Times ha pubblicato uno spazio pubblicitario comprato dal gruppo ateista Freedom From Religion Foundation (Fondazione per la Libertà dalla Religione). Il titolo: E’ tempo di considerare di lasciare la Chiesa cattolica“. Che poi è stato ripubblicato dallo Washington Post, senza adolcire il titolo, come: “E’ tempo di lasciare la Chiesa cattolica“.

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Corso di giornalismo: aiutiamo l'Islam

Minimizzare il Jihad, cioè letteralmente mettere le oltre 3000 morti dell’11 settembre in contesto così che le confronti con le iniziative sull’HIV o l’AIDS o le confronti con quanti americani vengono uccisi negli omicidi.”

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Pakistan - e mogli ostili

Pakistan. Come dicevo, le tre mogli di bin Laden non solo non sanno niente, ma secondo la CNN non hanno nessuna voglia di collaborare con il governo statunitense. Ma c’è una bizzarria.

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Pakistan e mogli, innocentini al 100%

Mogli di Osama bin LadenIn Pakistan il ministro degli Interni Rehman Malik ha dichiarato alla CNN che darà il permesso agli USA di interrogare le mogli e i figli di Osama bin Laden.

Il suo ragionamento per mostrare l’innocenza del governo è: se davvero il Pakistan avesse qualcosa da nascondere, avrebbe dato questo permesso? Nessuno, soprattutto l’ISI, sapeva dove si nascondesse il terrorista, assolutamente. Puoi chiedere tu stesso.

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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: Il blitz contro bin Laden in un videogame

Il Fatto QuotidianoEnrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. E’ appena uscito un videogame sulla cattura di Osama bin Laden che definire gioco interattivo su Internet è assolutamente riduttivo. Della serie: quando l’ideologia e l’esportazione della democrazia (americana) corrono sulla Rete.

Un consiglio: guardate prima il video – che non sono riuscita a incorporare qui -, tra l’altro molto bello e suggestivo, e poi, se vi va, leggete l’articolo.

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Pakistan, Osama bin Laden Resort

AbbottabadPakistan, un’idea brillante del vice governatore della regione. Dice che Abbottabad potrebbe diventare un centro turistico per rilanciare l’economia della regione, visto che è una delle città più tolleranti dell’intera nazione e non conosce quasi la violenza militante dei fondamentalisti.

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Sudan e i cyber jihadisti

Jihad su YoutubeHo già scritto sul Sudan, un paese che seguo da sempre – e non solo per la questione del Darfur, ma per le conseguenze della colonizzazione anglo-egiziana e, più in genere, musulmana.

Le proteste antigovernative continuano e il paese si sta preparando a una massa di manifestanti che si organizzano

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Il pericolo del jihad in Libia

Come dicevo prima, il pericolo che dietro a questi moti sommosse e mezze rivoluzioni di alcuni paesi arabi si celino i movimenti fondamentalisti islamici è molto reale.

E’ vero, nessuno ha mai visto rivendicazioni, simboli, bandiere o scritte dei vari gruppi, ma è assai probabile che stiano a guardare dietro le quinte per occupare spazi reali, personali, amministrativi e politici al momento della riorganizzazione dei paesi – perché è ovvio che questa riorganizzazione ci sarà, dopo il caos inevitabile e forse, in Libia, la rivoluzione. E’ lì che fanno adepti, nel caos, nell’insicurezza, nel vuoto di potere. Sono gruppi coesi e organizzati e agiscono anche a livello locale, non solo regionale, e personale, fra la gente, non solo in Pakistan e Afghanistan. Offrono lavoro, scuole, fratellanza, aiuti, appoggio sociale.

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Afghanistan: buone notizie da Kandahar, ma la vittoria ha le ali tarpate

AfghanistanQuesti giorni leggo poco i quotidiani, lavoro molto e la sera sono stanca morta, anche perché la sorellina grande mi dà molto da fare. La notte, lupa com’è, sta sveglia e va su e giù per casa. Ogni tanto però scivola e, dopo vari tentativi di rialzarsi, si arrabbia e mi reclama a gran voce.

Seguo sempre, però, la situazione sul Pakistan e l’Afghanistan. Ho appena letto sullo Washington Post che nell’area di Kandahar, in Afghanistan, 12.000 soldati americani hanno conquistato importanti posizioni tenute dai talebani (non certo con serene discussioni).

Gli obbiettivi della Coalizione sono alti: tenere le posizioni in città e nella provincia di Helmand e rendere sicura l’autostrada che collega le due aree. L’ultimo obbiettivo è forse il più importante, senza il quale neanche tutti gli eserciti del mondo non possono avere una vittoria duratura: dare finalmente inizio ai progetti contro la corruzione e per lo sviluppo, per tirare dalla propria parte una popolazione diffidente e stremata da quelli che, di fatto, sono 9 anni di guerra, affrontata quando erano ancora aperte le ferite della guerra civile contro i sovietici.

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Wikileaks sul terrorismo made in USA

bandiera dell'AfghanistanDopo Wikileaks sull’Afghanistan, Wikileaks sui documenti raccolti dalla CIA sul terrorismo di cittadini statunitensi.

Pare per indurre i paesi stranieri a cooperare di più.

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