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Slow down now

do less slowlyPerché fare molto quando si può fare poco o niente? Ecco un decalogo di consigli adattissimi per le vacanze, ma da applicarsi soprattutto in seguito, di un sito di ispirazione buddhista di Christopher Richards, un ghostwriter che soffre d’insonnia.

Da non perdere assolutamente gli articoli “Compassion for multitasking women” e “The Art of Doing Nothing“.

NB: per chi cerca lavoro, è vacante il posto di vacanziero professionista.

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Barack Obama e il sogno di Gandhi

ObamaI sogni del neo-eletto Obama non sono certo di basso livello ma ora comincia la realtà, la quotidianità.

Su di lui si appuntano le speranze di ripresa economica dell’America e le speranze di democrazia di mezzo mondo. Specialmente, le speranze di pace in Medio oriente, dopo decenni di guerre e tentativi di normalizzazione.

Tutti il mondo si aspetta che Obama faccia sì che il vento di democrazia, di standard morali e di libertà civili torni a soffiare più forte sui paesi di influenza americana. E’ praticamente un’impresa titanica, ma penso che dopo Bush non si possa che fare di meglio.

Oggi The Hindu riporta che Gandhi è stato la fonte di ispirazione per Obama. In realtà sin dal 23 febbraio 2008 questi ha rilasciato un’intervista a India Abroad, il più vecchio giornale degli indiani residenti in America (riportato da innumerevoli quotidiani, fra cui The Times of India), in cui ha dichiarato:

Nella mia vita ho sempre visto Mahatma Gandhi come una fonte di ispirazione, perché lui incarna il tipo di cambiamento che può essere fatto quando la gente comune si riunisce per fare cose straordinarie.

E il 24 agosto Madonna ha paragonato McCain a Hitler e Obama a Gandhi.

Il 2 ottobre, giorno della commemorazione di Mahatma Gandhi, Obama ha poi fatto un discorso (completo), molto bello e molto convincente, sulla necessità che l’America torni ad avere il primato morale (position of moral leadership) che ha avuto nei suoi giorni migliori e ha parlato a lungo di Gandhi e di come la sua forza sia stata la gente che gli era dietro, che lui è riuscito a riunificare e catalizzare:

[...] L’importanza di Gandhi è universale. Innumerevoli persone nel mondo sono state toccate dal suo spirito e dal suo esempio — la sua vittoria a sua volta ha ispirato una generazione di giovani americani per spazzare via, in modo pacifico, un sistema di aperta oppressione che è durato per secoli, e più recentamente ha portato a morbide rivoluzioni in Europa orientale e ha estinto l’apartheid in Sud Africa. Nelson Mandela, il Dalai Lama, il Dr. Martin Luther King, Jr. hanno parlato del loro grande debito verso Gandhi.

Il suo ritratto è appeso nel mio ufficio per ircordarmi che il vero cambiamento non verrà da Washington, verrà quando la gente, unita, lo porterà a Washington.

Il compleanno di Gandhi: gentile ma in tutta fermezza

GandhiIl 2 ottobre 1869, in un umile paese di pescatori del Gujarat, nasceva Gandhi.

Il suo pensiero e la sua idea, basati su una vita semplice e aderente alla verità, al nocciolo delle cose, costi quello che costi, sono validi allora e validissimi oggi, quando la corsa sfrenata al lusso, al potere e alla visibilità, con nuovi mezzi di sfruttamento e con nuovi metodi di manipolazione, rischia di distruggere il nostro stesso pianeta.

Gandhi è stato il pensatore che più mi ha influenzato nella vita, con la sua ricerca di coerenza assoluta e il suo sorriso aperto a tutti. Quando Luca ha chiesto quale pensiero, quale ricerca, quale biografia o visione ci hanno spinto a contribuire alla costruzione del futuro, ho pensato istintivamente a lui e in suo onore ho pubblicato questo pezzo su Ispirazione del Sole 24 Ore.

Mahatma Gandhi (1869–1948) ha cambiato il corso della storia di miliardi di indiani, e anche il mio. Padre dell’indipendenza dell’immensa nazione, Gandhi, come sospeso in una prodigiosa ambiguità fra il mistico e il pratico, ha fatto conoscere al mondo il concetto di Satyagraha, cioè il non compromesso, l’adesione assoluta — senza smarrimenti e senza svabature romantiche — a un principio ritenuto fermamente valido.

Il Satyagraha si attua mediante la disobbidienza civile alla legge, lo sciopero pacifico, la sospensione di ogni attività, l’arresto della vita della nazione. Ma non fu un concetto astratto: se ne ebbe la dimostrazione nella Marcia del sale, a Dandi, dove il 6 aprile 1930, violando la legge del monopolio britannico, Gandhi estrasse per primo il sale dal mare. Fu un’audacia che commosse e spinse come un fiume in piena l’India intera; e la ribellione non violenta si estese a macchia d’olio in ogni parte del paese.

L’Ahimsa o non-violenza e l’autodisciplina, la coerenza totale all’ideale del Satyagraha, cioè la resistenza passiva — i due cardini della lotta che guidò l’India contro il colonialismo — furono realizzati non attraverso un gelido controllo su se stesso, covando nell’animo il rancore, ma attraverso l’amore e, a livello etico, attraverso la reciproca tolleranza, un principio che fa sì che ognuno di noi accetti le differenze nel modo di pensare e di vivere dell’altro.

In Italia poi, ispirati da Gandhi, vennero Claudio Baglietto, morto di stenti in terra straniera per non obbedire al regime fascista, Aldo Capitini, cacciato da Giovani Gentile dalla Normale di Pisa per non aver firmato la sua aderenza al credo politico vincente e per un eccentrico vegeterianismo, e lo stesso Gentile, che nel 1930 aveva sì scritto la prefazione all’autobiografia di Gandhi, ma non immaginava certo il potere rivoluzionario delle idee del piccolo grande indiano.

Ecco, questo libretto, l’Autobiografia di Gandhi — Storia dei miei esperimenti con la verità, in edizione economica da 1000 Lire, ha cambiato profondamente la mia vita: una coerenza gentile, ma “in tutta fermezza”, ai propri ideali, alle proprie idee, a quello che si sa giusto, alla propria verità interiore, limando e cesellando la propria vita per togliere via tutto il superfluo. Lo comprai molti anni fa, lo comincia a leggere di malavoglia, solo per saperne un po’ di più su di un autore che studiavo, e poi lo lessi e lo rilessi tante altre volte. Mi sembrava che il Mahatman parlasse proprio a me. La vita e l’esempio di Gandhi e il suo stile asciutto e essenziale — stile di vita e di scrittura — che rispecchiava il suo modo di essere e vivere, sono, a parer mio, i più grandi ispiratori, creatori e innovatori di tutti i tempi. Sicuramente i miei.

E’ questo il più grande pensatore del secolo scorso, un ometto che osò far visita a Mussolini mezzo nudo e portando nelle sale sfarzose di Palazzo Venezia, si dice, il suo arcolaio e la sua capretta, un ometto per cui la lotta più faticosa di tutta la sua vita fu quella per mantenere il celibato — cosa che non gli riuscì mai — che imparò dai suoi stessi errori e dalle cadute con sempre rinnovata energia. Un grande uomo. Ha fatto conoscere all’Occidente un nuovo metodo di vita e di pensiero, l’assoluta aderenza a se stessi, “gentile ma con fermezza”. Ha rivoluzionato il modo stesso di pensare dell’Occidente: un modo che era valido nel periodo buio delle dittature — ed è tanto più valido oggi.

Il 30 gennaio 1948 moriva Gandhi: da uomo a mito

GandhiPrecisamente 60 anni fa, il 30 gennaio 1948, Gandhi è stato ucciso da un fanatico induista.

Guardate questo commovente video di La Repubblica, che ha realizzato una trasmissione intitolata Gandhi: cosa resta del mito, che per una volta vede ospiti davvero esperti come Michelguglielmo Torri (qui un suo bellissimo post di risposta all’articolo un po’ sconclusionato di Raimoindo Bultrini sulla situazione in India apparso su La Repubblica del 25 maggio 2006) e Gianni Sofri. Se amate l’India sono assolutamente da leggere i loro libri, per esempio la Storia dell’India di Torri e Gandhi e l’India di Sofri.

Il video include due spezzoni di documentari dell’epoca che riprendono Gandhi e i metodi gentili dei britannici contro gli indiani pacificamente ribelli.

Gandhi fu avvocato, giornalista, capo spirituale e leader di una nazione, ed è diventato mito. Il video comprende anche la famosa pubblicità con Gandhi della Telecom.

Io ho parlato di lui sul blog Ispirazione di Nòva100 del Sole 24 Ore,

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Auguri sinceri da Gandhi

Enrica GarzilliAndrea dice che lo spot di Telecom su Gandhi è bellissimo. Se è quello dell’anno scorso condivido appieno: aldilà della potenza comunicativa dello spot, Gandhi è stato per miliardi di persone un mito e lo è sempre più mano a mano che il tempo passa.
Il vero mito non svanisce col tempo, si rafforza.

E’ un mito che condivido con Andrea dalle nuove pagine che hanno inaugurato i primi due anni di Nòva di Il Sole 24 Ore “La grande anima di Gandhi: gentile ma in tutta fermezza“.

E anche per il 2008 faccio mio l’augurio di Gandhi alla nostra cara vecchia civiltà occidentale. Durante la prima Tavola Rotonda del 1930 Gandhi decise, come rappresentante del Partito del Congresso, di parlare a nome di tutta l’India, perché i rappresentanti degli altri gruppi (Parsi, Musulmani, ecc.) erano settari e non rappresentavano che una minoranza insignificante. Insomma, decise di non disperdere le forze in faide interne ma di mirare dritto al cuore della questione: l’indipendenza dell’India.
Durante la conferenza qualcuno gli chiese:

Mr. Gandhi, cosa ne pensa della civiltà occidentale?
E lui rispose:
Penso che sarebbe una buona idea.

(La foto è di Samuele)

Il Sole 24 Ore festeggia Nòva con blogger e giornalisti

<img src="Nòva100 Party: Ferruccio De Bortoli, Luca De Biase, Bruce SterlingGiovedì 15 novembre, quando la CONSOB ha dato il via libera alla quotazione in borsa, Il Sole 24 Ore ha festeggiato i 100 primi numeri di Nòva. Luca de Biase ha invitato a Milano, alla sede del giornale, giornalisti, blogger e collaboratori di vario tipo alla testata, introducendo l’incontro. Ospite d’onore è stato il giornalista e scrittore Bruce Sterling; ha chiuso la mattina il direttore responsabile del Sole 24 Ore, Ferruccio De Bortoli.

Per prima cosa devo dire che la festa-conferenza, perché è di questo che si trattava, ha miracolosamente combinato due contraddizioni: è stata sia piacevole, sia interessante. Tutto molto ben organizzato, tanti spunti di riflessione, tutto easy going ma stylish, il cibo e il vino buoni: De Biase è stato un ottimo anfitrione.

Il setting: l’auditorium, nel bel palazzo progettato da Renzo Piano, era molto bello e luminoso, accogliente, non dava quell’impressione di clausura tipica degli spazi sotterranei, se pure grandi, ma era freddino e io, come la giornalista mia vicina, siamo state tutto il tempo, oltre due ore, ben avvolte nei nostri scialli.

A un certo punto, quando hanno cominciato a rivolgere le domande a Sterling, sono andata a cercare una toilette. Girovagando fra guardaroba incustoditi e porte di metallo, sibilline e grigie tutte uguali, sono incappata in un essere bizzarro in maglietta nera con una scritta originale, occhiali glamour e pochi capelli svolazzanti. Abbiamo avuto uno scambio di battute niente male, abbiamo riso e siamo andati insieme alla caccia al tesoro dei bagni. Quando al buffet mi sono avvicinata a lui mi sono presentata e, nel frattempo, ho preso delle tartine, dicendogli “Abbiamo riso insieme nel bagno”. Lui mi ha risposto in tono un po’ seccato “Ma sì lo so, mi ricordo”, e sembrava la pubblicità con George Clooney, quando lui pensa che lei gli si avvicini per chiedergli l’autografo e prende la penna e invece la donna voleva solo prendere qualcosa dietro di lui. Immagino che avrei dovuto riconoscere al volo quel geniaccio di Enrico Ghezzi.

Luca De Biase, nel suo solito e gradevolissimo understatement, ha presentato Nòva con dei grafici e ha detto, fra l’altro, un paio di cose molto interessanti, che apprezzo e condivido in pieno:

1) Nòva è una piattaforma, è un work in progress. Non è il giornale che decide in anticipo cosa dire e cosa pubblicare ma Nòva è fatto volta per volta da tutti, blogger e giornalisti, in piena libertà e totale rispetto per le idee.

2) La storia non è solo lo studio del passato, la storia è il futuro che deve ancora avvenire. E’ l’evoluzione futura. Nòva rappresenta questo, è la circolazione delle idee che formano il futuro.

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