Tag Archives: Iraq

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: Usa, in Iraq e Afghanistan 20 miliardi di dollari per rinfrescare i soldati

tende ad aria condizionataEnrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. Le spese della guerra: 20,2 miliardi di dollari annui solo per l’aria condizionata per i soldati in Iraq e Afghanistan. Sensa pensare alle vite umane spese per trasportare gli apparecchi. Forse al mondo i soldi possono essere spesi meglio, voi che dite?

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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: Siria, continua la rivolta contro il regime (con l’appoggio di Usa e Turchia)

SiriaEnrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. La Siria è retta da un’oligarchia autoritaria e corrotta che usa la forza per trattare con i cittadini. Le rivolte attuali hanno però una natura complessa. Non possono essere viste soltanto come una richiesta popolare di libertà e democrazia. Cosa c’è dietro? Chi li sostiene? Chi li fomenta? Che ruolo hanno i gruppi islamici radicali? E perché la rivolta di così tanti paesi arabi tutti insieme e proprio ora?

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Fra Chavez e Gheddafi questione di lealtà

Chavez, parlando di Gheddafi:

Non lo condannerò. Sarei un cordardo a condannare qualcuno che è stato mio amico.

Il presidente del Venezuela Chavez, socialista dichiarato, non solo ha mosso le forze aree e navali vicino alla Libia, ma ieri ha ribadito i rapporti di amicizia con Gheddafi. Che ammirevole senso di lealtà.

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Obama Sahib rimprovera la Cina: che dici di Apple e Nike, Mr President?

Barack ObamaGrande risalto sui quotidiani dell’India sul fatto che al summit del G20 Barack Obama ha rimproverato Hu Jintao, il presidente della Cina, di spendere “un’ermome montagna di soldi” per svalutare la moneta cinese.

Significa che le merci importate in Cina dagli USA diventano più costose, mentre i prodotti cinesi sui mercati esteri sono più convenienti. E questo a Obama non piace neanche un po’, e ha aggiunto che “è ingiusto, e i paesi con grandi surplus di produzione dovrebbero abbandonare la dipendenza insana dalle esportazioni“.

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Lunedì il nuovo WikiLeaks sull'Iraq

civili in IraqWikileaks non funziona ancora (anche se potete entrare in chat) ma siamo tutti in fibrillazione da quando si è sparsa la notizia che lunedì 18 ottobre saranno pubblicati sul sito oltre 400.000 documenti segreti della guerra d’invasione statunitense dell’Iraq del 2003.

Conterrà anche relazioni sugli “incidenti” come gli attacchi contro le truppe di coalizione, contro le forze di sicurezza irachene e contro i civili o le infrastrutture del paese.

Spero che ci sia anche più documentazione sul fatto che Bush aveva pianificato di invadere l’Iraq nel gennaio del 2001, ben prima dell’attacco alle Torri Gemelle. Altro che conseguenza. Leggete infatti i vari documenti (in pdf), in cui si legge che gli attacchi dell’11 settembre 2001 non sono stati la ragione dell’invasione USA dell’Iraq, ma una distrazione dal vero scopo che era proprio quello della guerra in Iraq (e non per nobili motivi).

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Pubblicati gli interrogatori segreti di Saddam Hussein da parte dell'FBI

Sono state appena pubblicate online dal governo americano le 27 interviste fatte dagli agenti dell’FBI all’ex dittatore dell’Iraq, Saddam Hussein, dopo la sua cattura nel dicembre 2003, che si sono concluse con il finto processo e la brutalizzazione di Hussein. Si trovano nel The National Security Archive

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America e India, una corsa contro il tempo per il nucleare

Sarkozy e SinghNei giornali di tutto il mondo non si parla d’altro. Il presidente indiano Manmohan Singh è in Francia e domani dovrebbe firmare con Sarkozy un accordo di cooperazione nucleare.

E intanto The Times of India, forse per frenare gli entusiasmi filo-occidentali, riporta che Sarkozy ha affermato che i sikh, come il presidente indiano, devono rispettare le loro tradizioni.

Questo con la Francia è un grande passo in avanti per l’India, che culminerà con il gran finale. Infatti Bush vuole chiudere il suo mandato in bellezza, dopo il disastro che si è rivelato l’Iraq: dopo il passaggio alle Camere, vuole apporre la firma per un accordo di enorme importanza per tutto il mondo, l’accordo nucleare fra India e USA. Questo permetterebbe all’India di espandere l’industria nucleare, per venire incontro alle sue enormi esigenze energetiche, senza firmare il Trattato di non Proliferazione nucleare. L’India avrebbe accesso alla tecnologia nucleare civile americana e aprirebbe le sue centrali per uso civile al controllo degli ispettori internazionali, ma non le centrali per le arrmi nucleari.

L’enorme importanza dell’accordo è nel fatto che pone l’India nell’orbita americana e ormai completamente al di fuori di quella russa, come era stata fino agli inizi degli anni ’90, con tutte le conseguenze strategiche, politiche ed economiche che ne derivano e con un sostanziale indebolimento internazionale anche delle nazioni che gravitano intorno alla Russia.

Che farà la Cina? Riuscirà ancora a infastidire l’India sui confini, come fa ricorrentemente pretendendo di inglobare il piccolo stato indiano dell’Aruchanal Pradesh, sapendo che ha come grande alleato gli Stati Uniti d’America?

L'Italia dorme? La politica del gas

oilParlando d’Asia forse non tutti sanno che è in progetto un gasdotto che va dall’Iran, passando per l’Afghanistan e poi l’India e finirà in Cina. Iran-Cina collegati, passando per quello che sarà a breve il 5 paese con il PIL più alto del mondo, l’India.

Immaginate che potenziale politico ha il progetto, più di 100 accordi diplomatici o culturali.

E immaginate cosa succederà all’Europa, o al mondo occidentale, esclusi dal business. Forse sarebbe ora che l’Italia si svegli e cominci a pensare di risolvere i suoi problemi in modo concreto per far fronte ad altri scenari un po’ più ampi: verso gli altri stati europei e verso la nostra sorella Asia. Che è qui, vicina, viva e ricca, ricca di risorse e presto anche di soldi. Non possiamo continuare a credere che tutto si risolva con guerre e occupazioni, come con l’Iraq.

L’uso della forza, benché il suo uso sia opinabile — a parte i problemi etici che implica, ma anche senza considerarli — è utile a brevissimo termine e per situazioni contingenti. A che serve a lungo termine con paesi che saranno sampre più forti, sempre più uniti, sempre più coalizzati? Vogliamo dichiarare guerra all’Asia intera?

Ecco, l’Italia dovrebbe pensare in termini più globali: o altrimenti staremo sempre qui a parlare dei problemi, come quello dei rifiuti a Napoli, vecchi e rimandati e riproposti di anno in anno, o quello dei rom o degli immigratri in genere, che non possiamo affrontare con una politica di stato ma solo in un’ottica comunitaria.

L’Italia dovrebbe pensare al bene comune, che è quello dell’intera nazione e dell’Europa e, più in là, dell’Asia e del mondo intero: la pace internazionale si garantisce solo con l’equilibrio delle forze, con la soluzione dei problemi e con gli investimenti (nella moralità, nella ricerca, nella sicurezza, nell’economia, nella gente, nelle risorse in genere) a lungo termine, non con i convegni o i ministri-veline. Oppure quando ci sveglieremo saremo fuori della storia, saremo noi il paese tornato a essere, in confronto agli altri, in via di sviluppo.

Il giornalismo addormentato

Sapete la notizia del saccheggio e della distruzione, in Iraq, dei siti archeologici mesopotamici dei Sumeri e dei Babilonesi, che ho dato nel post di ieri mattina (o, meglio, ieri notte — perché era l’alba)?
Spiritual seeds mi ha segnalato che La Stampa ne parla stamattina.

Ma non erano i giornali che dovevano dare le notizie estere in anteprima? I blog non fanno solo chiacchiericcio?

Confrontate il mio titolo, “La morte della storia o l’altra faccia della guerra“, col titolo de La stampa, “L’altra guerra in Iraq: ci rubano la storia“. Sono potenti e meravigliose coincidenze linguistiche, non credete? Dare un titolo doppio semanticamente e morfologicamente simile!

Ogni tanto mi chiedo, specie per quello che riguarda le notizie dall’Asia e quelle culturali: noi, i giornali, che ce li compriamo più a fare? Anche i blog dei giornali, che li apriamo a fare?
La maggior parte dei blogger sta in flirt permanente con i giornalisti che hanno un blog, sperando nell’articoletto su carta stampata, nella citazione o, almeno, nel link.

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La morte della storia o l'altra faccia della guerra

Ancora Iraq.
Le motivazioni altamente umanitarie della guerra e della nostra partecipazione erano piuttosto chiare ma vorrei sapere quello che i nostri capoccioni diranno di questo nuovo scempio, di cui parla Robert Fisk su The Independent.

Un’antica civiltà, quella mesopotamica dei sumeri e, poi, dei babilonesi, sta scomparendo senza ritorno, in un paese dove la civiltà dell’uomo è scomparsa da decenni.

2,000-year-old Sumerian cities torn apart and plundered by robbers. The very walls of the mighty Ur of the Chaldees cracking under the strain of massive troop movements, the privatisation of looting as landlords buy up the remaining sites of ancient Mesopotamia to strip them of their artefacts and wealth. The near total destruction of Iraq’s historic past – the very cradle of human civilisation – has emerged as one of the most shameful symbols of our disastrous occupation.

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