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Festa di sangue, in nome della religione

agnelloFra poco si concludono i 70 giorni dalla fine del Ramadan e si celebra una delle feste più crudeli di tutte le religioni:Id al-Kabir. E’ una festa familiare che si incentra sul sacrificio o di un agnello per singola persona, o di un cammello per un gruppo di 7 persone.

La cosa assurda e crudele è come l’animale, che deve essere giovane e privo di difetti fisici, deve essere ritualmente ucciso. La famiglia si riunisce intorno a lui, lo tiene fermo e il padre famiglia gli taglia la gola, in teoria con un unico fendente. La povera bestia viene lasciata lì, a sanguinare fino alla morte.

Il resto non ci interessa, perché viene fatto questo e cosa fanno all’animale, che a quel punto è morto, perché non è di quello che voglio parlare, ma della pratica in sé.

Infatti l’Osservatorio provinciale delle immigrazioni di Bologna ha distribuito delle locandine per chiarire le norme con cui deve essere eseguita questa esecuzione.

Ma dove siamo arrivati? Che in nome della religione anche in Italia si accettano pratiche per noi illegali e assolutamente non etiche? Se il Papa dice una parola assurda ha tutti contro, ma se l’Islam (da noi, terra cristiana da millenni) impone certe regole che ci ripugnano, e che sono contro la legge, allora gli si dice solo come eseguirle al meglio?

Prima di tutto il nostro regolamento giuridico impone che all’animale venga risparmiata ogni sofferenza e venga stordito prima della macellazione, e ucciso in modo veloce. E poi, è etica questa pratica? E’ giusto farla, in nome della religione?

Viste con occhi di chi ha insegnato religioni asiatiche, io non credo.

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God bless America: Bush istituisce il Giorno nazionale della preghiera

God bless AmericaTutti i primi giovedì di maggio in America si prega, o si dovrebbe, perché Bush ha istituito il Giorno giorno nazionale della preghiera.

Il gruppo di lavoro con cui Bush ha avuto la bella idea, il National Day of Prayer Task Force, è stato presieduto da Shirley Dobson. Questo allegra combriccola ha dei forti legami con l’organizzazione religiosa Focus on the Family, presieduta indovinate da chi? Dal marito di Shirley Dobson, il Dr. James Dobson.

Io non so voi, ma io ci vedo un inciucetto.

Oltre tutto, come ha ammesso il Web editor della rivista cristiana Worldmag, la giornata è rivolta ai cristiani. E i buddhisti, che in America sono un gruppo nutrito? E i musulmani? Va bene che già ci pensano da soli a prendersi degli spazi, ma parlo in linea teorica: hanno ben diritto anche loro. E gli induisti? Gli ebrei poi, già hanno un certo peso in America, ma hanno certamente diritto; e così via.

Infatti a qualcuno la decisione di Bush non è andata bene. Un’organizzazione anti-religiosa di Madison-Wisconsin, la Freedom From Religion Foundation, sta facendo causa a Bush con l’accusa che la decisione viola la proibizione, sancita dalla Costituzione, di sostenere la religione a livello governativo. La giornata della preghiera crea

un ambiente ostile per i non credenti, che sono portati a sentirsi come se fossero degli outsider politici.

Premesso che un governo laico dovrebbe rimanere laico, ferma fatta la libertà dei cittadini di professare la religione che vogliono, sia in pubblico sia in privato, se fossi stata il Freedom From Religion Foundation avrei fatto in modo diverso.

Considerando infatti che molti in America, specie nelle campagne e nei paesi, si professano credenti in Dio, patria e famiglia, almeno a livello teorico, e che quindi attaccarli potrebbe essere perdente — e, infatti, il gruppo pare abbia già perso una causa simile — io avrei chiesto l’istituzione di un Giorno per gli atei e gli agnostici. Avrei cioè sfidato Bush sul suo stesso piano: non avrebbe potuto dire di no.

E voi che avreste fatto? Che linea di attacco avreste scelto senza fare causa, che è sempre un rischio, anche nella civilissima America?

BBC News attaccata dai fondamentalisti induisti: non rispetta l'etica giornalistica

HinduSecondo voi la foto a lato è autentica o prefabbricata? Secondo un gruppo di attivisti induisti inglesi, americani e indiani è falsa e fatta dalla BBC News per screditarli.

Dato che non bastavano quelli islamici, ora anche i fondamentalisti induisti hanno dichiarato guerra all’Occidente su tutti i fronti.

Circola su Internet una petizione contro la BBC News, indirizzata a Sir Michael Lyons, presidente del BBC Trust, firmata da un gruppo di fondamentalisti induisti, o pure Hindus, come si fanno chiamare. Ricordiamo che nel 1948 anche Gandhi fu ucciso da un fondamentalista induista.

La foto è stata pubblicata dalla BBC News e si riferisce ai disordini del febbraio 2002, seguiti all’attacco di un gruppo di attivisti induisti che tornavano in Gujarat dopo una visita al tempio di Ayodhya, conteso fra loro e i musulmani.

Questo gruppo che accusa la BBC News, di cui fa parte anche qualche studioso, va a caccia di tutti misfatti perpetrati contro di esso da questo nostro Occidente individualista, fedifrego e miscredente. La BBC News è accusata di aver prefabbricato la foto, superimponendo l’immagine di uno scalmanato su un fuoco generico, e di non osservare l’etica giornalistica che dovrebbe aderire alla verità dei fatti.

Cosa chiedono? Le scuse pubbliche e ufficiali del giornale e l’immediato licenziamento di chi ha fabbricato l’immagine.

Mi sa che ne vedremo delle belle. Se la BBC News ignorerà la questione anche questa soffierà sotto la cenere, ravvivando il malcontento di questo gruppo di induisti. Potrebbe essere un ottimo pretesto per nuovi disordini, chi sa?

Ottimo giornalismo: The New York Times e la violenza in India

GandhiUn esempio di ottimo giornalismo, l’articolo del NYT Violence in India Is Fueled by Religious and Economic Divide sulla violenza scoppiata in Orissa i giorni scorsi, scritto da due corrispondenti dall’India, Hari Kumar da Tiangia e Heather Timmons da New Delhi.

I giornalisti commentano i fatti verificando e chiedendo alle fonti senza lanciarsi in presentazioni ideologiche, come troppo spesso succede in Italia, dove i fatti sono distorti ad hoc. Chi studia professionalmente l’India queste cose le conosce già ma dubito che la massa degli utenti le conosca.

L’articolo mette in luce che, paradossalmente, la causa della violenza sono i servizi offerti dai missionari cristiani alle classi più disagiate, incluso i Dalit, quelli che un tempo erano chiamati intoccabili o pariah e che Gandhi chiamò Harijan, figli di Dio, e di cui già nell’ottobre 2006 facevo notare la conversione di massa.

Le tensioni fra induisti, musulmani e cristiani sono sempre state presenti, ma con i cristiani sono aumentate proprio per il decollo dell’economia.

Il governo infatti è troppo spesso assente e i missionari offrono un buon servizio scolastico che include l’insegnamento dell’inglese, essenziale per chiunque ambisca a un lavoro nel business o nell’IT.

Le vecchie leggi anticonversione rendono illegale l’uso della forza, le lusinghe o i benefici per indurre la gente a convertirsi al cristianesimo. Gli attivisti induisti affermano che i cristiani spesso hanno infranto la legge ma i cristiani dicono che le conversioni sono volontarie.

Il punto che si deduce è che non è assolutamente la paura dell’illegalità che monta gli animi degli induisti più radicali ma la loro paura che i cristiani, grazie a un’educazione scolastica più adeguata, siano avvantaggiati nel trovare un buon lavoro.

Ancora una volta, bravo NYT! L’argomento è molto sensibile e poteva essere politicamente difficile, specie sotto elezioni, ma l’ha trattato in grande stile.

Cattivo giornalismo (le foto farlocche di Repubblica) e cattiva politica estera

orissa riotsCome dicevo ieri, l’India sta reagendo all’azione diplomatica del nostro ministro degli Esteri Frattini, che ha convocato per domani l’Ambasciatore dell’India per conferire alle violenze sui cristiani in Orissa.

Questo è un articolo intitolato The Christian conspiracy to destabilize India. Assurdo, ma riflette benissimo il sentimento anti-cristiano, che in India non è nuovo ma si è intensificato negli ultimi anni, particolarmente in Orissa. Aspetto con ansia le reazioni di domani del governo indiano e quelle dei media e segnalo il post di un giornalista che da anni svolge un eccellente lavoro dall’India, Indonapoletano.

E viene riproposto da Repubblica in prima pagina l’articoletto di ieri, con foto farlocche, sullo schiavismo di un italiano verso sei indiani.

E così abbiamo unito una cattiva politica estera verso l’India a un cattivo giornalismo. Good job guys!

Lo Stato laico dell'Italia, i cristiani in India, il fondamentalismo induista e le foto farlocche di Repubblica

OrissaClamore sui nostri quotidiani, nei giorni scorsi, sulle violenze ai cristiani in Orissa, in India. Un fatto intollerabile, come tutte le violenze. Un fatto ancora più assurdo se si pensa che in Italia anche solo chiedere a una donna islamica con il velo integrale, il niqab, di toglierselo per entrare in un museo, è diventata una questione di dibattito nazionale, di correttezza politica sul comportamento irrispettoso verso le civiltà altrui, ecc.

Fin qui siamo tutti d’accordo. Il Papa condanna le violenze: e fa bene, fa il suo mestiere e segue la sua vocazione, altrimenti che papa sarebbe.

E il nostro governo che fa? Il ministro degli Esteri Frattini convoca ufficialmente per lunedì l’Ambasciatore indiano per riferire. Ora, questo è un fatto gravissimo, a livello diplomatico, per tre motivi, e dà la scusa per scatenare ancora più violenze:

1) perché è stato fatto a livello ufficiale, quando si potevano usare canali di dipomazia laterale. Infatti queste sono questioni interne all’India e aver chiamato l’ambasciatore è stato letto come un’ingerenza dello Stato italiano negli affari interni dello Stato indiano.

2) L’altro motivo è che Frattini non ha chiamato l’Ambasciatore della Cina per conferire sulle probabili migliaia di uccisioni e sparizioni di tibetani nell’ex Tibet, nei mesi scorsi. Dal che devo dedurre che un cristiano vale più di un buddista tibetano!

3) Fatto della stessa gravità, devo anche dedurne che il nostro governo si è fatto ufficialmente paladino del cristianesimo! Ma non siamo uno stato laico?

Io parlo sotto il punto di vista dell’opportunità politica e del fatto che il nostro non è uno Stato religioso, ovviamente, mettendo da parte le questioni (giustissime, peraltro) morali e le mie opinioni personali sulle violenze o sulla situazione in India. Non giudico neanche dal punto di vista ideologico, scriverei le stesse identiche cose se questo fosse un governo di sinistra, di centro o di Pinco Pallo.

L’atto del nostro governo non può che scatenare risentimento fra i fondamentalisti o anche solo i nazionalisti indiani. E sappiamo che la storia indiana è tutt’altro che mite e pacifista, anzi, si accende – da sempre – in azioni di massa con una certa facilità. Violenze di questo o quell’altro gruppo fondamentalista o separatista contro questo o quell’altro gruppo, in India, avvengono quotidianamente. L’India non è un paese semplice e mite, o peggio ancora mistico.

Infatti ieri sul dailypioner.com (che ora è disconneso e non posso linkare) è apparso questo articolo intitolato “Noi non abbiamo bisogno del Sacro Romano Impero“.

Leggetelo e poi fatevi un’idea se chiamare l’ambasciatore dell’India alla Farnesina sia stato un atto politicamente produttivo. Se si voleva scatenare una guerra fredda o un clima di tensione fra Italia e India, o peggio, se si volevano scatenare le ritorsioni dei fondamentalisti induisti, va bene. Ma averlo chiamato non fa che sottolineare che fra i due paesi c’è un clima di tensione: il che non è vero. Il nostro governo ha tutto il diritto di essere informato: ma che sia informato a livello ufficioso, che non chiami ufficialmente a riferire il rappresentante di un altro stato.

E questo è l’articolo. Scusate se non lo traduco in italiano ma tempus fugit. A me sembra oltraggioso nelle parole e in gran parte dei contenuti. Ci accusa a chiare lettere di essere fascisti e di essere in paranoia per la situazione economica disastrosa. Nomina più volte il Duce e Benito Mussolini. Dice che il governo, per fuorviare i problemi economici dell’Italia, se la prende con le “cosiddette persecuzioni cristiane in India“.

Se non concordo nell’analisi storica e diplomatica dell’articolo, concordo nelle conclusioni per due motivi: l’opportunità politica e il fatto che il nostro è uno stato laico. Non scordiamolo.

Oltre tutto, da ieri l’articolo che riporto circola largamente negli ambienti colti indiani. E questo, davvero, a livello di relazioni internazionali non ci giova. Le buone relazioni politiche si costruiscono giorno per giorno, con la stampa, gli studi e l’opinione degli intellettuali, i piccoli accordi economici e così via, e non solo con gli atti e i trattati internazionali.

E per rinforzare il sentimento anti-italiano dei fondamentalisti indiani ci ha messo la giunta Repubblica.it, che oggi pubblica in prima pagina l’articolo su sei presunti schiavi indiani nel Circo Mavilla, insieme agli animali, e pubblica anche le foto.

Solo che le foto sono quasi tutte del Circo di Venezia (con tanto di foto alle locandine) e degli animali, che peraltro sembrano tenuti bene! Quelle del Circo Mavilla sono assolutamente anonime, il camion e l’interno. Ma è un pezzo da prima pagina? Con foto farlocche, per di più? Ottimo esempio di giornalismo, non c’è che dire.

Se Repubblica con questo articoletto in prima pagina voleva dimostrare che gli indiani ammazzano dei cristiani ma beh, anche noi italiani trattiamo male gli indiani, ha sbagliato ragionamento perché prima di tutto non c’è confronto fra maltrattamenti e morte, e poi perché un’azione di massa non è paragonabile all’eventuale azione criminale di un singolo. Oltre tutto, l’ha fatto anche male, articolo povero e foto che non c’entrano assolutamente niente, se pure presentate come foto-documenti.

Da The Pioneer Edit Desk: We don’t need the Holy Roman Umpire

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I film di Sharon Stone probiti in Cina

Sharon StoneGiovedì scorso, durante un’intervista, Sharon Stone si è lanciata in profondi commenti filosofici sul Karman della Cina:

Non sono felice su come i cinesi stanno trattando i tibetani perché penso che nessuno dovrebbe essere scortese verso un altro. E quindi il terremoto e tutto quello che è successo, io ho pensato, è quello il Karman? Che quando tu non sei carino allora ti succedono cose brutte?

Il karman è quella legge (adottata dal buddhismo e dall’induismo) per cui un’azione, o un pensiero, un sentimento ecc., generano un frutto, che può essere cattivo, buono o misto, a seconda della qualità dell’azione, del pensiero, del sentimento.

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Fondamentalismo induista in India e decadenza morale in Italia

HanumanLunedì scorso circa cento attivisti dell’ Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad , cioè il Concilio di tutti gli studenti indiani, un’organizzazione fondamentalista che si rifà al RSS (l’ala più estremista dei nazionalisti induisti), ha vandalizzato il Dipartimento di storia della mia amata università di Delhi e ha maltrattato il capo di dipartimento, Saiyid Zaheer Hussain Jafri.

L’hanno fatto dopo aver chiamato i giornalisti, in modo da trasformare un atto vandalico e scientificamente stupido in un atto ideologico. Se i media e i politici si interessano a un fatto, anche se illegale, questo assurge subito non solo agli onori della cronoca, ma alla legittimazione popolare, un po’ come è successo per il delitto di Cogne. Se i media si interessano a un fenomeno o a un personaggio, questo diventa da mascalzone a importante — e si sa che se un mascalzone è importante, come qualche politico nostrano, comunque lo si ascolta.

Il motivo dell’attacco è che il professore Jafri, che è chiaramente di origine musulmana, stava per iniziare un corso in cui si insegna che vi sono diverse versioni del poema epico in sanscrito Ramayana, considerato sacro dagli induisti perché narra la storia del dio Rama e di Sita, sua moglie, che viene rapita dal demone Ravana, portata a Lanka e salvata dal popolo delle scimmie volanti con alla testa il dio Hanuman (nell’immagine sopra).

Una delle letture consigliate del corso era Three Hundred Ramayanas: Five Examples and Three Thoughts on Translation di A. K. Ramanjuan, che mette in dubbio l’unicità delle versioni del Ramayana e ne sminuirebbe la sacralità.

La notizia mi ha profondamente colpito perché ho fatto ricerca in quella università, ero la prima donna occidentale che lavorava a pieno titolo al dipartimento di sanscrito grazie a un accordo internazionale di scambio fra studiosi, stipendio (in rupie!) e tutto, e sono stata trattata molto bene, assolutamente alla pari con le tante altre ricercatrici e professoresse che c’erano o addirittura meglio perché io ero straniera e tante cose — usanze abitudini e problemi — pensavano che non le conoscessi (il che era vero).

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Proposta tutta italiana per il sacro albero del Buddha

pipal tree Ieri mi ha dato un’intima soddisfazione leggere che in Italia non siamo i soli. Nella città di Bodh Gaya, in Bihar, vicino al Mahabodhi temple cresce un albero che più sacro non si può. E’ la ficus religiosa o albero del pipal e sotto i suoi rami il Buddha intorno al 500 a. C. raggiunse l’illuminazione.

Ovviamente i buddhisti da tutto il mondo vengono per venerarlo ed esprimono la loro fede in soldoni. Però nel 2006 un ramo penzolante è scomparso ed è stato venduto in Thailandia per 1.5 $ milioni! Inoltre i soldi delle offerte giornaliere spariscono e pure le foglie che cadono.

Il tempio è gestito da un comitato di preti induisti e buddhisti. Assurdo ma sembra che siano proprio loro a vendere le foglie e i rami sacerrimi dell’albero e a far sparire le offerte. Sembra che vivano in un lusso occidentale e ovviamente si accusano fra loro, induisti contro buddhisti e viceversa.

Allora, a beneficio di tutti, io propongo che i preti indiani siano sostituiti dai politici italiani di più specchiata onestà, per esempio quelli che hanno gestito lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Tutte le questioni religiose sarebbero risolte, in piazza Forcella a Napoli crescerebbe il grande albero che fa anche ombra, i nostri politici aumenterebbero i loro meriti e sconfiggerebbero il Karman e i credenti potrebbero pregare sui luoghi sacri del Buddha in Italia, incrementando il turismo.

Mi chiedo solo a chi sarebbe affidata la costruzione del sito ma Rutelli è un buon nome, se non altro parla bene l’inglese.

Il 30 gennaio 1948 moriva Gandhi: da uomo a mito

GandhiPrecisamente 60 anni fa, il 30 gennaio 1948, Gandhi è stato ucciso da un fanatico induista.

Guardate questo commovente video di La Repubblica, che ha realizzato una trasmissione intitolata Gandhi: cosa resta del mito, che per una volta vede ospiti davvero esperti come Michelguglielmo Torri (qui un suo bellissimo post di risposta all’articolo un po’ sconclusionato di Raimoindo Bultrini sulla situazione in India apparso su La Repubblica del 25 maggio 2006) e Gianni Sofri. Se amate l’India sono assolutamente da leggere i loro libri, per esempio la Storia dell’India di Torri e Gandhi e l’India di Sofri.

Il video include due spezzoni di documentari dell’epoca che riprendono Gandhi e i metodi gentili dei britannici contro gli indiani pacificamente ribelli.

Gandhi fu avvocato, giornalista, capo spirituale e leader di una nazione, ed è diventato mito. Il video comprende anche la famosa pubblicità con Gandhi della Telecom.

Io ho parlato di lui sul blog Ispirazione di Nòva100 del Sole 24 Ore,

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