Tag Archives: India

Libri all'Indice e crisi dell'editoria

libro Wendy DonigerUn gruppo di induisti che vive negli USA sta facendo il diavolo a quattro con la Penguin per far ritirare immediatamente dal commercio l’ultimo libro della famosa Wendy Doniger, The Hindus: An Alternative History. Dicono infatti che contenga molti errori riguardo ai fatti e alle traduzioni dal sanscrito e che non rappresenti adeguatamente la loro storia.

In effetti i libri di traduzione della Wendy contengono spesso grossolani errori, oltre a trasudare da ogni pagina sperma e sangue. Di questo non so, non l’ho ancora letto.

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India, un panino una birra e poi - Gesù

GesùChe devo dire? A me l’immagine di questo Gesù con la lattina di birra in una mano e la sigaretta nell’altra piace, mi piace pensare a un figlio di dio così umano, così bello con i capelli lunghi e biondi, che sembra un fricchettone buono.

Invece in India l’hanno presa molto male.

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Il paradiso del giornalismo

Free speechL’Islanda diventerà presto il paradiso del giornalismo su carta e online. Il Parlamento infatti sta per approvare un provvedimento chiamato Icelandic Modern Media Initiative per garantire e proteggere il giornalismo, specie quello investigativo, e tutte le libertà di espressione, convinto che la trasparenza e la totale libertà di informazione siano uno dei più importanti strumenti di democrazia. Garantirà anche la massima protezione per le fonti e gli informatori.

La legge applicherà la “best practice”, cioè prenderà il meglio dalle leggi e dalle procedure che tutelano la libertà di informazione di altri paesi. Sarà incluso nel provvedimento la legislazione dello Stato di New York che blocca l’applicazione delle sentenze sui casi che coinvolgono giornalisti nella Gran Bretagna, considerate le più restrittive del mondo. Sarà introdotta una legge

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La crescita economica dell'Asia a due velocità: il rapporto della Banca Mondiale

bus indianoNel rapporto appena pubblicato Promoting Economic Cooperation in South Asia la Banca Mondiale si è finalmente accorta che l’Asia meridionale ha degli squilibri enormi.

Da una parte, dal 1980 ad oggi – quindi facendo una media con gli anni prima della liberalizzazione in India degli anni Novanta, che ha segnato l’inizio del boom economico – ha visto una crescita del PIL del 6% medio annuo.

Dall’altra questo enorme sviluppo e l’innovazione che ne consegue, come dicevo, ha toccato quasi esclusivamente le classi urbane e certi ceti sociali, quindi una piccola percentuale del pianeta India e dell’Asia meridionale.

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Capodanno tibetano, 14 febbraio 2010: premi festa e cotillons

Dalai Lama che ride1. Due candelabri antichi d’argento fatti a Londra, fine Settecento
2. bracciale oro 18k e brillanti
3. anello oro 18k con opale e brillantini
4. bracciale oro 18k
5. corsettina argento 925 anni ‘40
6. bracciale oro 18k
7. bracciale Michaela Frey
8. borsa Vuitton porta documenti
9. scialle pashmina E. Zegna
10. costumi da bagno per donna
11. soggiorno di una settimana alle Canarie in residence
12. soggiorno di una settimana a Capoliveri, isola d’Elba

Non male eh! Questi sono i premi che si possono vincere comprando un biglietto della lotteria, il cui ricavato andrà al monastero buddhista tibetano di Sera, in India. Quando e dove? Domenica 14 febbraio, giorno in cui si celebra il Capodanno tibetano o Losar, presso l’Istituto Studi di Buddhismo Tibetano Ghe Pel Ling, in via Euclide 17 a Milano (tel. 022576015). L’estrazione dei premi avverrà il 4 luglio 2010, giorno del compleano del Dalai Lama.

Domenica all’istituto ci sarà una festa e un pranzo. Soprattutto, si potranno comprare i biglietti per aiutare il monastero di Sera, a Mysore, nel sud dell’India, che versa in pessime condizioni. In pratica, i monaci hanno a malapena di che sopravvivere: non vi sono fondi per acquistare medicine, il cibo è molto scarso, le stanze dove vivono i monaci sono piccole e sovraffollate. Inoltre, a Mysore il clima è caldissimo e questo crea ulteriori problemi alla salute dei tibetani profughi, abituati a vivere a temperature notevolmente più basse.

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Roberto Colaninno e Rocco Sabelli parlano dell'Alitalia

AlitaliaIeri sera cena con l’Harvard Club of Italy, organizzata dall’Harvard Business School. Una sessantina di uomini d’affari, qualcuno venuto anche da Roma e da Firenze, solo nove o dieci donne. Ospiti d’onore Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, rispettivamente presidente e amministratore delegato dell’Alitalia. Due uomini dal carattere d’acciaio, spietati – nel modo di parlare, oltre che nelle cose che hanno detto – ma vivaddio sinceri in modo quasi brutale.

Colaninno, dopo aver manifestato a più riprese il disprezzo “per i professori che sanno tutto” e in pratica non capiscono niente, ha parlato degli obbiettivi pienamente raggiunti del piano industriale stabilito e che si può riassumere così: la riorganizzazione dell’Alitalia tramite il licenziamento di 7000 persone, i tagli e lo svecchiamento graduale della flotta di aerei, l’accorpamento di alcune linee nazionali, gli accordi per tratte internazionali che sono “quasi un merging di aziende”, la riduzione drastica della presenza sindacale e, soprattutto, e questo era il punto iniziale ribadito da Colaninno, il depauperamento del potere dei piloti, che secondo lui era stato la causa principale del fallimento dell’azienda.

Tutto questo con un unico obbiettivo: ridurre i costi e aumentare le entrate per cominciare a ricavare un profitto. Il che in linea teorica mi sembra sensato perché un’azienda che non ha un profitti chiude, ovvio.

Una cosa sulla quale punta l’azienda è il mercato dell’utenza di Cina e India, in entrata verso l’Italia. Giustamente ha detto Colaninno che la nostra crescita è proporzionale alla loro crescita ed, essendo mercati enormi, ci dovremo aspettare un grosso turismo da Cina e India verso il nostro paese. Cosa che ho notato già questa estate, quando in piazza del Duomo c’erano famiglie indiane al completo venute evidentemente in vacanza.

Alla fine del lungo discorso mi sono avvicinata per chiarire un dubbio con

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La Cina sfida tutti con Sa Dingding

Sa DingDingVoi direte, ma chi è Sa Dingding? E’ una famosa cantante cinese che potete ammirare qui in foto.

Nel 2008 ha vinto il BBC Radio 3 Award per la musica internazionale nella categoria Asia Pacific, è di origini han e mongole e veste spesso e volentieri con tuniche pseudo-tibetane con sopra volti luccicanti di grandi Buddha o di deità tantriche buddhiste.

Ora il governo della Cina ha deciso che all’Expo 2010 a Shangai, il prossimo maggio, la presenterà come la prima cantante pop internazionale cinese in sanscrito! Proprio così, in sanscrito.

La ragione è semplice: lei canta già in cinese, tibetano e sanscrito. Il sanscrito però è la lingua originaria di molti testi del Buddhismo tantrico, il Vajrayana, il Kanjur e il Tanjur, le enormi collezioni della letteratura tradizionale sacra e profana del Tibet. Il sanscrito è la lingua dei mantra e dei riti. E’ la lingua che ha studiato per tanti anni il Dalai Lama. Lanciarla sul panorama internazionale come cantante cinese in sanscrito equivale a dire che la tradizione tibetana fa autenticamente parte della Cina, è cinese.

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Domande di economia e finanza? Fatele a Arnab Das

lavoro minorileGiovedì prossimo uno dei più stretti collaboratori di Roubini, Arnab Das, responsabile delle Ricerche e delle analisi di mercato di Roubini Global Economics, sarà a Milano, invitato da Aberdeen Asset Management, nota società d’investimento patrimoniale.

Chi si occupa di economia e finanza sa che Nouriel Roubini è uno dei pochi economisti ad aver previsto la crisi finanziaria del 2008.

Marcello Foa per Il Giornale ha ottenuto l’esclusiva per un’intervista con Arnab Das, che sarà affiancato da Kevin Daly, portfolio manager di Aberdeen per le obbligazioni dei Paesi emergenti.

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The Gandhi saga

Rahul e Priyanka GandhiSegnalo una delle famose – e temute – video recensioni di Diego Bruschi, questa volta su Limes – Pianeta India, e sul mio articolo Gandhi Dynasty.

Da notare la musichetta molto piacevole del video: la suona lo stesso Diego, il quale si sta rivelando di molte qualità: grafico, rensore, musico. E blogger.

Diego dice due cose molto vere: l’India è un paese lontano non solo come distanza, ma culturalmente. Infatti, anche a livello di percentuale di spazio occupato, sulle riviste italiane si parla molto più dei paesi latini che dell’India, che invece è molto presente sulle pagine dei giornali inglesi.

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Dopo Google, l'India

Chinese hackers are believed to have attempted to penetrate India’s most sensitive government office in the latest sign of rising tensions between the two rival Asian powers, The Times has learnt. M. K. Narayanan, India’s National Security Adviser, said his office and other government departments were targeted on December 15, the same date that US companies reported cyber attacks from China. (The Times)

E così sembra che anche i computer del governo dell’India abbiano subito degli attacchi da parte dei cracker cinesi. Ovviamente la Cina nega tutto. Motivo? Le relazioni diplomatiche con gli USA, che dopo l’accordo sul nucleare sono molto buone, molto migliori di quanto siano mai state.
Ma davvero la Cina sta facendo terrorismo informatico?

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