Tag Archives: impermanenza

Slow down now

do less slowlyPerché fare molto quando si può fare poco o niente? Ecco un decalogo di consigli adattissimi per le vacanze, ma da applicarsi soprattutto in seguito, di un sito di ispirazione buddhista di Christopher Richards, un ghostwriter che soffre d’insonnia.

Da non perdere assolutamente gli articoli “Compassion for multitasking women” e “The Art of Doing Nothing“.

NB: per chi cerca lavoro, è vacante il posto di vacanziero professionista.

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Mickey Buddha, Superman e Hulk

Mickey BuddhaSuperman Buddha<img src="http://www.rossirossi.com/gade_gods/09_sm.jpg" alt="Hulk Buddha" style="float: none;" /

Mi piacciono molto queste versioni un po' irriverenti di Buddha. Se tutto è impermanente e illusorio, Buddha può benissimo essere Topolino, oppure Superman o Hulk. E forse piacciono a Mr Quasi.
(di
Gade)

Lo spirito del PageRank

PageRankStamattina controllo per sfizio BlogBabel così, solo per gratificarmi un po’, e che ti trovo? Che il PageRank di questo rispettabile blog era sceso da 6 a 5 e, quindi, ero in caduta libera nella classifica. Ho seguito solo alla lontana, con contorni assai sfumati, il problema di Youtube e il PR caduto. Così ho chiesto agli editor di BlogBabel, tutti baldi giovani dell’IT, bravi ed esperti, il motivo del “declassamento”. Una risposta è stata che i link sponsorizzati influiscono molto a fare abbassare il PR: ma a me, con i miei argomenti, i link chi me li paga? Sembra, al contrario, che i blog delle testate giornalistiche siano molto avvantaggiati. Ma io che c’entro? Insomma, sono scesa da PR 6 a 5 e non so perché.
E, in più Orientalia Notes da mesi non ha un PageRank.

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Tokomoma, Buddha e podcast (e, forse, amore)

Ieri ho riportato dal parco due bei rami, uno più piccolo con un corpo centrale e due rametti simmetrici laterali, uno davvero grande e molto ramificato, tutto sbilenco, di una stranezza barocca.
Tutte e due pieni di gemme.

Ho messo il piccolo in un vaso, ché quando mette le radici lo trapianto. Il grande l’ho messo nell’angolo a sinistra degli scalini, sotto il finestrone della sala, bene in vista, solitario, con i capitelli e le pietre d’angolo disposti simmetricamente sotto — retaggio di un passato di architetto — e, soprattutto, molto, molto spazio intorno.

Circondati dallo spazio e dalla luce, appena filtrata e ammorbidita dalle tende leggere, i rami spogli del grande si allungano e si protendono in una staticità mobile, asimmetrica, viva.
Appena si entra, è l’elemento che più colpisce della stanza.

Ma non è il ramo in sé per sé che lo rende particolare: è lo spazio intorno, il vuoto. E la luce che prende, che gli batte dolcemente sopra e lo avvolge.
Come un tokonoma.
E’ un elemento della casa che attrae nella sua mancanza di elementi aggiuntivi, ha importanza in sé ed è unico, un oggetto che polarizza l’attenzione degli ospiti e rappresenta il fulcro del senso estetico.
Ma è grazie allo spazio intorno che si nota, lo spazio fa da cornice all’oggetto, come l’aureola sottolinea la santità del personaggio o il nimbo l’eccezionalità di quell’uomo speciale che è stato il Buddha.

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