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Ci ricordiamo benissimo dell'America

American flagNon mi piace la demagogia e non mi piacciono le prese di posizione puramente ideologiche. Non mi piace la tassa sugli immigrati ma ricordo benissimo che se volevi risiedere in USA, ma senza avere un lavoro regolare (contratto e tutto), oltre undici anni fa, dovevi dimostrare di possedere, depositata in una banca americana, una somma consistente (mi pare fosse 250.000 USD, ma potrei sbagliarmi) che ti garantisse da vivere, e una fissa dimora (che poteva anche essere un albergo, se potevi permettertelo, ma dove realmente ti potessero trovare) o un’appartamento di tua proprietà. Che in USA paga tasse salate.

Oppure dovevi studiare, sempre dimostrando di essere iscritto (pagando le tasse quindi) e di avere soldi sufficienti per l’anno di studi, con una somma consistente depositata in anticipo. L’idea è che devi non solo avere soldi, ma pagare le tasse per usufruire dei benefit sociali degli americani.

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Immigrati, siamo messi molto male ma non diciamo cavolate

black womanNon mi dite che a Rosarno, ridente comune in provincia di Reggio Calabria, c’è la Mafia. E non solo. C’è la Sacra Corona Unita, c’è la ‘Ndrangheta, c’è la Camorra e varie ed eventuali organizzazioni criminali transnazionali. Che news! E che scandalo!

Più di tutto, però, c’è la convenienza e la connivenza della gente comune, quella perbene insomma. Che sugli immigrati africani ci specula, facendoli lavorare per 20 euro al giorno in nero. Chi italiano lavorerebbe così? Ma loro sono illegali e devono piegare la testa. Fino a che Carlo Ciavoni, solerte giornalista di La Repubblica, si decide a intervistarli.

L’unica cosa che non mi convince, però, è quando il giornalista fa parlare il portavoce degli immigrati:

Se venite in Ghana, nel mio paese, siate certi che non vi tratteremmo così” dice con orgoglio Edward, 27 anni, di Accra, che si elegge a portavoce. “Se ci devono far vivere come animali in gabbia [...]“

Non mi convince perché è falsa. In molti paesi dell’Africa, anche quando noi europei non andiamo lì a cercare fortuna ma ad aiutare, non siamo trattati meglio. Mutatis mutandis, s’intende.

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Festa di sangue, in nome della religione

agnelloFra poco si concludono i 70 giorni dalla fine del Ramadan e si celebra una delle feste più crudeli di tutte le religioni:Id al-Kabir. E’ una festa familiare che si incentra sul sacrificio o di un agnello per singola persona, o di un cammello per un gruppo di 7 persone.

La cosa assurda e crudele è come l’animale, che deve essere giovane e privo di difetti fisici, deve essere ritualmente ucciso. La famiglia si riunisce intorno a lui, lo tiene fermo e il padre famiglia gli taglia la gola, in teoria con un unico fendente. La povera bestia viene lasciata lì, a sanguinare fino alla morte.

Il resto non ci interessa, perché viene fatto questo e cosa fanno all’animale, che a quel punto è morto, perché non è di quello che voglio parlare, ma della pratica in sé.

Infatti l’Osservatorio provinciale delle immigrazioni di Bologna ha distribuito delle locandine per chiarire le norme con cui deve essere eseguita questa esecuzione.

Ma dove siamo arrivati? Che in nome della religione anche in Italia si accettano pratiche per noi illegali e assolutamente non etiche? Se il Papa dice una parola assurda ha tutti contro, ma se l’Islam (da noi, terra cristiana da millenni) impone certe regole che ci ripugnano, e che sono contro la legge, allora gli si dice solo come eseguirle al meglio?

Prima di tutto il nostro regolamento giuridico impone che all’animale venga risparmiata ogni sofferenza e venga stordito prima della macellazione, e ucciso in modo veloce. E poi, è etica questa pratica? E’ giusto farla, in nome della religione?

Viste con occhi di chi ha insegnato religioni asiatiche, io non credo.

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Ma il Governo ci ha pensato? Le conseguenze dei tagli alla scuola e all'università

Charlie Manas the BeautifulDicevo due giorni fa che l’università sta scendendo sul piede di guerra, e con ottime ragioni, per gli enormi tagli progressivi aprovati con la Legge 133/08 (ecco il testo). Mi chiedevo ieri se davvero i ministri Gelmini, Tremonti e il governo tutto hanno pensato all’enorme portata e alle conseguenze della legge.

L’istruzione, a tutti i livelli, e la ricerca, non sono dei beni di un partito o di una corrente politica ma di tutti, di uno stato. Sono di tutti, perché le scuole e le accademie pubbliche sono di tutti. I bambini che ci vanno sono figli di persone che si riconoscono nella destra, nella sinistra, nel centro, nella chiesa cattolica, sono figli di estracomunitari. L’istruzione e la ricerca sono il paradigma dell’andamento presente di uno stato e rappresentano lo sviluppo futuro.

Con questa legge, mentre il costo della vita progressivamente sale, in cinque anni, progressivamente, i soldi erogati per l’istruzione e la ricerca diminuiscono. Con quali conseguenze?

Intanto ne dico tre, enormi, che saltano subito all’occhio:

1) la prima è che non ci saranno soldi, che già sono molto pochi, per finanziari degli studi superiori sulle materie considerate inutili, andamento peraltro auspicato da tempo da diversi intellettualoni di destra e di sinistra: i soldi sono pochi, bisogna impiegarli bene, selettivamente, dare la priorità alla ricerca in discipline cosiddette utili: chimica, fisica e via dicendo.

E così, le materie inutili, cioè quelle che non portano direttamente o indirettamente degli utili, in parole povere soldi, verranno sempre più a morire: tutte le arti, le discipline storiche, l’archeologia, lo studio dell’Asia, le scienze sociologiche per compiere studi sull’immigrazione, per esempio, o le scienze musicali, che sono impiegate anche per la cura di vari disturbi neurologici e psicologici. Perché senza soldi non si allestisce neanche la recita dell’oratorio.

2) Prenderanno sempre più piede i finanziamenti privati sia per sostenere le cattedre universitarie che fanno comodo al donatore, sia per la ricerca, con enormi conseguenze etiche: le ditte farmaceutiche, per esempio, finanziano studi ed esami di laboratorio sui prodotti che vanno a smerciare, con cui fanno montagne di soldi, certo non sui prodotti che usano solo in pochi. Ci sono malattie non di massa, o non di moda, che verranno sempre più trascurate.

3) Ma le farmaceutiche, al momento attuale, non finanziano neanche le medicine per i nostri animali, perché non rendono certo l’investimento di denaro per la ricerca, la produzione e la distribuzione.

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Immigrazione: due proposte per snellire l'Amministrazione e incentivare l'economia

gerarchiPronto, vorrei denunciare uno alto circa 1.80, nero, belloccio: mi sembra clandestino. No, il nome non lo so, se è clandestino!

Ho appena sentito alla radio che non so quale comune, mi pare quello di Cantù, ha istituito un numero verde per denunciare in modo anonimo gli immigrati clandestini.

Sapevo che a livello sperimentale in un paio di comuni c’era già, ma non funzionava bene.

Vorrei consigliare ai nostri politici e amministratori: bisognerebbe diffondere a livello nazionale, in modo capillare, degli opuscoletti sull’OVRA, la polizia politica segreta di Mussolini. Funzionava benissimo anche senza telefono e computer.

Si potrebbe anche rimettere su una squadretta di intellettuali ben preparati a istruire il popolo. Si combatterebbe anche la fuga dei cervelli.

Gli errori del Corriere: il miracolo di Berlusconi, ripulire dai rifiuti e "tartassare gli immigranti"

BerlusconiNewsweek sembra elogiare i primi 100 giorni di Berlusconi, dicendo che ha compiuto l’impossibile, cioè “fino a un punto che non ha precedenti nella storia dell’Italia moderna, ha ristabilito il controllo su quella che sembra una nazione ingovernabile“.

Articolo articolo articolo e, alla fine, il giornalista Jacopo Barigazzi dà il tocco finale, che stranamente non è stato riportato dal Corriere, benché abbia citato abbondantemente l’articolo:

Agli italiani ora piace, ma quello che realmente vogliono è la stabilità economica. Ripulire dai rifiuti e tartassare gli immigranti non sarà abbastanza.

Perché le parole “tartassare gli immigranti” (il corsivo è mio) non sono state riportate dal Corrriere? A leggere l’articolo del Newsweek sembra che sia completamente elogiativo, mentre harassing immigrants, come è scritto nell’originale, è molto pesante e può avere tutta una serie di implicazioni legali.

Oltre tutto, l’articolo del Corriere non fa che aumentare il trionfalismo del Cavaliere o del suo partito, grazie a una cattiva traduzione (a meno che non sia stato fatto apposta).

Il bravo Barigazzi comunque può stare tranquillo, qualcosa di stabile lo abbiamo: già si sa che dopo le vacanze i prezzi delle bollette saranno di nuovo stabilmente aumentati.

A Roma l'incontro fra razzismo legale e razzismo illegale

FAO in RomeOggi si è aperto a Roma il vertice internazionale della FAO sull’emergenza alimentare.

Ieri però l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, ha ammonito l’Italia a non varare leggi che permettano l’imprigionamento degli immigranti illegali:

In Europa politiche repressive, come atteggiamenti xenofobi e intolleranti, contro l’immigrazione irregolare e minoranze indesiderate costituiscono grave preoccupazione. Esempi di queste politiche e di questi atteggiamenti sono rappresentati dalla recente decisione del governo italiano di criminalizzare l’immigrazione illegale e dai recenti attacchi contro insediamenti rom a Napoli e Milano.

Lo scorso 21 maggio infatti il Consiglio dei ministri ha approvato il “pacchetto sicurezza”, che comprende un disegno di legge per l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, con carcere da sei mesi a quattro anni.

Al vertice FAO partecipa Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, “persona non gradita” in USA e in Europa, accusato da Human Rights Watch di violazioni dei diritti umani come l’uso della violenza e della tortura durante la campagna elettorale, persecuzione degli avversari politici, violenze sistematiche, appropriazione degli aiuti internazionali alle popolazioni del suo paese e altre cosucce.

Partecipa anche Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell’Iran, lo stesso che nell’ottobre 2005, citando l’Ayatollah Khomeyni, disse:

… il regime sionista è destinato a scomparire dalla pagina del tempo

Louise Arbour ha certamente ragione a dire che l’Italia sta sviluppando un atteggiamento xenofobo, dovuto anche forse al lassismo dei governi che si sono avvicendati fino ad ora nel risolvere la questione e dall’applicazione ancora più lassa delle leggi, ma accettare al contempo a un vertice FAO Mugabe e Ahmadinejad mi sembra davvero un assurdo.

Si condanna il razzismo illegale e si benedice il razzismo legale!

Altro che Malpensa, India India!

Indian airport Penso che più raggiratori e pasticcioni di noi italiani possano essere solo gli indiani. Ho appena saputo queste storielle carine (a leggerle) da Prem e Subash, due colleghi che vivono a Mumbay e a Providence (USA).

A febbraio è stato inaugurato in pompa magna l’aereoporto internazionale Rajiv Gandhi International Airport a Shanshabad, una ridente località fuori Hyderabad, in Andhra Pradesh (uno stato dell’India sud-orientale). Tutto bene, tutto a posto, pochi giorni fa inneggiavano al primo mese di piena operatività, agli standard internazionali e così via.

Peccato che i colleghi siano stati derubati da dei borsaioli travestiti da agenti dell’Immigrazione e della Dogana. Altri, più furbi, si erano insospettiti quando i soliti “agenti” gli avevano chiesto il Visto di ingresso! Altri mentre aspettavano i bagagli sono stati avvicinati da dei tizi in uniforme bianca (come i facchini) che gli hanno chiesto 50$ per riaverli.

A parte queste cosucce, i colleghi si chiedevano il perché di altri piccoli disservizi:

  • Come mai ci sono solo due bagni nell’intera hall, che non sono neanche segnalati e di cui nessuno sa l’esatta ubicazione?
  • Perché i bagni stessi puzzano (verbatim) come “i bagni di una stazione ferroviaria del Bihar” (che è lo stato più arretrato dell’India)?
  • Come mai un c’è in tutta la hall neanche una macchinetta per il caffè?
  • Perché l’acustica degli annunci dei voli in partenza o in arrivo sembra (verbatim) “come se qualcuno sia in un pozzo profondo e borbotti a voce molto alta”?
  • Come mai non ci sono servizi internazionali quali cybercafè o Wi-Fi (cosa a cui gli indiani tengono moltissimo), sedie reclinabili, macchine per il cambio dei soldi?
  • Perché il personale di servizio a ogni domanda risponde: “non lo so”?
  • Perché l’autobus dell’aereoporto impiega 120 minuti dalla città e non 90 per passare inutilmente vicino a delle costruzioni?
  • Non ci lamentiamo troppo dei nostri servizi in aereoporto, c’è chi sta messo molto peggio.

    Il Corriere della Sera in hindi

    indiano che vende fioriPoche ore fa, all’entrata della metro a Piazza San Babila qui a Milano c’era un signore che distribuiva le prime due pagine del Corriere della Sera. Prendo i fogli e dopo due minuti mi rendo conto, sorridendo, che gridava con una certa foga “Giornale! Giornale!”: ma in hindi!

    In effetti c’è parecchia xenofobia in giro, eppure ci sono sempre più extracomunitari, come quell’indiano, che svolgono una gran quantità di lavori anche piccoli, ma di cui non ce ne rendiamo neanche conto.

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    Milano, rivolta a Chinatown: e i soldi?

    Ieri pomeriggio tardi dopo gli scontri sono andata a Chinatown, un quartiere di Milano che comprende Via Paolo Sarpi, Via Bramante, Via Niccolini e un altro gruppo di strade abitate quasi esclusivamente da cinesi di prima o seconda generazione.

    Sembrava tutto tranquillo, se non fosse stato per una lunga fila di camionette della polizia e, agli incroci, dei gruppetti di poliziotti in tenuta antisommossa. Un paio di fotografi professionisti scattava foto a ripetizione alle vie, alla gente. Delle ragazze cinesi di 15-16 anni, tutte carine ed eleganti, ridevano e scattavano foto ai poliziotti col cellulare.

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