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E il Time si scusa

Il Time si scusa ufficialmente con gli indiani residenti in USA per l’articolo My private India, di cui parlavo giorni fa. Ma non con gli italiani.

Ma temo che sia perché gli indiani hanno protestato, gli italiani no. Forse ormai siamo abituati a essere ridicolizzati all’estero, grazie a lui.

Asia: accordo epocale Iran-Pakistan - e forse Cina - mentre in India la povertà si dimezza

gasdotto Iran-CinaDue notizie che cambiano il volto dell’Asia e hanno ripercussioni su tutti noi, il grande mondo.

Sono ambedue economiche ma indicative delle reali politiche delle nazioni e del loro equilibrio. E di come l’Italia dorma, dorma, dorma, e applichi solo una politica di tagli e di sacrifici a quella che dovrebbe essere una politica di investimenti a lungo termine – nella moralità, nella ricerca, nella sicurezza, nell’economia, nella gente, nelle risorse in genere – e si perda in beghe come quella sulla famosa “Padania”, entità non esistente e buona solo ad accattare consensi. E quando ci sveglieremo saremo fuori dal flusso della grande storia e saremo noi il paese tornato a essere, rispetto ai giganti dell’Asia, in via di sviluppo.

Oltre due anni fa parlavo del progetto per un gasdotto che sarebbe andato dall’Iran, passando per Afghanistan e India, fino alla Cina. I giganti dell’Asia, Iran India e Cina, collegati. Parlavo del potenziale politico del progetto, più di 100 accordi diplomatici o culturali. Era stato chiamato, infatti, il “gasdotto della pace”.

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Opere per l'Infanzia Partito dell'Amore

bambino che mangia il paneMenu tipo della mensa per i bambini della scuola elementare e materna a Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza: pasta alla zucca, hamburger, insalata e frutta.

Menu speciale per Lucia, Giovanni, Surya, Moulik, Ahmed, Chan, Modu, Pedro e Fayola, due bambini italiani e sette stranieri: un panino e una bottiglietta d’acqua. Le loro famiglie infatti non hanno pagato la retta della mensa e il sindaco leghista Milena Cecchetto si rifà sui bambini.

Le regole sono uguali per tutti e vanno rispettate“, dice la signora Cecchetto. Il partito dell’amore trabocca di buoni sentimenti e di legalità.

Il Marocco che aiuta l'Europa

donna marocchinaChi lo avrebbe mai detto? Un’altra immagine – forse stereotipata – dei nostri vicini africani cade. Pare che dei risultati del primo summit Unione Europea-Marocco che si è tenuto a Granada, fatto per l’importanza strategica e geopolitica del paese, che è anche il punto di transito per l’emigrazione del continente verso i paesi occidentali, chi ne beneficerà di più sarà la Spagna, la nazione eurpea che ha più sofferto la crisi economica (qualcuno ne sarà contento).

E’ stato deciso che fra EU e Marocco vi saranno relazioni politiche più strette con lo stabilimento del meccanismo di consultazione a livello ministeriale, che ci sarà l’integrazione di un mercato unico sulla base della cooperazione settoriale e una graduale adozione da parte del Marocco dell’insieme delle leggi della Comunità europea.

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Milano, viale Padova: gli ispanici musulmani

Domenica pomeriggio sono andata in vale Padova a vedere i disastri. La via e la zona erano deserti, c’erano solo cartacce. Forse proprio il deserto e la calma inusuale erano lo specchio della battaglia fra i gruppi di neri e ispanici accaduta poche ore prima.

Stamattina presto ho ascoltato il telegiornale del 3 e tutti quelli locali disponibili. Roberto Jonghi Lavarini invocava la Legione straniera per “gestire l’ordine nei quartieri a rischio e mantenere i rapporti con le rispettive comunità etniche, culturali e religiose di appartenenza, insegnando loro come ci si deve comportare in un paese civile e democratico dove sono ospiti“.

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Il Giornale non è razzista, i sindacati sì

leccapiediSCIOPERO VIETATO AI NEGRI

[...] La Cisl ha fatto sapere che il discorso è troppo vago, servono contenuti precisi, certe cose non s’improvvisano: «È inutile parlare alla pancia degli immigrati». La Uil ha risposto con un no secco: «Gli italiani non capirebbero questo tipo di sciopero». La Cgil ha preso atto, tergiversato, con generici vediamo. Cose del tipo: il primo marzo è troppo presto, meglio prima delle elezioni e poi non è che possono incrociare le braccia solo gli immigrati, qui serve una grande manifestazione nazionale, con italiani e stranieri in piazza, insieme. Hanno cominciato, insomma, a buttarla sulla politica. Imbarazzo.

Il titolo è provocatoriamente razzista, l’articolo su Il Giornale è in sostanza convidisibile, e vi dico il perché: il no dei sindacati mi ricorda il divieto e l’accusa di qualunquismo alle manifestazioni spontanee, cioè non organizzate dall’alto, dei gruppi di femministe e di donne sciolte, negli anni Settanta-Ottanta, da parte di sindacati, del PCI e dai vari gruppi di estrema sinistra.

Questi ultimi specialmente accusavano le donne che protestavano “senza permesso” di essere borghesi, perché la lotta di classe è appunto di classe, e non di genere.

Ora i sindacati non appoggiano uno sciopero nazionale degli immigrati. Forse il problema del razzismo sul lavoro non è degno della loro attenzione? Oppure pensano che i neri e gli immigrati dai paesi africani e asiatici siano trattati davvero come gli italiani, o che gli italiani non siano razzisti? Oppure, peggio ancora, i sindacati hanno paura di perdere consensi fra gli italiani?

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Il fresco profumo di libertà che si contrappone al puzzo del compromesso

donna nera che piangePer il ministro dell’Interno Roberto Maroni gli incidenti avvenuti ieri a Rosarno, il Calabria, dove centinaia di immigrati hanno distrutto auto in sosta e si sono scontrati con la polizia – apparentemente per protestare contro un’aggressione contro due extracomunitari – sono dovuti all’immigrazione clandestina. (Reuters Italia)

Ancora una volta si nota l’oscurantismo culturale, per dirla con un eufemismo, del nostro ministro. Che ha addirittura dichiarato che alla base ci sarebbe l’eccessiva tolleranza verso l’immigrazione clandestina.

Ma quanto siamo buoni noi! Tolleranti. Concediamo a questi uomini di lavorare per anni per 14 ore al giorno e li lasciamo vivere in capannoni dismessi senza le più elementari norme igieniche. Li trattiamo come carne da lavoro. E questo perché? Per la nostra ben nota tolleranza.

Delle due l’una: o in Italia non abbiamo bisogno di questi lavoratori illegali a bassissimo costo, e allora li rimandiamo a casa, oppure se lavorano qui devono farlo a condizioni pari degli italiani (non oso dire condizioni legali perché qui ormai di legale in Italia c’è rimasto ben poco).

Altro che tolleranza signor ministro, comodo!
E oltre al comodo, indifferenza, collusioni, contiguità, complicità con le organizzazioni transnazionali locali (leggi: mafia, camorra, ndrangheta, Sacra Corona Unita). Una classe politica che sa e tace. Un’amministrazione che sa e non fa niente.

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Il laureato

Che GuevaraIeri ho portato fuori in cortile delle piante, per farle stare all’aria ma all’ombra.

C’era Miguel, il portinaio che in agosto sostuisce Meri (donna fine e gentile che ha una laurea in economia, parla alla perfezione il russo, l’inglese, il francese e l’italiano, oltre all’albanese e una mezza dozzina di lingue slave). Ex clandestina.

Con mio sommo stupore Miguel ha staccato un paio di foglie, le ha guardate con una lente che teneva nel cassetto e mi ha detto che per la troppa acqua stavano venendo dei funghi. Mi ha mostrato il puntino bianco in mezzo a delle minuscole macchie scure, sul retro della foglia.

Ieri ho scoperto che Miguel è agronomo laureato, ha un Master in trattamento organico delle infezioni delle colture e diversi corsi di specializzazione. Prima di venire qui lavorava in Perù per dei progetti finanziati dalla Comunità Europea.

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Milano che lavora

Milano che lavora, 11giugno2009

Bandiera sull’impalcatura di via Vincenzo Bellini 5, nel cuore della Milano che lavora.

Che produce e che decide.

Rumena.

Razzismo, storia di tre ragazzi normali in cerca di emozioni forti

immigratiIeri alla stazione di Nettuno, vicino Roma, un immigrato indiano è stato bruciato da tre ragazzi. Italianissimi.

Navtej Singh Sidhu, del Punjab, ora ha ustioni di terzo grado sul 41% del corpo. Dal suo letto nella rianimazione dell’ospedale Sant’Eugenio, a Roma, racconta come i tre ragazzi siano passati mentre lui dormiva, poi siano tornati indietro per spruzzargli la benzina sul corpo e verniciargli il viso di vernice grigia.

La cosa schifosa è che i tre hanno confessato di averlo fatto per provare un’emozione forte. E sono tre ragazzi “normali”, provenienti di famiglie normali, che in un giorno qualsiasi si annoiavano.

La notizia mi ha colpito non solo perché a rimetterci è stato un uomo indiano, ma perché temo che ci sia tutta una fascia di persone che ormai ha perso assolutamente il senso del limite, che si crede in diritto di “divertirsi” sulla pelle degli altri, che guarda alla vita di un immigrato come a qualcosa di cui disporre a piacere.

Ci stupiamo tanto, noi che stiamo qui, siamo “civili” e agiamo nella legalità, disposti all’accoglienza e tutta la bella storia. Ma sarà vero? Siamo davvero così democratici? Quanti di noi diranno “è stata solo una bravata”?

Sono certa che fra noi ci sono tante persone perbene e normali, nate e cresciute in famiglie normali, con mariti o mogli normali, per i quali la vita altrui, e specie quella di un immigrato di colore, tutto sommato non ha tanto valore. E che non esita a fare male, a provocare danno o dolore agli altri, se questo gli conviene. O anche solo per sfizio.

Come ho letto in un commento di uno dei blog più conosciuti dalla blogosfera, “la brutalità gratuita che mi piace tanto”.

Io però — che ci posso fare? — capisco queste persone e propongo una cosa. Propongo a tutti quelli e quelle in cerca di emozioni forti, che sia un divertimento o sia una passione o un flirt, e che se ne fregano se fanno male agli altri, di salire sul punto più alto di un palazzo molto, molto alto e buttarsi giù. L’ebbrezza sarebbe garantita, l’adrenalina scorrerebbe a fiumi, farebbero una cosa speciale e rimarrebbero bravi ragazzi e brave ragazze. Brutalità garantita e tutto.

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