Tag Archives: il giornale

Lazio-Inter, Barcellona-Inter e la vittoria regalata

Milano interistaI senatori del PD annunciano che ci sarà addirittura un’interrogazione parlamentare dopo la partita di domenica Lazio-Inter, quando un’addormentata Lazio sembra aver fatto vincere apposta l’Inter. Daniele Capezzone, portavoce PdL, e Maurizio Gasparri, sono indignati eccetera eccetera.

Sono tre giorni che seguo la querelle. Tutti dicono che la colpa è delle partite giocate in giorni diversi per accontentare gli utenti televisivi, quando si sa in anticipo che un certo risultato determina il campionato.

Ho praticato uno sport di squadra a livelli alti e so per esperienza che la motivazione è quasi tutto, altro che preparazione atletica. Il corpo segue lo spirito, non c’è niente da fare. Se ce la metti tutta per vincere, se davvero lo vuoi, diventi bravissimo e spesso vinci, in qualunque condizione.

Poi però ho ripensato alla partita Barcellona-Inter vista al solito bar con gli amici del club. Quando il Barca ha fatto goal, silenzio nel bar sovraffollato. Fuori però sono scoppiate le risate e gli sfottò di due ragazzi. Tensione palpabile, commenti feroci in sala.

continua


Borse, euro, riforme e rilancio dell'economia mondiale: Italia virtuosa, ma...

Arnab DasCrescita lenta o più inflazione e tassi più alti. Queste le previsioni di Arnab Das per l’immediato futuro internazionale. La ricetta per rilanciare l’economia?

Si potrebbe uscire solo con nuova rivoluzione tecnologica, ecologica, bio tech, eccetera. Ma queste sono cose che un governo difficilmente può creare, lo Stato può agevolare certi sviluppi con legislazioni particolari e rendendo l’economia più dinamica e flessibile. Ma negli Usa e ancor di più in Europa si va nella direzione opposta: più protezione lavoratori, più stato sociale, più tasse, meno spese pubbliche eccetera. Dunque rendendo la rivoluzione tecnologica molto più difficile. L’unica buona notizia è che nel mondo ci sarà più stabilità, e una minor volatilità del Prodotto interno lordo.

E sulla possibilità di una crisi del debito pubblico dell’Italia:

Avete da tempo un debito enorme, ma siete diventati virtuosi. In questa crisi siete riusciti a mantenere i conti sotto controllo e il deficit è aumentato molto meno di altri Paesi. In più avete un basso indebitamento delle famiglie e non c’è stata la bolla dei mutui. I problemi sono altrove.

(Tutta l’intervista a cura di Marcello Foa)

Domande di economia e finanza? Fatele a Arnab Das

lavoro minorileGiovedì prossimo uno dei più stretti collaboratori di Roubini, Arnab Das, responsabile delle Ricerche e delle analisi di mercato di Roubini Global Economics, sarà a Milano, invitato da Aberdeen Asset Management, nota società d’investimento patrimoniale.

Chi si occupa di economia e finanza sa che Nouriel Roubini è uno dei pochi economisti ad aver previsto la crisi finanziaria del 2008.

Marcello Foa per Il Giornale ha ottenuto l’esclusiva per un’intervista con Arnab Das, che sarà affiancato da Kevin Daly, portfolio manager di Aberdeen per le obbligazioni dei Paesi emergenti.

continua


Il Giornale non è razzista, i sindacati sì

leccapiediSCIOPERO VIETATO AI NEGRI

[...] La Cisl ha fatto sapere che il discorso è troppo vago, servono contenuti precisi, certe cose non s’improvvisano: «È inutile parlare alla pancia degli immigrati». La Uil ha risposto con un no secco: «Gli italiani non capirebbero questo tipo di sciopero». La Cgil ha preso atto, tergiversato, con generici vediamo. Cose del tipo: il primo marzo è troppo presto, meglio prima delle elezioni e poi non è che possono incrociare le braccia solo gli immigrati, qui serve una grande manifestazione nazionale, con italiani e stranieri in piazza, insieme. Hanno cominciato, insomma, a buttarla sulla politica. Imbarazzo.

Il titolo è provocatoriamente razzista, l’articolo su Il Giornale è in sostanza convidisibile, e vi dico il perché: il no dei sindacati mi ricorda il divieto e l’accusa di qualunquismo alle manifestazioni spontanee, cioè non organizzate dall’alto, dei gruppi di femministe e di donne sciolte, negli anni Settanta-Ottanta, da parte di sindacati, del PCI e dai vari gruppi di estrema sinistra.

Questi ultimi specialmente accusavano le donne che protestavano “senza permesso” di essere borghesi, perché la lotta di classe è appunto di classe, e non di genere.

Ora i sindacati non appoggiano uno sciopero nazionale degli immigrati. Forse il problema del razzismo sul lavoro non è degno della loro attenzione? Oppure pensano che i neri e gli immigrati dai paesi africani e asiatici siano trattati davvero come gli italiani, o che gli italiani non siano razzisti? Oppure, peggio ancora, i sindacati hanno paura di perdere consensi fra gli italiani?

continua


Iniziativa benefica: un tom tom per Gasparri

Maurizio GasparriVisto che Maurizio Gasparri una notte del ’96 è arrivato «con molto ritardo» a una cena perché «stava facendo su e giù lungo quei viali pieni di circoli sportivi (c’è quello parlamentare, quello dei carabinieri, il Coni ecc) perché non conosceva l’esatta ubicazione del Circolo del Polo e a causa della scarsa illuminazione non riusciva a trovare l’entrata» (Il Giornale) ed è stato fermato dai Carabinieri, insomma, si è perso in un viale vicino a casa ben frequentato da viados, su Facebook è nato il gruppo:

Regala un tom tom a Gasparri.

Con l’avvicinarsi del Natale mi sembra una buona cosa.

Il talebano modernizzato

giovane talebano Mentre l’Asiatica Association pubblicava un nuovo numero del JSAWS con un’interessante analisi delle elezioni indiane e due articoli — sul movimento femminile nello stato indiano dell’Uttarakhand e sul teatro femminile nepalese — i talebani “pubblicavano” un libretto tascabile, comodissimo per fare trekking sui monti afghani, con le nuove direttive della guerra per Allah.

Non che le due cose abbiano la stesso peso strategico internazionale, per carità, però io personalmente preferisco la relativa pace degli studi alla guerra, anche quella per un dio.

Oggi The Frontier Post, il giornale delle Province del Nord-Ovest (NWFP),

continua


Il piacere di Berlusconi

BerlusconiBerlusconi piace ancora agli elettori? Vediamo due testate autorevoli.

21 luglio, La Repubblica: Silvio Berlusconi perde 4 punti secchi in 60 giorni e va sotto il 50%. [...] Per la prima volta da quando è al governo (maggio 2008) la fiducia in Silvio Berlusconi scende sotto il 50%.

22 luglio, (Il Giornale): Così secondo il sondaggio realizzato tra giovedì e venerdì della scorsa settimana [...] la luna di miele con gli elettori non pare affatto finita. Oscilla tra il 68 e il 69%, infatti, la loro fiducia espressa nei confronti del presidente del Consiglio, dodici punti sopra rispetto al gradimento che ottiene l’esecutivo nel suo complesso (56-57%).

Notate qualcosa?

Politicamente scorretta

donna chadorIeri all’ora di pranzo passavo per Corso Vittorio Emanuele, qui a Milano. Benché questi giorni non faccia particolarmente caldo, verso le 14 è meglio stare all’ombra.

Mi beavo della notizia che lo stupratore seriale di Roma forse ha un volto e un nome, un uomo che Il Giornale enfaticamente descrive nel titolo: “è un ragioniere militante del PD“: come se facesse differenza!

E mentre pensavo a Federico Rampini che parla dell’impegno concreto della Cina, senza spiegare perché il paese investe in Africa — che non è per spirito umanitario ma per il neo imperialismo cinese e la nuova frontiera della globalizzazione e neo-colonizzazione: in pratica, i cinesi hanno bisogno di esportare beni, manodopera, persone e know how e per avere una maggiore capacità di consumo dei loro stessi beni e permettere le migrazioni di comunità cinesi: e soprattutto, saranno ancora più presenti in Africa — dicevo che mentre pensavo al pur bravissimo Rampini, camminando ho incrociato una famigliola islamica.

Lui, lei, bimba in carrozzina. Lui vestito in jeans, maglietta attillata Ralph Lauren e infradito di pelle, ciondolo d’oro al petto; lei con camicione nero lungo, pantaloni lunghi sotto, scarpe basse e chiuse (assai monacali), guanti neri e chador molto coperto, fino alle sopracciglia.

Gocciolone di sudore scendevano sul naso e sulle guance della donna, sarà per il caldo o sarà che spingeva la pupa, mentre lui si guardava intorno, camminandole leggermente avanti, fiero, impettito ed evidentemente curioso, lieve come un uccello. Lei guardava per terra, come un asinello con i paraocchi che spinge e spinge, affannata.

Ma perché ho avuto tanta, tanta voglia di prendere il marito a ceffoni da qui fino a Roma?

Razzismo, ideologismo, femminismo e io mi sono stancata: io sono una donna!

Enrica GarzilliDavvero non ne posso più di un po’ di cosette. Le sto leggendo da giorni, e da giorni cerco di evitarle per non guastarmi tutta la giornata, ma quando è troppo è troppo.

Tutto è scoppiato con la storia di Rachida Dati, attuale ministro della Giustizia francese, di origine magrebina, che il 2 gennaio scorso ha dato alla luce una bella bimba, senza aver mai rivelato l’identità del padre, e dopo cinque giorni dal parto è tornata al lavoro.

Apriti cielo! Tutti a commentare e poi a criticare chi ha commentato. Qualcuno ha dichiarato che è una donna eccezionale e “molto, molto sexy” (come se per un ministro il quoziente di sexità fosse rilevante), intitolando il suo pezzo “Femminismo cretinismo“:

Oltre alle ovvie considerazioni sull’invidia, il razzismo politico (la Dati è di destra, le femministe di sinistra) e quant’altro, la cosa più impressionante di queste critiche è la volontà dittatoriale di certo pensiero di sinistra di volere con forza e spregio ricondurre tutti al livello più basso.

Come se il femminismo fosse di sinistra! E’ un movimento trasversale, che va al di là della connotazione politica. Soprattutto, giustamente, i gruppi femministi americani dicono che non basta essere donna per essere femminista. Bisogna lavorare attivamente per la difesa di certi diritti e l’imposizione di una effettiva parità. Bisogna unirsi e lavorare con le altre sorelle. Invece, specie qui in Italia, le donne, e direi anche molte signore blogger, fanno troppo spesso comunella con i maschietti, solo perché il potere è spesso uomo, e sono felicissime di dare addosso a un’altra donna. Anche quando con le loro sfortune e cretinerie non c’entra niente.

Qualcun’altra su Il Giornale ha inneggiato alla libertà, messa in pericolo dalla “la follia delle tante femministe” (sempre mosse, è ovvio, da invidia) che hanno criticato la signora Dati, e definisce il ministro “un grand’uomo”:

Basterebbe la sua gloriosa traiettoria di vita a dimostrare che è una grande donna, o un grand’uomo, o tutt’e due, se preferite.

Questo, detto poi da una donna, è veramente troppo! Quando leggo queste castronerie mi viene su un senso di repulsione: ma perché, è uguale dire “grande uomo” o “grande donna“? E’ uguale solo dire ministro! Anzi, il genere per fare il ministro è assolutamente irrilevante (eccetto che per diventare ministro). E mi viene ben più di un dubbio.

Quando avevo 22-23 anni un grande studioso di scienze orientali (di estrema destra, per intenderci, o non avrei dovuto neanche parlare con lui?), Pio Filippani-Ronconi, mi disse, pensando di farmi un grande complimento:

lei è un uomo di scienza.

E io mi mi sono ribellata: sono una donna e la scienza non è incompatibile con l’essere una donna fino in fondo, anche nelle cose più superficiali e culturali, tacchi alti (come dice il signore di Femminismo cretinismo) e tutto. La scienza è una categoria a sé, che non guarda al sesso. Quindi, per favore, lasciatemi il mio.

La questione di Rachida Dati non va banalizzata con il razzismo,

continua


Vita più, vita meno: la Cina dei grandi giornali

ChinaLa Repubblica parla di 14.866 morti ufficiali e oltre 50.000 dispersi, il Corriere di quasi 15.000 morti e circa 40.000 dispersi. Per Il Giornale i morti sono 15.000 e i dispersi 70.000. La Stampa: 12.000 morti ufficiali (ma forse 2000 in più).

L’enormità della tragedia è la stessa, ma fra i numeri ci sono qualche migliaio di vittime e circa 10.000-30.000 dispersi di differenza. E’ la stessa Cina quella di cui parlano? E possibile che quando si guarda un paese così grande a così grande distanza, questa differenza non conti? Mi pare che ci sia poco rispetto per questa catastrofe e che potrebbero almeno riportare le note di agenzia o dei giornali cinesi: almeno vengono da loro.

E poi, come si vede con i racconti del grande pellegrino buddhista cinese Hsuan-Tsang, quando nel VII secolo descrisse l’India e l’Asia centrale, i giornali cinesi hanno un grande merito: non ornano di orpelli inutili una tragedia che, per quanto è grande, non ha bisogno di ulteriori parole. Riportano i dati, parlano di cifre, dei soccorsi e di quello che sono riusciti a fare concretamente. Hanno una grande tradizione di scrittura concreta e fattuale, li sto apprezzando molto.