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Roberto Colaninno e Rocco Sabelli parlano dell'Alitalia

AlitaliaIeri sera cena con l’Harvard Club of Italy, organizzata dall’Harvard Business School. Una sessantina di uomini d’affari, qualcuno venuto anche da Roma e da Firenze, solo nove o dieci donne. Ospiti d’onore Roberto Colaninno e Rocco Sabelli, rispettivamente presidente e amministratore delegato dell’Alitalia. Due uomini dal carattere d’acciaio, spietati – nel modo di parlare, oltre che nelle cose che hanno detto – ma vivaddio sinceri in modo quasi brutale.

Colaninno, dopo aver manifestato a più riprese il disprezzo “per i professori che sanno tutto” e in pratica non capiscono niente, ha parlato degli obbiettivi pienamente raggiunti del piano industriale stabilito e che si può riassumere così: la riorganizzazione dell’Alitalia tramite il licenziamento di 7000 persone, i tagli e lo svecchiamento graduale della flotta di aerei, l’accorpamento di alcune linee nazionali, gli accordi per tratte internazionali che sono “quasi un merging di aziende”, la riduzione drastica della presenza sindacale e, soprattutto, e questo era il punto iniziale ribadito da Colaninno, il depauperamento del potere dei piloti, che secondo lui era stato la causa principale del fallimento dell’azienda.

Tutto questo con un unico obbiettivo: ridurre i costi e aumentare le entrate per cominciare a ricavare un profitto. Il che in linea teorica mi sembra sensato perché un’azienda che non ha un profitti chiude, ovvio.

Una cosa sulla quale punta l’azienda è il mercato dell’utenza di Cina e India, in entrata verso l’Italia. Giustamente ha detto Colaninno che la nostra crescita è proporzionale alla loro crescita ed, essendo mercati enormi, ci dovremo aspettare un grosso turismo da Cina e India verso il nostro paese. Cosa che ho notato già questa estate, quando in piazza del Duomo c’erano famiglie indiane al completo venute evidentemente in vacanza.

Alla fine del lungo discorso mi sono avvicinata per chiarire un dubbio con

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Una storia di riviste che va avanti, nonostante la pubblicità

JSAWSBella la storia del primo journal online e del banner, e una punta di rimpianto per i tempi in cui la pubblicità pagava. Il maggio del 1995 un gruppo di studiosi di Harvard, con l’aiuto tecnico (e tante idee brillanti) di Ludovico, ha fondato tre riviste accademiche online, l’International Journal of Tantric Studies, l’Electronic Journal of Vedic Studies e il Journal of South Asia Women Studies.

Meno di due anni dopo il primo banner, la pubblicità di un grande distributore di libri asiatici, Bagchee, che ora vende online. Con il messaggio che si alternava. Assai ben pagato (in dollari). Bagchee ancora adesso ci ringrazia per la pubblicità, cominciava l’attività allora ed è molto difficile sfondare nel mondo conservatore degli studiosi. Noi dobbiamo ringraziare lui perché le riviste erano molto più viste grazie al banner “rotante”, una cosa nuovissima al tempo, solo 14 anni e mezzo fa.

La storia l’ho già fatta qui, ma ricordo tutto con estremo piacere. Poi, nel 1997,

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Macabro ma bello

Titanic filmChe tragedia immensa quella del Titanic. La magnifica nave a vapore inglese, la più grande del mondo, il 14 aprile 1912, poco prima di mezzanotte, colpì in pieno un iceberg e affondò. Dopo 2 ore e 40 minuti aveva portato con sé nei gelidi abissi 1517 persone.

Ho sentito che gli inglesi hanno pensato di ripetere il viaggio. Hanno organizzano tutto per il centenario, il 2012. Il Titanic Memorial Cruise partirà da Southampton l’8 aprile e e finirà esattamente dove è affondata la nave originaria, alla stessa identica ora. La crociera ha già venduto la metà della cabine a una media di 4.118 £, cioè 4.454 Eu, che per sei giorni di viaggio non è poi così poco.

Il mio pensiero immediato: Che bello che il Titanic sia affondato, così è stata

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L'innovazione cresce: riaprono JSAWS e IJTS, le prime riviste online (1995)

JSAWSSabato sono andata alla bella festa di matrimonio di Zamperini — dove ho ballato da matti con l’agile lui, la pacata lei, il compassato lui e l’inamovibile lei — tutta bella felice. Abbiamo ricominciato le pubblicazioni della rivista online Journal of South Asia Women Studies! Ero stanca morta, ho finito alle 21:30 dopo giornate intere al computer ma sono stati giorni ben spesi.

A maggio del 1995, con l’appoggio di Michael Witzel, un professore di Harvard mio direttore al dipartimento di Sanskrit and Indian Studies e lui, geniale Technical Editor che si trovava per caso nella stessa università, ho fondato l’International Journal of Tantric Studies, la prima rivista accademica del mondo insieme al Journal of Buddhist Ethics e l’Electronic Journal of Vedic Studies (per cui servo come caporedattore).

I motivi per fondare una rivista online sono tuttora validi, anzi, con questa crisi internazionale dell’editoria sono vincenti. L’abbiamo subito trasformata in una rivista peer-reviewed, con un comitato di redazione formato di un nutrito manipolo dei migliori studiosi, entusiasti e volontari, da paesi quali gli USA, il Giappone, l’India, la Germania, il Nepal. Nessuno dall’Italia dove gli studiosi, con rarissime eccezioni, digitavano ancora con il pallottoliere. Noi eravamo online dal 1992.

IJTSL’IJTS è diventato subito un mezzo internazionale per connettere scienza e religione, scienza e computer, scienza e diritti umani e le persone che se ne occupano, professionalmente e non. L’importante, pensavamo, sono le competenze e la bona fide, non il ruolo. Se sei capace, insomma, se ci capisci, se sei davvero specializzato. E se ti comporti con correttezza, perché per collaborare è essenziale.

La qualità delle risorse umane sono il primo elemento per fondare e portare avanti in una rivista degna di questo nome. Quanto alle risorse finanziarie, al tempo ci ospitava Harvard; poi, grazie a Ludovico siamo approdati al Politecnico di Milano; infine abbiamo deciso di affrontare il mare aperto e diventare indipendenti.

Un rischio enorme ma le persone, la voglia di lavorare e la fiducia c’erano, la rivista era già famosa nel piccolo mondo di Internet e citata dall’Encyclopaedia Britannica e dai più grandi siti universitari del mondo, vinceva premi e menzioni speciali (quando su Internet erano ancora dati solamente per merito e non riproducevano le modalità di attribuzione dei premi del mondo “reale”). L’entusiasmo di tanti lettori qualificati (ma non del mondo accademico, che storceva il naso) ci ha spinto a rischiare.

Per anni, devo dire, giornalisti anche importanti (ricordo una grande firma dello Washington Post) ci chiedevano il permesso di seguire la mailing list della nostra rivista per prendere a modello le discussioni, le idee e le soluzioni per quello che poi sarebbe diventato il loro quotidiano online. Son soddisfazioni, eh! Conservo ancora tutte le mail e le discussioni con l’idea di pubblicarle, un giorno o l’altro. Titolo: The Birth of the First Academic Online Journals.

Nel giugno 1995 è nato il Journal of South Asia Women Studies sul cosidetto “Gender Studies” nell’Asia meridionale, centrale e del sud-est asiatico (in pratica, dall’Afghanistan a Taiwan e le Filippine, con l’esclusione di Cina e Giappone). L’idea l’ha lanciata Ludovico, visto che io ero una delle prime specialiste della materia (in ordine temporale, intendo) e avevamo mezzi e opportunità. Anche questa è stata la prima di una lunghissima serie di riviste accademiche di studi sulle donne, un vero successo internazionale. Le richieste di collaborazione fioccavano.

Nel 1997 abbiamo fondato l’Asiatica Association, che è stata anche il primo proto-blog accademico del mondo, che da qualche mese si è trasformato in un vero blog collaborativo. Anzi, fra poco annuncerò i bravissimi collaboratori (fra i quali il primo italiano).

Poi ho deciso di vendere gli spazi pubblicitari e Ludo ha avuto l’idea di realizzare il primo banner dinamico delle riviste accademiche del Web. Bagchee, uno dei due maggiori distributori indiani di libri di politica, indologia, buddhismo, islamismo, filosofia, storia, arte, è stato entusiasta dell’idea e ci ha pagato (sull’unghia, come si suol dire, non certo come le aziende italiane che pagano dopo mesi) ben 1000 US$! Non lo ringrazierò mai abbastanza della fiducia e della stima.

A quel tempo avevamo già fondato l’associazione culturale e avevamo messo le riviste a pagamento per le biblioteche per due maggiori motivi: per non dipendere dalla pubblicità e perché non copiassero gli articoli, vista la brutta esperienza di due miei articoli online copiati verbatim in Italia e in India. La signora indiana ha ottenuto anche una borsa di studio dal suo governo grazie all’articolo, che ha avuto la sfrontatezza di presentare come suo a un congresso regionale: potenza del Web, qualcuno dei nostri lettori l’ha riconosciuto e mi ha informato. Il mondo con Internet è diventato molto piccolo e, riguardo alla scienza, questo è un bene.

JSAWS volumeOltre tutto, essendo i siti registrati con ISSN e tutto, valgono per gli autori come pubblicazione regolare anche senza che noi stampiamo la raccolta dei volumi (questo; in copertina io con la mia amica Taslima Nasrin, scrittrice e poetessa e vincitrice, fra l’altro, del Premio Sakharov per la Libertà di pensiero del Parlamento europeo e di quello dell’Human Rights Watch).

Dopo una pausa dovuta a diversi fattori, innanzi tutto una riorganizzazione tecnica e un restyling durati 2 anni e mezzo (!), con un sistema facile e veloce di pubblicazione, sabato scorso il JSAWS ha riaperto.

Ecco, ho descritto a brevi linee la storia dei primi journals online solo per spiegare quanto sono felice. Ringrazio tutti i collaboratori e gli autori vecchi e nuovi. Se vi va, andate e a leggervi il mio ultimo editoriale The New Political Scenario in Nepal and in Afghanistan and The Fairy Tale of the “Good Taliban”.

A proposito dell’editoriale, ho già fatto arrabbiare qualche studioso analista politico, vicino alla Casa Bianca e sostenitore della politica asiatica di Barack Obama, che ha fatto un gran chiasso su una mailing list e con me in persona.

Ho però ricevuto anche 63 email di congratulazioni da tutto il mondo, incluso T. Matthew Ciolek, Direttore dell’Internet Publications Bureau del National Institute for Asia and the Pacific all’Università Nazionale di Canberra (Australia) e la capo bibliotecaria del prestigioso SOAS (School of Oriental and African Studies) di Londra. Dall’Italia solo l’ottimo Michelguglielmo Torri, fondatore e presidente dell’associazione ItalIndia e cofondatore di Asia Maior.

Le riviste online sono nate innanzi tutto come mezzo veloce e democratico di pubblicazione, una democrazia quasi diretta, che è inscindibile dalla libertà di opinione. E io ho espresso liberamente la mia ben fondata opinione.

Ancora la libertà di stampa, su carta e su Internet, esiste.
Chi sa, però, per quanto.

Avvocati disoccupati a Harvard

Harvard Law SchoolQualche giorno fa il gruppo Harvard School Alumni di FaceBook ha postato un lavoro. Cercavano un avvocato esperto di Sud America da impiegare nella nuova amministrazione di Obama. Hanno avuto oltre 60 risposte immediate su 1067 membri.

Ora quasi ogni giorno ci sono annunci di lavoro, specie per avvocati specializzati in tecnologia, specie per la West Coast, e decine di risposte.

In Italia il tasso di disoccupazione fra laureati dall’anno scorso è aumentato, ma che un laureato in legge ad Harvard in USA sia disoccupato non l’avevo mai letto. E sì che sono nel gruppo da tre o quattro anni.

Berlusconi l'ha fatto di nuovo!

Obama è bello, giovane e pure abbronzato e penso che [il presidente della Federazione Russa Dmitry Medvedev] non dovrebbe avere problemi ad avere rapporti con lui (video del Corriere).

Ha detto Berlusconi nel corso della conferenza stampa al termine del bilaterale Russia-Italia al Cremlino. E il New York Times commenta:

L’ha fatto di nuovo.

Al che Veltroni dichiara:

le parole di Berlusconi danneggiano seriamente l’immagine e la dignità del nostro paese sulla scena internazionale.

E gli chiede di scusarsi ufficialmente.
Ma Berlusconi ribatte:

Davvero ci sono persone che non capiscono che era una cosa carina da dire? Se scendono in campo gli imbecilli siamo fregati. Dio ci salvi dagli imbecilli.Come si fa a prendere un grande complimento come una cosa negativa? Ma che vadano a…!

Fine della patetica sceneggiata.

Ha commentato The Guardian che fra le tante congratulazioni arrivate ieri a Obama due si sono distinte: quelle di Berlusconi e quelle del presidente dell’Iran Mahmoud Ahmadinejad, che ha detto “Spero che preferirà davvero la giustizia e l’interesse pubblico a quello delle richieste, che non finiscono mai, di una minoranza egoista, e colga l’opportunità di servire la gente in modo che venga ricordato con molta stima”.

Titolo dell’articolo:

Thanks, but no thanks

Che può essere tradotto come “Grazie, ti ringrazio ma no”.

Penso che la sceneggiatura di basso livello dei nostri politici la dica lunga sullo standard morale, etico e di buon gusto imperante nel nostro paese (perché ricordo che Berlusconi è stato eletto dalla maggioranza del nostro paese). E di come siamo guardati all’estero.

Proprio ieri mattina ho parlato di Berlusconi, non volendo, con due persone.
Il primo è il proprietario di un negozio di utensili per la casa di viale Premuda.

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Tutto quello che dici potrà essere usato contro di te

FacebookSono giorni e giorni che mi arrivano a tappeto delle email di Facebook con la pubblicità di eventi, travestite da inviti, come quello di un famoso Show che mi è arrivato, forse per sbaglio, con una media di un annuncio ogni due-tre ore per giorni e giorni. Che mi ha così infastidito che, se anche avessi voluto partecipare, mi è passata totolmente la voglia.

Intendiamoci, io uso Facebook da anni, mi piace, ma lo trovo sempre più invadente. Poi ieri ho letto questo sulla mancanza di privacy su Facebook e mi sono un po’ spaventata. Non ho controllato, ma ci sono ottime probabilità che sia vero.

D’altronde so con certezza che quando ho scritto su America e CBNR, le armi di distruzione di massa, i servizi informativi americani hanno cominciato a seguire questo blog. In realtà è un’operazione normale, scannerizzano a tappeto tutti i siti con delle parole chiave sospette e “USA”, “Falluja” e “CBNR” avevano fatto scattare l’allarme rosso.

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Il Cavaliere un po' è perseguitato, un po' è...

Camilla FerrantiTutti sanno che Berlusconi… un pò è perseguitato, un pò è coglione lui. Per parlare di certe cose al telefono…

Ecco la frase lapidaria di Bossi, parlando di Berlusconi e le intercettazioni, in un’intervista a Telelombardia di venerdì scorso che è stata trasmessa nel corso del programma Iceberg.

Così, mentre Berlusconi si schiera contro l’entrata nel G8 di India e Cina, le due grandi potenze emergenti che in pochi anni diverranno superpotenze e non potranno più essere bloccate nelle grandi organizzazioni sovranazionali, The Australian sul tema intercettazioni titola Berlusconi accused of pimping his ‘butterflies’ cioè

Berlusconi accusato di fare il pappone per le sue “ragazze”.

Termina l’articolo con le parole in sua difesa della tronista Camilla Ferranti (nella foto sopra), una delle “ragazze”. Ma anche queste parole suonano, in realtà, come un atto di accusa, per quanto suonano false:

E’ una persona di grande sensibilità, molto generoso, che ama lo scherzo. Il suo comportamento è innocente, Gli piace la bellezza, come piace a molti altri.

Ecco, non so voi ma io mi vergogno un po’. Come quando Ilona Staller, in arte Cicciolina, era stata eletta deputato, mi è sembrata una vergogna: non mi piace che un’attrice super porno, con foto pubbliche anatomiche, mi rappresenti. Mi sono sentita offesa nella mia dignità di donna e di essere umano.

Dopo qualche anno sono andata a lavorare in India e anche il mio amato maestro, il pandit Nityanand Sharma che ha ha scritto un utile manuale di sanscrito moderno, mi diceva che il mio karman come italiana era una punizione, visto che in Italia era stato deputato Cicciolina.

E mi sono sentita offesa quando sul Time è apparso il brevissimo stralcio di un’intervista, una frase lapidaria, in realtà, di Alba Parietti, accompagnata da una sua foto in mutande di pailettes e maglietta molto generosamente aperta sulle sue grazie prefabbricate, che recitava più o meno così:

Io introduco la cultura negli Stati Uniti.

Avevano lasciato la rivista sulla mia scrivania ad Harvard per prendermi bonariamente in giro sulla qualità della cultura italiana, dicendo che era ovvio che me ne fossi andata, ma mi ero sentita offesa. Io non avevo niente a che vedere con quella “cultura”.

Tutti questi personaggi, e ora purtroppo anche il nostro Primo ministro, al di là di tutte le considerazioni politiche perché non sono una politologa, sicuramente suscitano me un senso profondo di vergogna: mi vergogno di loro e per loro, mi dispiace quello che scrivono di loro all’estero, mi sembrano dei fenomeni un po’ deformi da palcoscenico e, sebbene mi dica che c’è di peggio al mondo, ci sono politici ben peggiori, quando incontro amici e colleghi stranieri evito l’inevitabile: le domande sulla cultura, sulla politica e sui personaggi politici, sulla loro moralità, sulla loro legalità.

E questo mi pare un gran brutto segno.

Tutto Darwin online

DarwinDopo l’iniziativa di Harvard, anche l’università di Cambridge mette gratuitamente online l’enorme mole degli appunti di Darwin, lo scienziato evoluzionista, con le immagini originali e gli schizzi.

E’ tutto qui. Prima erano consultabili solo dagli studiosi. Il problema era infatti che il materiale cartaceo si deteriora: ma scannerizzato si può conservare per sempre.

A lato una bella foto di Darwin (c. 1873), seduto nella seggiolina di vimini del suo giardino d’inverno, fra un esperimento e l’altro, mentre si trastulla al computer.

Domani su Nòva

ReadingDomani su Nòva del Sole 24 Ore un articolo di Enrica Garzilli sulla distribuzione online gratuita degli articoli dei professori della Facolty of Arts and Sciences di Harvard, con un intervista a Michael Witzel, professore di Sanscrito e Studi Indiani.

Con lui ho aperto le prime riviste scientifiche online (1995) ed è uno dei primi fautori della distribuzione online libera dei dati scientifici, sia per favorire la ricerca e lo scambio fra studiosi, sia per la corretta informazione del grande pubblico. Perché, diciamocelo, su Internet si trovano delle bufale colossali o delle cose approssimate, raffazzonate, scopiazzate qua e là..

A proposito di libera distribuzione della conoscenza, questo è l’elenco di tutte le riviste scientifiche online gratuite.
Enjoy!

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