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The Olympian Dachhiri Sherpa: Nepal, Peace, and the Olympic Games

Dachhiri Sherpa (born November 3, 1969) is the only olympic athlet from Nepal. He will cross-country ski on Feb 26 at 4:00 am Eastern time.

I wonder whether Nepal, which undersigned peace like the other 84 nations taking part to the games, will respect the cease-fire of the civil war.

Last Thursday Feb 9 the first local elections occurred. However, rebel attacks against the despotic King Gyanendra and the government have intensified in recent weeks.

“We refuse to accept the results from these so-called elections,” said Krishna Sitaula of the Nepali Congress party.

Requiem for the Olympic Peace.

Blog e politica II: libertà? A che serve un blog n. 4

Sto finendo un articolo sulla situazione in Nepal prima e dopo il colpo di stato del buon re Gyanendra Bir Bikram Shah Dev del 1° febbraio 2005.

Già da un po’ di giorni, da quando ho notato che in Nepal l’unica voce libera ormai sono i blog (tutti su provider fuori del Nepal), rimugino sulla cosiddetta libertà dei blog (anzi, ho da fare una domanda a Luca di Wikilab, Marco Montemagno e Ludo di Qix al proposito, anche se pare che alla mia proposta di non litigare ma unire le sinergie per fare qualcosa di costruttivo, che ho messo nel commento su Wikilab, nessuno ha risposto: troppo impegnati in discorsi importanti…:) e spesso poco costruttivi, voglio dire, arriveremo alle elezioni facendo al solita figura degli imbecilli storici, come da anni ormai, sprecando tempo e risorse…).

Allora, dicevo, guardavo per ragioni mie il blog di Amnesty International USA e, leggendo un post sulla violenza sulle donne in Guatemala, volevo chiedere delucidazioni all’autore obbiettando una cosa.
Lo crederete? Molti post di Amnesty non ammettono commenti!

Ma allora qual’è la differenza fra un e-journal e un blog? Se uno ogni giorno pubblica articoli su di un e-journal con qualche link, insomma se imita lo stile dei blog (post brevi, nuovi e pieni di link), diventa blog.
Dov’è la libertà del blog?

Il blog che non suscita e non ammette dialogo non è un blog. Sic et simpliciter.
E’ una bacheca di notizie lampo fresche.
Ma non ha la caratteristica principale di questa forma di comunicazione, del blog: la libertà di chiedere e rispondere da parte dei lettori, di commentare, sicuri di essere ascoltati e di essere presi in considerazione.

Blog e politica: l'esempio del Nepal -- a che serve un blog n. 3

Il 1 febbraio 2005 il re del Nepal Gyanendra Bir Bikram Shah Dev (del tutto casuale che anche il massacro di Narayanhiti fosse avvenuto il 1°?) ha fatto un proclama, prendendo la “decisione storica�? al fine di “difendere la democrazia multipartitica ristabilendo la pace per la nazione e per la popolazione�?, per “difendere le proprietà prese dai terroristi Maoisti e per difendere dalle uccisioni criminali gli innocenti, donne, anziani e bambini contro le loro azioni, che sono i piani malvagi di un individuo o un gruppo che agisce attraverso dei gruppi mafiosi sponsorizzati.” A tal fine, per ristabilire la pace e “garantire il dibattito democratico, un’effettiva economia di mercato, un buon governo, la trasparenza e il governo di diritto libero dalla corruzione�?, in nome dell’autorità garantitagli dall’articolo 27 (3) della Costituzione, Gyanendra ha sciolto il Consiglio dei Ministri. E’ il colpo di stato.

Come prima cosa 1) ha sospeso i programmi di notizie e di politica da tutte le stazioni radio private e le televisioni locali, con l’ulteriore conseguenza di privare del lavoro duemila giornalisti del settore. 2) Ha dichiarato lo stato di emergenza, 3) ha bloccato linee telefoniche e cellulari, 4) ha messo in prigione centinaia di politici, di giornalisti e di attivisti.
(Nota del 9 dicembre: oltre 2300 solo il giorno dopo, fra i quali l’ex-Primo Ministro Deuba)

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Calcio, razzismo e democrazia: Francia-Germania e le previsioni per una rivolta

Stasera a Parigi si giocherà la partita di calcio amichevole Francia-Germania:

Riporta l’ANSA:

I francesi dicono che non ci sono problemi, e noi ci fidiamo”, ha detto Georg Belau, responsabile della nazionale tedesca.

Fra Francia e Germania c’è maretta da secoli per una mai sopita competitività su pochi territori di frontiera, per gli accordi economici e quant’altro.

Al momento, comunque, la diatriba ufficiosa (mai ufficiale, sin dagli accordi presi dopo la II guerra mondiale) verte sul primato importante che ambedue vogliono arrogarsi: ambedue vogliono essere la nazione dallo sviluppo economico più avanzato d’Europa, quella che, in pratica, detta legge — e gli accordi finanziari bilaterali (perché in ogni accordo c’è una parte più debole, è ovvio, anche fra gli stati). Ma due stati-più-forti-alla-pari non possono coesistere!

Inoltre, i francesi non hanno mai perdonato alla Germania l’occupazione nazista. Di contro, i tedeschi hanno dimostrato il collaborazionismo di larga parte degli ebrei francesi proprio a questo fine. Insomma, picche e ripicche anche molto serie, come questa, in una inimicizia senza fine dalle vecchie radici.

La questione della reciproca antipatia fra Francia e Germania è antica ed è complessa. Se ne avete voglia, ascoltate le stupende lezioni di Storia culturale europea 1660-1870 del mio storiografo preferito, George Mosse (ebreo tedesco emigrato negli USA) — anche se ho qualcosina da dire sulle sue teorie sulla Nascita del monoteismo nel mondo antico — ma, d’altronde, lui è uno storico culturale e non uno storico delle religioni: quindi, ha qualche bella idea ma manca totalmente della mentalità necessaria ad esercitare un altro lavoro, manca della “manualità” del processo storiografico applicato alla storia delle religioni.
E, detto per inciso, Mosse manca anche di una profonda conoscenza delle religioni stesse, che per loro stessa natura si occupano di morale, etica, ontologia, cosmogonia, ecc., più che di “fare la storia”.
Ma io che me ne occupo professionalmente devo dire che Mosse anche su questo offre, proprio perché è un newbie, degli spunti orginali per gli storici delle religioni.

Ma ritorniamo al punto: la partita fra Francia e Germania.
Gli psicoanalisti hanno

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Viaggio in Nepal: Che strano, Gyanendra si salva! Il Nepal, la "People's War" dei Maoisti e i Diritti Umani

Ho detto nel post precedente Per una scuola in Nepal che, accidentalmente, Dipendra Bir Bikram Dev Shamsher Shah ha ucciso il 1 giugno 2001 suo padre, il re regnante Sri Sri Sri Sri Sri Maharajadhiraja Birendra (guardate i titoli onorifici nel sito Nepal, che è accurato ma molto semplice, per iniziandi), insieme ad altri 10 membri della sua famiglia.

Il re che c’è ora, Gyanendra, è il fratello minore di Birendra. E che succede? Che Gyanendra è l’unico ad essersi salvato dalla strage perché per puro caso stava fuori Kathmandu, mentre Dipendra, in circostanze misteriose e mai chiarite, sterminava tutti quelli della linea dinastica che poteva succedere al trono: se stesso, che poteva forse essere salvato dato che è arrivato all’ospedale militare, non in quello civile, più vicino e meglio attezzato, ancora in vita, suo padre e sua madre, suo zio, il fratello minore del re e maggiore di Gyanendra (che quindi, veniva prima in linea di successione), la sua bellissima sorella con suo marito e altri…

Ed ora Gyanendra regna come un dittatore, dopo il colpo di stato del 1 febbraio 2005, mentre la People’s War, la Guerra del Popolo iniziata dai Maoisti (l’80% della popolazione) che è scoppiata nel 1996, si è inasprita. E’ la guerra civile.
Niente libertà civili, legge speciali, continui coprifuoco, libertà di stampa soppressa, misure straordinarie, libertà di associazione (più di 5 persone) soppressa, radio e televisione controllati, agenzie di stampa libere soppresse, e pure molti siti democratici (come quello di avvocati, giudici e persone di legge per promuovere la democrazia nel paese) soppressi.

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Miss Italia 2005, armi di distruzione di massa (CBNR), il sito della CIA e il Nepal

Profondamente appassionata di quello che sto facendo, cioè l’editing di una tesina di 300 Kb intitolata Il Traffico delle Armi di Distruzione di Massa per l’UNICRI (United Nations Interregional Crime and Justice Institute) e presa da sacro ardore lavorativo, con la testa che mi casca sul computer, gli occhi che mi bruciano e una fame nervosa da mangiarmi l’angolo del tavolo, mi alzo e accendo la TV.

E che ti trovo? Un programma sul backstage delle prefinali del concorso di Miss Italia 2005.
E mi è pure piaciuto! Cioè, non so se mi sia piaciuto ma l’ho tirata alle lunghe per mezz’ora…
Un po’ di refreshment per il cervello ci vuole ogni tanto.

La verità è che il pensiero delle armi di distruzione di massa o Cbrn (armi chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari) mi angoscia…

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