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India, gay e magistratura italiana

Indian gay parade

Dopo il Guy pride di domenica a Delhi, Kolkata e Bangalore, l’Alta Corte di Delhi ha dichiarato l’articolo 377 del Codice Penale indiano una “violazione dei diritti fondamentali”. Questa è la famosa legge contro l’omosessualità entrata in vigore nel 1860, sotto il governo coloniale britannico, che diceva:

I rapporti carnali contro natura fra gli uomini, le donne donne o con gli animali è punibile con l’imprigionamento, anche a vita.

Di fatto, gli anni di prigione erano fino a 10 e la legge era usata fino a ora specialmente contro i pedofili, ma nel 2006 aveva fatto scalpore l’arresto di quattro uomini gay a Luknow. Sono anche noti dei casi in cui la polizia indiana ha usato questo articolo del Codice per ricattare o anche violentare gli omosessuali.

Il verdetto della Corte di Delhi può essere contraddetto dalla Corte Suprema dell’India, che ovviamente regola il funzionamento di tutte le Alte Corti degli stati dell’Unione Indiana, ma non credo che il suo verdetto sarà molto diverso. La Corte Suprema è chiamata “il guardiano della Costituzione” ed è particolarmente attenta al rispetto dei diritti fondamentali, attraverso il ricorso diretto previsto proprio dalla Costituzione.

La Corte Suprema ha un grado di autonomia, previsto dall’ordinamento indiano, che le conferisce un grande prestigio e una grande indipendenza dalla politica e dal Parlamento. E’ in grado di contrapporsi alle decisioni delle Alte Corti locali (come l’Alta Corte di Delhi) o distrettuali e alla violazione delle leggi dei singoli stati dell’Unione. Soprattutto, vigila che i diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione, vengano rispettati.

A proposito della legge contro l’omosessualità maschile in India e anche in Gran Bretagna, è nota una storiella molto carina che forse neanche Culturagay.it conosce. Quando chiesero alla Regina Vittoria perché nel regno i rapporti fra omosessuali uomini fossero stati dichiarati illegali e quelli fra donne no, la regina rispose:

Perché non sapevo che esistessero!

La situazione legale in India fa pensare all’indipendenza della magistratura in Italia. Per dirla chiaramente, alla famosa cena fra Silvio Berlusconi, il Guardasigilli Angelino Alfano e i giudici costituzionali Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, che ieri è stata al centro dell’audizione del ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Il giudice costituzionale Mazzella ha infatti ospitato a casa sua i signori di cui sopra, proprio alla vigilia della riunione della Corte dedicata alla costituzionalità del “lodo Alfano”.

Questo è il testo della lettera aperta del giudice Mazzella a Berlusconi.

Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perché cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell’Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo, non voglio cadere nel tranello di essere accusato, da parte di chi necessariamente ne ignorerà il contenuto, di averti inviato una missiva ‘carbonara e piduista’, secondo il colorito linguaggio di un parlamentare. Ritenevo in buona fede di essere un uomo libero in un Paese ancora libero e di avere il diritto ‘umano’ di invitare a casa mia un amico di vecchia data quale tu sei”.

“Ho sempre intrattenuto con te – scrive Mazzella – rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioé possibili ‘spioni’, come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta – è sottolineato nella lettera – resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile”.

Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l’ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico”. “Caro presidente – conclude la lettera -, l’amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L’Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto. [da Il Salvagente.it]

Sul fatto che alla cena fosse presente anche Alfano, neanche una parola.

Pina Bausch danza e se ne va

Pina BauschD’estate le contraddizioni scoppiano, i conflitti si esasperano e chi sta male se ne va per sempre. Il mondo della cultura è in lutto. Un’altra grandissima interprete del nostro tempo ci ha lasciato, Pina Bausch, una donna stupenda e assolutamente rivoluzionaria nella danza e nella coreografia.

L’ho vista molti anni fa in Germania. Il suo gruppo di Tanztheater aveva attaccato a muoversi sul palcoscenico, a recitare. Non si poteva dire danzare. Un modo angosciante, gesti quasi scomposti, asincroni, port-de-bras strani, come scoordinati. In una parola, recitazione e danza contemporanea, quella che per gustarla ci vuole un libretto che te la spieghi passo passo.

E poi è venuta lei. Questa signora quasi cinquantenne, che aspettava in un angolo del palcoscenico, ha cominciato a camminare verso la platea e da quel momento non sono più riuscita a staccarle gli occhi di dosso. Non esisteva nessun altro, solo questa danzatrice magra, muscolosa, spigolosa ma armonica, con una semplice crocchia e una lunga veste bianca, che con un semplice movimento delle braccia esprimeva tutto il dolore del mondo, tutta la gioia del mondo, tutto l’amore e tutta l’allegria. Un’energia pura, intensa, così diversa dai movimenti formali e codificati dei vari stili di danza occidentale e orientale.

Pina ha semplicemente rivoluzionato la danza. E l’ha fatto tirando fuori dal suo fragile corpo i sentimenti, il respiro e la forza dell’universo.

La Germania nel 2008 le ha assegnato il prestigioso Goethe Prize of Frankfurt-am-Main, vinto prima di lei da grandi come Sigmund Freud, Max Planck, Hermann Hesse, Karl Jaspers. Anche l’Oriente ha riconosciuto l’apporto di Pina al mondo: il Giappone nel 2007 le ha assegnato il Premio Kyoto, chiamato il Nobel dell’Oriente, un riconoscimento anche molto sostanzioso in yen. Fu dato prima di lei non solo ad artisti come Renzo Piano e Issey Miyake, ma anche a filosofi e orientalisti come Paul Thieme e Willard Van Orman Quine, il filosofo del linguaggio che decriptava i messaggi in codice dei tedeschi durante la II Guerra mondiale e ha inaugurato la conferenza sulla traduzione dalle lingue dell’India, del Tibet e del Nepal organizzata a Harvard nel 1995.

All’età di 67 anni, quando ha ricevuto il Premio Kyoto, Pina ha dichiarato che aveva ancora un mucchio enorme di progetti in testa. Purtroppo per noi se ne è andata prima di averli realizzati tutti.

Ciao Pina, donna magica. Mi mancherai molto.

Un euro a testa e su Facebook si fa la festa a La Repubblica

BerlusconiE poi c’è chi non vede la connessione fra il diritto di cronaca di cui parlavo e gli attacchi di Berlusconi alla stampa che gli è contraria, ai “media catastrofisti”.

E’ nato su Facebook il primo gruppo per comprare una pagina di pubblicità su La Repubblica, proprio per dare una risposta concreta alle parole di Berlusconi. I membri si autotassano di un euro e comprano una pagina per pubblicare una lettera aperta a Silvio Berlusconi, firmata da tutti coloro che si iscrivono al gruppo e pagano la quota.

Questo penso sia il primo tentativo di pubblicità social, davvero partecipativa, organizzato su Facebook. Io mi sono iscritta perché, in linea di principio, ogni attacco alla stampa va denunciato e penalizzato, ma prima di aderire pagando voglio vedere questa lettera. Diffido molto delle crociate.

I due califfi

Franco CalifanoIo e Berlusconi ci somigliamo, ma ho avuto più donne di lui. Io le donne le ho amate tutte e le ho sempre rispettate. Credo che Berlusconi abbia fatto lo stesso, è una persona seria.(via Diaco)

Il califfo Franco Califano fa a gara con Berlusconi. E così il lo scontro con il premier si è definitivamente spostato dal piano della politica al “celopiunghismo” in carne e ossa.

La crociata laica dei cattolici

Bossi e BerlusconiIn altre nazioni se i politici vengonomeno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni. Perche’ tanta diversita’ in Italia? L’autorita’ senza esemplarita’ di comportamenti non ha alcuna autorevolezza e forza morale. E’ pura ipocrisia o convenienza di interessi privati. Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non puo’ pretendere una ‘zona franca’ dall’etica.

Mi fa specie che in questo paese la voce più forte e chiara contro il comportamento di Berlusconi sia quella di Famiglia Cristiana, che a più riprese si è dimostrata più a sinistra della sinistra. Questo è il punto: non se il premier sia sano o malato, come dice La Repubblica, perché l’arroganza che sfoggia pubblicamente anche frequentando ragazze di 55 anni più giovani di lui dimostra che, se mai, malate sono le donne e i loro genitori, ma il fatto che non può sfuggire a un comportamento etico. Un rappresentante del popolo non può pretendere una zona franca dell’etica, anche se asserisce di non aver mai pagato una ragazza, mentre la D’Addario lo esorta ad andare dai giudici.

Mi sembra ovvio che si cerchi di destabilizzare il governo Berlusconi con questa questione tutto sommato secondaria (ma non irrilevante) della moralità e dell’etica, come è stato fatto, mutatis mutandum, con Al Capone, messo in carcere per evasione fiscale e non perché faceva parte di una potente banda criminale; il problema vero, però, è che, ammesso che gli italiani si stanchino presto e definitivamente di Berlusconi, grazie a lui e alle sue alleanze si è formata una gestione amministrativa di centrodestra in quasi tutta Italia.

Insomma, anche se l’imperatore fosse deposto, e con lui la sua corte, che ne facciamo degli amministratori della Lega Nord, per esempio, diffusi in tutta Italia? Se magicamente scomparissero, con chi li rimpiazziamo? La gente li ha votati, questo è il problema.

Il giallo dei centotrentacinque miliardi di dollari dalla mafia

Come mai in Italia non abbiamo letto di questa vicenda? Forse i racconti pruriginosi sul nostro premier hanno coperto il resto?

Due giorni fa due uomini giapponesi sono stati arrestati in treno a Chiasso, al confine fra Italia e Svizzera, mentre cercavano di esportare 134,5 miliardi di obbligazioni in una valigetta a doppio fondo. False, ma che solo un governo è in grado tecnologicamente di creare. Per dare un’idea di quante sono, la Russia possiede 137 miliardi di obbligazioni, la Gran Bretagna 152,8.

Mentre il Financial Times parla di collegamenti fra le obbligazioni, la mafia e le banche, Fox News si chiede come mai la notizia non sia stata coperta dai media. Doveva aggiungere, italiani.

I segreti della CIA in mano ai sanscritisti

A proposito degli ex detenuti di Guantanamo che porteremo in Italia, non si sa bene a fare cosa, il governo americano sta per pubblicare un documento di circa 150 pagine sulla conduzione degli interrogatori della CIA nel programma segreto di detenzione.

Doveva essere già uscito ma poi la pubblicazione, non si sa perché, è stata rimandata. Il papier è stato redatto nel maggio 2004 dall’ex ispettore della CIA John L. Helgerson ed è basato su 38.000 documenti e interviste con oltre 100 agenti.

Fin qui niente di strano. Trasparenza, chiarezza, diritto all’informazione e così via (a proposito, questo è il blog ufficiale dell’ACLU, l’Associazione per le Libertà Civili in USA), nella pura tradizione della democrazia americana.

Lo strano è che un gruppo nutrito di sanscritisti americani aspetta con ansia di avere il documento fra le mani per ricostruire i pezzi di testo “epurati”, tagliati o cambiati. In pratica, si sono formate due squadre: quella del governo americano, che esibirà una suprema lezione di editing e manipolazione del testo, e quella dei sanscritisti, che ne farà un’accurata ricostruzione filologica. Vedremo chi vincerà.

Così su Internet mi diventi cieco

Proprio mentre pensavo, alla Bossi, a festini nella villa del Cavaliere fra i prigionieri di Guantanamo e le sue giovani e procaci amiche (pagate?), che poi sarebbe un bel modo di impegarle in servizi socialmente utili — nonché sono certa che i maschietti parlerebbero di più che a Guantanamo, ché la carota funziona più del bastone e della scossa elettrica — sentivo per radio di uno studio italiano fresco fresco, assolutamente rivoluzionario, che dice che i siti porno su Internet causano dipendenza.

Fra poco, mi pare a Rimini, apriranno una clinica per disintossicarsi dall’uso di Internet per fare sesso. Pare addirittura che i ragazzini (e i maschi adulti) passino le ore a guardare le immagini e a chattare con le signorine del mestiere, e questo porti a un’irrefrenabile coazione a ripetere.

continua


Venti fascisti in Eurasia: Russia e Iran

Iran bombMentre qui a Milano le ronde fasciste con l’aquila sul berretto hanno rimpiazzato i Guardian Angels in rosso che più di una volta mi hanno scortato sulla metro, la riflessione oggi non può essere che su due grandi, potenti nazioni del continente euroasiatico, che stanno radicalizzandosi in una visione fascista e antioccidentale (e, innanzi tutto, anti-americana): la Russia e l’Iran.

In Russia queste idee, propugnate da Aleksandr Dugin, stanno prendendo sempre più piede nel governo, nei media, nelle università e fra la gente comune. Importanti rappresentanti della società russa sono affiliati al suo Movimento Internazionale Eurasiatico, che proclama la “missione russa in Europa e nel mondo del 21esimo secolo“. Idee dichiaratemente imperialiste: in pratica, il movimento vuole che la Russia diventi una seconda Roma.

Sull’argomento vi consiglio due lavori principali: l’eccellente studio di Aleksandr Dugin: A Russian Version of the European Radical Right? di Marlene Laruelle e i lavori di Andreas Umland, specie la tesi di dottorato (tutto nella sua pagina).

A proposito dell’Iran, le elezioni appene avvenute — che hanno visto un’affluenza alle urne impensabile in Occidente — la riconferma del presidente Mahmoud Ahmadinejad alla guida del paese e la conseguente ondata di repressione verso i maggiori esponenti politici e i media, compreso il Web, e il problema del nucleare, vi consiglio due eccellenti articoli: il post di Marco Restelli, giornalista a tutto tondo, specializzato sull’Asia con particolare riguardo alla storia dei Sikh e Bollywood; e l’editoriale su Avvenire di Riccardo Redaelli, professore di politica, storia del Medio Oriente e geopolitica all’Università Cattolica di Milano, specializzato sull’Iran e socio fondatore, come me, di Asia Maior.

E se proprio volete capire tutto, ma proprio tutto sull’Iran contemporaneo, comprate il suo libro, appena uscito per i tipi della Carocci editore. Riccardo non scrive basandosi solo sui documenti su carta e su Internet: lui va a viene da questo meraviglioso e difficile paese. Non sta in un hotel 5 stelle per 7 giorni e poi scrive il suo bel libro, ma ci lavora. Ha una conoscenza profonda, continua e di prima mano dell’Iran. E sa parlare, spiegare, rendere semplice — senza banalizzare — idee, storie e concetti così affascinanti, così complessi e così apparentemente lontani da noi.

Perle di saggezza di Gheddafi

Gheddafi ha ammonito che le aziende italiane che lavoreranno in Libia accusate di corruzione saranno cacciate. Immagino che loro siano integerrimi.

A proposito delle donne, rivolto al ministro Mara Carfagna, nota femminista e donna di cultura, ha affermato che ”C’e’ bisogno di una rivoluzione femminile mondiale costruita su una rivoluzione culturale”.

Non ci sono violazioni dei diritti umani in Africa perché gli africani “vivono nella foresta e nel deserto”. Che fa pariglia con quello che ha detto un paio di anni fa: è meglio non interessarsi troppo del Darfur per non peggiorare la situazione.

Dulcis in fundo, una chicca. “Berlusconi potrebbe diventare leader in Libia“. Sta a vedere che Gheddafi ha trovato il modo.

Carfagna e Gheddafi

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