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Dopo Google, l'India

Chinese hackers are believed to have attempted to penetrate India’s most sensitive government office in the latest sign of rising tensions between the two rival Asian powers, The Times has learnt. M. K. Narayanan, India’s National Security Adviser, said his office and other government departments were targeted on December 15, the same date that US companies reported cyber attacks from China. (The Times)

E così sembra che anche i computer del governo dell’India abbiano subito degli attacchi da parte dei cracker cinesi. Ovviamente la Cina nega tutto. Motivo? Le relazioni diplomatiche con gli USA, che dopo l’accordo sul nucleare sono molto buone, molto migliori di quanto siano mai state.
Ma davvero la Cina sta facendo terrorismo informatico?

Se Google lascia la Cina

Google in CinaGoogle has said it will end the controversial censorship of its search service in China and risk being thrown out of the world’s most populous internet market, following what it claimed were Chinese-based attempts to hack into its systems and those of other international companies.

Bell’articolo sul Financial Times. Pare infatti che il grande Goolge abbia minacciato di lasciare la Cina in seguito ad attacchi al suo sistema di posta, Gmail, da parte di hacker, o meglio cracker cinesi, che avrebbero attentato anche ad altre 20 aziende nella finanza, media e altri settori.

Google è il primo motore di ricerca in Cina dopo Baidu, che ironicamente martedì scorso è stato attaccato dai cracker iraniani, che hanno lasciato sul sito la bandiera dell’Iran e altri simboli con le parole “Iranian Cyber Army”.

Sembra insomma che Google lotti per la libertà di espressione, il diritto alla privacy e così via.

Io ho una visione un po’ meno idealistica di questa vicenda, tenendo anche conto che Google ha cercato in tutti i modi di compiacere la Cina attribuendole su Google Maps dei territori che questa contende all’India.

Secondo me Google ha fatto questo can can, tanto che Hillary Clinton è intervenuta, perché al momento i costi per difendersi sono più alti che in altri paesi e la bilancia rischi-benefici propende per i rischi, con poco ritorno economico. Se i cracker cinesi, che non è detto che siano governativi, riuscissero a entrare in Gmail, la credibilità della privacy di Google crollerebbe e ci sarebbe un’enorme perdita di immagine.

Credo poi che questi attacchi avranno due maggiori conseguenze:

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Google strizza l'occhio alla Cina e inganna l'India

GoogleUn gruppo di studiosi indiani ha scoperto che Google Maps ha fatto un errore grossolano, ha messo il piccolo stato indiano dell’Arunachal Pradesh come parte della Cina.

Ovviamente nella destra indiana è scoppiato uno scandalo, parlano tutti di inganno e la pagina per scrivere al Primo ministro Manmohan Singh è stata presa d’assalto.

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La privacy di Google Voice

Google VoiceSi vede che quelli di Google sono pagati anche per avere tempo libero per pensare all’innovazione e sperimentare tutto quello che gli passa per la testa coi mezzi aziendali.

Mentre rilascia la versione beta di un software che accelera internet (Luca), ha però i primi problemi col nuovo servizio sperimentale che speravo di provare al più presto (ora è solo per cittadini USA): Google Voice, un solo numero per tutti i telefoni e moltissime funzioni.

TechCrunch dice che il servizio viola la stessa policy Google sulla privacy. Sinceramente non lo so perché non conosco nessuno che usi Google Voice, ma buono a sapersi.

Quando il mondo ha l'influenza, Google Flu Trends starnutisce

starnutoHo appena scoperto Google Flu Trends, le stime settimanali di Google sull’influenza in tutto il mondo. Il sistema è semplice: i geni di Google pensano che se hai l’influenza prima di tutto accendi un computer per vedere sintomi e rimedi.

Ho notato che sono stati monitorati gli Stati Uniti, la Russia, la Polonia, la Spagna, la Francia, l’Ukraina, il Belgio, l’Ungheria, per esempio, ma non l’Italia. Mi consolo però perché non ci sono neanche il Sudamerica, l’Asia meridionale e sudorientale, l’Africa, la Penisola arabica, la Turchia, la Cina. Se non fosse che non c’è neanche la Gran Bretagna mi verrebbe da pensare che in Italia i dati siano irrelevanti, come nei paesi del digital divide.

Italia e Cina, bavaglio a Internet

GoogleDurante i violenti scontri della provincia dello Xinjiang, abitata da una minoranza etnica uigura di religione islamica, il governo della Cina ha tagliato l’accesso a email e Web nella città di Urumqi. L’altro mese ha bloccato Google in tutta la provincia, con la scusa di diffondere la pornografia. Ora la notizia che anche Facebook è bloccato. In pratica, tutte le informazioni dall’estero sono filtrate o interrotte.

Qui in Italia sappiamo del disegno di legge sulle intercettazioni, noto come Decreto Alfano, che verrà approvato a settembre e indirettamente costringerebbe a una autocensura anche i blog. Ma le leggi contro il reato di diffamazione già ci sono, non c’è bisogno di promulgarne altre. E Gilioli porta un esempio pratico di cosa succederebbe se la legge fosse approvata.

Il punto è che un governo forte, con tendenze totalitarie e accentratrici, che sia di centro-destra come in Italia o di sinistra come in Cina, filtra l’informazione e la formazione (come scuole e università) secondo un’agenda prestabilita e funzionale allo status quo, per tagliare le gambe alla critica e scongiurare il pericolo della pluralità e dell’approfondimento dell’informazione. E’ anche un segnale chiaro per chi osa criticare a voce alta e chiara, avvalendosi di tutti gli strumenti legali disponibili: stai attento ché ti posso multare, penalizzare, tappare la bocca.

Ed è proprio questo che non vogliamo.
Gli italiani devono essere liberi di ascoltare tante voci, di parlare e di criticare, di sapere, nel rispetto delle leggi esistenti e di rapporti civili e costruttivi per l’intera comunità. Specie sul blog, che è nato come organo democratico e relativamente accessibile a tutti e può essere, come è stato per esempio in Nepal, un grande strumento di controinformazione e, quindi, di pluralità e di democrazia.

Google sotto accusa a Milano per video shock, stampa sotto accusa da Berlusconi

E’ iniziato ieri, davanti alla IV sezione del tribunale di Milano (giudice monocratico Oscar Maggi), il processo a carico di 4 dirigenti di Google. [..] La Procura di Milano accusa i 4 dirtgenti a vario titolo di concorso in diffamazione e violazione della privacy nei confronti di un ragazzo disabile insultato a scuola, a Torino, e ripreso in un video finito in rete grazie al servizio Google Video. Sotto accusa sono David Carl Drummond, presidente del Cda di Google Italy S.r.l. e successivamente amministratore delegato;George De Los Reyes, membro del Cda di Google Italy e poi Ad; Peter Fleitcher, responsabile delle strategie per la privacy per l’Europa di Google Inc.; Arvind Desikan, responsabile del progetto Google Video per l’Europa. (Di Franco Abruzzo).

Da leggere tutto. Magari insieme alle sue note giuridiche sul diritto di cronaca e le riflessioni sulla professione di giornalista, e subito dopo l’intervista integrale di Alfonso Signorini a Berlusconi, quella in cui quest’ultimo dichiara:

Mi piacerebbe che anche la classe politica e la stampa fossero all’altezza del Paese che le esprime [ndr: civiltà, unità e compostezza].

Il bue che dice cornuto all’asino.

Obama sceglie per il Science and Technology Advisory Council: e da noi?

EinsteinE dopo gli USA, l’Italia.

Barack Obama ha creato il Science and Technology Advisory Council, un’istituzione, che consiglierà il governo sulle politiche per la scienza, la tecnologia e l’innovazione.

Chi ci ha messo fra i membri della nuova istituzione? Eric Schmidt, amministratore delegato di Google, e Craig Mundie, responsabile della ricerca e la strategia di Microsoft, oltre a diversi accademici.

Cercando su Google ho visto che molti governi avanzati come il Canada e la Gran Bretagna hanno un’istituzione simile. Presuppongo, quindi, che fra poco la istituiranno anche in Italia.

Mi chiedo, quali fra i nostri blogger e giornalisti esperti di high tech potrebbero essere chiamati a farne parte? Intervengono a tutte le tavole rotonde, i meeting e le conferenze varie, oltre a tenere corsi e corsini in varie università, si incontrano ovunque, non mi stupirebbe se entrassero a fare parte di un team di cervelloni convocati d’urgenza a Roma dal nostro governo, mentre chi ha studiato davvero rimane a casa a lavorare.

Google Summer of Code 2009 tutta italiana

StacktraceSono aperte le iscrizioni per la Google Summer of Code™ 2009, un programma estivo che offre uno stipendio per tre mesi ai programmatori per realizzare dei progetti open source. Alcuni programmatori di Stacktrace hanno partecipato a quelle degli anni scorsi e si sono trovati benissimo.

Qui è la lista delle organizzazioni accettate da Google e questi i consigli che dà il neolaureato Gabriele Renzi (auguroni!), che come altri stacktracer ha partecipato alla gara dell’anno scorso e ne dice tutto il bene possibile:

  • Scegliete una comunità che conoscete.
  • Scegliete una comunità che vi conosca, se siete noti ai mentor è più facile che ci sia lobbying a vostro favore.
  • Provate con più di un progetto, sono permesse venti application, ma ricordate che la qualità è preferita alla quantità.
  • Mostrate competenza e entusiasmo. “improve the thing to write posts” non è lo stesso che “enhance the django admin UI to include semantic extensions based on my work on Foo”.
  • Scegliete un progetto utile, non banale, e se non c’è, inventatelo.
  • Rendete partecipe la comunità, chiedete feedback, raffinate l’idea.

In sunto, siate bravissimi, competitivi e creativi. Se anche voi, come i ragazzi di Stacktrace, pensate di essere all’altezza, fatevi sotto!

Lo sfratto di FaceBook

facebookOggi ho letto sul Corriere della Sera che in Australia uno sfratto è stato notificato all’affittuario su FaceBook.

Faceva notare il buon Luca che è assurdo (parola più, parola meno), perché su FaceBook è come stare in un bar.

Ed è verissimo. In effetti mi sono spaventata quando ho messo su Google il nome di una illustre sconosciuta e ho trovato il link alla sua pagina su FaceBook: l’ho aperto in cache e ho letto tutto e visto tutto, anche se non siamo “amiche”. Ma la privacy dov’è?

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