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ViadelCamp a Genova, 8 maggio

carruggiSolo un reminder: il prossimo sabato si terrà il secondo ViadelCamp, con passeggiata per il centro storico della magnifica Genova.

Organizzato da tre genovesi d’eccezione e/o d’adozione, Blimunda, Personalità confusa e Placida signora. Qui le info e i partecipanti.

Parla dell'India con Rampini

Federico RampiniIeri notte, come spesso faccio, ho visto la trasmissione Parla con me, condotta da Serena Dandini. Una trasmissione piacevole e divertente, intelligente ma leggera, colorata – non mi piacciono gli studi televisivi da designer miminalista, tutti freddi e spogli, anche se fanno tanto “intellettuale” – e, soprattutto, abbastanza breve: un’intervista a un personaggio e via.

Per questo non ho né condiviso né capito l’attacco alla Dandini di Aldo Grasso sul Corriere della Sera. Oltre tutto, penso che una recensione anche negativa fatta con questi toni si possa tranquillamente evitare, sia per i libri sia per le trasmissioni. E l’accenno alla sua età mi è sembrato un po’ di basso livello, lo devo dire.

Ieri era la volta dell’intervista a Federico Rampini, che stimo e leggo con piacere. Asciutto come sempre, parlava del suo ultimo libro Slow Economy. Rinascere con saggezza. Tutto quello che noi occidentali possiamo imparare dall’Oriente. Si è presentato asceticamente vestito con una camicia blu di Cina allacciata con alamari, ovviamente cinese. Molto in tema, molto appropriato devo dire.

Rampini ci ha dato una bella lezione sulla frugalità quotidiana della gente in Cina, ha raccontato della sua assistente cinese che non buttava via neanche l’acqua del riso (ma non lo cuociono in pochissima acqua, coperto, ché poi s’asciuga come in India?).

Ma ho fatto un salto sul sofà quando, se non sbaglio (era tardi), ha detto che in Cina, come in India, il divario fra i tanto ricchi e i poveri è minore che in Occidente.

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Due pesi e due misure: riflessioni sull'informazione

Questo post è solo un piccolo ripensamento sulla conseguenza della squallida vicenda a cui si riferisce Ludovico. Chi non la sa o non l’ha seguita può saltare questo post a piè pari, sarebbe solo una noia.

Lo Web 2.0 è nato per condividere e non per diffamare, per conversare e confrontarsi sui progetti e sulle idee. Questo in linea generale. E in linea generale voglio parlare del fare informazione.

Mi ha fatto molto piacere leggere parole come quelle di Marco e di altri/e, tutti quelli che mi hanno scritto in email o mi hanno chiamato, chiedendomi la mia versione dei fatti, o hanno commentato in modo critico e intelligente, mettendo in dubbio l’occulta natura di santo, che si prodiga indefessamente al bene degli altri senza ritorno alcuno, di un noto blogger. Li ringrazio di cuore.

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Italia e Cina, bavaglio a Internet

GoogleDurante i violenti scontri della provincia dello Xinjiang, abitata da una minoranza etnica uigura di religione islamica, il governo della Cina ha tagliato l’accesso a email e Web nella città di Urumqi. L’altro mese ha bloccato Google in tutta la provincia, con la scusa di diffondere la pornografia. Ora la notizia che anche Facebook è bloccato. In pratica, tutte le informazioni dall’estero sono filtrate o interrotte.

Qui in Italia sappiamo del disegno di legge sulle intercettazioni, noto come Decreto Alfano, che verrà approvato a settembre e indirettamente costringerebbe a una autocensura anche i blog. Ma le leggi contro il reato di diffamazione già ci sono, non c’è bisogno di promulgarne altre. E Gilioli porta un esempio pratico di cosa succederebbe se la legge fosse approvata.

Il punto è che un governo forte, con tendenze totalitarie e accentratrici, che sia di centro-destra come in Italia o di sinistra come in Cina, filtra l’informazione e la formazione (come scuole e università) secondo un’agenda prestabilita e funzionale allo status quo, per tagliare le gambe alla critica e scongiurare il pericolo della pluralità e dell’approfondimento dell’informazione. E’ anche un segnale chiaro per chi osa criticare a voce alta e chiara, avvalendosi di tutti gli strumenti legali disponibili: stai attento ché ti posso multare, penalizzare, tappare la bocca.

Ed è proprio questo che non vogliamo.
Gli italiani devono essere liberi di ascoltare tante voci, di parlare e di criticare, di sapere, nel rispetto delle leggi esistenti e di rapporti civili e costruttivi per l’intera comunità. Specie sul blog, che è nato come organo democratico e relativamente accessibile a tutti e può essere, come è stato per esempio in Nepal, un grande strumento di controinformazione e, quindi, di pluralità e di democrazia.

I pedofili di FaceBook

Le auguro che appena suo figlio avrà accesso a FaceBook venga intercettato dai pedofili e che lo aspettino sotto scuola..

Su FaceBook da ieri rimbalza il video dove l’onorevole Gabriella Carlucci, parlamentare del Pdl, per difendere le sue tesi al convegno sulla libertà in rete fa ad Alessandro Gilioli il bell’augurio che ho riportato sopra.

Per la cronaca, bisogna ricordare che la signora Carlucci è Vicepresidente della Commissione Bicamerale per l’Infanzia e madre di un figlio di 13 anni.
E ho detto tutto.

L'agenda dei cittadini e la democrazia

Dato che ho sempre pensato (e scritto) che Internet possa servire a costruire la democrazia, di “buon governo”, il potere della buona informazione anche se micro, fatta dai blog, e dei grandi media (su Internet, carta, TV, ecc.), ho parlato a lungo sin dal 2006 in India come uno dei 25 delegati giuristi della Comunità Europea in “Web 2.0 in South Asia Liberalized Economy: Benefits and Perils in the Interplay between State and Citizens.“. Col motore di ricerca a fianco si possono trovare e leggere i post.

Ora vorrei associarmi all’idea di Luca De Biase di “un’agenda dei cittadini fatta dalla conversazione dei cittadini” (in questi ultimi giorni ha scritto diversi post, peccato non poterli linkare singolarmente). L’idea è che anche in piccolo l’informazione che emerge dal medium che stiamo costruendo in rete, coi nostri siti e i nostri blog, influisce sull’agenda politica del paese.

De Biase ha perfettamente ragione sul potere che riguarda i grandi media, e basta leggere il post di un grande giornalista, editorialista e critico di carta e TV americano, Jeff Jarvis, quando pochi giorni fa notava che la prima pagina del New York Times del 30 gennaio non riportava la vittoria di Hillary Clinton in Florida, e neanche la riportava con un articoletto interno, mentre era bella lì sulla prima dello Washington Post. E si chiedeva come mai.
Dubbio lecito, domanda più che lecita.

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Bookblogging: Premiata macelleria delle Indie

Premiata macelleria delle IndieHo scritto diverse recensioni nella categoria “Recensione libri” ma, checché se ne dica, la blogosfera ha le sue regole: e non molti ci avevano fatto caso. Così ho deciso di anticipare da oggi il titolo del libro di cui parlo col nome più appropriato di “Bookblogging“.

Comincio questa nuova veste con un bel libro di Alessandro Gilioli, Premiata macelleria delle Indie, Rizzoli Editore, 2007, pp. 252. Prezzo: € 10,50.

Bello è una parola strana: cos’è bello, quello che ci piace o anche quello che ci dispiace? Può una cosa, un’informazione, un dato che ci dispiace piacerci?

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Dialogo fra grandi

BuddhaMi intrometto nel discorso di due alfa-pensatori, Mantellini e Gilioli, per suggerire qualcosa anche io. Lo dico, ça va sans dire, in spirito di amicizia e di fratellanza perché, come dice Buddha:

Vale più un asino vivo che un dottore morto

Domani su questo blog la lettera a Gianni Riotta, Direttore del TG1

Oggi ho inviato una raccomandata AR al Direttore del TG1 Gianni Riotta, visto che le mie due email del 22 e del 23, spedite alla direzione RAI1 e poi a lui, contenenti questa stessa lettera, non sono state recepite.
In sunto: ancora non ho avuto risposta.

Domani su questo blog potrete leggere la lettera che gli ho spedito. E’ noto che Riotta è un uomo molto sensibile alla Blogosfera e certamente, appena ne avrà modo, mi risponderà.

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Il negozio di Deepak a Kathmandu

Gilioli è tornato dal Nepal, dove ha fatto un servizio giornalistico sul trafficking. Un ragazzino di nome Deepak, per aprire un negozio a Kathmandu invece di lavorare a ritmi inumani, è disposto a vendergli un rene. Insieme sarebbero poi dovuti andare in India a farsi espiantare e trapiantare l’organo. Questo è il videoservizio.

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