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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: Amnesty International compie 50 anni

Amnesty InternationalEnrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. Perché da cinquanta anni esatti Amnesty, la più grande organizzazione internazionale per i diritti umani, con oltre 3 milioni fra sostenitori e membri distribuiti in oltre 150 paesi e territori, combatte abusi e sopraffazioni. Solo l’anno scorso ha documentato la tortura e il maltrattamento nelle prigioni di 98 paesi.

Amnesty festeggia il 50esimo compleanno lanciando in 60 nazioni, dall’Argentina al Ghana, alla Turchia e alla Nuova Zelanda, una nuova campagna contro la repressione e l’ingiustizia chiamata “Global Call to Action” per celebrare simbolicamente la libertà rendendo omaggio ai due studenti portoghesi gettati in prigione per aver brindato inneggiando all’indipendenza. Un’ingiustizia così grande da spingere l’avvocato inglese Peter Benenson, il 28 maggio 1961, a fondare Amnesty International, un’organizzazione indipendente, imparziale e sovranazionale, per promuovere il rispetto dei diritti umani sanciti nella Dichiarazione universale del 1948
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Oro nero per Haiti

Per una volta una notizia di sviluppo e modernità che viene dall’Africa, un progetto elaborato da un team tutto africano e con a capo una donna avvocato e blogger. Si chiama Ushahidi ed è un aggregatore su Internet, e non solo. Mi sembra una trovata geniale, e sapete che di aggregatori me ne intendo! (Via Vittorio Pasteris)

Tweet, post, mail, sms. Feriti intrappolati sotto le macerie, ospedali crollati, scuole rase al suolo. La rete è inondata di notizie che provengono da Haiti. Ma come renderle facilmente accessibili alle organizzazioni umanitarie e agevolare così i soccorsi? Una risposta arriva dall’Africa. Ushahidi, la piattaforma di crowdsourcing che permette di raccogliere informazioni dalla folla attraverso sms, tweets, mail, nata nel 2008 per raccontare le violenze post-elettorali in Kenya, e usata anche da Al Jazeera per la copertura dell’ultima guerra a Gaza, ha messo online una pagina dedicata alla crisi haitiana. In meno di 12 ore sono già stati raccolti quasi 3000 messaggi, in gran parte via Twitter.

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Immigrati, siamo messi molto male ma non diciamo cavolate

black womanNon mi dite che a Rosarno, ridente comune in provincia di Reggio Calabria, c’è la Mafia. E non solo. C’è la Sacra Corona Unita, c’è la ‘Ndrangheta, c’è la Camorra e varie ed eventuali organizzazioni criminali transnazionali. Che news! E che scandalo!

Più di tutto, però, c’è la convenienza e la connivenza della gente comune, quella perbene insomma. Che sugli immigrati africani ci specula, facendoli lavorare per 20 euro al giorno in nero. Chi italiano lavorerebbe così? Ma loro sono illegali e devono piegare la testa. Fino a che Carlo Ciavoni, solerte giornalista di La Repubblica, si decide a intervistarli.

L’unica cosa che non mi convince, però, è quando il giornalista fa parlare il portavoce degli immigrati:

Se venite in Ghana, nel mio paese, siate certi che non vi tratteremmo così” dice con orgoglio Edward, 27 anni, di Accra, che si elegge a portavoce. “Se ci devono far vivere come animali in gabbia [...]“

Non mi convince perché è falsa. In molti paesi dell’Africa, anche quando noi europei non andiamo lì a cercare fortuna ma ad aiutare, non siamo trattati meglio. Mutatis mutandis, s’intende.

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