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"La festa londinese degli hacker" su Apogeonline, market, marketing e libertà di stampa

Matthew Cachmore Non voglio farle pubblicità ma stamattina su Apogeonline è stato pubblicato l’articolo La festa londinese degli hacker, scritto da Enrica Garzilli. Include le interviste che ha fatto a Chad Dickerson, Senior Director di Yahoo! Developer Network e Matthew Cashmore, Development Producer per la BBC, che hanno organizzato l’Hack Day di Londra, sullo scopo e il significato dell’evento e su quello che le aziende si aspettavano da questo grande sforzo economico e organizzativo e dai 300 hacker giovani, aitanti e forti.

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Hack Day London 2007: Hacker e Yoga

hacker meditating, London 2007This is my hack!
La colonnina verde dei voti era molto più alta di quella rossa e così Per, un ragazzo danese che è stato tutta la notte vicino a noi a programmare, senza mai alzare la testa, è stato uno dei 15 vincitori circa su 73 concorrenti. E’ stato premiato con una radio col digitale terrestre. Questo è Per. La foto a lato è di un hacker sconosciuto mentre medita sul bean bag di Yahoo!, presa qui.

Mentre me ne stavo andando ho conosciuto Premsagar (che significa Oceano d’amore) e Madhava (che è il nome del dio bambino Krshna), altri due vincitori. Sono soci unici di una società di consulenza fondata 2 mesi prima. Erano venuti da Bristol per provarci, per lavorare insieme per un giorno intero senza interruzioni, per vedere il livello degli altri hacker. Senza davvero aspettarselo hanno vinto. Ambedue erano stati già contattati per un job interview da Yahoo!.

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Hack Day London 2007: Jacob Kaplan-Moss su blog e giornalismo

hackdaylondonQualche hacker lo dice chiaramente sul palco, mentre in 60 secondi presenta quello che ha fatto: “aiutateci a diventare qualcuno.”
Mi piace la franchezza di questi giovani uomini, e donne, che provano a migliorare la loro vita con la loro passione.
Su questa pagina trovate tutto, canale IRC, blog, foto e il resto per seguire l’evento, se vi siete ammalati e non siete potuti venire.

A pranzo e dopo ho parlato a lungo con un famoso programmatore che scrive anche online, Jacob Kaplan-Moss. E’ uno dei maggiori programmatori di Django e lavora per il Lawrence Journal World, un giornale in stampa e online basato a Lawrence, in Kansas, che ha ricevuto i più grandi premi di giornalismo in USA e ha segnato la strada del giornalismo online.

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Live dall'Hack Day London 2007 -- the end: e la Community?

Stanotte a mezzanotte sono andata via, a dormire. La rappresentanza italiana, 2 in tutto, sono rimasti a programmare fino a tardi e poi si sono buttati sui cuscini.

C’erano in tutto 40-50 persone che programmavano, la linea a notte fonda andava, ma tutti per conto loro. Quel grande senso di stare insieme a creare e collaborare non c’era. I pochi coraggiosi in realtà mettevano a punto le cose già fatte a casa, pronte per la presentazione. La potete godere dal blog dell’evento.
Stanno qui per ritagliarsi il loro posticino nel Web 2.0 e, perché no, vincere, fare il grande balzo nella vita. Per avere successo, per fare soldi, per diventare qualcuno.

Niente community, solo Wild West.

Live dall'Hack Day London 2007 -- I pomeriggio

it's me
(Come vedete, io sono stata “hackerata”. Qui tutte le foto del giorno)

Ho parlato con Chad Dickerson e Matthew Cachmore, ho mangiato doverosamente solo junk food, mi sono tuffata sui tavolini più centrali, ho preso l’acquazzone quando un fulmine ha colpito il palazzo prendendo l’antenna delle connessioni che ha rimbombato come se ci avessero bombardato e l’allarme antincendio ha fatto aprire le finestrone sul soffitto, sopra la nostra testa e sopra i nostri computer. Però la wireless connection non andava. Andava a singhiozzo prima del fulmine e dopo non andava per niente.

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Live dall'Hack Day London 2007 -- I mattina

Sono in questa stanzona buia, polverosa, moquettata e computerizzata al massimo di circa 1000 m.2 dell’Alaxandra Palace. L’entrata è in puro stile vittoriano indiano, alte palme, fontane, vetri: ma dentro è tutta un’altra cosa. Infatti sono al primo Hack Day europeo, a Londra.
E’ il primo giorno e i circa 500 geek non sono ancora venuti tutti, ma i tavoli, da 6 o più, sono già pieni di computer e di persone. Uno ciascuno.
Noto una donna, anzi, due. Solo alla reception è pieno.

Il tavolo in fondo è stracolmo di junk food di ogni tipo.
Tutto in puro stile hacker. Hacker non è quello che cracka i siti ma che costruisce: software, hardware, robot. Quasiasi cosa. In effetti è uno stanzone pieno di costruttori. I migliori progetti e i codici più originali, infatti, verranno premiati domani pomeriggio.

L’evento è sponsorizzato da Yahoo! e dalla BBC per trovare talenti. Alle 12 parlerò con Chad Dickerson, Sr. Director e Developer Network di Yahoo! e con Matthew Cachmore, Development Producer per la BBC. Vedremo che mi dicono sulle aspettative delle aziende, sui ragazzi che vengono qui, sulla comunità che si sta formando.

La cosa bella, infatti, è la comunità, che è stata appena definita come Wild West. E’ proprio vero, questo è uno stanzone pieno di cowboys.

Blotiquette e il Draft Blogger's Code of Conduct di O'Reilly

C’è chi lo chiama il venerabile Tim O’Reilly e ha le sue buone ragioni. E’ un grande per molte cose. Ma quando O’Reilly si lancia nel proporre un codice di condotta dei blogger mi sento un po’ infastidita. Quando poi lancia un blog sull’argomento mi sento proprio tanto infastidita.

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Geek Girl Dinner III e RItaliaCamp a Milano

Donna al Girl Geek Dinner (c) Enrica GarzilliTanto fervore in rete per i due eventi milanesi di venerdì 30 e sabato 31, il Girl Geek Dinner per le donne IT e il RItaliaCamp, un BarCamp per discutere la creazione — ideale — di un portale alternativo a quello già esistente, assai scarso, del turismo italiano. Nonostante la buona volontà e lo sforzo di chi ha organizzato tutto, specie il BarCamp che è stato frutto di lavoro puramente volontario di tanti, no multinational involved, un po’ deludenti entrambi.

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Milano e i suoi uomini III o Tante buone ragioni per tifare l'Inter

PopeyeParlo spesso di calcio, anzi, qui c’è una categoria apposta, ma neanche io sarei tifosa, men che meno dell’<a href="http://www.microsoft.com/isapi/redir.dll?prd=ie&ar=windowsmedia
Windows Mediall'Inter. Mi piace molto andare a San Siro — qui il video del famoso stadio — perché lì vedo vitalità e energia, quasi allegria, fra gente incattivita e ammalinconita che non vede l’ora di cambiare vita, questo sì, o fra “gli splendidi”, quelli a cui va tutto benissimo e sono sempre sorridenti e felicissimi che, però, fuggono da questa città appena possono, fra rigorosi week-end e vacanze di un mese in posti esotici. E poi a San Siro, visti da ragionevole distanza, ai giocatori sembra davvero che importi quello che fanno e che sia davvero uno sport.

San Siro mi piace specie quando fa molto caldo, perché l’aria umida e bollente di Milano si combina bene con la copertura che si surriscalda e l’erba, creando una piacevole sensazione di cappa e afa che pesa addosso. Uno si ritrova sudaticcio da capo a piedi come se avesse fatto una doccia piena di smog e non sa neanche bene né come, né perchè. Dico la verità, mi ricorda un po’ l’India dopo il monsone, verso settembre, zanzare assassine incluse, e mi prende il solito fiottone di nostalgia e di bei ricordi.

Mi piace anche molto andare a San Siro quando fa freddo perché lì allo

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Geek, laurea e lavoro part-time

Sono appena tornata da un ‘esperienza scioccante.

Avevo risposto ad un’inserzione di una graaaaaaande azienda Web d’oltreoceano per un lavoretto part-time a tempo determinato, mi hanno selezionato fra migliaia, ne hanno selezionato solo uno a MI — me — e altri 29 in tutta la regione Lombardia, in ogni regione ne hanno selezionati più o meno questo numero per tirarne fuori 130-150 in tutta Italia.
Migliaia di domande e tre livelli di selezione per un lavoro part-time e a tempo determinatissimo! di 3 mesi in 3 mesi…

Ho incontrato qualcuno di quelli venuti dalla Lombardia e 2 da Bologna: ragazzi e uomini davvero in gamba, svegli e qualificati, che trasudavano geek da tutti i pori, diversi laureati in informatica col massimo dei voti a caccia di un full time job. Non come negli USA che di lavori ne fanno due diversi perché altrimenti si annoiano!

Insomma, a parte che ero l’unica di Milano città, a parte che ero l’unica donna in Lombardia, a parte tante altre cosucce, mi chiedo come mai uno laureato in informatica col massimo dei voti debba essere lì, a cercare di farsi assumere di 3 mesi in 3 mesi per un lavoro part-time.

Ah, c’era anche uno laureato alla Bocconi e col master in non-so-cosa, 3 anni di lavoro in una grande azienda alle spalle, che faceva l’application per un altro lavoro part-time e compilava la sua brava form.

La disoccupazione (o la sottoccupazione) colpisce anche i bravi geek con le carte in regola, al punto da spingerli a questo?

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