Pakistan - e mogli ostili
Pakistan. Come dicevo, le tre mogli di bin Laden non solo non sanno niente, ma secondo la CNN non hanno nessuna voglia di collaborare con il governo statunitense. Ma c’è una bizzarria.
Pakistan. Come dicevo, le tre mogli di bin Laden non solo non sanno niente, ma secondo la CNN non hanno nessuna voglia di collaborare con il governo statunitense. Ma c’è una bizzarria.
In Pakistan il ministro degli Interni Rehman Malik ha dichiarato alla CNN che darà il permesso agli USA di interrogare le mogli e i figli di Osama bin Laden.
Il suo ragionamento per mostrare l’innocenza del governo è: se davvero il Pakistan avesse qualcosa da nascondere, avrebbe dato questo permesso? Nessuno, soprattutto l’ISI, sapeva dove si nascondesse il terrorista, assolutamente. Puoi chiedere tu stesso.
Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. E’ appena uscito un videogame sulla cattura di Osama bin Laden che definire gioco interattivo su Internet è assolutamente riduttivo. Della serie: quando l’ideologia e l’esportazione della democrazia (americana) corrono sulla Rete.
Un consiglio: guardate prima il video – che non sono riuscita a incorporare qui -, tra l’altro molto bello e suggestivo, e poi, se vi va, leggete l’articolo.
Pakistan, un’idea brillante del vice governatore della regione. Dice che Abbottabad potrebbe diventare un centro turistico per rilanciare l’economia della regione, visto che è una delle città più tolleranti dell’intera nazione e non conosce quasi la violenza militante dei fondamentalisti.
Qualcuno negli Stati Uniti d’America si interroga sull’uccisione di Osama. E solleva questioni a cui avevo accennato subito qui sul blog e su Facebook, quando alle 7 di mattina ho sentito la notizia in televisione. L’articolo è da leggere tutto, ma mi preme mettere in luce due punti principali.
E’ stato lecito uccidere Osama? In fondo era disarmato. Quindi avrebbe potuto essere preso vivo.
Asiatica Association. Enrica Garzilli intervista Ahmed Rashid, il famoso giornalista e analista pakistano autore di “Taliban: Militant Islam, Oil and Fundamentalism in Central Asia” e “Descent into Chaos” appena due giorni prima il blitz contro Osama bin Laden.
A proposito del Pakistan Rashid ha detto che ci sarebbero nuove iniziative e collaborazione fra il governo statunitense e quello pakistano. Due giorni dopo, il blitz vicino Lahore.
Lasciate in pace Abbottabad, Osama e Obama.
Le rivolte tibetane o in Cina riprese con i cellulari. Il blitz segretissimo contro Osama bin Laden messo su Twitter in tempo reale. Non c’è più un angolo del mondo segreto e al riparo da occhi e orecchie indiscreti.
La grande notizia in apertura al TG delle 7: in Pakistan è stato ucciso Osama Bin Laden, pare con un colpo alla testa. Hanno mostrato la gente in giubilo in USA e poi il volto del terrorista.
Sono rimasta disgustata non solo perché mi sembrava sinceramente un volto sfigurato, diciamo meglio torturato, ma anche perché festeggiare la caccia e l’uccisione di un uomo mi sembra un grande segno di inciviltà.
Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano:
A dieci anni dalla distruzione dei Buddha di Bamiyan, uno dei principali simboli del paese, non si placa il conflitto tra le forze Isaf e i Talebani. Sono sessantotto le vittime della coalizione dall’inizio del 2011.
Wikileaks non funziona ancora (anche se potete entrare in chat) ma siamo tutti in fibrillazione da quando si è sparsa la notizia che lunedì 18 ottobre saranno pubblicati sul sito oltre 400.000 documenti segreti della guerra d’invasione statunitense dell’Iraq del 2003.
Conterrà anche relazioni sugli “incidenti” come gli attacchi contro le truppe di coalizione, contro le forze di sicurezza irachene e contro i civili o le infrastrutture del paese.
Spero che ci sia anche più documentazione sul fatto che Bush aveva pianificato di invadere l’Iraq nel gennaio del 2001, ben prima dell’attacco alle Torri Gemelle. Altro che conseguenza. Leggete infatti i vari documenti (in pdf), in cui si legge che gli attacchi dell’11 settembre 2001 non sono stati la ragione dell’invasione USA dell’Iraq, ma una distrazione dal vero scopo che era proprio quello della guerra in Iraq (e non per nobili motivi).