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Un Guru un po' speciale

guru's collection

…arredi per la casa, e poi aerei, elicotteri, barche, auto di lusso e viaggi in luoghi esotici. [...] Cambi e famiglia, secondo la Guardia di finanza di Bologna, erano arrivati a spendere due milioni per orologi di marca, 15 per serate di gala in discoteca o in locali alla moda, altri due per noleggiare Ferrari, Bentley o Porsche. In tutto 32 milioni, a cui ne vanno aggiunti altri 22 come compensi per consulenze che Cambi si faceva pagare dalla sua stessa azienda.

Così il Corriere della Sera sull’arresto di Matteo Cambi, il guru di Guru, che piace alla gente che piace. E continua oggi:

Matteo si compra un appartamento di 600 metri quadrati a Palazzo Carmi, un edificio del ’700 nel cuore di Parma, e ci mette dentro una beauty farm adornata di opere in bronzo raffiguranti il Buddha, decine di luci Swarovski che riproducono la costellazione dei Pesci, il suo segno zodiacale, un toro d’acciaio da un paio di quintali scolpito da Arturo Di Modica, l’autore del toro di bronzo da quattro tonnellate che sta davanti all’ingresso di Wall Street.

Questo simpatico re del kitsch, che avrà preso sì e no il diploma, ha fatto le cose un po’ troppo in grande. Dicono che il suo stile di vita abbia rotto le scatole a qualcuno, che si è detto “io ho studiato e ho lavorato tutta le vita onestamente e non ho una lira in tasca, lui nella sua ignoranza in pochi anni vive da nababbo: c’è qualcosa che non va” e ha chiamato la Guardia di Finanza.

Secondo me, questo è uno dei pochi casi in cui l’invidia non è una brutta cosa.

Quello mi stupisce sono io. Forse sono assolutamente out of fashion perché questa è la collezione Guru con la famosa margherita stampata su tutto. Ho visto una maglietta come quella in foto al mercato di viale Papiniano qui a Milano e non l’ho neanche comprata. Detto fra noi, mi sembrava la pubblicità dell’omonima carta igienica con la margherita.

Bookblogging? La felicità dell'economia sta nel buon seme

Smiling Indian girlIl libro di cui non volevo parlare è quello di Luca De Biase, Economia della felicità: dalla blogosfera al valore del dono e oltre (Feltrinelli 2007). Però ieri pomeriggio sono andata alla presentazione che si è tenuta alla libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, qui a Milano, e sono tornata con delle idee che mi frullavano in testa. Quindi questo non è un bookblogging come ho fatto per altri libri, una recensione vera e propria, ma solo alcune considerazioni scritte di getto, basate sul discorso di Ferruccio De Bortoli, Luca De Biase e Francesco Caio. E sul libro che ho in mano.

Economia della felicità parla della scoperta economica rivoluzionaria del secolo: i soldi non fanno la felicità, perché la ricchezza materiale non ha un valore che porta alla felicità. Molti economisti dell’ultima generazione hanno scoperto quello che gli orientalisti sanno sin da quando sono studenti: le persone economicamente povere ma emotivamente ricche sono felici. In altre parole, la ricchezza non porta alla felicità ma la felicità porta alla ricchezza.

Come si può essere felici? Come stiamo costruendo la felicità? La felicità è un fine, ma anche un mezzo. E’ un mezzo che ha un alto valore economico per tutti, anche se non è misurabile (innanzi tutto perché è basato sulla percezione individuale e collettiva). Ma la felicità è un valore che dà senso alla vita e che fa anche lavorare meglio e produrre meglio; fa vivere meglio.

In più, la felicità è un valore che non può essere portato via da nessuno, né può essere “dato” da nessuno: tutti sappiamo che, mentre è facile rendere una persona infelice, è molto più difficile farla autenticamente felice, cioè felice per lungo tempo, in una relazione duratura di qualsiasi tipo — lavoro, amore, amicizia. La felicità si costruisce. E’ un lavoro paziente su di sé e nelle relazioni con gli altri.

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Rabbia e corruzione: Roma, Arezzo, Milano, Macerata, e poi?

scontri tifosiIeri notte guardavo il telegiornale e poi i servizi sui fatti di Roma: gli ultra hanno assaltato una caserma della polizia di via Guido Reni, la caserma delle volanti nella zona del Flaminio, il commissariato di polizia di Porta del Popolo, i poliziotti barricati nello stadio Olimpico e poi la sede del Coni. Passando per Ponte Milvio e andando verso Tor di Quinto. Violenza e rabbia — e la partita Roma-Cagliari non è neanche stata giocata.
E Gabriele Sandri era stato ucciso: non so se per sbaglio o volontariamente, non sta a me giudicare, ma è stato ucciso dopo un tafferuglio fra tifosi.

I giornali e la TV parlano di teppismo, liquidano gli ultra con un paio di epiteti scontati: ma non sanno che gli ultra sono fra noi, sono ovunque. La gente è stanca, stufa, piena di scontento e di rabbia: perché si vive sempre peggio e i soldi non bastano mai e ci sono delle differenze sociali, una corruzione e uno scontento sempre più grandi.

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Che c'è dietro a Montezemolo, De Bortoli e Draghi? (II parte)

Ho già raccontato il setting del discorso di Ferruccio De Bortoli, Direttore responsabile de Il Sole 24 Ore. Ho letto che la sua nomina è stata fortemente voluta dal presidente della Confindustria, quel burlone di Luca Cordero di Montezemolo per cui i sindacati “rappresentano solo i fannulloni della pubblica amministrazione.” Quando l’ho ascoltato mi chiedevo cosa ci fosse di comune fra i due, e pure con Mario Draghi, governatore di Bankitalia, e ora lo so. Sembra che si copino l’un l’altro su molti punti.

Nel suo discorso del 15 maggio De Bortoli ha parlato della crescita dell’economia italiana e del PIL italiano del 2%, dell’uso del cosiddetto tesoretto inferiore a quello dell’Europa, del deciso peggioramento del livello di vita (che scoperta grandiosa!) e del fatto che questa finanziaria ha superato di molto la correzione di Maastricht. Che ci farà Prodi col disavanzo?

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Che c'è dietro a Montezemolo, De Bortoli e Draghi? (I parte)

Ferruccio de BortoliQualche giorno fa ho visto il TG e ho ascoltato parte del discorso di Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Fiat e della Confindustria, presidente e amministratore delegato della Ferrari, presidente della Fiera Internazionale di Bologna e dell’università Luiss. (Ometto le altre cariche altrimenti finisce il post)
Mi ha ricordato moltissimo il discorso che il 15 maggio scorso ha tenuto Ferruccio De Bortoli, Direttore responsabile de Il Sole 24 Ore SPA. E’ il signore nella foto qui a lato, anche se devo dire che di persona è più bello, ha i capelli più lunghi e perfettamente aggiustati ed è più magro — ed è anche molto carino, ci sa proprio fare.
Poco fa su Repubblica ho riletto all’incirca le stesse cose dette da lui, in bocca però a Mario Draghi, governatore di Bankitalia.

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