Tag Archives: filosofia

Steve Jobs, i koan, il Ma e la mente da principiante

Enrica Garzilli su Il fatto Quotidiano su Steve Jobs e la sua vita e il suo lavoro legati all’Induismo e allo Zen. E forse chi sa, al Medio Oriente – tramite il padre biologico siriano. Frequenta gli Hare Krishna, va in cerca dell’illuminazione induista in India e diventa buddhista zen, pratica la “terapia dell’urlo”, diventa vegano e preferisce mangiare le mele. Da lì inizia la storia…

continua


Cinema e buddhismo: pensiero, riflessione, spiritualità

cinema e buddhismoSegnalo una rassegna di film legati al buddhismo che si terrà qui a Milano, vicino ai Bastioni di Porta Venezia, dal 29 giugno al 17 luglio. Io spero di poterci andare, anche perché i film saranno proiettati (intelligentemente) anche alle 21:30. Magari ci vediamo lì.

continua


La concezione cristiana del mondo di Pavel A. Florenskij

FlorenskijDa domani 8 giugno potrete trovare in libreria il libro tradotto dal russo e curato da Antonio Maccioni La concezione cristiana del mondo, di Pavel A. Florenskij. Il libro raccoglie un ciclo di lezioni sulla concezione cristiana del mondo tenuto nel 1921 dal filosofo, matematico e religioso russo Florenskij (1882-1937) all’Accademia teologica di Mosca.

continua


Florilegio ordinario: La Sapienza di Roma al buio e altre università

scimmia docenteMi ha divertito la notizia che i docenti delle quattro facoltà di Lettere e Filosofia, Studi Orientali, Filosofia e Scienze Umanistiche della Sapienza di Roma, per protesta contro i tagli del governo sulla ricerca e la didattica, abbiano deciso di svolgere gli appelli d’esame al buio.

Decisione giusta giusta per dei fantasmi. Conosco degli ordinari eccellenti che, per una ragione o per l’altra – come delle ricerche spesate dall’istituzione da farsi ogni anno all’estero proprio in autunno-inverno, e per lunghi periodi – tengono in tutto, se va grassa, due terzi delle lezioni (certo, lo faceva anche Giuseppe Tucci di andarsene ogni autunno-inverno per quattro-cinque mesi, ma non tutti sono geni).

continua


Il Pakistan e i peccatori di Google

Pakistan protesta

This blog exposes the reality of Allah’s evil nature, his Profit’s evil conduct and the disgusting dogma of their perpetual war cult. (Islam Exposed)

Da tre giorni in Pakistan questo blog è stato oscurato. Critica l’Islam radicale e linca siti che si battono contro il fondamentalismo musulmano.

In maggio è successo a Facebook, e per un po’ anche a Youtube.
Ora, seguendo le ordinanze dell’alta corte di Islamabad, che si è mossa in seguito a una petizione nella città di Bahawalpur, il Pakistan controllerà Google, Yahoo, MSN, Hotmail, YouTube, Amazon e Bing in modo che blocchino contenuti e link anti-Islam. Ha anche oscurato altri 17 siti accusati di blasfemia.

continua


Milano Interista riapre

Milano InteristaCome forse qualcuno ricorda, anni fa scrivevo di calcio e filosofia indiana, cioè spiegavo o commentavo le azioni dell’Inter o i calciatori attraverso il buddhismo e l’induismo. Poi ho smesso per un po’ sia di scriverne, sia di andare allo stadio.

Non solo ho ripreso a seguire le partite, ma la cosa fantastica è che è riaperto il blog del mio club, Milano Interista. E’ un gran bel blog, la gente è davvero simpatica e andare con loro a vedere le partite a San Siro o al bar è molto sfizioso.

Il sito è stato riallestito dal grande Zaffa con la collaborazione di Ludo. E poi,

continua


L'innovazione cresce: riaprono JSAWS e IJTS, le prime riviste online (1995)

JSAWSSabato sono andata alla bella festa di matrimonio di Zamperini — dove ho ballato da matti con l’agile lui, la pacata lei, il compassato lui e l’inamovibile lei — tutta bella felice. Abbiamo ricominciato le pubblicazioni della rivista online Journal of South Asia Women Studies! Ero stanca morta, ho finito alle 21:30 dopo giornate intere al computer ma sono stati giorni ben spesi.

A maggio del 1995, con l’appoggio di Michael Witzel, un professore di Harvard mio direttore al dipartimento di Sanskrit and Indian Studies e lui, geniale Technical Editor che si trovava per caso nella stessa università, ho fondato l’International Journal of Tantric Studies, la prima rivista accademica del mondo insieme al Journal of Buddhist Ethics e l’Electronic Journal of Vedic Studies (per cui servo come caporedattore).

I motivi per fondare una rivista online sono tuttora validi, anzi, con questa crisi internazionale dell’editoria sono vincenti. L’abbiamo subito trasformata in una rivista peer-reviewed, con un comitato di redazione formato di un nutrito manipolo dei migliori studiosi, entusiasti e volontari, da paesi quali gli USA, il Giappone, l’India, la Germania, il Nepal. Nessuno dall’Italia dove gli studiosi, con rarissime eccezioni, digitavano ancora con il pallottoliere. Noi eravamo online dal 1992.

IJTSL’IJTS è diventato subito un mezzo internazionale per connettere scienza e religione, scienza e computer, scienza e diritti umani e le persone che se ne occupano, professionalmente e non. L’importante, pensavamo, sono le competenze e la bona fide, non il ruolo. Se sei capace, insomma, se ci capisci, se sei davvero specializzato. E se ti comporti con correttezza, perché per collaborare è essenziale.

La qualità delle risorse umane sono il primo elemento per fondare e portare avanti in una rivista degna di questo nome. Quanto alle risorse finanziarie, al tempo ci ospitava Harvard; poi, grazie a Ludovico siamo approdati al Politecnico di Milano; infine abbiamo deciso di affrontare il mare aperto e diventare indipendenti.

Un rischio enorme ma le persone, la voglia di lavorare e la fiducia c’erano, la rivista era già famosa nel piccolo mondo di Internet e citata dall’Encyclopaedia Britannica e dai più grandi siti universitari del mondo, vinceva premi e menzioni speciali (quando su Internet erano ancora dati solamente per merito e non riproducevano le modalità di attribuzione dei premi del mondo “reale”). L’entusiasmo di tanti lettori qualificati (ma non del mondo accademico, che storceva il naso) ci ha spinto a rischiare.

Per anni, devo dire, giornalisti anche importanti (ricordo una grande firma dello Washington Post) ci chiedevano il permesso di seguire la mailing list della nostra rivista per prendere a modello le discussioni, le idee e le soluzioni per quello che poi sarebbe diventato il loro quotidiano online. Son soddisfazioni, eh! Conservo ancora tutte le mail e le discussioni con l’idea di pubblicarle, un giorno o l’altro. Titolo: The Birth of the First Academic Online Journals.

Nel giugno 1995 è nato il Journal of South Asia Women Studies sul cosidetto “Gender Studies” nell’Asia meridionale, centrale e del sud-est asiatico (in pratica, dall’Afghanistan a Taiwan e le Filippine, con l’esclusione di Cina e Giappone). L’idea l’ha lanciata Ludovico, visto che io ero una delle prime specialiste della materia (in ordine temporale, intendo) e avevamo mezzi e opportunità. Anche questa è stata la prima di una lunghissima serie di riviste accademiche di studi sulle donne, un vero successo internazionale. Le richieste di collaborazione fioccavano.

Nel 1997 abbiamo fondato l’Asiatica Association, che è stata anche il primo proto-blog accademico del mondo, che da qualche mese si è trasformato in un vero blog collaborativo. Anzi, fra poco annuncerò i bravissimi collaboratori (fra i quali il primo italiano).

Poi ho deciso di vendere gli spazi pubblicitari e Ludo ha avuto l’idea di realizzare il primo banner dinamico delle riviste accademiche del Web. Bagchee, uno dei due maggiori distributori indiani di libri di politica, indologia, buddhismo, islamismo, filosofia, storia, arte, è stato entusiasta dell’idea e ci ha pagato (sull’unghia, come si suol dire, non certo come le aziende italiane che pagano dopo mesi) ben 1000 US$! Non lo ringrazierò mai abbastanza della fiducia e della stima.

A quel tempo avevamo già fondato l’associazione culturale e avevamo messo le riviste a pagamento per le biblioteche per due maggiori motivi: per non dipendere dalla pubblicità e perché non copiassero gli articoli, vista la brutta esperienza di due miei articoli online copiati verbatim in Italia e in India. La signora indiana ha ottenuto anche una borsa di studio dal suo governo grazie all’articolo, che ha avuto la sfrontatezza di presentare come suo a un congresso regionale: potenza del Web, qualcuno dei nostri lettori l’ha riconosciuto e mi ha informato. Il mondo con Internet è diventato molto piccolo e, riguardo alla scienza, questo è un bene.

JSAWS volumeOltre tutto, essendo i siti registrati con ISSN e tutto, valgono per gli autori come pubblicazione regolare anche senza che noi stampiamo la raccolta dei volumi (questo; in copertina io con la mia amica Taslima Nasrin, scrittrice e poetessa e vincitrice, fra l’altro, del Premio Sakharov per la Libertà di pensiero del Parlamento europeo e di quello dell’Human Rights Watch).

Dopo una pausa dovuta a diversi fattori, innanzi tutto una riorganizzazione tecnica e un restyling durati 2 anni e mezzo (!), con un sistema facile e veloce di pubblicazione, sabato scorso il JSAWS ha riaperto.

Ecco, ho descritto a brevi linee la storia dei primi journals online solo per spiegare quanto sono felice. Ringrazio tutti i collaboratori e gli autori vecchi e nuovi. Se vi va, andate e a leggervi il mio ultimo editoriale The New Political Scenario in Nepal and in Afghanistan and The Fairy Tale of the “Good Taliban”.

A proposito dell’editoriale, ho già fatto arrabbiare qualche studioso analista politico, vicino alla Casa Bianca e sostenitore della politica asiatica di Barack Obama, che ha fatto un gran chiasso su una mailing list e con me in persona.

Ho però ricevuto anche 63 email di congratulazioni da tutto il mondo, incluso T. Matthew Ciolek, Direttore dell’Internet Publications Bureau del National Institute for Asia and the Pacific all’Università Nazionale di Canberra (Australia) e la capo bibliotecaria del prestigioso SOAS (School of Oriental and African Studies) di Londra. Dall’Italia solo l’ottimo Michelguglielmo Torri, fondatore e presidente dell’associazione ItalIndia e cofondatore di Asia Maior.

Le riviste online sono nate innanzi tutto come mezzo veloce e democratico di pubblicazione, una democrazia quasi diretta, che è inscindibile dalla libertà di opinione. E io ho espresso liberamente la mia ben fondata opinione.

Ancora la libertà di stampa, su carta e su Internet, esiste.
Chi sa, però, per quanto.

Niente aiuti, uomo bianco!

young monkSi potrebbe intitolare così la missione umanitaria di un gruppo di amanti dell’Oriente che si chiama Himalayan Aid. Ne ho letto su un giovane blog, che ho conosciuto da poco ma che amo molto, Thais blog. Un blog di un amante dell’Oriente: certo, non disinteressato perché il blogger è un mercante d’arte, ma prima di tutto lo dice chiaro e forte, e poi so per esperienza che spesso sono proprio i mercanti che l’Asia la conoscono e la capiscono di più.

Spesso l’avvicinano per curiosità e per guadagno ma poi finiscono per innamorarsene profondamente, proprio come lui

continua


La democrazia con gli occhi del Buddha

Obama e il  Dalai LamaPenso alle belle foto che circolano di Obama, lui con i suoi figli, lui da solo, forte e sorridente, lui con il Dalai Lama. E rispondo con le parole del Buddha a Alexziller, con il quale prima delle elezioni italiane parlavo su quello che è per me la vera democrazia.

La democrazia segue le stesse regole base del Buddhismo, gli stessi processi.
Certo, ai tempi di Siddharta (ca. 500 anni a.C.) non c’era neanche il concetto di democrazia perché chi comandava comandava a suo capriccio, e il soggetto obbediva e basta. Non c’erano le elezioni. Però il re poteva comandare più o meno bene e tenere conto del benessere dei cittadini a lui soggetti, o no. Essere più o meno illuminato.

La democrazia, con un reuccio liberamente eletto dai soggetti, è un sistema di governo moderno e pessimo. Ma non ce n’è uno migliore. E’ l’unico possibile, e per due motivi principali:

1) in teoria possiamo tutti diventare reucci e reginette;
2) è l’unico sistema che il soggetto comandato può migliorare (e qui concordo).

continua


Come verificare l'affidabilità di Wikipedia e delle fonti Web

WikipediaHo detto più volte che Wikipedia non è del tutto attendibile e non va presa per oro colato, specie se si usa per uno studio o una ricerca approfondita e specie in alcuni rami dello scibile, come le discipline orientali o la filosofia.

Il professore Vincent K. Pollard, dell’Università delle Hawai’i a Manoa, ha scritto queste 13 domande (e ce le ha proposte) perché i suoi allievi verifichino se Wikipedia, o un altro sito Web, sia attendibile, e in che misura, partendo dal presupposto che la credibilità sia alla base del principio di autorità.

Mi pare che questa verifica possa essere aplicata anche ai blog, specie quelli tecnici e scientifici, tantopiù che qualche volta non sono che un rimasticaticcio di cose già pubblicate, magari oltreoceano.

Enjoy!

Avanti