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#ijf12 - sul giornalismo

No, quest’anno non ci sono andata per limiti oggettivi di tempo e tempi ma vi propongo due cose assolutamente carine. Non so se conoscete quel giornalista di nome Filippo Facci. No? Beh, guardatelo in questo video che sta spopolando in Rete. Grazie a Internet ora finalmente è famoso! Ne sarà entusiasta.

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La secessione del Sudan e la Cina su Il Fatto Quotidiano

Mentre faccio una piccola lista dei suggerimenti per questo blog, scrivo. Anzi, in questo caso ho già scritto. Il 28 gennaio sera ho pubblicato il mio primo articolo Sudan, dopo il referendum sulla secessione probabile la nascita di uno Stato del sud sugli Esteri de Il Fatto Quotidiano. Che si aggiunge al blog, che va molto a rilento – ma non si può fare tutto: ora sto rivedendo la traduzione sanscrita di un lavoro che aspetta di essere pubblicato dal 2003 e, prima che l’impegnatissimo curatore del libro rimandi tutto un’altra volta, glielo voglio ridare.

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#ijf10 Ultimo giorno: giornalismo in crisi

giornalista in crisi
Ieri mentre prendo un tè al bar dell’hotel Brufani aspettando il gran finale del Festival Internazionale del Giornalismo e lo sbarco della signora Noemi Letizia a Milano sento un vociare concitato.

Tizio, un giornalista che scrive per una nota testata americana, distinto più di un professore di Harvard e accompagnato da consorte in sobrio tailleur blu, circondato da altre tre persone, discute animatamente con il barista perché aveva offerto da bere e il ragazzo gli aveva chiesto di firmare il foglio con l’elenco delle consumazioni.

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#ijf10: Io pago, tu paghi, egli paga: il futuro dei modelli di business delle news

Oggi al Festival Internazionale del Giornalismo per il Journalism Lab, coordinato da Vittorio Pasteris, la tavola rotonda Io pago, tu paghi, egli paga: il futuro dei modelli di business delle news, con Marco Di Gregorio, direttore di c6.tv, Marco Formento, direttore dei servizi digitali alla De Agostini Editore, Enrica Garzilli, direttore delle riviste IJTS e JSAWS dell’Asiatica Association, Antonio Rossano, presidente dell’Associazione Pulitzer, Roberto Zarriello, autore di Penne Digitali.

#ijf10 Perugia, ore 17, sala Lippi dell’UniCredit Banca di Roma.
Spero di incontrarvi lì, così finalmente ci conosceremo di persona.

#ijf10 Festival Internazionale del Giornalismo 2010, Perugia

IJFImmancabile l’appuntamento con il Festival Internazionale del Giornalismo (ijf) che si terrà da mercoledì 21 a lunedì 26 a Perugia. Una città stupenda, un’organizzazione che l’anno scorso era miracolosa e tanti appuntamenti imperdibili come quello sul Giornalismo di precisione, cioè alla ricerca di un verità verificabile, con dati precisi e raccolti con una metodologia scientifica.

Potete seguire l’ijf su La Stampa, che sarà media partner del festival con articoli e video sul sito e con una sezione speciale, su Facebook e su Twitter con il tag #ijf10. Durante i cinque giorni doppio appuntamento quotidiano con il Journalism Lab curato da Vittorio Pasteris. Domenica il Mediacamp, a cui tutti possono partecipare. E poi libri, mostre, conversazioni e il primo flash mob della mia vita – sì, mi sento come una bambina con un giocattolo nuovo.

Sabato pomeriggio prenderò parte alla tavola rotonda Io pago, tu paghi, egli paga: il futuro dei modelli di business delle news, ci vediamo lì?

Le elezioni, Santoro e la politica del prete

Che GuevaraDopo il liceo, quando cominciai l’università, mio padre aveva preso in affitto da un suo amico un appartamento minuscolo ma vicinissimo alla Sapienza, agli inizi della Tiburtina.

Sul pianerottolo c’era la porta di un altro appartamento ben più grande: quello di un prete della parocchia. Che continuamente protestava presso il mio padrone di casa perché vedeva dei “negri entrare e uscire a ogni ora del giorno e della notte” (verbatim, ci ho riso molto). In effetti uno dei miei amici senegalesi era venuto a trovarmi e avevamo cenato insieme, ammetto il mio peccato.

Mi dette così tanto fastidio quel prete, mi importunò così tanto, bussando di continuo alla mia porta e facendo chiassate sul pianerottolo, che per non dare problemi all’amico di mio padre lasciai l’appartamento dopo soli pochi mesi. Subito dopo venni a sapere che lo aveva preso in affitto lui per la sua amante, una donna sposata con figli. Divenne il loro nido d’amore.

Che dire sul caso del parroco che sapeva, sui preti cattolici molestatori – fenomeno noto anche nei monasteri buddhisti giapponesi, per carità, ma non meno grave – e così via? Mi pare che una comunità religiosa che è coinvolta a livello di massa, di intera comunità, in questo genere di cose non possa dare indicazioni su cosa votare, su quello che fare, perché ha perso totalmente di credibilità e autorevolezza. I suggerimenti etici da un clero corrotto non li accetto.

E’ un po’ come se si credesse a Berlusconi che tuona in difesa dei valori familiari, o sulla libertà e i tanto sbandierati progetti – pardon – rivoluzioni, liberali. Rivoluzioni liberali che tappano la bocca sul servizio publico a un giornalista. Che può piacere o meno ma sbandiera come la pensa e non mistifica chi è, che fa e quello che vuole.

Tra parentesi, questo è il canale di raiperunanotte con il nuovo palinsesto, in attesa che Arianna Ciccone (quella del Festival Internazionale del Giornalismo, per intenderci, e del sito Valigia blu) carichi il suo materiale. Viva la libertà di parola.

Indovina chi viene al Festival Internazionale del Giornalismo

IJFDomani, giovedi 4 febbraio 2010, sarà presentato a Milano il programma del Festival Internazionale del Giornalismo, che l’anno scorso a Perugia fu un vero successo.

L’appuntamento è alle ore 11.00 presso la Sala Montanelli in via Solferino 26, storica sede del Corriere della Sera.
Ci vediamo lì?

La fame della Cina

contadino cineseLa fame della Cina, ma di terre!

Non contenta di aver occupato l’ex Tibet, che è stato completamente colonizzato dalle famiglie cinesi “invitate” ad emigrare e dalla cultura, imposta sin dai tempi della Rivoluzione culturale, la Cina ha chiesto al Kazakistan, un paese dell’Asia centrale appartenente all’ex URSS grande come l’Europa, ma di soli 16 milioni di abitanti, di permettere ai contadini cinesi di usare ben un milione di ettari di terra per la coltivazione. Con il conseguente trasferimento di coloni cinesi.

Bolat Abilov, vice segretario del partito di maggioranza Otan, ha risposto che se per ogni ettaro lavorassero 15 contadini, significherebbe che per un milione di ettari arriverebbero dalla Cina ben 15 milioni di cinesi. Se fra i 15 cinesi ci fosse la nascita di un bimbo, in 50 anni ci sarebbero in Kazakistan ben 50 milioni di cinesi!

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Il premio Pulitzer Seymour Hersh e la questione delle fonti

Dopo la lectio magistralis tenuta dal premio Pulitzer 1970 Seymour Hersh al Festival internazionale del giornalismo di Perugia, che potete ascoltare qui, ho incontrato Seymour Hersh per strada, da solo. Ci ho parlato brevemente perché sembrava molto stanco e non è più un ragazzino.

Come sapete, Hersh, come molti giornalisti investigativi, è stato criticato per l’uso di fonti anonime. Questa è una pratica comune se si parla di argomenti sensibili, l’ho fatto anche io nell’articolo “Myanmar la forza di Internet. Dialogo oltre il silenzio. La Rete è servita per organizzare la rivolta e parlare con l’esterno. Nonostante il blocco del regime”, pubblicato su Nòva il 25 ottobre 2007, in cui ho trattato l’uso di Internet per portare fuori della Birmania le voci dei dissidenti, organizzando dei gruppi politici, e parlare con qualche raro giornalista.

Dopo aver pubblicato l’editoriale sulla politica americana in Afghanistan, in cui critico Barack Obama per la decisione strategica di spostare altre 16.000 soldati sul territorio e di cercare un accordo con i “talebani moderati”, un famoso studioso americano che collabora con la Casa bianca mi ha attaccato violentemente su una mailing list specializzata, con decine di migliaia di membri, chiedendomi su cosa avevo basato la mia analisi e quali erano state le mie fonti specifiche.

Gli ho risposto rivelando parzialmente le mie fonti. L’abitudine di scrivere da studiosa, dicendo esattamente dove, come, perché e da dove ho trovato un certo testo, una certa informazione, un certo documento e con chi ho parlato, ha prevalso.

Poi mi sono pentita per più motivi, innanzi tutto perché non voglio mettere a repentaglio la tranquillità (anche se non la sicurezza) della persona che ho intervistato, e poi perché le fonti sono preziose e non si condividono. Questa persona si fida di me, non di altri.

Secondo voi ho fatto bene? Cosa avrei dovuto fare per difendere la mia credibilità ma non disturbare il mio informatore, rivelandone il nome?

PS Postilla per amici e nemici.