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L'Italia, l'Asia e la felicità collettiva e virale

mappamondoStanotte sono tornata dal Roma dove ho trascorso un’intera giornata, dalle 9 alle 19:30, al Ministero degli Affari Esteri. Fra le altre cose, ho partecipato al seminario IL “GRANDE GIOCO” NELL’ASIA MAIOR, basato sul volume al quale ho contribuito con il saggio Il Nepal da monarchia a stato federale, sugli sviluppi del 2007 che hanno visto la fine della dinastia Shah e l’entrata nel dibattito democratico di consistenti forze sociali, negate e marginalizzate dal potere per quasi 200 anni.

Durante il seminario ho notato che circolava un senso di positività collettiva e contagiosa, un sentimento molto costruttivo e pratico. Felicità era vedere il sottosegretario degli Esteri con delega all’Asia Stefania Craxi, l’inviato speciale per l’Unione Europea per la Birmania, Piero Fassino, l’ambasciatore e ministro plenipotenziario Francesco Maria Greco e altri importanti politici e diplomatici italiani insieme agli ambasciatori di Cina, Corea, Thailandia (forse altri, ma questi erano in prima fila e non si sono mai mossi), consoli e, soprattutto, generali, che si occupavano insieme a noi dei problemi dell’Asia con competenza ed estrema apertura mentale.

Circolava una bella energia e una voglia e una capacità di capire e costruire.

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Lacrime di Hillary, lacrime di Bush (quando le donne piangono)

Hillary ClintonDato che non posso seguire le elezioni dell’Assemblea Costituente in Nepal, che nel 2007 sono state rinviate ben due volte, seguo avidamente le alterne vicende delle presidenziali in USA. E sono stata contenta che Hillary Clinton abbia vinto, anche se in un piccolo stato come il New Hampshire. Hillary non piace molto, eppure è davvero in gamba.

1) Non piace ai giornalisti americani perché ha il carattere ferreo, idee chiare e una precisa volontà di cambiare le cose in meglio, ma ha poco dell’umanità dolente o degli scandali di cui spesso e volentieri — per professione — si nutrono. Insomma, non fa davvero notizia, è una dura e pura, se ne frega di fare l’occhiolino ai giornalisti come invece fa quel viscidone di Obama, che ha appena ottenuto l’appoggio di John Kerry.

La ricordo benissimo nel 1993, quando Bill dette a Hillary l’incarico di riformare il sistema sanitario, che è scandalosamente buono, ma solo per ricchi. E più sei ricco, meglio è. Lei propose e si batté per un servizio sanitario gratuito per tutti o Universal Health Care — come in Italia, per esempio. L’hanno chiamata Hillarycare, l’hanno fatta a pezzi. Dopo un anno di lotte, con tutti politici contro, anche quelli del suo partito, ha dovuto rinunciare alla riforma. Quando poi, due anni fa, è uscito I’ve Always Been a Yankees Fan: Hillary Clinton in her Own Words, è stata tacciata di tutto: di essere avida di gloria, di aver usato il marito per far carriera, e così via.

2) Non piace molto agli intellettuali. In USA la frase di Hillary “The Only way to make a difference is to acquire power“, riportata dal libro che ho citato prima, è diventata simbolo di cinismo e voglia smodata di potere.

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