Sul nucleare sapete come la penso. Da sempre, con Berlusconi o con Pinco Pallino al governo. Per me le questioni poste dal referendum del 12-13 giugno non sono politiche, ma etiche. E anche sugli altri temi potete immaginare come la penso.
Prima di tutto, per chi non sa ancora esattamente come funziona, visto che le domande sono oggettivamente difficili, un riassunto molto riassunto:
1) Privatizzazione dell’acqua (domanda 1): votando SI’ si dice no alla privatizzazione dell’acqua;
2) Privatizzazione dell’acqua (domanda 2): votando SI’ si dice no ai profitti sull’acqua;
3) Energia nucleare: votando SI’ si dice no al ritorno del nucleare in Italia;
4) Legittimo impedimento: votando SI’ si abolisce il legittimo impedimento del presidente del Consiglio e dei ministri (sul Sole 24 Ore, scusate se nomino la concorrrenza, la spiegazione sintetica, chiara e precisa delle nuove norme sul legittimo impedimento).
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Leggevo il blog di Lia, sempre bello, sempre personale, sempre sincero, e mi stupivo di quante persone circolino anche lì sempre pronte a imbracciare il fucile per qualsiasi cosa tu dica, qualsiasi opinione tu esprima, anche moderata, anche ben articolata, solo perché è la tua opinione. Che peraltro sono libera di esprimere, a casa mia.
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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. Riprendo un tema a me caro, l’energia prodotta in un impianto nucleare e il pericolo per la salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente. Mi fa piacere che anche l’ONU si stia rendendo conto che anche basse radiazioni, come quelle di Fukushima, molto probabilmente provocano gravi danni. E per questo ha istituito un comitato internazionale ad hoc.
In cui non è inclusa l’Italia.
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Sul Giappone e il disastro di Fukushima la voce non mia, assolutamente, ma di George Monbiot del Guardian. In un articolo che sta suscitando molte polemiche in Gran Bretagna e USA.
La fonte di energia alla quale la maggior parte delle economie ricorrerebbe se chiudesse i suoi impianti nucleari non sarebbe la legna, l’acqua, il vento o il sole, ma combustibile fossile. Il carbone per tutta una serie di motivi (per i cambiamenti climatici, per l’impatto dell’estrazione, per l’inquinamento locale,
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Shintaro Ishihara, il governatore di Tokyo, ha affermato che il terribile terremoto e conseguente tsunami sono una punizione divina per spazzare via l’egoismo (gayoku) che affligge il popolo giapponese.
Lo dice proprio quando i tecnici della TEPCO (qui i loro comunicati stampa), che fornisce energia elettrica, e i soldati dell’Esrcito di autodifesa stanno lavorando come matti per contenere il peggior disastro nucleare dopo Chernobyl, sapendo quello a cui andranno incontro a breve: la morte fra sofferenze atroci. E non è solo un rischio, è una certezza.
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Un aiuto concreto per il Giappone. In yen.
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Su quello che sta succedendo in Giappone voglio segnalare un blog, riprendendo la tradizione di Orientalia di segnalare altri siti o post italiani e stranieri. Si intitola “L’era atomica da Hiroshima a oggi” ed è pieno di notizie e risorse agiornatissime e, sopratutto, di prima mano. Per esempio su Fukushima riporta il comunicato stampa originale del Nuclear Energy Information Service, poi l’account Twitter sulla situazione, i video live dal Giappone (in giapponese, ma le immagini sono chiarissime ed esplicative più di una tesi di laurea) e così via.
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Una donna eccezionale. Bella, colta, forte, carismatica, resistente come un bambu e gentile come i gelsomini che intreccia nei capelli. Simbolo internazionale di libertà e di coraggio. Questa è Daw Aung San Suu Kyi, Nobel per la Pace 1991.
Domani compirà 65 anni. E li compirà ancora una volta agli arresti domiciliari. Dal 1990, quando fu eletta primo ministro alle elezioni generali come leader del partito della Lega Nazionale per la Democrazia, ha trascorso confinata in casa quasi 15 anni. Ieri l’ultimo appello di Aung San Suu Kyi alle nazioni democratiche di tutto il mondo: “usate la vostra libertà per promuovere la nostra“.
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Solo un breve annuncio per ricordarvi che domani apre il Il Post, da leggere assolutamente. Luca Sofri è bravo ed esperto, il suo team pieno di energia, e di questi tempi aprire un giornale – anche se solo online, quindi con costi decisamente inferiori al cartaceo – è davvero un atto coraggioso, anche per la gran mole di informazioni che circolano.
In bocca al lupo Luca & C.!
La notizia giunge veramente a ciel sereno e sconvolge un po’ quello che pensavo della preservazione della cultura e dell’utilizzo dei fondi pubblici: l’antica e famosa biblioteca americana Library of Congress, la più grande biblioteca del mondo (che conserva anche gli archivi di Mussolini, per esempio, e molti fondi, documenti e archivi di tutti i paesi dove gli USA sono stati presenti in guerra), raccoglierà e conserverà i tweet, cioè i 55 milioni di messaggi che si mandano gli utenti ogni giorno. Ha già acquistato l’intero archivio di Twitter.
Pare che tutti siano contenti: la Library of Congress perché la collezione dei media digitali comprenderà i tweet, che “stanno diventando parte della storia”; i ricercatori e chi fa cultura perché – ed è stato detto già molti anni fa dal grandissimo Ernesto De Martino – la cultura è quasi soltanto cultura dei famosi, degli scienziati, dei più importanti, o di chi fa scandalo.
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