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Elezioni, i pirati di Internet attaccano il Parlamento europeo

Pirate PartyAltro che il successo della candidata di Internet Debora Serracchiani in Friuli!

In Svezia il Pirate Party — nato insieme a The Pirate Bay, e il suo nome è tutto un programma — ha ottenuto il 7.1% dei voti e avrà un seggio al Parlamento europeo.

Questo significa che in Europa del nord il popolo di Internet comincia a farsi sentire in modo concreto.

Le elezioni in Europa e la nomea di Noemi

Come dicevo, sembra che in Europa la destra estrema sia aumentata. Normale, in tempi di recessione economica. In Italia il Partito delle Libertà è diminuito ma i partiti razzisti aumentano e anche i verdi aumentano.

Come a dire che l’Europa si avvia a diventare un paradiso in terra governato da brutta gente.

Sia La Repubblica sia il Corriere della Sera, per distinguersi come al solito, pubblicano le foto di donna Letizia al voto (il Corsera le mette fra quelle dei “big al voto”!).

La signora è andata a votare col sorriso da telecamere, messa su fino nei minimi particolari, rossetto freschissimo e capelli fatti un secondo prima, come se fosse a una comparsata TV. Forse ingenuamente ma mi chiedo: crede di avere una bella nomea che si presenta con un’aria così spavalda?

Noemi Letizia

Impieghi utili: perché votare

Le prossime elezioni del parlamento europeo saranno le più grandi elezioni pluri-nazionali del mondo: circa 375 milioni di votanti di 27 paesi liberi e indipendenti, per eleggere 736 rappresentanti. A causa della recessione economica, che in Europa non accenna a migliorare, si prevede che la destra prenderà ancora più piede, nonostante i cambi di guardia possibili in due paesi, la Gran Bretagna e l’Ungheria.

Simon Hix, professore di Politica europea alla London School of Economics and Political Science e analista politico, prevede che Popolo delle Libertà, Lega Nord e Italia dei Valori aumenteranno le preferenze a scapito di Partito Democratico, Rifondazione – Comunisti italiani, Sinistra e Libertà e Lista Bonino (qui le previsioni comparative complete, paese per paese).

continua


Barack Obama e il sogno di Gandhi

ObamaI sogni del neo-eletto Obama non sono certo di basso livello ma ora comincia la realtà, la quotidianità.

Su di lui si appuntano le speranze di ripresa economica dell’America e le speranze di democrazia di mezzo mondo. Specialmente, le speranze di pace in Medio oriente, dopo decenni di guerre e tentativi di normalizzazione.

Tutti il mondo si aspetta che Obama faccia sì che il vento di democrazia, di standard morali e di libertà civili torni a soffiare più forte sui paesi di influenza americana. E’ praticamente un’impresa titanica, ma penso che dopo Bush non si possa che fare di meglio.

Oggi The Hindu riporta che Gandhi è stato la fonte di ispirazione per Obama. In realtà sin dal 23 febbraio 2008 questi ha rilasciato un’intervista a India Abroad, il più vecchio giornale degli indiani residenti in America (riportato da innumerevoli quotidiani, fra cui The Times of India), in cui ha dichiarato:

Nella mia vita ho sempre visto Mahatma Gandhi come una fonte di ispirazione, perché lui incarna il tipo di cambiamento che può essere fatto quando la gente comune si riunisce per fare cose straordinarie.

E il 24 agosto Madonna ha paragonato McCain a Hitler e Obama a Gandhi.

Il 2 ottobre, giorno della commemorazione di Mahatma Gandhi, Obama ha poi fatto un discorso (completo), molto bello e molto convincente, sulla necessità che l’America torni ad avere il primato morale (position of moral leadership) che ha avuto nei suoi giorni migliori e ha parlato a lungo di Gandhi e di come la sua forza sia stata la gente che gli era dietro, che lui è riuscito a riunificare e catalizzare:

[...] L’importanza di Gandhi è universale. Innumerevoli persone nel mondo sono state toccate dal suo spirito e dal suo esempio — la sua vittoria a sua volta ha ispirato una generazione di giovani americani per spazzare via, in modo pacifico, un sistema di aperta oppressione che è durato per secoli, e più recentamente ha portato a morbide rivoluzioni in Europa orientale e ha estinto l’apartheid in Sud Africa. Nelson Mandela, il Dalai Lama, il Dr. Martin Luther King, Jr. hanno parlato del loro grande debito verso Gandhi.

Il suo ritratto è appeso nel mio ufficio per ircordarmi che il vero cambiamento non verrà da Washington, verrà quando la gente, unita, lo porterà a Washington.

What about Italy? We Hope

Barack Obamba

McCain contro i blogger, non è quello che dovrebbe essere il giornalismo: e La Repubblica "scopre" i blog

Pare che lo staff di McCain sia arrabbiato con i blogger e abbia detto:

bloggare è nemico del giornalismo.[...] I giornalisti sono per lo più giovani, cinici, liberal e ossessionati dai blog.

Lo afferma Robert Draper, che spiega anche come e perché gli sia stato permesso di pubblicare l’articolo, visto che lavora nello staff repubblicano.

Anais Ginori, inviato in USA e autore dell’articolo La staff di McCain contro i blogger “Stravolgono le nostre posizioni” (!) su La Repubblica di oggi, afferma:

I blog sono la vera novità di questa elezione 2008, tanto da creare un circuito alternativo e parallelo alla campagna elettorale “ufficiale”. Un circuito alimentato non soltanto da supporter o avversari politici, ma anche cronisti “on trail”, che viaggiano insieme ai candidati. Aggiornamenti online immediati, che permettono di conoscere in diretta tutti i dettagli di un comizio: dichiarazioni, reazioni, affluenza.

La Repubblica dà un’altra notizia che non lo è perché arriva con qualche annetto di ritardo: nel 2004 non si parlava d’altro! Anche Montemagno teneva un interessante 2004 US Elections, dove parlava moltissimo di blog ed elezioni. Dava anche la lista dei blog politici premiati dallo Washington Post. Peccato che il suo blog sia durato solo tre mesi, fino all’elezione di Bush.

Elezioni in Pakistan: il dittatore Musharraf è battuto

women votingDopo anni di governo sempre più dispotico, oggi finalmente gli elettori hanno bocciato il partito dell’ex generale e presidente Pervez Musharraf.

L’affluenza alle urne è stata bassa, leggermente inferiore rispetto a quella delle elezioni del 2002; gli episodi di violenza e di intimidazione durante le elezioni però sono stati limitati. Secondo i primi risultati definitivi, che vedete qui, il Partito Popolare Pachistano (PPP) e la Lega Musulmana di Nawaz Sharif (PML-N), il primo ministro che Musharraf aveva rovesciato in un colpo di stato nel 1999 e a cui è stato permesso di rimpatriare dall’esilio tre mesi fa, hanno riportato una netta vittoria.

La Lega musulmana pakistana (PML-Q) pro-Musharraf è terza e il portavoce del partito ha ammesso la sconfitta, lasciando aperta la possibilità di entrare in una coalizione, alla quale il PPP ha dichiarato di non essere interessato.

Una variabile di cui tenere conto nella formazione del nuovo governo è l’alto numero di candidati indipendenti e l’avanzata dei partiti regionali su base etnica, a scapito della coalizione di partiti religiosi. Questo è effetto, in parte, della decisione del Jamaat-e-Islami, il partito religioso più antico del Pakistan e membro influente della coalizione, di boicottare il voto.

Si profila quindi una situazione in cui Musharraf, in qualità di presidente, dovrà lavorare con un parlamento che potrebbe anche decidere di votare per il suo impeachment. Musharraf ha dichiarato di volersi adeguare ai voleri del popolo ma dalle premesse elettorali di questo ultimo anno dubito che saprà ritirarsi in buon ordine e sottomersi alle scelte democratiche del popolo pakistano.

Sul Pakistan, l’ottimo articolo del New York Times e domande e risposte dal loro corrispondente in loco.

The Olympian Dachhiri Sherpa: Nepal, Peace, and the Olympic Games

Dachhiri Sherpa (born November 3, 1969) is the only olympic athlet from Nepal. He will cross-country ski on Feb 26 at 4:00 am Eastern time.

I wonder whether Nepal, which undersigned peace like the other 84 nations taking part to the games, will respect the cease-fire of the civil war.

Last Thursday Feb 9 the first local elections occurred. However, rebel attacks against the despotic King Gyanendra and the government have intensified in recent weeks.

“We refuse to accept the results from these so-called elections,” said Krishna Sitaula of the Nepali Congress party.

Requiem for the Olympic Peace.