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Internet è un diritto fondamentale

InternetL’accesso a Internet è un diritto fondamentale [...] come la libertà di espressione e la libertà di accesso all’informazione (Commissario Viviane Redding al Parlamento Europeo).

Prima vittoria al Parlamento europeo. Il pacchetto Telecom, cioè Telecoms Pakage, un insieme di cinque direttive europee che regoleranno le telecomunicazioni fisse e mobili, di Internet e delle reti future, ha reintrodotto l’emendamento 138/46 che stabilisce la libertà di accesso. Questa è la prima vittoria per gli utenti/consumatori e per tutti i cittadini, ottenuta grazie alla mobilitazione generale.

Il Parlamento europeo ha però adottato un compromesso sulle questioni dell’eguaglianza dei network: non ci sarà una forte protezione contro la “net discrimination”, cioè Internet libero da ogni discriminazione riguardo al contenuto, all’applicazione e ai servizi a cui gli utenti possono accedere o possono distribuire.

La questione è di estrema importanza per tutto il mondo, visto che anche nei paesi in via di sviluppo Internet è un mezzo di comunicazione e di informazione molto usato, magari collettivamente, perché più completo e più economico di tutti gli altri e quasi altrettanto veloce di un cellulare.

Diritti umani, non si uccidono così anche i cavalli?

Un collega indiano ha inviato questo video scioccante, da vedere solo se uno ha molto stomaco ed è maggiorenne a causa delle scene di particolare violenza.

E’ stato girato da alcuni membri del Tehrik-i-Taliban Pakistan, l’organizzazione studentesca militante che racchiude i gruppi talebani, e riprende l’uccisione di alcuni uomini accusati di fare la spia per il Pakistan e gli Stati Uniti.

Io ne ho visto solo metà e mi è bastato. Ho pensato subito a come i musulmani uccidono gli animali nella festa di Id al-Kabir perché le persone sono uccise nello stesso modo.

La retorica buonista che permette che certe atrocità siano commesse in Italia sugli animali, perché bisogna rispettare anche le cose più aberranti della religione islamica, penso sia la cosa più idiota e retrograda che si possa fare. Da oscurantismo feudale. Non mi interessa il rispetto delle diversità, non mi interessa l’ascolto dell’altro e così via, se questo significa commettere atti ignobili, raccapriccianti o violenti sui propri simili o sui nostri fratelli animali. In nome dell’Islam o di qualsiasi altro credo.

Ci sono dei diritti fondamentali che vanno rispettati, siamo in un paese cosiddetto civile dove vige lo stato di diritto e le minoranze e i minori — e gli animali sono dei perenni minori — sono tutelati per legge. Non dobbiamo scordarlo mai.

E ora ditemi se questa non è atrocità e barbarie.

Voglio aggiungere che ho pensato molto se mettere o no questo video nel blog e ancora non so se ho fatto bene. Io penso che sia educativo anche se, come me, sono certa che molti lo vedranno solo a metà. Spero di spiegare meglio quello che ho voluto dire riguardo gli animali e la festa di Id al-Kabir (perché come atrocità e illegalità sugli umani la cosa è ovvia ed evidente).

Più in generale, è giusto mettere su un mezzo di diffusione così potente e capillare come Internet un video, una canzone, un testo così forte e scioccante? L’informazione va fatta a ogni costo e con ogni mezzo? Quando bisogna fermarsi, se bisogna fermarsi?

Attenzione! Il video contiene scene di violenza, non si è certi della loro corrispondenza al vero, ma anche se tale contenuto fosse simulato la sua visione è inappropriata ad un pubblico minore di anni 18 o sensibile alla visione di atti di barbarie. Viene linkata la fonte, ossia il video, al solo a scopo di critica e nel rispetto del diritto di informazione. Se clicchi su questo avviso, per visualizzare il video, dichiari di essere maggiorenne e di aver compreso che il materiale che consulterai potrà urtare la tua sensibilità.

La pedo_relazione e la pedo_proposta della Carlucci

Gabriella CarlucciHo letto e riletto la farraginosa intervista dell’on. Gabriella Carlucci, nota esperta di nano-fisica, di spettacolo e di Internet, sulla proposta di legge di regolamentazione della Rete. In sunto dice che la sua finalità è la lotta alla criminalità organizzata transnazionale, che in Rete sembra che faccia degli affaroni con i bambini, e che noi non abbiamo capito niente e abbiamo travisato (Berlusconi docet):

La vera e reale finalità della mia iniziativa, al contrario di quanto maliziosamente riportato, si evidenzia dal fatto che i due documenti recano titoli inequivocabili: pedo_relazione e pedo_proposta.

Io non vorrei che, con la scusa della lotta alla pedopornografia in Rete, si arrivasse, come si vocifera, alla “regolamentazione” dei blog, nel senso che dovranno essere registrati come testate giornalistiche. Anche perché costerebbe, e parecchio, e perché si toccherebbe un sacrosanto principio della Rete: il diritto all’anonimato pubblico.

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8 marzo 2009, il mondo le deve qualcosa

donna afghanaIo ho sempre parlato di doveri per prima, e mai di diritti, di responsabilità e non di pretese, di dare prima di chiedere. Ma questa data, l’8 marzo, quest’anno segna qualcosa di estremamente importante, reale, concreto.

L’8 marzo in Occidente si festeggia la donna come fosse (ma non è) una celebrazione per l’avvenuta parità, per ricordare che, pur nella diversità, le donne godono quasi di pari opportunità con gli uomini.

Ma in qualche paese non è così, in qualche paese islamico le libertà si vanno sempre più restringendo. Uno di questi è l’Afghanistan. Con la recrudescenza della presenza dei talebani, che a metà febbraio hanno segnato una importante vittoria nella valle dello Swat, dove è stata legalizzata la Sharia (la legge islamica), la condizione delle donne è peggiorata anche a Kabul.

Paween Mushtakhel, una bella donna di 41 che fino a qualche mese fa era un’attrice televisiva, ha trascorso gli ultimi tre mesi nascosta, per paura delle ritorsioni dei fondamentalisti islamici, che a dicembre le hanno ucciso il marito colpevole, secondo loro, di lasciarla recitare. Paween 20 anni fa portava la minigonna: ora indossa il burqa e si nasconde per paura di venire uccisa. E ha un peso grande nel cuore, quello di sentirsi colpevole della morte del marito.

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Faccio o non faccio testamento?

Enrica GarzilliGiustissimo il dibattito sul testamento biologico, così si eviteranno, spero, tutte le cose già successe.

Intendiamoci, io da parte mia non l’ho fatto e al momento non lo faccio, mi affido semplicemente al buon cuore di chi mi ama, casomai un giorno mi riducessi a una vita vegetativa. Mi piacerebbe pensare che mi si terrà in vita, ma se chi al momento, quando succederà fra 100 anni, non avrà voglia di occuparsi di me, neanche col pensiero, facesse un po’ di me quello che vuole.

Non credo, in tutta onestà, che il corpo conti così tanto da essere preservato a tutti i costi, ma credo che ogni atto si ritorce, in bene o in male, su chi lo compie. La legge inesorabile del Karman, il frutto delle azioni, funziona benissimo. E quindi non è solo per me che temo — nessuno può essere certo che non ci sia mai neanche un secondo di coscienza, e in quel secondo sapere che i miei cari stanno preparando la mia morte non è che mi esalterebbe — ma per chi deciderà per me.

Ma per chi è interessato a tutti costi a decidere tutto di sé, sempre e in ogni momento, sul sito di Veronesi il testamento biologico c’è da un po’. Curioso però che sia in pratica un documento assertivo:

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La prof. oltraggiata

PPTTFra le norme del ddl sulla sicurezza approvato ieri ce ne sono alcune ovviamente pericolose, come dice Mante, e una che mi inquieta molto:

Carcere fino a tre anni se si oltraggia pubblico ufficiale. Ritorna la norma depenalizzata aumentando la pena. Chi insulta ora un pubblico ufficiale rischia fino a tre anni di carcere.

Ora, la norma c’è sempre stata ma il concetto di pubblico ufficiale è molto ampio e l’oltraggio è facile. Qualche anno fa mi hanno fatto scendere alla stazione di Arezzo, insieme alla mia cana, nel cuore della notte, perché il capotreno era allergico ai cani, specie quelli bianchi. No, non al pelo, ai cani in sé. E io, secondo l’amabile capotreno, l’avevo portata lì solo per fargli dispetto.

Dopo una breve discussione e l’intervento di un ispettore delle ferrovie in incognito, che purtroppo si è rivelato essere un mio corteggiatore respinto del liceo, è saltato fuori che il capotreno stava andando in pensione anticipata per malattia.

Gli ho detto che non faticavo a crederlo, che la sua malattia probabilmente era un disturbo paranoide della personalità e doveva essere rinchiuso non in un treno, ma in una clinica psichiatrica. In due hanno minacciato la denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale. In questo caso avrei rischiato fino a tre anni di carcere?

D’altro canto, il risvolto positivo della legge c’è. Anni fa, in una disgraziata università del centro Italia, uno studente bocciato all’esame mi ha insultata, spintonata e sequestrata per oltre 3 ore in una stanza del dipartimento. La soddisfazione è che se lo avessi denunciato avrebbe rischiato fino a tre anni.

Insomma, l’inasprimento di questa norma mi inquieta. Perché se uno dice a un impiegato delle PPTT che non fa niente:

Lei ruba lo stipendio!

Rischia fino a tre anni?

Razzismo, ideologismo, femminismo e io mi sono stancata: io sono una donna!

Enrica GarzilliDavvero non ne posso più di un po’ di cosette. Le sto leggendo da giorni, e da giorni cerco di evitarle per non guastarmi tutta la giornata, ma quando è troppo è troppo.

Tutto è scoppiato con la storia di Rachida Dati, attuale ministro della Giustizia francese, di origine magrebina, che il 2 gennaio scorso ha dato alla luce una bella bimba, senza aver mai rivelato l’identità del padre, e dopo cinque giorni dal parto è tornata al lavoro.

Apriti cielo! Tutti a commentare e poi a criticare chi ha commentato. Qualcuno ha dichiarato che è una donna eccezionale e “molto, molto sexy” (come se per un ministro il quoziente di sexità fosse rilevante), intitolando il suo pezzo “Femminismo cretinismo“:

Oltre alle ovvie considerazioni sull’invidia, il razzismo politico (la Dati è di destra, le femministe di sinistra) e quant’altro, la cosa più impressionante di queste critiche è la volontà dittatoriale di certo pensiero di sinistra di volere con forza e spregio ricondurre tutti al livello più basso.

Come se il femminismo fosse di sinistra! E’ un movimento trasversale, che va al di là della connotazione politica. Soprattutto, giustamente, i gruppi femministi americani dicono che non basta essere donna per essere femminista. Bisogna lavorare attivamente per la difesa di certi diritti e l’imposizione di una effettiva parità. Bisogna unirsi e lavorare con le altre sorelle. Invece, specie qui in Italia, le donne, e direi anche molte signore blogger, fanno troppo spesso comunella con i maschietti, solo perché il potere è spesso uomo, e sono felicissime di dare addosso a un’altra donna. Anche quando con le loro sfortune e cretinerie non c’entra niente.

Qualcun’altra su Il Giornale ha inneggiato alla libertà, messa in pericolo dalla “la follia delle tante femministe” (sempre mosse, è ovvio, da invidia) che hanno criticato la signora Dati, e definisce il ministro “un grand’uomo”:

Basterebbe la sua gloriosa traiettoria di vita a dimostrare che è una grande donna, o un grand’uomo, o tutt’e due, se preferite.

Questo, detto poi da una donna, è veramente troppo! Quando leggo queste castronerie mi viene su un senso di repulsione: ma perché, è uguale dire “grande uomo” o “grande donna“? E’ uguale solo dire ministro! Anzi, il genere per fare il ministro è assolutamente irrilevante (eccetto che per diventare ministro). E mi viene ben più di un dubbio.

Quando avevo 22-23 anni un grande studioso di scienze orientali (di estrema destra, per intenderci, o non avrei dovuto neanche parlare con lui?), Pio Filippani-Ronconi, mi disse, pensando di farmi un grande complimento:

lei è un uomo di scienza.

E io mi mi sono ribellata: sono una donna e la scienza non è incompatibile con l’essere una donna fino in fondo, anche nelle cose più superficiali e culturali, tacchi alti (come dice il signore di Femminismo cretinismo) e tutto. La scienza è una categoria a sé, che non guarda al sesso. Quindi, per favore, lasciatemi il mio.

La questione di Rachida Dati non va banalizzata con il razzismo,

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All'idiozia non c'è mai fine

Non hanno neanche il diritto di girare per strada tranquilli, non parliamo poi di fare spettacolo in TV. Spero vivamente che almeno ci rimettano il posto.

Lo spettacolo del concentrato di idiozia e crudeltà sono loro. Leggete l’articolo del Corriere della Sera ché per certi imbecilli (e forse criminali) un post è decisamente troppo.

Lo sfratto di FaceBook

facebookOggi ho letto sul Corriere della Sera che in Australia uno sfratto è stato notificato all’affittuario su FaceBook.

Faceva notare il buon Luca che è assurdo (parola più, parola meno), perché su FaceBook è come stare in un bar.

Ed è verissimo. In effetti mi sono spaventata quando ho messo su Google il nome di una illustre sconosciuta e ho trovato il link alla sua pagina su FaceBook: l’ho aperto in cache e ho letto tutto e visto tutto, anche se non siamo “amiche”. Ma la privacy dov’è?

La fine dell'isolamento del Nepal, la costruzione della sua identità politica e delle sue alleanze regionali

NepalVi invio un mio Policy Brief sul Nepal (in pdf), che è stato pubblicato qualche giorno fa sul sito dell’ISPI: Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

Come sapete, il Nepal è ora uno stato democratico, con un Parlamento eletto, il partito dei Maoisti che è partito di maggioranza e Pushpa Kamal Dahal, l’ex “compagno Prachanda”, che da agosto è il primo ministro. Sta attraversando un grande periodo di transizione e sta affrontando problemi che l’affliggono da oltre 150 anni.

Secondo le linee guida dei Policy Brief, questo è un breve scritto che analizza le dinamiche politiche, strategiche ed economiche del Nepal con il duplice obiettivo, come richiesto dalla ricerca ISPI, di informare e di orientare le scelte di policy.

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