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Tibet, si moltiplicano le auto immolazioni - si moltiplicano le iniziative in Italia

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano sulle nuove autoimmolazioni in Tibet. Una strage di monaci e civili anche donne. Sulla mozione della Regione Lazio e la riposta della Cina. Sulle iniziative a New York, in Olanda, a opera di un hacker, in India e in Italia, in vista della ricorrenza del “Giorno della rivolta”, il 10 marzo 2012.

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Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: India, l’attivista Anna Hazare digiuna contro la corruzione

Il Fatto QuotidianoEnrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. Perché in India c’è chi è disposto a morire per ripulire la classe politica dalla corruzione.

E la gente comune, gli studenti, i fashion designer e persino le star di Bollywood e di Tollywood sostengono la campagna.

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Con la Ferrari a Tuscan City, sorseggiando un buon vino: l'India ha fame di lusso

Tuscan CitySecondo le previsioni dell’International Monetary Fund, confermate dalla Reserve Bank of India, il PIL dell’India si attesta al +8.4% nell’anno fiscale 2010-11 e aumenterà al 8.5% nel prossimo. L’India, quindi, cresce.

Con la crescita economica cresce una classe medio-alta che vuole circondarsi di cose belle come quelle che fino ad ora erano alla portata solo dei divi di Bollywood e dei politici (che, non si sa perché, in tutto il mondo sono ricchi). Un gruppo di persone che può spendere e vuole stare bene.

Qual’è la capitale del bello e del design internazionale? L’Italia. L’India poi ha relazioni ottime col nostro paese sin dai tempi di Mussolini, e gli indiani ci amano da molto prima che comparisse all’orizzonte Sonia Gandhi. Non poteva mancare quindi l’esportazione o la joint venture di tre prodotti tipici italiani, per cui siamo famosi in tutto il mondo: la Ferrari, i vini e la casa in Toscana.

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Gli ambasciatori poveri

bandiera italianaOggi, come si sa, c’è stato lo sciopero dei diplomatici. Protestano, e giustamente, per i tagli al Ministero degli Affari Esteri.

La cosa che non mi quadra però sono i discorsi che ho sentito oggi alla radio. Parlavano un ministro plenipotenziario e un ambasciatore (ambedue con la voce giustamente camuffata) e si lamentavano degli stipendi da fame a fronte della grande mole di lavoro.

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The Gandhi saga

Rahul e Priyanka GandhiSegnalo una delle famose – e temute – video recensioni di Diego Bruschi, questa volta su Limes – Pianeta India, e sul mio articolo Gandhi Dynasty.

Da notare la musichetta molto piacevole del video: la suona lo stesso Diego, il quale si sta rivelando di molte qualità: grafico, rensore, musico. E blogger.

Diego dice due cose molto vere: l’India è un paese lontano non solo come distanza, ma culturalmente. Infatti, anche a livello di percentuale di spazio occupato, sulle riviste italiane si parla molto più dei paesi latini che dell’India, che invece è molto presente sulle pagine dei giornali inglesi.

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Pakora semplice di Delhi

pakoraVoglio dare una ricetta che fa a gara con questa stilosa. La gara consiste in qual’è la ricetta più semplice e veloce (perché le sue sono ottime ma un tantinello difficili, per i miei gusti). Considerato però che nella ricetta stilosa le patate bisogna bollirle, mi sa proprio che vinco io.

Verdura cotta avanzata
Farina di ceci
Un uovo

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India, gay e magistratura italiana

Indian gay parade

Dopo il Guy pride di domenica a Delhi, Kolkata e Bangalore, l’Alta Corte di Delhi ha dichiarato l’articolo 377 del Codice Penale indiano una “violazione dei diritti fondamentali”. Questa è la famosa legge contro l’omosessualità entrata in vigore nel 1860, sotto il governo coloniale britannico, che diceva:

I rapporti carnali contro natura fra gli uomini, le donne donne o con gli animali è punibile con l’imprigionamento, anche a vita.

Di fatto, gli anni di prigione erano fino a 10 e la legge era usata fino a ora specialmente contro i pedofili, ma nel 2006 aveva fatto scalpore l’arresto di quattro uomini gay a Luknow. Sono anche noti dei casi in cui la polizia indiana ha usato questo articolo del Codice per ricattare o anche violentare gli omosessuali.

Il verdetto della Corte di Delhi può essere contraddetto dalla Corte Suprema dell’India, che ovviamente regola il funzionamento di tutte le Alte Corti degli stati dell’Unione Indiana, ma non credo che il suo verdetto sarà molto diverso. La Corte Suprema è chiamata “il guardiano della Costituzione” ed è particolarmente attenta al rispetto dei diritti fondamentali, attraverso il ricorso diretto previsto proprio dalla Costituzione.

La Corte Suprema ha un grado di autonomia, previsto dall’ordinamento indiano, che le conferisce un grande prestigio e una grande indipendenza dalla politica e dal Parlamento. E’ in grado di contrapporsi alle decisioni delle Alte Corti locali (come l’Alta Corte di Delhi) o distrettuali e alla violazione delle leggi dei singoli stati dell’Unione. Soprattutto, vigila che i diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione, vengano rispettati.

A proposito della legge contro l’omosessualità maschile in India e anche in Gran Bretagna, è nota una storiella molto carina che forse neanche Culturagay.it conosce. Quando chiesero alla Regina Vittoria perché nel regno i rapporti fra omosessuali uomini fossero stati dichiarati illegali e quelli fra donne no, la regina rispose:

Perché non sapevo che esistessero!

La situazione legale in India fa pensare all’indipendenza della magistratura in Italia. Per dirla chiaramente, alla famosa cena fra Silvio Berlusconi, il Guardasigilli Angelino Alfano e i giudici costituzionali Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, che ieri è stata al centro dell’audizione del ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Il giudice costituzionale Mazzella ha infatti ospitato a casa sua i signori di cui sopra, proprio alla vigilia della riunione della Corte dedicata alla costituzionalità del “lodo Alfano”.

Questo è il testo della lettera aperta del giudice Mazzella a Berlusconi.

Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perché cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell’Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo, non voglio cadere nel tranello di essere accusato, da parte di chi necessariamente ne ignorerà il contenuto, di averti inviato una missiva ‘carbonara e piduista’, secondo il colorito linguaggio di un parlamentare. Ritenevo in buona fede di essere un uomo libero in un Paese ancora libero e di avere il diritto ‘umano’ di invitare a casa mia un amico di vecchia data quale tu sei”.

“Ho sempre intrattenuto con te – scrive Mazzella – rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioé possibili ‘spioni’, come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta – è sottolineato nella lettera – resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile”.

Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l’ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico”. “Caro presidente – conclude la lettera -, l’amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L’Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto. [da Il Salvagente.it]

Sul fatto che alla cena fosse presente anche Alfano, neanche una parola.

Le impronte di La Repubblica

Da Nello Del Gatto, che da New Delhi segue le elezioni indiane per l’ANSA:

“L’effetto Rampini”, quel processo per il quale uno scrive cazzate su un luogo pur non avendoci mai messo piede, si estende, come per un effetto chimico o fisico anche al suo giornale, a Repubblica. Ieri c’è stato il primo turno elettorale nel paese e Repubblica on line ha pensato bene di fare un fotoracconto. Peccato che le quattro righe contendono una cazzata madornale. In India gli elettori non vengono riconosciuti tramite le impronte digitali, ma tramite un tesserino elettorale con foto. [...]

E-gov 2012, la nuovissima cura di Brunetta vecchia di tre anni

BrunettaCominciamo l’anno con una notizia davvero nuova, che porrà l’Italia in testa a tutti i paesi dell’Europa e dell’Asia. Il ministro della fannullonaggine Brunetta, infatti, ha trovato una cura per rilanciare l’economia italiana:

[il] piano «e-gov 2012»: un vero e proprio salto di qualità nell’utilizzo delle tecnologie informatiche già in possesso delle amministrazioni centrali e degli enti territoriali per migliorarne le prestazioni, ridurre i tempi di attesa di una pratica e garantire il massimo accesso possibile a cittadini e imprese.

Vuole potenziare le tecnologie informatiche e l’implementazione del sistema pubblico di connettività, che oggi consente alle amministrazioni centrali di comunicare online, perlomeno dal lato dell’offerta pubblica di servizi. In soldoni: dare vita o sviluppare l’e-governance o e-government (che sembra che non siano la stessa cosa).

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Festa di sangue, in nome della religione

agnelloFra poco si concludono i 70 giorni dalla fine del Ramadan e si celebra una delle feste più crudeli di tutte le religioni:Id al-Kabir. E’ una festa familiare che si incentra sul sacrificio o di un agnello per singola persona, o di un cammello per un gruppo di 7 persone.

La cosa assurda e crudele è come l’animale, che deve essere giovane e privo di difetti fisici, deve essere ritualmente ucciso. La famiglia si riunisce intorno a lui, lo tiene fermo e il padre famiglia gli taglia la gola, in teoria con un unico fendente. La povera bestia viene lasciata lì, a sanguinare fino alla morte.

Il resto non ci interessa, perché viene fatto questo e cosa fanno all’animale, che a quel punto è morto, perché non è di quello che voglio parlare, ma della pratica in sé.

Infatti l’Osservatorio provinciale delle immigrazioni di Bologna ha distribuito delle locandine per chiarire le norme con cui deve essere eseguita questa esecuzione.

Ma dove siamo arrivati? Che in nome della religione anche in Italia si accettano pratiche per noi illegali e assolutamente non etiche? Se il Papa dice una parola assurda ha tutti contro, ma se l’Islam (da noi, terra cristiana da millenni) impone certe regole che ci ripugnano, e che sono contro la legge, allora gli si dice solo come eseguirle al meglio?

Prima di tutto il nostro regolamento giuridico impone che all’animale venga risparmiata ogni sofferenza e venga stordito prima della macellazione, e ucciso in modo veloce. E poi, è etica questa pratica? E’ giusto farla, in nome della religione?

Viste con occhi di chi ha insegnato religioni asiatiche, io non credo.

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