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Sudan e i cyber jihadisti

Jihad su YoutubeHo già scritto sul Sudan, un paese che seguo da sempre – e non solo per la questione del Darfur, ma per le conseguenze della colonizzazione anglo-egiziana e, più in genere, musulmana.

Le proteste antigovernative continuano e il paese si sta preparando a una massa di manifestanti che si organizzano

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Satellite Sentinel Project testimonia la guerra

Il Satellite Sentinel Project, che combina analisi delle immagini da Google Maps e rapporti sul campo, ha confermato che è stato intenzionalmente dato alle fiamme un terzo villaggio ad Abyei, in Sudan (tristemente noto per la questione del Darfur). Nell’interminabile guerra fra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e l’Esercito di Liberazione del Popolo del Sudan (SPLA).

Guardate la foto su Flickr.

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La secessione del Sudan e la Cina su Il Fatto Quotidiano

Mentre faccio una piccola lista dei suggerimenti per questo blog, scrivo. Anzi, in questo caso ho già scritto. Il 28 gennaio sera ho pubblicato il mio primo articolo Sudan, dopo il referendum sulla secessione probabile la nascita di uno Stato del sud sugli Esteri de Il Fatto Quotidiano. Che si aggiunge al blog, che va molto a rilento – ma non si può fare tutto: ora sto rivedendo la traduzione sanscrita di un lavoro che aspetta di essere pubblicato dal 2003 e, prima che l’impegnatissimo curatore del libro rimandi tutto un’altra volta, glielo voglio ridare.

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Perle di saggezza di Gheddafi

Gheddafi ha ammonito che le aziende italiane che lavoreranno in Libia accusate di corruzione saranno cacciate. Immagino che loro siano integerrimi.

A proposito delle donne, rivolto al ministro Mara Carfagna, nota femminista e donna di cultura, ha affermato che ”C’e’ bisogno di una rivoluzione femminile mondiale costruita su una rivoluzione culturale”.

Non ci sono violazioni dei diritti umani in Africa perché gli africani “vivono nella foresta e nel deserto”. Che fa pariglia con quello che ha detto un paio di anni fa: è meglio non interessarsi troppo del Darfur per non peggiorare la situazione.

Dulcis in fundo, una chicca. “Berlusconi potrebbe diventare leader in Libia“. Sta a vedere che Gheddafi ha trovato il modo.

Carfagna e Gheddafi

La Cina dopo i Giochi olimpici

ChinaLa Cina neo-imperiale?
I giochi olimpici appena conclusi hanno dato lustro a Pechino e legittimato a livello internazionale il ruolo di Cina come superpotenza a fianco delle altre superpotenze, USA e Giappone in testa. All’interno hanno rinvigorito la nuova strategia di compromesso o di «società armoniosa» ribadita dal XVII Congresso del partito comunista cinese e da Hu Jintao, indispensabile per continuare a esercitare il monopolio politico.

Una società armoniosa, ma non tanto
Infatti, negli anni passati il miglioramento generale delle condizioni di vita ha legittimato delle condizioni di non totale libertà della popolazione, ma è stato anche la molla propulsiva di istanze sovversive, che sono fonte di gravi instabilità politica all’interno del paese. La Cina ha al suo interno molte forze perturbatrici dell’«armonia globale» o «società armoniosa», come viene chiamata, cioè le proteste sociale che da anni scuotono le campagne, le aree urbane disagiate e le zone minererie del Nord-est, la rivolta dei vari gruppi etnici per l’indipendenza del TAR, la Regione autonoma tibetana, e quella degli uiguri della Regione autonoma dello Xinjiang, il movimento di massa del Falun Gong.

Le istanze interne e la politica internazionale: il Darfur
Queste istanze, potenzialmente o dichiaratamente rivoluzionarie, hanno reso sempre più difficile per il governo di Pechino convincere le potenze occidentali che l’enorme sviluppo economico che sta attraversando il paese sia davvero pacifico. La Cina, inoltre, ha avuto anche pesanti critiche da parte degli altri paesi non solo per la sostanziale soppressione delle libertà civili al suo interno, ma anche per un comportamento contrario alle norme internazionali, come l’ottenimento delle materie prime da paesi in via di sviluppo come quelli africani, e in particolare il Sudan, teatro del conflitto armato del Darfur.

La Cina sale sul podio della vittoria
L’impossiblità reale di esercitare una qualunque pressione sul governo cinese da parte delle altre nazioni, se si eccettua il richiamo ai diritti umani di Bush, ha ribadito la sostanziale marcia vittoriosa della Cina sul podio internazionale e il completo superamento del tentativo della politica di contenimento e di isolamento del paese da parte delle altre superpotenze. Alle violazioni dei diritti umani e ai commenti internazionali sono sempre seguite le stizzite dichiarazioni del governo di Pechino, che invitava a non occuparsi dei suo affari interni, mentre la preparazione dei giochi continuava senza sosta.

Gli antefatti: la Cina nel panorama internazionale
Facciamo un passo indietro. Nel settembre 2007 si è tenuta una grande esercitazione navale nella Baia del Bengala a cui hanno partecipato gli USA, l’India, il Giappone, l’Australia e Singapore. Il primo ministro giapponese Shinzo Abe, di fronte al Parlamento indiano, ha parlato di «bordo esterno del continente euroasiatico», una specie di confine ideale che delimitava i loro paesi, grandi potenze democratiche, ed escludeva la Cina.

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La Cina e la libertà di stampa occidentale: tre questioni sul giornalismo

EnricaLa Cina chiede ufficialmente le scuse della CNN per i commenti che ha fatto Jack Cafferty, un suo giornalista, sul governo cinese. Attraverso il portavoce del ministro degli Esteri, Jiang Yu, ha accusato Cafferty di averli rivolti a tutto il popolo cinese.

Nel corso di un programma Cafferty ha detto, riferendosi al governo cinese, “penso che siano lo stesso gruppo di criminali (goons) e teppisti (thugs) che sono stati negli ultimi 50 anni”. Goons è un termine usato solo in politica e si intende un gruppo di criminali al potere. Con thugs si intendono soprattutto i mafiosi, ma anche i delinquenti delle bande di strada e così via, i brutti ceffi. Insomma, ha usato due parole molto forti.

Il New York Times riporta che la CNN ha difeso il giornalista dicendo che ha parlato solo del governo e che comunque ha espresso la sua opinione personale (quindi è libero di farlo), e nello stesso articolo riporta che diversi giornalisti stranieri sono stati minacciati di morte e altri sono stati sommersi di email arrabbiate.

Anche in questo rispettabile blog ci sono stati commenti di cinesi un po’ arrabbiati: comunque, leggere il loro punto di vista è interessante e va fatto. Secondo loro, di base, l’Occidente mente sulla Cina: il punto è che dicono molte cose, molte delle quali giuste, sul loro paese, ma anche nei commenti non parlano della questione dei Diritti umani e soprattutto del Tibet.

Prendere le giuste accuse di violazione del diritto internazionale sul Tibet per una critica al popolo cinese è assurdo: nessuno critica la grande cultura, le grandi le tradizioni e il grande potere economico della Cina, ma solo la politica imperialista del governo, che è comunque un gruppo ristretto di dirigenti se paragonato al miliardo e quasi 400.000 di abitanti, verso il Tibet e verso il Darfur.

Nel Darfur, una regione del Sudan, è in atto una guerra civile fra la minoranza araba appoggiata dal governo e i ribelli neri che negli ultimi cinque anni ha fatto almeno 200.000 morti. La Cina permette questo massacro perché è il più grande acquirente di petrolio.

Poi un giorno, se ho stomaco e non mi lascio sopraffare dalla pietà, racconterò quello che io ho visto del Darfur, sul canale televisivo in USA che era dedicato quasi solamente a questo.

Mia Farrow sta infatti portando avanti una campagna, retorica ma incisiva visto la notorietà dell’attrice, perché i Giochi olimpici non si tengano a Beijing proprio per la questione del Darfur.

Già il 23 novembre 2007 ho riportato che la Cina ha schedato 8000 giornalisti stranieri accreditati per le Olimpiadi. Qualche giorno fa ha annunciato invece che aprirà liberamente le porte a tutti i giornalisti stranieri.

E qui sorge la prima questione, che mi fa molta paura: per mostrargli un paese libero e felice come “sistemeranno” i tibetani presi? Come impediranno che ci siano proteste pubbliche da parte dei tibetani ma, forse, anche da parte degli appartenenti del Falun Gong?

La seconda questione riguarda i giornali stranieri: sono tanti i professionisti nelle redazioni tedesche, francesi, italiane, giapponesi, arabe e così via in grado di parlare cinese mandarino e di muoversi quindi liberamente nel paese? Premesso che l’inglese in Cina non è affatto usato. Se, per esempio, Il Sole 24 Ore mandasse un inviato, dubito che sarebbe cinese o che parli comunque il mandarino; dovrebbe quindi affidarsi a un interprete locale, che lo porterebbe dove vuole lui/lei. E a questo punto la libertà si andrebbe a far benedire.

La terza questione riguarda il problema del giornalismo in sé. In America è in corso da un paio di anni, da quando sta diventando sempre più importante il giornalismo online, un feroce dibattito su una questione vecchia e retorica, ma attualissima: è giusto che un giarnalista conosciuto del calibro di Jack Cafferty, ma anche un giornalista qualsiasi, prenda posizione in modo così forte su di una questione? E’ etico che chi diffonde l’informazione non esponga almeno due punti di vista opposti, in modo da permettere al lettore o a chi guarda la televisione di farsi un’idea propria, o almeno di sapere che ci sono altri punti di vista sullo stesso argomento?

Sono domande che mi faccio spesso anche io. Certo, parlando della questione tibetana è impossibile non schierarsi e non per una questione morale, ma per i semplici fatti: però anche nei blog le questioni al tappeto sono tante, visto che ognuno di noi è letto da decine di migliaia di lettori al mese (chi più chi meno, ma sempre tanti), e quindi ce ne saranno molti influenzati non solo dall’informazione, ma anche dall’opinione e dalla percezione di quello che viene scritto nel blog.

E poi, se con i quotidiani il giorno dopo ci si incarta la rucola, i giornali online, e anche i blog, rimangono negli archivi forse per sempre. Tenere un blog è una grande responsabilità.

La Cina sdoganata

Human Rights in ChinaAlla vigilia dei Giochi olimpici l’USA sdogana la Cina in materia di diritti umani.

Non è che per caso ha paura che l’opinione pubblica internazionale l’accusi di fare ‘o business con una grande nazione antidemocratica?

Specie dopo che Spielberg ha declinato l’invito a lavorare come direttore artistico dei Giochi Olimpici per protesta contro la Cina, accusandola di non avere agito con vigore per risolvere la terribile situazione del Darfur, in Sudan, e non non avere implementato i diritti umani a casa propria.

Blog e cultura: Wikipedia è cultura?

Questa è una riposta alla chiosa di Luca De Biase al post “Blog e cultura”, che già ho scritto in parte nel suo blog. Infatti, partendo da un commento che gli è stato fatto, De Biase ha affermato che una rivoluzione culturale necessaria e attuabile dovrebbe partire da uno sforzo collettivo verso un interesse comune e che Wikipedia rappresenterebbe questo “sforzo collettivo verso un interesse comune”.

Io sempre avuto delle riserve verso Wikipedia (anche se ci hanno citato): non nel metodo, che è buono e giusto, ma nel risultato, cioè nei contenuti.

Ho già scritto il 22 dicembre 2005 quando negli ambienti scientifici di lingua inglese c’era stato un vivace dibattito sulla attendibilità di Wikipedia da quando il Dr. T. L. Simmons (New Zealand) aveva scritto di aver corretto un articolo di storia inglese su Wikipedia usando fonti come i grandi studiosi Mark Bloch, Norman Cantor e Joseph Strayer per controbattere alcune argomentazioni su di una voce sull’invasione di Guglielmo il Bastardo, ma gli amendamenti gli erano stati cancellati da un anonimo assai ignorante che “rappresentava il punto di vista di qualche oscuro apologeta pro-Sassone”. Ma quell’anonimo di storia inglese non ne sapeva niente. E concludevo, dopo aver raccontato le mie esperienze, che non solo Wikipedia dice cose spesso superficiali, perché spesso le voci sono scritte dai non addetti ai lavori, ma sbagliate.

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