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Fini e Franceschini amici per la pelle

Fini e FranceschiniDa La Repubblica:

E’ certo – osserva però il presidente della Camera – che il governo deve essere consapevole che nel Parlamento nessuno vuole limitare il diritto-dovere di governare che una maggioranza ha, nel momento stesso in cui dal responso delle urne risulta tale. Al tempo stesso, nessuno da parte del governo può pensare di non doversi confrontare con il Parlamento, perchè questo prevede la nostra Costituzione, e quindi nessuno può pensare di esautorare il Parlamento dal diritto-dovere che ha di controllare, di emendare se lo ritiene, di approvare o respingere un provvedimento del governo

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India, gay e magistratura italiana

Indian gay parade

Dopo il Guy pride di domenica a Delhi, Kolkata e Bangalore, l’Alta Corte di Delhi ha dichiarato l’articolo 377 del Codice Penale indiano una “violazione dei diritti fondamentali”. Questa è la famosa legge contro l’omosessualità entrata in vigore nel 1860, sotto il governo coloniale britannico, che diceva:

I rapporti carnali contro natura fra gli uomini, le donne donne o con gli animali è punibile con l’imprigionamento, anche a vita.

Di fatto, gli anni di prigione erano fino a 10 e la legge era usata fino a ora specialmente contro i pedofili, ma nel 2006 aveva fatto scalpore l’arresto di quattro uomini gay a Luknow. Sono anche noti dei casi in cui la polizia indiana ha usato questo articolo del Codice per ricattare o anche violentare gli omosessuali.

Il verdetto della Corte di Delhi può essere contraddetto dalla Corte Suprema dell’India, che ovviamente regola il funzionamento di tutte le Alte Corti degli stati dell’Unione Indiana, ma non credo che il suo verdetto sarà molto diverso. La Corte Suprema è chiamata “il guardiano della Costituzione” ed è particolarmente attenta al rispetto dei diritti fondamentali, attraverso il ricorso diretto previsto proprio dalla Costituzione.

La Corte Suprema ha un grado di autonomia, previsto dall’ordinamento indiano, che le conferisce un grande prestigio e una grande indipendenza dalla politica e dal Parlamento. E’ in grado di contrapporsi alle decisioni delle Alte Corti locali (come l’Alta Corte di Delhi) o distrettuali e alla violazione delle leggi dei singoli stati dell’Unione. Soprattutto, vigila che i diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione, vengano rispettati.

A proposito della legge contro l’omosessualità maschile in India e anche in Gran Bretagna, è nota una storiella molto carina che forse neanche Culturagay.it conosce. Quando chiesero alla Regina Vittoria perché nel regno i rapporti fra omosessuali uomini fossero stati dichiarati illegali e quelli fra donne no, la regina rispose:

Perché non sapevo che esistessero!

La situazione legale in India fa pensare all’indipendenza della magistratura in Italia. Per dirla chiaramente, alla famosa cena fra Silvio Berlusconi, il Guardasigilli Angelino Alfano e i giudici costituzionali Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, che ieri è stata al centro dell’audizione del ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Il giudice costituzionale Mazzella ha infatti ospitato a casa sua i signori di cui sopra, proprio alla vigilia della riunione della Corte dedicata alla costituzionalità del “lodo Alfano”.

Questo è il testo della lettera aperta del giudice Mazzella a Berlusconi.

Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perché cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell’Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo, non voglio cadere nel tranello di essere accusato, da parte di chi necessariamente ne ignorerà il contenuto, di averti inviato una missiva ‘carbonara e piduista’, secondo il colorito linguaggio di un parlamentare. Ritenevo in buona fede di essere un uomo libero in un Paese ancora libero e di avere il diritto ‘umano’ di invitare a casa mia un amico di vecchia data quale tu sei”.

“Ho sempre intrattenuto con te – scrive Mazzella – rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioé possibili ‘spioni’, come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta – è sottolineato nella lettera – resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile”.

Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l’ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico”. “Caro presidente – conclude la lettera -, l’amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L’Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto. [da Il Salvagente.it]

Sul fatto che alla cena fosse presente anche Alfano, neanche una parola.

Tutto sui media e oltre: Franco Abruzzo.it, giornalisti per la Costituzione

giornalePer i giornalisti professionisti, e per chi vuole saperne di più su quello che accade nel mondo dei media e dei sindacati dei giornalisti in Italia, in Europa e in USA, segnalo l’unico sito italiano completo, con le notizie verificate, le leggi, i riferimenti testuali e legali precisi. Un giornalismo di qualità fatto da Franco Abruzzo, professionista dal 1963 e presidente per 18 anni dell’Ordine dei Giornalisti.

Nel sito trovate anche il libro (in pdf), a cura di Giuseppe Baiocchi e Marco Volpati, su Walter Tobagi, il giornalista ucciso dalle Brigate Rosse il 28 maggio 1980, con la raccolta dei suoi articoli, dei suoi saggi e il racconto della sua attività di sindacalista. Nel 1978 Franco Abruzzo, con Walter Tobagi e Massimo Fini, ha fondato la componente sindacale di Stampa democratica.

E’ un sito eccellente che io leggo regolarmente.
Oltre tutto, dico la verità, trovare di questi tempi qualcuno che lavora e opera per la Costituzione non è facile.

God bless America: Bush istituisce il Giorno nazionale della preghiera

God bless AmericaTutti i primi giovedì di maggio in America si prega, o si dovrebbe, perché Bush ha istituito il Giorno giorno nazionale della preghiera.

Il gruppo di lavoro con cui Bush ha avuto la bella idea, il National Day of Prayer Task Force, è stato presieduto da Shirley Dobson. Questo allegra combriccola ha dei forti legami con l’organizzazione religiosa Focus on the Family, presieduta indovinate da chi? Dal marito di Shirley Dobson, il Dr. James Dobson.

Io non so voi, ma io ci vedo un inciucetto.

Oltre tutto, come ha ammesso il Web editor della rivista cristiana Worldmag, la giornata è rivolta ai cristiani. E i buddhisti, che in America sono un gruppo nutrito? E i musulmani? Va bene che già ci pensano da soli a prendersi degli spazi, ma parlo in linea teorica: hanno ben diritto anche loro. E gli induisti? Gli ebrei poi, già hanno un certo peso in America, ma hanno certamente diritto; e così via.

Infatti a qualcuno la decisione di Bush non è andata bene. Un’organizzazione anti-religiosa di Madison-Wisconsin, la Freedom From Religion Foundation, sta facendo causa a Bush con l’accusa che la decisione viola la proibizione, sancita dalla Costituzione, di sostenere la religione a livello governativo. La giornata della preghiera crea

un ambiente ostile per i non credenti, che sono portati a sentirsi come se fossero degli outsider politici.

Premesso che un governo laico dovrebbe rimanere laico, ferma fatta la libertà dei cittadini di professare la religione che vogliono, sia in pubblico sia in privato, se fossi stata il Freedom From Religion Foundation avrei fatto in modo diverso.

Considerando infatti che molti in America, specie nelle campagne e nei paesi, si professano credenti in Dio, patria e famiglia, almeno a livello teorico, e che quindi attaccarli potrebbe essere perdente — e, infatti, il gruppo pare abbia già perso una causa simile — io avrei chiesto l’istituzione di un Giorno per gli atei e gli agnostici. Avrei cioè sfidato Bush sul suo stesso piano: non avrebbe potuto dire di no.

E voi che avreste fatto? Che linea di attacco avreste scelto senza fare causa, che è sempre un rischio, anche nella civilissima America?

Berlusconi reloaded: come in Africa, come in Asia, come nel Far West

BerlusconiSiamo tutti un po’ stufi di Berlusconi che delegittima la magistratura quando non gli fa comodo. Che si sente al di sopra del bene e del male e che vorrebbe mettere fine ai processi in corso che lo vedono coinvolto in qualità di imputato, e in particolare il processo stralcio sui presunti fondi neri di Mediaset, in cui viene accusato di corruzione giudiziaria insieme all’avvocato britannico David Mills.

Siamo stufi di un Primo ministro che si fa le leggi ad hoc, e sì che criticavamo la dinastia dei re di uno degli stati più jellati e poveri del mondo, il Nepal, che non poteva essere inquisita e che piegava la legge a suo comodo.

Di un Primo ministro che nomina belle donne con peso politico uguale a zero, curriculum non pertinenti e opinioni da ragazzina di prima elementare, buono o cattivo, brutto o bello, questo il papà mi dice che va bene, questo no, a fare le ministre.

Come mi ha insegnato il mio grande maestro e amico Bill Homans (questo è un articolo del The New York Times quando se ne è andato, la Social Law Society intitolata a lui, il programma del Boston College in suo onore, e così via), io sono sempre per la legge e per la legalità, a tutti i costi, chiunque sia al governo, perché altrimenti è il Far West.

Ma i nostri ultimi governi stanno trasformando l’Italia nel Far West: chi è più veloce e spara per primo vince. Senza legge, basta avere il fucile più lungo e tirarlo fuori per primo.

Eppure questo è quasi rassicurante perché è tutto un déjà vu. L’Italia ne è uscita una volta, ne uscirà due (e spero un po’ meglio). Abbiamo una lunga tradizione di democrazia, se pure con larghe interruzioni — come durante il fascismo — e di liberalismo (nel senso più ampio del termine) e non credo che finiremo di nuovo in mano a un dittatore, di qualsiasi parte sia, che si comporta come se fosse al di sopra della legge e che vorrebbe trasformare l’Italia in una proprietà personale, da gestire come vuole e come gli fa più comodo, come succede in qualche stato dell’Africa o dell’Asia. Come è successo con Mussolini.

Voglio credere che Berlusconi rispetti il volere del popolo sovrano che l’ha eletto e che rispetti, quindi, le nostre leggi e la nostra Costituzione. Che alla fine lasci fare ai giudici il loro lavoro, anche se lo riguarda. Perché altrimenti l’Italia si starebbe davvero trasformando in uno di quegli stati dell’Africa o dell’Asia. Saremmo già nel Far West.

(La foto sopra ovviamente è solo umoristica)

E in Nepal vincono i terroristi

PrachandaFra la Festa della Liberazione e tutti gli italici liberati non ho detto che il 25 aprile è una data storica per il Nepal: sono stati annunciati i risultati definitivi delle prime elezioni democratiche per la costituzione dell’Assemblea Costituente, che si sono tenute il 10 aprile.

Ha vinto il Partito Comunista del Nepal (Maoista) (CPN-M), cioè il partito dei maoisti! Direte, e allora? Allora c’è che nel 2002 il re Gyanendra e gli Stati Uniti lo dichiararono terrorista: per intenderci, per oltre 5 anni i capi del partito sono stati fra le persone più ricercate del pianeta delle liste dell’Interpol.

Ed ora vedete nella foto Pushpa Kamal Dahal, meglio conosciuto come compagno Prachanda, il leader storico, che è stato in clandestinità 10 anni, come viene festeggiato.

I seggi sono stati scelti con un sistema elettorale misto, elezioni dirette e sistema proporzionale. I maoisti hanno vinto 220 seggi su 601, il Partito del Congresso 110 e il Partito Comunista (Marxista-Leninista Unito) 103.

C’è solo un problemuccio diplomatico: l’ambasciatore degli Stati Uniti non può sedersi e parlare in un salotto o un tavolo di trattative con un terrorista. Il re presto verrà cacciato. Come farà a presentare le sue credenziali al presidente della nuova Repubblica in uno stato governato dai terroristi?

A che serve un blog? A costruire la democrazia

Ho sempre pensato che Internet, se ben usato, possa aiutare la democrazia a crescere e a migliorare. A sviluppare dibattiti e a confrontarsi. A influenzare un po’ chi conta.

Per esempio, nel 2005 l’unica voce libera del Nepal sono stati i blog, quando le libertà civili sono state ristrette e poi negate dall’ex re Gyanendra, le linee telefoniche interrotte, la stampa imbavagliata, i giornalisti messi in carcere, scomparsi o torturati, i provider e le agenzie di stampa chiusi a forza, i cellulari disabilitati.

I blog, messi su provider indiani, hanno avuto una funzione democratica: hanno informato il mondo della situazione locale momento per momento, hanno dato voce a chi voce non l’aveva, hanno comunicato con un largo numero di persone in loco e le hanno connesse. Specie nelle città, ma anche nei villaggi, perché il Nepal è pieno di Internet point (anche se talvolta l’elettricità funziona a singhiozzo) — la gente di strada tramite i blog si è organizzata. Anche chi non sapeva leggere e scrivere perché c’era sempre qualcuno che lo faceva per lui e per poche rupie, o gratis durante l’emergenza, mandava e leggeva i messaggi, chiamava a raccolta in tempo reale, organizzava gli incontri segreti, al riparo della temutissima Royal Nepal Army.

I blog in Nepal hanno aiutato ad aprire la strada alla democrazia. Anche questo paese del Sud del mondo — tuttora uno dei più poveri e malgovernati della terra, nonostante che dall’aprile 2006 sia stato ristabilito il Parlamento, il re non abbia più alcuna funzione e ci sia una Costituzione ad interim — può insegnare molto: ai blog non si tappa la bocca.

Ho scritto nel dicembre 2005 in Blog e politica II: libertà? A che serve un blog n. 4 che il blog che non suscita o non ammette dialogo non è un blog. Non è un mezzo democratico, sic et simpliciter.
In effetti ora penso che anche senza commenti il blog abbia una sua funzione democratica, se non diventa solo un mero ripetitore di news lette qua e là.
Può essere una bacheca informativa di piccole notizie lampo fresche, notizie sociali, notizie del posto dove si vive. Può essere un flash di opinioni più o meno spiritose, più o meno ragionate che, comunque, suscita qualcosa, un pensiero, un’opinione, una discussione.

In ogni caso i blog aprono un po’ il piccolo mondo dittatoriale del nostro cervello (io credo che sia davvero sia così, un piccolo regno dispotico). Anche quando non hanno la caratteristica più democratica di questa forma di comunicazione: il dialogo, cioè la libertà di chiedere e rispondere da parte dei lettori, di commentare, di discutere, sicuri di essere ascoltati e di essere presi in considerazione dagli altri lettori e da chi scrive.

Nel novembre 2005 in A che serve un blog2: 25 novembre, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne avevo riportato:

Con la risoluzione 54/134 of 17 del dicembre 1999 l’Assemblea Generale dell’ONU ha fissato per il 25 novembre la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne.

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Il maiale di Calderoli

maialeIeri davvero non sapevo cosa scrivere, le parole si affastellavano in testa e mi ribolliva dentro una certa rabbia. Questo qui, Calderoli, provoca ad hoc:

Fin da subito metto a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire, esattamente come a suo tempo feci in quel di Lodi”. L’ex ministro delle Riforme già passeggiò con un maiale nella zona in cui avrebbe dovuto essere edificata la moschea della città lombarda. Il terreno, a suo dire, “fu considerato infetto e non più utilizzabile”.

Non so se ricordate la questione della maglietta del 15 febbraio 2006, quando Calderoli, in un’intervista televisiva del TG1 sulla libertà di espressione in Europa, mostrò una T-shirt con la caricatura di Maometto. Fu un atto cretino, sic et simpliciter, una pura provocazione immediatamente presa a pretesto dai fondamentalisti islamici, l’ho scritto in Islam e guerra di religione: fondamentalismo, cultural clash e le campane di Cambridge, per giustificarsi.

Al tempo, agli inizi di marzo 2006, pensavo di esserci andata giù pesante. Ma adesso è peggio, quello che ha minacciato di fare è uno sputo in faccia, un insulto bello e buono di bassisima lega (scusate l’involontaria allusione al suo partito). Se i fondamentalisti si arrabbiassero davvero non avrebbero torto. Non dico niente, non appoggio nessuno ma se io, credente praticante straniera di una qualsiasi religione, venissi offesa nella mia fede nel paese laico che mi ospita, in cui lavoro, di cui rispetto le leggi, dove la libertà di religione è intoccabile, come minimo chiederei spiegazioni ufficiali, solleverei una questione diplomatica. L’articolo 3 della nostra Costituzione italiana garantisce:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Di più, l’articolo 18 della Universal Declaration of Human Rights del 1948, di cui l’Italia è firmataria, afferma:

Everyone has the right to freedom of thought, conscience and religion; this right includes freedom to change his religion or belief, either alone or in community with others and in public or private, to manifest his religion or belief in teaching, practice, worship and observance.

Ora io mi chiedo: come si fa a garantire che una persona manifesti il suo credo religioso in pubblico, pratichi e lo osservi, se non gli è permesso di avere un luogo di culto adatto? Per i musulmani è la moschea. O il buon Calderoli vuole farli pregare in una chiesa cattolica? Oppure, non sia mai da lui, vuole semplicemnte che non preghino, anzi, che non ci siano, che scompaiano dell’Italia, se non dalla faccia della terra?

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Indirizzi IP, diritto alla privacy e marketing

privacyOvverosia: tra IP e marketing non mettere il dito! Questo è il titolo che hermansji, alias l’Avv. Hermans Joseph Iezzoni, ha dato al suo post, che pubblico qui di seguito. Tutto è nato da una discussione sviluppatasi nei commenti a “Che c’è dietro a Montezemolo, De Bortoli e Draghi?“, che sono scivolati sul blog di Beppe Grillo e sulla liceità di “catturare” qualsiasi tipo di informazione sui lettori, senza che questi ne vengano debitamente informati. Vi invito dunque a leggere i commenti per recuperare alcune informazioni.

Il punto era: è possibile che anche l’indirizzo IP riceva protezione dalle norme a tutela della privacy?
Io personalmente voglio sapere se i miei dati personali vengono raccolti e da chi, con quale scopo, per quanto tempo, e voglio essere in grado modificarli o cancellarli in qualsiasi momento. Stante il fatto che una vera privacy non esiste, tanto meno a livello informatico, ho il diritto di essere informata e di non lasciare che i miei dati vengano usati, a qualsiasi scopo, senza che ne sia a conoscenza.

Ma sentiamo il parere di hermansji, che traccia anche un breve ma interessantissimo excursus sul concetto stesso di privacy nel diritto anglosassone, dove è molto sentito, e quello italiano. Enjoy!
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Il discorso prosegue senza pretesa di compiutezza (data la vasta natura della materia) muovendo più che altro “nuove” riflessioni sul tema e se del caso rilanciarne altre (v’invito dunque a curiosare tra quei commenti per recuperare alcune informazioni).

La “privacy” è un concetto di fede più che di sostanza.
Questa sua ambiguità era già chiara nel dibattito anglosassone. Quando fu teorizzata con un certo garbo nel 1890 da due giuristi americani Samuel D. Warren e Louis D. Brandeis (Harvard Law Review, V. IV, No. 5, December 1890), risultò esclusivamente come una risposta a quell’opinione (forse pubblica?) preoccupata di come il giornalismo, coadiuvato dalla fotografia, stesse assumendo modi invasivi

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Libertà civili: anche gli adolescenti hanno dentro un po' di amore

Non volevo dire niente ma scoppio. Ho sentito due volte alle notizie di Rai2 che una ragazzina di 13 anni è stata costretta a disfarsi del bambino che aveva concepito dal fidanzato di 15.
Lo hanno deciso giudice e genitori, nonostante che lei avesse deciso di tenersi il piccolo. Si chiama Trattamento Sanitario Obbligatorio, è legittimato dalla nostra Costituzione e dovrebbe essere fatto contro la volontà del paziente ma nel suo interesse.

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