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Steve Jobs, l'innovazione e i suicidi della Foxconn in Cina

Steve JobsSteve Jobs, fondatore e presidente della Apple Computer, ha spezzato oggi una lancia in favore della Foxconn, l’impresa nella cui fabbrica di Foshan, nel sud della Cina, dieci lavoratori si sono suicidati nei mesi scorsi mettendo in luce le dure condizioni di lavoro nella regione chiamata “la fabbrica del mondo”. (PartecineseParteNopeo)

La Foxconn è l’azienda che assembla iPhone, iPod e iPad per Apple dove nei mesi scorsi ben 16 persone hanno cercato di suicidarsi e 12 ci sono riuscite.

Oggi il bravo Steve rettifica e dichiara che stanno cercando di capire cosa succede nell’azienda, che la Apple è attenta ai problemi dei lavoratori e che la situazione li preoccupa.

continua


Dopo i paesi civili, anche l'Italia

Dopo anni che Google ha cominciato a digitalizzare milioni di libri in tutto il mondo, compresi dal maggio 2007 i primi 800.000 libri e manoscritti in sanscrito e in kannada dell’India, finalmente si appresta a farlo anche in Italia. Comincerà con le collezioni più preziose delle biblioteche nazionali di Roma e di Firenze.

I giornali di mezzo mondo notano che l’Italia “non era in grado di mantenere le sue collezioni nazionali di libri antichi per la mancanza di bibliotecari adeguati e per i fondi limitati”. L’ennesima bella figura.

Michael Jackson se ne va

Michael JacksonIl re del pop Michael Jackson è morto stanotte a Los Angeles per un attacco cardiaco. Aveva 50 anni e lascia tre figli, una marea di milioni di debiti, il ricordo del suo volto ormai spettrale per l’anoressia e gli sbiancamenti e le accuse di pedofilia. Ma lascia soprattutto delle canzoni epiche come Thriller, il disco più venduto al mondo in tutti i tempi, Scream, Black or White.

Su Youtube i video di Thriller e delle altre canzoni non sono scaricabili e bisogna accedervi da qui o dal suo canale, così metto il video di Thriller nella versione indiana, dove il refrain è il mantra shanti om shanti.

Michael se ne va, e con lui un pezzo della nostra storia. Pace a te, Michael!

Obama su Flickr

Barack ObamaBarack Obama
Pete Souza
, il fotografo ufficiale della Casa Bianca che segue Barack Obama 24 ore su 24, pubblica le immagini del presidente su Flickr. Copyright? Creative Commons, of course!

L'innovazione cresce: riaprono JSAWS e IJTS, le prime riviste online (1995)

JSAWSSabato sono andata alla bella festa di matrimonio di Zamperini — dove ho ballato da matti con l’agile lui, la pacata lei, il compassato lui e l’inamovibile lei — tutta bella felice. Abbiamo ricominciato le pubblicazioni della rivista online Journal of South Asia Women Studies! Ero stanca morta, ho finito alle 21:30 dopo giornate intere al computer ma sono stati giorni ben spesi.

A maggio del 1995, con l’appoggio di Michael Witzel, un professore di Harvard mio direttore al dipartimento di Sanskrit and Indian Studies e lui, geniale Technical Editor che si trovava per caso nella stessa università, ho fondato l’International Journal of Tantric Studies, la prima rivista accademica del mondo insieme al Journal of Buddhist Ethics e l’Electronic Journal of Vedic Studies (per cui servo come caporedattore).

I motivi per fondare una rivista online sono tuttora validi, anzi, con questa crisi internazionale dell’editoria sono vincenti. L’abbiamo subito trasformata in una rivista peer-reviewed, con un comitato di redazione formato di un nutrito manipolo dei migliori studiosi, entusiasti e volontari, da paesi quali gli USA, il Giappone, l’India, la Germania, il Nepal. Nessuno dall’Italia dove gli studiosi, con rarissime eccezioni, digitavano ancora con il pallottoliere. Noi eravamo online dal 1992.

IJTSL’IJTS è diventato subito un mezzo internazionale per connettere scienza e religione, scienza e computer, scienza e diritti umani e le persone che se ne occupano, professionalmente e non. L’importante, pensavamo, sono le competenze e la bona fide, non il ruolo. Se sei capace, insomma, se ci capisci, se sei davvero specializzato. E se ti comporti con correttezza, perché per collaborare è essenziale.

La qualità delle risorse umane sono il primo elemento per fondare e portare avanti in una rivista degna di questo nome. Quanto alle risorse finanziarie, al tempo ci ospitava Harvard; poi, grazie a Ludovico siamo approdati al Politecnico di Milano; infine abbiamo deciso di affrontare il mare aperto e diventare indipendenti.

Un rischio enorme ma le persone, la voglia di lavorare e la fiducia c’erano, la rivista era già famosa nel piccolo mondo di Internet e citata dall’Encyclopaedia Britannica e dai più grandi siti universitari del mondo, vinceva premi e menzioni speciali (quando su Internet erano ancora dati solamente per merito e non riproducevano le modalità di attribuzione dei premi del mondo “reale”). L’entusiasmo di tanti lettori qualificati (ma non del mondo accademico, che storceva il naso) ci ha spinto a rischiare.

Per anni, devo dire, giornalisti anche importanti (ricordo una grande firma dello Washington Post) ci chiedevano il permesso di seguire la mailing list della nostra rivista per prendere a modello le discussioni, le idee e le soluzioni per quello che poi sarebbe diventato il loro quotidiano online. Son soddisfazioni, eh! Conservo ancora tutte le mail e le discussioni con l’idea di pubblicarle, un giorno o l’altro. Titolo: The Birth of the First Academic Online Journals.

Nel giugno 1995 è nato il Journal of South Asia Women Studies sul cosidetto “Gender Studies” nell’Asia meridionale, centrale e del sud-est asiatico (in pratica, dall’Afghanistan a Taiwan e le Filippine, con l’esclusione di Cina e Giappone). L’idea l’ha lanciata Ludovico, visto che io ero una delle prime specialiste della materia (in ordine temporale, intendo) e avevamo mezzi e opportunità. Anche questa è stata la prima di una lunghissima serie di riviste accademiche di studi sulle donne, un vero successo internazionale. Le richieste di collaborazione fioccavano.

Nel 1997 abbiamo fondato l’Asiatica Association, che è stata anche il primo proto-blog accademico del mondo, che da qualche mese si è trasformato in un vero blog collaborativo. Anzi, fra poco annuncerò i bravissimi collaboratori (fra i quali il primo italiano).

Poi ho deciso di vendere gli spazi pubblicitari e Ludo ha avuto l’idea di realizzare il primo banner dinamico delle riviste accademiche del Web. Bagchee, uno dei due maggiori distributori indiani di libri di politica, indologia, buddhismo, islamismo, filosofia, storia, arte, è stato entusiasta dell’idea e ci ha pagato (sull’unghia, come si suol dire, non certo come le aziende italiane che pagano dopo mesi) ben 1000 US$! Non lo ringrazierò mai abbastanza della fiducia e della stima.

A quel tempo avevamo già fondato l’associazione culturale e avevamo messo le riviste a pagamento per le biblioteche per due maggiori motivi: per non dipendere dalla pubblicità e perché non copiassero gli articoli, vista la brutta esperienza di due miei articoli online copiati verbatim in Italia e in India. La signora indiana ha ottenuto anche una borsa di studio dal suo governo grazie all’articolo, che ha avuto la sfrontatezza di presentare come suo a un congresso regionale: potenza del Web, qualcuno dei nostri lettori l’ha riconosciuto e mi ha informato. Il mondo con Internet è diventato molto piccolo e, riguardo alla scienza, questo è un bene.

JSAWS volumeOltre tutto, essendo i siti registrati con ISSN e tutto, valgono per gli autori come pubblicazione regolare anche senza che noi stampiamo la raccolta dei volumi (questo; in copertina io con la mia amica Taslima Nasrin, scrittrice e poetessa e vincitrice, fra l’altro, del Premio Sakharov per la Libertà di pensiero del Parlamento europeo e di quello dell’Human Rights Watch).

Dopo una pausa dovuta a diversi fattori, innanzi tutto una riorganizzazione tecnica e un restyling durati 2 anni e mezzo (!), con un sistema facile e veloce di pubblicazione, sabato scorso il JSAWS ha riaperto.

Ecco, ho descritto a brevi linee la storia dei primi journals online solo per spiegare quanto sono felice. Ringrazio tutti i collaboratori e gli autori vecchi e nuovi. Se vi va, andate e a leggervi il mio ultimo editoriale The New Political Scenario in Nepal and in Afghanistan and The Fairy Tale of the “Good Taliban”.

A proposito dell’editoriale, ho già fatto arrabbiare qualche studioso analista politico, vicino alla Casa Bianca e sostenitore della politica asiatica di Barack Obama, che ha fatto un gran chiasso su una mailing list e con me in persona.

Ho però ricevuto anche 63 email di congratulazioni da tutto il mondo, incluso T. Matthew Ciolek, Direttore dell’Internet Publications Bureau del National Institute for Asia and the Pacific all’Università Nazionale di Canberra (Australia) e la capo bibliotecaria del prestigioso SOAS (School of Oriental and African Studies) di Londra. Dall’Italia solo l’ottimo Michelguglielmo Torri, fondatore e presidente dell’associazione ItalIndia e cofondatore di Asia Maior.

Le riviste online sono nate innanzi tutto come mezzo veloce e democratico di pubblicazione, una democrazia quasi diretta, che è inscindibile dalla libertà di opinione. E io ho espresso liberamente la mia ben fondata opinione.

Ancora la libertà di stampa, su carta e su Internet, esiste.
Chi sa, però, per quanto.

Lettera aperta ai signori di Wikio

Enrica GarzilliPer pura curiosità guardo le discussioni di Wikio, poi guardo la classifica e cerco Orientalia4All e che ti trovo? Due (cioè 2) nomi Orientalia4All, uno al posto n. 61 e uno al posto 17.067.

Clicco sul 61 e sono io. Clicco sul 17.067 e trovo questo!

Ora io chiedo pubblicamente a quelli di Wikio, visto che in privato non rispondono: potreste gentilmente attribuire il nome Orientalia4All, che oltre tutto questo blog ha anche un copyright, solo al mio blog? Grazie!

E qui ti cade Mara Carfagna

Mara CarfagnaDa queste pagine ho spesso parlato del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna. Le ho anche predetto sin dal primo istante un radioso futuro in politica. Forse l’ho bonariamente presa un po’ in giro, ma sempre con (quasi) stima e una certa simpatia: mi piacciono le donne tanto sveglie, forse un tantinello le invidio pure.

Sulla recentissima questione del diverbio fra lei e Sabina Guzzanti, invece, mi esprimo seriamente e serenamente: mi sembra la lite di due comari un po’ acide. Però mi ha portato a delle conclusioni.

Riassumo. Sabina Guzzanti dal palco del “No Cav Day”, in merito alle famose intercettazioni hot (mai pubblicate), dice (riporto):

A me non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi. Ma tu non puoi mettere alle Pari Opportunità una che sta là perché t’ha succhiato l’……., non la puoi mettere da nessuna parte ma in particolare non la puoi mettere alle Pari opportunità perché è uno sfregio!

Senz’altro una satira politica di pessimo gusto. A noi della vita sessuale della signora Carfagna non interessa niente: ci interessa solo se grazie a questa vita sessuale è stata favorita dall’uomo più potente d’Italia. Se, insomma, il suo merito per la nomina a ministro sia quello o ne abbia oggettivamente degli altri. Se le sue qualifiche professionali siano solo le sue comparsate in TV senza mutande, o se la sua laurea in giurisprudenza le sia valsa a qualcosa (a proposito, solo per sapere, come l’avrà presa? Non insinuo niente, ci mancherebbe, ma solo per amore storico e documentario).

Ovviamente la Carfagna annuncia querela. Giusto. Ma fa di più: la designa espressamente come “la figlia del parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti“.

E qui ti cade del tutto la nostra Mara. Per tre semplici motivi, ma tutte e tre validissimi: prima di tutto ha fatto delle dichiarazioni anti-gay e si è dichiarata apertamente contro la manifestazione di una fetta grande, e importante, della società, cioè gli omosessuali. Che dovrebbero essere sobri perché, come si sa, la cultura gay è notoriamente sobria, elegante e silente, specie quando fa outing. Un ministro per le Pari opportunità dovrebbe aiutare e favorire specialmente i gay, uomini e donne, altrimenti che pari opportunità sono?

Oppure, secondo motivo, ha in mente di aiutare solo le povere prostitute costruendo delle villette isolate tutte per loro? E che Pari opportunità sono quelle che ammettono il commercio e la mercificazione del corpo di una donna ma la relega in un posto isolato, in modo che non sia di disturbo ai condomini?

Il terzo motivo è che, parlando della Guzzanti come la figlia del parlamentare, le ha tolto la dignità e l’identità di donna a sé stante. Che può aver sbagliato ma non è la figlia di, è la Guzzanti. Pari opportunità si intende soprattutto per le donne; e per i grassi, i magri, i maschi superdotati e i maschi normodotati, i poveri e i ricchi, quelli diversamente abili e quelli con abilità straordinarie, i gay, i transessuali, le lesbiche.

La querelle fra Sabina e Mara è da palcoscenico da parte di entrambe. Ma mentre per la Guzzanti va benissimo, dato che il teatro è il suo mestiere, la Carfagna dovrebbe dimettersi perché non è assolutamente all’altezza del suo ruolo di ministro e della dignità che comporta e, soprattutto, non fa gli interessi delle Pari opportunità. Non fa gli interessi dei gay, delle donne sfruttate, delle donne in quanto tali. In sunto, è del tutto inadeguata.

Mara, dimettiti!

Il ritornello romano lo trascrivo per amore di cronaca, la Guzzanti non avrebbe dovuto cantare neanche questo:

Osteria delle ministre / paraponzi ponzi po / le ministre son maestre / paraponzi ponzi po / e se al letto son portento, figuriamoci in Parlamento / dammela a me Carfagna / pari oppportunità

Diritto alla privacy: sul Web manca l'indirizzo

Questi giorni ha fatto scalpore, non so perché, il provvedimento del Garante per la Protezione dei Dati Personali che ha bloccato sul sito di Lista Palau del Comune di Palau, in Sardegna, di alcuni dati: la lista degli alunni di scuole medie inferiori, secondarie e superiori che hanno ottenuto un contributo per l’acquisto dei libri di testo.

Il bello è che la pubblicazione comprendeva, oltre al nome e cognome del singolo alunno, i dati identificativi dei genitori, il contributo economico fornito e spesso anche le coordinate del conto corrente bancario (probabilmente a riprova della veridicità delle informazioni). Ovviamente il Garante ha

CONSIDERATO che il trattamento dei menzionati dati personali risulta allo stato effettuato in violazione dei princìpi di liceità, finalità e pertinenza e non eccedenza del trattamento (art. 11, comma 1, lett. a), b) e d), del Codice).

Io credo invece che manchi una cosa in quelle liste: l’indirizzo e il numero di telefono. Eventuali ladri, per esempio, dovrebbero poter accedere immediatamente a questi dati e non perdere tempo: se un mio ex dentista con appartamento in centro storico a Roma, casa estiva in Sardegna, casa in montagna e auto varie (compresa una Range Rover, che non è esattamente economica) ha denunciato nel 2003 solo 8.000 Eu di imponibile, è assolutamente plausibile che le famiglie dei ragazzini beneficiati dal contributo siano fra le più ricche di Palau.

Sul Diritto alla Privacy su Internet questo blog ha pubblicato diversi post: segnalo solo Milano e i terroni, Indirizzi IP, diritto alla privacy e marketing, Ancora du Pietro Ricca e il diritto alla privacy, Riotta risponde, copyright e lavoro, Emilio, perché non fai il giornalista?, Arriva OpenSocial, il nuovo social network di Google; e aggiungo anche Siete infastiditi da telefonate con numero nascosto? ecco un modo per anticipare i tempi della burocrazia e risalire all’identità del chiamante: perché anche il diritto alla privacy ha un limite, quello dell’illegalità. Attenti cari scocciatori e care scocciatrici!

La libera condivisione della conoscenza

girls studying togetherPochi giorni fa la Faculty of Arts and Sciences di Harvard ha votato, prendendo una decisione rivoluzionaria: ha dato all’università il permesso di rendere gli articoli scientifici dei professori della facoltà disponibili al pubblico, pur ritendo gli autori il copyright, eccetto che per quelli scritti per profitto.

Harvard quindi collezionerà, archivierà e distribuirà gratuitamente nel mondo gli articoli, prima di tutto, ovviamente, quelli scritti con i fondi dati dall’università o dal governo.

Questa è una svolta epocale. Il proposito è quello, come è successo con i programmi open source, di contrastare le grandi riviste accademiche, che non danno più il permesso, e lo posso testimoniare, di distribuire neanche una copia dei propri articoli per fini di studio, e il cui prezzo di abbonamento è salito a livelli astronomici.

Io faccio una fatica bestiale e consulto centinaia di libri articoli ecc., spesso a mie spese, attingo ad anni di studi e di letture della scholarship che mi ha preceduto, vado a conferenze e scambio idee con altri studiosi per non inaridirmi ed entrare nel loop, con la stessa ideuzza che gira e rigira nella testa, e soprattutto penso (non è che tutti pensino al mondo, o il mondo andrebbe un po’ meglio e non lo avremmo rovinato in modo quasi irreparabile), analizzo, elaboro, connetto, sintetizzo, trovo il punto debole di un sistema, rettifico il tiro, verifico, riverifico, scrivo, controllo e ricontrollo, aggiungo apparati e note, infine dopo un paio di anni pubblico il mio articolo gratis et amore dei, la casa editrice ci guadagna perché vende gli abbonamenti e poi non posso neanche dare una copia dei miei lavori a un mio collega senza fare io stessa l’abbonamento?

Le case editrici scientifiche professionali come l’olandese Kluwer, che ha 650 riviste scientifiche e pubblica la più prestigiosa rivista di studi orientali, l’Indo-Iranian Journal, ha un abbonamento che costa 250 Euro all’anno per quattro numeri. La qualità dei lavori è ottima (mi pregio di essere stata l’unica studiosa italiana ad avervi pubblicato, e diverse volte); ma il prezzo è davvero un po’ alto. Quando pubblico mi dà 10 e dico dieci copie del lavoro: finite quelle, che di solito si usano nei concorsi, in teoria non potrei neanche fotocopiare il mio articolo e distribuirlo per usi non commerciali (perché poi vedo molto commerciabile un lavoro su The practice of sahagamana and some connected problems, o su Uneditited Sanskrit letters of the Rajguru of Nepal o su alcuni versi dei Rgveda, per fare qualche esempio).

Certo, le riviste si possono consultare in qualsiasi biblioteca, e in USA anche i paesini ne hanno almeno una, di solito molto ben gestita, in grado di fornire libri e articoli da tutto il mondo con il prestito internazionale. Ma questo non è vero nel resto del mondo, Italia inclusa, dove chiedere dei libri è già una mezza impresa e farli venire da fuori è qualcosa di molto arduo, macchinoso e burocratico.

Il prestito internazionale funziona bene solo all’interno delle biblioteche di facoltà, quando i bibliotecari sono svegli e collaborativi — cioè, quando hanno vinto il posto per merito, caso assai raro, o quando dopo averlo vinto hanno deciso di imparare la nobile arte della gestione dei libri e della biblioteca, caso assai più frequente, o si sono appassionati al tipo di lavoro, caso che ha del miracoloso eppure esiste, giuro.

L’esigenza di Harvard è nata quindi dal bisogno di avere più controllo sul proprio lavoro. Il compito primario di una università è la creazione, la diffusione e la preservazione della conoscenza.

L’accesso libero e gratuito ai frutti della ricerca è un passo essenziale per raggiungere questo obbiettivo, e per avere il feedback di studiosi che altrimenti non avrebbero accesso alle risorse. Per esempio, tutti quelli dei paesi in via di sviluppo, o quelli dei paesi occidentali senza larghi mezzi, visto anche che le università e i vari governi hanno generalmente tagliato i fondi per la ricerca, specie in campi di studio com le scienze orientali (compreso quelli più appetibili come la matematica sanscrita, la fisica egiziana, l’astronomia babilonese, e così via.)

Ovviamente il copyright degli articoli rimane agli autori, ma non la licenza di uso. Questo significa che se un giorno l’autore vuole fare delle modifiche o delle migliorie, o vuole ampliare il suo lavoro precedente, è libero di farlo. Al contrario dei progetti open source, nessuno può modificare o ampliare quel particolare risultato: può però, come si fa normalmente, partire dallo stato del lavoro per portare avanti la ricerca e trovare altri risultati, e pubblicare poi un altro lavoro.

L’iniziativa di Harvard, la prima del genere nel mondo, oltre a scardinare il potere delle grandi case editrici risolve in modo concreto il problema dell’accesso alla ricerca dei paesi poveri. E’ un modo molto pratico di promuovere la libera circolazione della conoscenza.

E’ quello che abbiamo sempre fatto con le riviste dell’Asiatica Association, quando ci hanno scritto dai paesi come il Bangladesh o il Kosovo, al tempo: li abbiamo sottoscritti gratuitamente. E’ poco, ma è un aiuto concreto e un modo di realizzare il detto di Gandhi: tutto quello che non si usa in realtà si ruba. Tenersi le conoscenze solo per sé rende arido il cuore e la mente. Perché, come diceva sempre anche la mia amica: La conoscenza è quella cosa che condivisa aumenta.

Da oggi ci sarà molta più libera circolazione di conoscenze, studiosi più felici e più stimolati intellettualmente a dare e ricevere input, paesi che avranno accesso ai frutti dell’occidente ricco: questo porterà a una nuova creazione e circolazione di idee, di scambi, di progetti.

L’era della libera condivisione del sapere è già cominciata.

La conferenza sull'Open Source di Stallman e Perens

Programmi open sourceA giugno Bruce Perens e Richard Stallman, insieme a Arturo di Corinto, hanno incontrato Fausto Bertinotti in una audizione ufficiale della Commissione cultura della Camera dei Deputati. Sì, sto parlando di copyright e copyleft, di free software, di open source.

Nel blog di Arturo di Corinto potete scaricare la conferenza che Stallman e Perens hanno tenuto all’università di Roma.

Sull’argomento ho letto un articolo su ioProgrammo di ottobre. C’è anche un articolo sulla prossima Etech, una conferenza del sempreverde O’Reilly Media, che si terrà a San Diego il 3-6 marzo 2008. Potete proporre una relazione fino al 24 settembre: se avete il coraggio di confrontarvi coi big fatevi sotto.

Indovinate chi scrive di tutto questo?

(foto)

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