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La vendetta di Berlusconi

Che devo dire? L’ottima salute di Berlusconi si vede anche dalla sua memoria, perché ha fatto benissimo a fare dell’ironia e dire che è abbronzato: Obama si è comportato proprio male quando il nostro ha tenuto un discorso al Congresso degli Stati Uniti, a Washington, il 1° marzo 2006.

Obama non applaude, non si alza in piedi, sbadiglia, si guarda in giro invece di guardare Berlusconi e questo non è carino, anche se forse la pronuncia inglese del nostro ha bisogno di qualche aggiustatina.

Ps: Musichetta antipatica e finale che non c’entra niente. (Via)

India, gli dei di Bollywood diventano blogger

AmitabhQuesta è stata una rivelazione che mi ha sopraffatto!!
Innanzi tutto vorrei ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato a mettere su questa struttura a bigdadda.com, e complimentarmi per il loro lavoro efficiente e impegnato.

Nell’insieme sembra una nuova vita!

Così racconta il primo giorno come blogger uno dei primi post di BigBlog, della stella di Bollywood Amitabh Bachchan, detto anche BB. E’ il primo blog aperto da uno degli attori indiani più famosi, idolatrato dalla gente dal 1969, che è anche un ottimo cantante. Sapete che i film indiani sono lunghissimi e sono tutti dei musical con canti e danze. Amitabh era amico niente di meno che di Rajiv Gandhi, il settimo primo ministro dell’India assassinato nel 1991 e marito di Sonia Gandhi, l’attuale segretario generale del Partito del Congresso, e per un periodo è stato anche in politica.

Il blog è un diario di sentimenti e ricordi con solo un po’ di pubblicità, racconti di interviste per esempio, e al contrario di qualche italica stellina lui si impegna a rispondere ai commenti. Forse ha uno staff di gente che scrive per lui, ma mostra una sensibilità per le opinioni della gente che mi sembra fuori dal comune, a parte quella pelosa dei politici-blogger.

Amitabh poi è una star da decenni e che racconti qualcosa di personale, senza strafare e rovesciare addosso alla gente intimità di cui non importa a nessuno, specie se sono finte, mi sembra davvero carino.

Fondamentalismo induista in India e decadenza morale in Italia

HanumanLunedì scorso circa cento attivisti dell’ Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad , cioè il Concilio di tutti gli studenti indiani, un’organizzazione fondamentalista che si rifà al RSS (l’ala più estremista dei nazionalisti induisti), ha vandalizzato il Dipartimento di storia della mia amata università di Delhi e ha maltrattato il capo di dipartimento, Saiyid Zaheer Hussain Jafri.

L’hanno fatto dopo aver chiamato i giornalisti, in modo da trasformare un atto vandalico e scientificamente stupido in un atto ideologico. Se i media e i politici si interessano a un fatto, anche se illegale, questo assurge subito non solo agli onori della cronoca, ma alla legittimazione popolare, un po’ come è successo per il delitto di Cogne. Se i media si interessano a un fenomeno o a un personaggio, questo diventa da mascalzone a importante — e si sa che se un mascalzone è importante, come qualche politico nostrano, comunque lo si ascolta.

Il motivo dell’attacco è che il professore Jafri, che è chiaramente di origine musulmana, stava per iniziare un corso in cui si insegna che vi sono diverse versioni del poema epico in sanscrito Ramayana, considerato sacro dagli induisti perché narra la storia del dio Rama e di Sita, sua moglie, che viene rapita dal demone Ravana, portata a Lanka e salvata dal popolo delle scimmie volanti con alla testa il dio Hanuman (nell’immagine sopra).

Una delle letture consigliate del corso era Three Hundred Ramayanas: Five Examples and Three Thoughts on Translation di A. K. Ramanjuan, che mette in dubbio l’unicità delle versioni del Ramayana e ne sminuirebbe la sacralità.

La notizia mi ha profondamente colpito perché ho fatto ricerca in quella università, ero la prima donna occidentale che lavorava a pieno titolo al dipartimento di sanscrito grazie a un accordo internazionale di scambio fra studiosi, stipendio (in rupie!) e tutto, e sono stata trattata molto bene, assolutamente alla pari con le tante altre ricercatrici e professoresse che c’erano o addirittura meglio perché io ero straniera e tante cose — usanze abitudini e problemi — pensavano che non le conoscessi (il che era vero).

continua


Auguri sinceri da Gandhi

Enrica GarzilliAndrea dice che lo spot di Telecom su Gandhi è bellissimo. Se è quello dell’anno scorso condivido appieno: aldilà della potenza comunicativa dello spot, Gandhi è stato per miliardi di persone un mito e lo è sempre più mano a mano che il tempo passa.
Il vero mito non svanisce col tempo, si rafforza.

E’ un mito che condivido con Andrea dalle nuove pagine che hanno inaugurato i primi due anni di Nòva di Il Sole 24 Ore “La grande anima di Gandhi: gentile ma in tutta fermezza“.

E anche per il 2008 faccio mio l’augurio di Gandhi alla nostra cara vecchia civiltà occidentale. Durante la prima Tavola Rotonda del 1930 Gandhi decise, come rappresentante del Partito del Congresso, di parlare a nome di tutta l’India, perché i rappresentanti degli altri gruppi (Parsi, Musulmani, ecc.) erano settari e non rappresentavano che una minoranza insignificante. Insomma, decise di non disperdere le forze in faide interne ma di mirare dritto al cuore della questione: l’indipendenza dell’India.
Durante la conferenza qualcuno gli chiese:

Mr. Gandhi, cosa ne pensa della civiltà occidentale?
E lui rispose:
Penso che sarebbe una buona idea.

(La foto è di Samuele)

East & West/Oriente e Occidente: quale differenza?

Al fine di attuare una politica indiana a largo spettro, come era il sogno di Mussolini, il 23-29 settembre 1935 (XIII) si tenne a Roma, sotto l’alto patronato di Vittorio Emanuele III, il XIX Congresso internazionale degli Orientalisti. Presidente del Congresso, il nostro più fedele e bona fide servitore del Regime, l’eccellente Indologo e Buddhologo Carlo Formichi, di cui ho già parlato in Duce = Buddha. Nel 1878 si era tenuto il primo congresso e nel 1899 il secondo. Scrisse Formichi nel suo discorso inaugurale:

La frase del poeta che ha avuto tanta fortuna: «East is East and West is West, newer the twain shall meet», ergente una barriera fra Oriente e Occidente, sconfortante, desolata, equivale alla scoperta d’un gas asfissiante. A che pro le conquiste scientifiche ci avranno permesso di raggiungere l’India, la Cina, il Giappone in uno spazio di tempo miracolosamente breve, se poi la distanza risorgerà, e nella sua forma peggiore, la spirituale, tra noi e gli abitanti di quelle remote contrade? Finché crderemo diverso da noi l’Orientale perché invece che il cappello duro o a cenzio porta il turbante o il fez, e invece della bouillabaisse mangia il curry, allora sì, East is East and West is West nella consumazione dei secoli. Ma se avvicinando l’Oriente scopriremo che onora il padre e la madre, ha orrore del furto, non insidia la donna d’altri, aborrisce la menzogna, serve con fedeltà il suo capo, è pronto a far getto della vita per la salvezza della sua patria e adora con abbandono sincero il suo Dio, allora cadranno come per incanto le barriere fra Oriente ed Occidente e, magari, ci sentiremo più fratelli di molti Orientali remotissimi da noi che non di molti Occidentali vicinissimi a noi. A che serve indagare le differenze formali quando le qualità fondamentali umane risultano le medesime? E più si studia l’Oriente e più si scoprono queste qualità fondamentali umane. Bisogna continuare a studiare, studiare l’Oriente.

Non era del tutto sbagliato il Nostro, vero? Si dovrebbe ricordare, di questi tempi…
Le differenze fra Oriente e Occidente ci sono, per fortuna, ma queste non dovrebbero impedire il dialogo e l’amore o, almeno, la collaborazione e la coesistenza pacifica.
Le differenze non dividono ma arricchiscono!

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