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Politicamente scorretta

donna chadorIeri all’ora di pranzo passavo per Corso Vittorio Emanuele, qui a Milano. Benché questi giorni non faccia particolarmente caldo, verso le 14 è meglio stare all’ombra.

Mi beavo della notizia che lo stupratore seriale di Roma forse ha un volto e un nome, un uomo che Il Giornale enfaticamente descrive nel titolo: “è un ragioniere militante del PD“: come se facesse differenza!

E mentre pensavo a Federico Rampini che parla dell’impegno concreto della Cina, senza spiegare perché il paese investe in Africa — che non è per spirito umanitario ma per il neo imperialismo cinese e la nuova frontiera della globalizzazione e neo-colonizzazione: in pratica, i cinesi hanno bisogno di esportare beni, manodopera, persone e know how e per avere una maggiore capacità di consumo dei loro stessi beni e permettere le migrazioni di comunità cinesi: e soprattutto, saranno ancora più presenti in Africa — dicevo che mentre pensavo al pur bravissimo Rampini, camminando ho incrociato una famigliola islamica.

Lui, lei, bimba in carrozzina. Lui vestito in jeans, maglietta attillata Ralph Lauren e infradito di pelle, ciondolo d’oro al petto; lei con camicione nero lungo, pantaloni lunghi sotto, scarpe basse e chiuse (assai monacali), guanti neri e chador molto coperto, fino alle sopracciglia.

Gocciolone di sudore scendevano sul naso e sulle guance della donna, sarà per il caldo o sarà che spingeva la pupa, mentre lui si guardava intorno, camminandole leggermente avanti, fiero, impettito ed evidentemente curioso, lieve come un uccello. Lei guardava per terra, come un asinello con i paraocchi che spinge e spinge, affannata.

Ma perché ho avuto tanta, tanta voglia di prendere il marito a ceffoni da qui fino a Roma?

La Torta coloniale del 1936

dolce di bananeGiorni fa è venuto a cena un amico del Mozambico. Niente commistioni con i portoghesi, che per secoli hanno usato Maputo come base per la rotta verso le Indie Orientali. Lui è nero come la pece, atletico come una statua greca, sorridente come solo i neri e gli asiatici sanno esserlo e felice di mangiare sul terrazzo pieno di zanzare e di piante, perché si sentiva a casa!

Ovviamente anche lui, come quasi tutti i neri (e anche i nepalesi, che mangiano dolci tradizionali indiani, gli indiani tradizionalisti, che non mangiano i dolci importati dagli inglesi e gli abitanti di molti altri paesi in via di sviluppo o ex colonie), non mangia dolci. La cucina tradizionale del Mozambico non li comprende.

Questo dolce del 1936 si chiama “Torta coloniale” ed è ovviamente pensato per i gruppi di coloni fascisti che andavano in Etiopia. E’ semplicissimo e ottimo (non si possono perdere ore ai fornelli, con la schiena che duole e le caviglie che scalpitano):

pan di Spagna (confezionato)
panna montata
banane
alchermes (c’è anche senza coloranti)

Bagnare il Pan di Spagna tagliato con l’alchermes, sopra ogni strato mettere la panna (che a me piace acida ma, se non c’è, quella da cucina con pochissimo zucchero va bene uguale) e le banane tagliate fino alla copertura.

India, gay e magistratura italiana

Indian gay parade

Dopo il Guy pride di domenica a Delhi, Kolkata e Bangalore, l’Alta Corte di Delhi ha dichiarato l’articolo 377 del Codice Penale indiano una “violazione dei diritti fondamentali”. Questa è la famosa legge contro l’omosessualità entrata in vigore nel 1860, sotto il governo coloniale britannico, che diceva:

I rapporti carnali contro natura fra gli uomini, le donne donne o con gli animali è punibile con l’imprigionamento, anche a vita.

Di fatto, gli anni di prigione erano fino a 10 e la legge era usata fino a ora specialmente contro i pedofili, ma nel 2006 aveva fatto scalpore l’arresto di quattro uomini gay a Luknow. Sono anche noti dei casi in cui la polizia indiana ha usato questo articolo del Codice per ricattare o anche violentare gli omosessuali.

Il verdetto della Corte di Delhi può essere contraddetto dalla Corte Suprema dell’India, che ovviamente regola il funzionamento di tutte le Alte Corti degli stati dell’Unione Indiana, ma non credo che il suo verdetto sarà molto diverso. La Corte Suprema è chiamata “il guardiano della Costituzione” ed è particolarmente attenta al rispetto dei diritti fondamentali, attraverso il ricorso diretto previsto proprio dalla Costituzione.

La Corte Suprema ha un grado di autonomia, previsto dall’ordinamento indiano, che le conferisce un grande prestigio e una grande indipendenza dalla politica e dal Parlamento. E’ in grado di contrapporsi alle decisioni delle Alte Corti locali (come l’Alta Corte di Delhi) o distrettuali e alla violazione delle leggi dei singoli stati dell’Unione. Soprattutto, vigila che i diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione, vengano rispettati.

A proposito della legge contro l’omosessualità maschile in India e anche in Gran Bretagna, è nota una storiella molto carina che forse neanche Culturagay.it conosce. Quando chiesero alla Regina Vittoria perché nel regno i rapporti fra omosessuali uomini fossero stati dichiarati illegali e quelli fra donne no, la regina rispose:

Perché non sapevo che esistessero!

La situazione legale in India fa pensare all’indipendenza della magistratura in Italia. Per dirla chiaramente, alla famosa cena fra Silvio Berlusconi, il Guardasigilli Angelino Alfano e i giudici costituzionali Luigi Mazzella e Paolo Maria Napolitano, che ieri è stata al centro dell’audizione del ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito. Il giudice costituzionale Mazzella ha infatti ospitato a casa sua i signori di cui sopra, proprio alla vigilia della riunione della Corte dedicata alla costituzionalità del “lodo Alfano”.

Questo è il testo della lettera aperta del giudice Mazzella a Berlusconi.

Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perché cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell’Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo, non voglio cadere nel tranello di essere accusato, da parte di chi necessariamente ne ignorerà il contenuto, di averti inviato una missiva ‘carbonara e piduista’, secondo il colorito linguaggio di un parlamentare. Ritenevo in buona fede di essere un uomo libero in un Paese ancora libero e di avere il diritto ‘umano’ di invitare a casa mia un amico di vecchia data quale tu sei”.

“Ho sempre intrattenuto con te – scrive Mazzella – rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioé possibili ‘spioni’, come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta – è sottolineato nella lettera – resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile”.

Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l’ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico”. “Caro presidente – conclude la lettera -, l’amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L’Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto. [da Il Salvagente.it]

Sul fatto che alla cena fosse presente anche Alfano, neanche una parola.

Il compleanno di Gandhi: gentile ma in tutta fermezza

GandhiIl 2 ottobre 1869, in un umile paese di pescatori del Gujarat, nasceva Gandhi.

Il suo pensiero e la sua idea, basati su una vita semplice e aderente alla verità, al nocciolo delle cose, costi quello che costi, sono validi allora e validissimi oggi, quando la corsa sfrenata al lusso, al potere e alla visibilità, con nuovi mezzi di sfruttamento e con nuovi metodi di manipolazione, rischia di distruggere il nostro stesso pianeta.

Gandhi è stato il pensatore che più mi ha influenzato nella vita, con la sua ricerca di coerenza assoluta e il suo sorriso aperto a tutti. Quando Luca ha chiesto quale pensiero, quale ricerca, quale biografia o visione ci hanno spinto a contribuire alla costruzione del futuro, ho pensato istintivamente a lui e in suo onore ho pubblicato questo pezzo su Ispirazione del Sole 24 Ore.

Mahatma Gandhi (1869–1948) ha cambiato il corso della storia di miliardi di indiani, e anche il mio. Padre dell’indipendenza dell’immensa nazione, Gandhi, come sospeso in una prodigiosa ambiguità fra il mistico e il pratico, ha fatto conoscere al mondo il concetto di Satyagraha, cioè il non compromesso, l’adesione assoluta — senza smarrimenti e senza svabature romantiche — a un principio ritenuto fermamente valido.

Il Satyagraha si attua mediante la disobbidienza civile alla legge, lo sciopero pacifico, la sospensione di ogni attività, l’arresto della vita della nazione. Ma non fu un concetto astratto: se ne ebbe la dimostrazione nella Marcia del sale, a Dandi, dove il 6 aprile 1930, violando la legge del monopolio britannico, Gandhi estrasse per primo il sale dal mare. Fu un’audacia che commosse e spinse come un fiume in piena l’India intera; e la ribellione non violenta si estese a macchia d’olio in ogni parte del paese.

L’Ahimsa o non-violenza e l’autodisciplina, la coerenza totale all’ideale del Satyagraha, cioè la resistenza passiva — i due cardini della lotta che guidò l’India contro il colonialismo — furono realizzati non attraverso un gelido controllo su se stesso, covando nell’animo il rancore, ma attraverso l’amore e, a livello etico, attraverso la reciproca tolleranza, un principio che fa sì che ognuno di noi accetti le differenze nel modo di pensare e di vivere dell’altro.

In Italia poi, ispirati da Gandhi, vennero Claudio Baglietto, morto di stenti in terra straniera per non obbedire al regime fascista, Aldo Capitini, cacciato da Giovani Gentile dalla Normale di Pisa per non aver firmato la sua aderenza al credo politico vincente e per un eccentrico vegeterianismo, e lo stesso Gentile, che nel 1930 aveva sì scritto la prefazione all’autobiografia di Gandhi, ma non immaginava certo il potere rivoluzionario delle idee del piccolo grande indiano.

Ecco, questo libretto, l’Autobiografia di Gandhi — Storia dei miei esperimenti con la verità, in edizione economica da 1000 Lire, ha cambiato profondamente la mia vita: una coerenza gentile, ma “in tutta fermezza”, ai propri ideali, alle proprie idee, a quello che si sa giusto, alla propria verità interiore, limando e cesellando la propria vita per togliere via tutto il superfluo. Lo comprai molti anni fa, lo comincia a leggere di malavoglia, solo per saperne un po’ di più su di un autore che studiavo, e poi lo lessi e lo rilessi tante altre volte. Mi sembrava che il Mahatman parlasse proprio a me. La vita e l’esempio di Gandhi e il suo stile asciutto e essenziale — stile di vita e di scrittura — che rispecchiava il suo modo di essere e vivere, sono, a parer mio, i più grandi ispiratori, creatori e innovatori di tutti i tempi. Sicuramente i miei.

E’ questo il più grande pensatore del secolo scorso, un ometto che osò far visita a Mussolini mezzo nudo e portando nelle sale sfarzose di Palazzo Venezia, si dice, il suo arcolaio e la sua capretta, un ometto per cui la lotta più faticosa di tutta la sua vita fu quella per mantenere il celibato — cosa che non gli riuscì mai — che imparò dai suoi stessi errori e dalle cadute con sempre rinnovata energia. Un grande uomo. Ha fatto conoscere all’Occidente un nuovo metodo di vita e di pensiero, l’assoluta aderenza a se stessi, “gentile ma con fermezza”. Ha rivoluzionato il modo stesso di pensare dell’Occidente: un modo che era valido nel periodo buio delle dittature — ed è tanto più valido oggi.

Gli affari di Berlusconi

BerlusconiIl recente patto fra Italia e Libia ha incluso anche la clausola che l’Italia non sarà più la base per un attacco da parte dei paesi della NATO, come successe nel 1986 con gli USA, e che i due paesi non si attaccheranno mai più a vicenda.

Faccetta nera, bell’abissina
Aspetta e spera che già l’ora si avvicina!
quando saremo insieme a te,
noi ti daremo un’altra legge e un altro Re.

Vi ricordate? Io sì, da bambina avevo un vecchio 78 giri del fascismo.
In cambio alla rinuncia da qui all’eternità di ripartire con un’altra campagna d’Africa (quella di Mussolini non fu la prima) e al pagamento di 5 miliardi di euro per il colonialismo italiano, i privilegi negli investimenti nel petrolio e nel gas.

Beh, devo dire che Berlusconi gli affari li sa fare.

Consigli dall'Inghilterra a Myanmar/Birmania

Ecco l’articolo di oggi della BBC con 5 consigli per rovesciare la giunta militare a Myanmar:

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Presidenziali di Francia 2007 - ma la milanese batte tutti!

Tanto mi si è rotto il computer, per fortuna ce n’è uno fresco fresco che mi aspetta. Gironzolo su quello fisso di casa e leggo i giornali. Anche io voglio dire la mia sulle presidenziali di Francia. Tutti hanno parlato di record dei votanti e dei due candidati, Ségolène Royal e Nicolas Sarkozy.

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