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A single man, una pacata passione gay

A single man locandinaNonostante l’inizio decisamente lento e opaco, il film è davvero bello. Circola ancora a Milano e lo consiglio, ma se dove vivete non è in programmazione in caso forse potete procurarvelo. Noi siamo andati a vederlo in inglese al Cinema Arcobaleno, in Viale Tunisia. La sala era gremita, c’era gente anche in piedi e in prima fila.

Racconta la storia di un professore di letteratura inglese a Los Angeles agli inizi degli anni Sessanta. Lui è gay e trabocca stile e moderazione, non senza un pizzico di ironia molto, molto English, e un forte sentimento per l’onnipresente Altro. Che poi è il suo compagno morto, il suo amore per 16 anni.

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Anno 2010 il leone ruggirà

oroscopoIeri ho comprato un giornale con l’oroscopo. Anche se Paolo Fox è insuperato, ecco come ho letto io il 2010 per tutti i segni. Non me ne vogliate se non vi piace, eh!
A proposito, ci credete?

Ariete: Coraggio rinnovamento e prospettiva. O cambiate o cambiate.
Toro: Note d’amore senza arrestarsi sensualità. Bene come al solito.
Gemelli: Vita trasformazione leggerezza. Mi va bene ché ho tanto in Gemelli io.
Cancro: Senza paure occasioni entusiasmo. Visto che il cancro di entusiamo non brilla.
Leone: Positività forza senza ostacoli. Finiti gli anni bui, sarà il re della foresta.

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Whatever works - Basta che funzioni

Whatever worksMolto carino l’ultimo film di Woody Allen, Whatever works, in italiano Basta che funzioni.

Lui è un anziano signore mezzo pelato, bruttarello, irascibile, narcisista, ipocondriaco, maniacale e sciancato. Soprattutto, cosa più antipatica, è un cinico genio incompreso. Diciamo che è la brutta copia di Woody Allen (ma più bello).

Lei è una ragazza carina, scappata da una famiglia del sud molto tradizionalista, un po’ scemetta, bionda-occhi-azzurri, voce chioccia, una di quelle che in USA chiamano “bimbo“. Sempliciotta, ingenua, con tanti sogni in testa, non sa dove rifugiarsi e si attacca a lui.

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A Milano Irene non si è accorta

Milano non fa testo, deficiente. questa città è piena di ricchi, te ne sei accorto ora? oppure cosa, pensi forse che qualche mese di crisi economica possa radere al suolo un’intera casta?

Ogni tanto, il martedì o il giovedì sera, incontro un gruppetto di amici a Milano centro. Un apertivo a prezzo concordato e cinema in inglese con lo sconto, 3,5 eu. E’ un insieme di persone, italiane e straniere, che lavorano tutte, età 30-40. Eppure tutti stanno molto attenti a quello che spendono.

Milano ha molti ricchi, ma ricchi davvero, che certo non vanno nel locale XY del centro e poi al cinema in inglese in gruppo, per stare insieme e per spendere meno. Ma non sono così tanti e, soprattutto, sono invisibili, perché navigano in altre acque e si frequentano rigorosamente fra loro. Ricchi, figli di ricchi, fra ricchi. Più o meno sempre i soliti, da generazioni.

Però sono davvero pochi, è una piccola percentuale se paragonata alla stragrande maggioranza di persone in questa città che magari ha un buon lavoro, magari si è integrata bene ma con i soldi arriva stiracchiata alla fine del mese. E intendo avvocati di multinazionali, ingegneri elettronici, capo contabili di grandi istituti, vice direttori di giornali e gente così. La gente del gruppetto.

Non bisogna per forza essere della generazione negata, niente lavoro niente sicurezze niente famiglia niente di niente. Basta essere “normali” per non farcela più e averne le scatole piene.

Revolutionary Road, fiasco completo

Revolutionary RoadL’altro ieri sera sono andata al cinema a vedere Revolutionary Road in originale in un cinema che neanche ricordo, tanto il film mi è piaciuto, vicino a Viale Tunisia. Un film consigliato a chi vuole farsi del male.

La trama è semplicissima, il film è lento, molto “interiore”, molto angosciante sin dall’inizio. Comincia che i coniugi protagonisti litigano, pensate un po’. E mentre lui è dialogativo, lei è distruttiva sin dall’inizio: non vuole parlare e scende dalla macchina.

In breve, lei per loro sogna una vita diversa, lui sogna (e fa) una vita piatta, banale, amante inclusa. Vanno a vivere in Revolutionary Road ma lei sogna Parigi. Tutto pronto, tutto fatto, tutto deciso, ma non ci andranno.

Il finale non ve lo racconto, ma è anche più angosciante dell’inizio. Ed è tutto dire.

Kate Winslet, April, è davvero bravissima, Leonardo Di Caprio un po’ meno. Soprattutto, lei sembra molto più vecchia di lui. Non so in che, forse nella consapevolezza, forse nella parte, ma lui sembra, e in parte è, un bambino viziato, egocentrico, egoista. Non un “cattivo marito”, in fondo le vuole bene, ma le mette le corna ed è pigro mentalmente e materialmente, senza stimoli. Da lei vuole, in fondo, solo rassicurazioni. E’ un marito “classico”, un po’ goffo, di successo nel lavoro, che capisce poco i sogni, le finezze e le esigenze della moglie e che va a letto con la segretaria, mentre lei, bellissima ed elegante, sogna qualcosa d’altro per loro due. Una vita diversa, andare a Parigi, tornare a lavorare e così via. Lui prima acconsente, poi cambia idea (ma ha veramente cambiato idea, o non l’ha mai avuta?). E lei distrugge tutto.

Mi sono alzata con un peso nel cuore che mi ha fatto rimpiangere di aver speso anche 3,5 euro. Una del gruppo con il quale sono andata discuteva sull’intelligenza del film, sulla splendida recitazione della Winslet, sulla profondità delle emozioni espresse, sulla condizione di inferiorità della donna, sui suoi sogni infranti, sul rapporto uomo-donna e compagnia bella.

Io, da parte mia, ho visto solo un film lento e angosciante che sarebbe stato meglio non andare a vedere. Dico la verità, se devo uscire da un cinema sentendomi peggio di quando sono entrata preferisco restare a casa mia.

Punteggio: ** (su cinque). Per la recitazione della Winslet, altrimenti sarebbe stato *.

(Una carrellata di opinioni diverse su BlogBabel)

Ovvio che ho vinto l'Oscar, mi ha aiutato Shiva

Sukhwinder SinghDel film Slumdog Millionaire, diretto da Danny Boyle, ho già parlato il 26 dicembre scorso. Che abbia vinto l’Oscar mi fa molto piacere, se lo merita. Uno esce dal cinema e si sente meglio. La morale è: ci sono problemi nella vita, anche grossi, ma pur nelle difficoltà c’è sempre la speranza. E i sogni positivi non si abbandonano mai, si inseguono e si lavora per realizzarli.

E’ un film per l’era di Obama, della serie rimbocchiamoci le maniche per costruire le cose buone. Come dicono in USA, money well spent. E in India la vittoria ha fatto gonfiare il petto di orgoglio ai nazionalisti induisti, con commenti nelle mailing list e nelle newsgroup, anche se i protagonisti sono musulmani. Giustamente, dicono che la vittoria è un vittoria per tutta l’India.

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The Millionaire di Danny Boyle, ovvero, il cuore vince sempre

MillionarieIeri siamo andati al cinema a vedere The Millionaire all’Apollo Spazio Cinema. Molto, molto carino e non lungo, 120 minuti.

La trama è semplice. Jamal Malik, un ragazzo di 18 anni musulmano di infima provenienza sociale, gli slum di Mumbay, partecipa al gioco a premi televisivo Chi vuol esser milionario? con una fortuna sfacciata. Ogni domanda gli fa ricordare, in flashback, degli episodi della sua tragica infanzia: da quando, da bambino, la madre è stata uccisa in un’incursione nelle baracche, lui che riesce a farsi fare un autografo da un famoso divo di Bollywood grazie al fatto di essere ricorperto di escrementi, all’infanzia difficile col fratello maggiore che sin da bambino fa il ducetto, e così via. E di ogni domanda sa la risposta.

Ma ogni cosa, anche la più drammatica, con l’assoluta bontà e coerenza di Jamal si trasforma in un’occasione di crescita e, alla fine, gli porterà fortuna.

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