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Afghanistan, 150 donne - o forse 171

Notizia allarmante, ma non sorprendente, della Reuters: 150 ragazze di un liceo del nord dell’Afghanistan ieri sono rimaste avvelenate, sembra dopo aver bevuto acqua intenzionalmente contaminata. La colpa pare che sia dei talebani, che ovviamente si oppongono all’istruzione femminile. Dico sembra e pare perché su quello che scrivono i giornali, anche i migliori, ci metto sempre la tara.

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Politicamente scorretta

donna chadorIeri all’ora di pranzo passavo per Corso Vittorio Emanuele, qui a Milano. Benché questi giorni non faccia particolarmente caldo, verso le 14 è meglio stare all’ombra.

Mi beavo della notizia che lo stupratore seriale di Roma forse ha un volto e un nome, un uomo che Il Giornale enfaticamente descrive nel titolo: “è un ragioniere militante del PD“: come se facesse differenza!

E mentre pensavo a Federico Rampini che parla dell’impegno concreto della Cina, senza spiegare perché il paese investe in Africa — che non è per spirito umanitario ma per il neo imperialismo cinese e la nuova frontiera della globalizzazione e neo-colonizzazione: in pratica, i cinesi hanno bisogno di esportare beni, manodopera, persone e know how e per avere una maggiore capacità di consumo dei loro stessi beni e permettere le migrazioni di comunità cinesi: e soprattutto, saranno ancora più presenti in Africa — dicevo che mentre pensavo al pur bravissimo Rampini, camminando ho incrociato una famigliola islamica.

Lui, lei, bimba in carrozzina. Lui vestito in jeans, maglietta attillata Ralph Lauren e infradito di pelle, ciondolo d’oro al petto; lei con camicione nero lungo, pantaloni lunghi sotto, scarpe basse e chiuse (assai monacali), guanti neri e chador molto coperto, fino alle sopracciglia.

Gocciolone di sudore scendevano sul naso e sulle guance della donna, sarà per il caldo o sarà che spingeva la pupa, mentre lui si guardava intorno, camminandole leggermente avanti, fiero, impettito ed evidentemente curioso, lieve come un uccello. Lei guardava per terra, come un asinello con i paraocchi che spinge e spinge, affannata.

Ma perché ho avuto tanta, tanta voglia di prendere il marito a ceffoni da qui fino a Roma?

Chador, burqa e niqab o Coca-cola e blog?

NiqabIeri notte ho pensato al canadese messo in carcere in Iran per aver spiegato in farsi come aprire un blog.

Il video amatoriale di un Talebano che picchia la sua donna, che ho visto poco fa, intanto è stato rimosso.

Pensavo al canadese stanotte perché ai tavolini di Spizzico, quelli con la musica qui in Piazza Duomo, si è seduta una coppia di giovani musulmani. Lui vestiva all’occidentale e aveva i soliti baffi, camminava dritto come un fuso dietro di lei, con gli occhi fissi su di lei, controllandola come se fosse il padrone di un gregge di pecore. Lei indossava la palandrana lunga, nera, spessa — un burqa integrale, anzi, un chador o chadri – col niqab, un fazzoletto spesso sul viso, poggiato sopra la radice del naso, alla maniera delle donne dei talebani. C’era solo una fessura stretta stretta per gli occhi, che brillavano fugaci. Guardava di continuo il compagno e se lo tirava su.

Lui ha ordinato due Coca-cola. Senza darlo a vedere sono stata a sbirciare,

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Filippo Raciti: morire di calcio II a Catania-Palermo

Dopo Ermanno Licursi, solo qualche giorno fa, ora Filippo Raciti nell’anticipo Catania-Palermo. Questo è il video (da La Repubblica-Sky). Da La Repubblica:

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Tu chador o non chador? Burqa o non burqa? Islam e Turchia, Afghanistan e altro

Il 28 agosto scorso in “Bombe, Turchia, università e costumi dall’Islam” ho parlato del burqa e del chador delle donne musulmane e del mio dubbio davanti a un burqa integrale con velo e volto coperto, eppure, al contempo, del diritto sacrosanto di vestire come a uno pare e piace.

Ma lunedì sera, a Roma, l’Ambasciatore per la cultura e i diritti umani dell’Afghanistan per l’Europa, la Principessa India d’Afghanistan, di religione islamica, per risolvere il problema lo ha inquadrato sotto una luce che mi pare giustissima. Lei dice: diamo la possibilità a tutte le donne islamiche, sia qui in Europa che in Afghanistan e ovunque nel mondo, di studiare, di trovare un lavoro adeguato, soddisfacente e ben pagato e mettersi in tutto e per tutto alla pari con gli uomini: poi il velo integrale se lo tolgono, eccome se lo tolgono. Diventerebbe una loro necessità.

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Bombe, Turchia, università e costumi dall'Islam

Non voglio assolutamente commentare il fondamentalismo, o la jihad — che non è fondamentalista, ma un fondamento religioso — perché ho già detto qualcosa al proposito. Né le bombe in Turchia di qualche ora fa.

Solo una piccola riflessione. L’altro ieri qui in Galleria a Milano — avete in mente la borghese splendente riluccicante galleria a fianco del Duomo? — passeggiava tranquillamente una famiglia musulmana. Due donne, due bambini, qualche uomo. Le donne avevano il chador e il burqa, uno dei due era integrale e di lei non si vedeva neanche il viso. Indossava anche i guanti e il camicione era nero lungo largo e totalmente castrante della sua femminilità. Camminava in modo goffo e solo dal polso, fra il mezzo centimetro di pelle nuda e il guanto nero, spuntava un braccialetto d’oro! Si capiva che era una donna giovane, si è fermata a prendere in braccio una bambinella in carrozzina. Mi sono chiesta a che età la puniranno col cosone nero.

Ma magari le piace, o lo accetta senza problemi, chi sa. Io sto ragionando con la mia testa, ovvio. Liberissima di vestire e girare come vuole, ca va sans dire.

Ma se c’è una ragazza fra i miei studenti all’università che veste così, io che faccio? E’ politically incorrect dire che mi darebbe assai fastidio parlare a una mascherina nera? Chiedo sempre all’inizio del corso di non indossare, per favore, cappelli, occhiali neri, e ciancicare gomme americane.

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