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Ma noi con l'Islam siamo in guerra?

Si riapre la polemica con le comunità islamiche e con le forze progressiste. A dicembre infatti nel comune di Trenzano, circa 5000 abitanti nella bassa bresciana, il sindaco di centrodestra, Andrea Bianchi, ha bandito «l’uso delle lingue straniere durante i raduni di circoli e associazioni locali».

La giunta comunale ha approvato il provvedimento proprio poche settimane dopo l’inaugurazione di un’associazione islamica di integrazione culturale, definizione ridondante per indicare un piccolo circolo di immigrati marocchini.

Il comune di Castel Mella poi, sempre in provincia di Brescia, con una delibera ha escluso i ragazzi stranieri meritevoli dalle borse di studio comunali.

La lingua, si sa, è il medium della cultura di un popolo – e, viceversa, la cultura, almeno quella ufficiale, si esprime anche e soprattutto attraverso la lingua. E’ evidente quindi che il provvedimento dei ridenti comuni bresciani miri non solo a proibire l’uso della lingua araba nelle riunioni pubbliche, ma anche a esprimere pubblicamente la cultura araba – e non solo.

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Ottimo giornalismo: The New York Times e la violenza in India

GandhiUn esempio di ottimo giornalismo, l’articolo del NYT Violence in India Is Fueled by Religious and Economic Divide sulla violenza scoppiata in Orissa i giorni scorsi, scritto da due corrispondenti dall’India, Hari Kumar da Tiangia e Heather Timmons da New Delhi.

I giornalisti commentano i fatti verificando e chiedendo alle fonti senza lanciarsi in presentazioni ideologiche, come troppo spesso succede in Italia, dove i fatti sono distorti ad hoc. Chi studia professionalmente l’India queste cose le conosce già ma dubito che la massa degli utenti le conosca.

L’articolo mette in luce che, paradossalmente, la causa della violenza sono i servizi offerti dai missionari cristiani alle classi più disagiate, incluso i Dalit, quelli che un tempo erano chiamati intoccabili o pariah e che Gandhi chiamò Harijan, figli di Dio, e di cui già nell’ottobre 2006 facevo notare la conversione di massa.

Le tensioni fra induisti, musulmani e cristiani sono sempre state presenti, ma con i cristiani sono aumentate proprio per il decollo dell’economia.

Il governo infatti è troppo spesso assente e i missionari offrono un buon servizio scolastico che include l’insegnamento dell’inglese, essenziale per chiunque ambisca a un lavoro nel business o nell’IT.

Le vecchie leggi anticonversione rendono illegale l’uso della forza, le lusinghe o i benefici per indurre la gente a convertirsi al cristianesimo. Gli attivisti induisti affermano che i cristiani spesso hanno infranto la legge ma i cristiani dicono che le conversioni sono volontarie.

Il punto che si deduce è che non è assolutamente la paura dell’illegalità che monta gli animi degli induisti più radicali ma la loro paura che i cristiani, grazie a un’educazione scolastica più adeguata, siano avvantaggiati nel trovare un buon lavoro.

Ancora una volta, bravo NYT! L’argomento è molto sensibile e poteva essere politicamente difficile, specie sotto elezioni, ma l’ha trattato in grande stile.

Rifiuti e mortalità in Campania: il governo sapeva tutto

Che ne hanno fatto politici e amministratori del rappporto del CNR sullo smaltimento abusivo dei rifiuti in otto comuni della Campania presentato a Napoli il 12 aprile 2007, che nero su bianco riporta le cifre strabilianti dell’aumento della mortalità e delle malformazioni?

Lo smaltimento abusivo dei rifiuti rappresenta un fattore di rischio rilevante per la salute: +9-12% di mortalità, +84% di malformazioni [...] In particolare, negli otto comuni a maggiore esposizione allo smaltimento abusivo (Acerra, Bacoli, Caivano, Giugliano, Aversa, Castelvolturno, Marcianise e Villa Literno – categoria V) si rileva un’impennata dei tassi di mortalità generale

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L'India e gli Adivasi dell'Espresso

O, meglio, di Alessandro Gilioli. L’India nascosta: foto magnifiche, racconto su di un gruppo di Adivasi dell’India centrale fatto da uno che le cose le ha viste e le sa raccontare. E che mi ha ringraziato dei suggerimenti indiani. Grazie, sei carino Gilioli!:)

Insomma, comprate l’Espresso di questa settimana. Perché l’India è un paese immenso abitato non solo dagli induisti, i musulmani, i parsi, i sikh e così via, ma anche dagli Adivasi. Sono gli indigeni che abitavano l’India prima che le varie tribù Arya scendessero a ondate successive dal 1900 a.C. circa, quelli che ora gli indiani induisti chiamano, con un certo distacco, tribals. Hanno una cultura propria e una religione colorata d’animismo e di tradizioni locali, miti, riti, musiche e danze che il resto dell’India neanche conosce.

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India: gli Intoccabili o Dalit in lutto per Kanshi Ram

Dalit womanIl 9 ottobre, per un infarto cerebrale, è scomparso a Delhi, all’età di 72 anni, Kanshi Ram, detto il “Messia degli Intoccabili”. La sua scomparsa è una grande perdita non solo per i 250 milioni e più di fuoricasta o Dalit che vivono in India, ma per tutti i negletti e i diseredati della terra, per tutti quelli che credono nella dignità umana e nei diritti fondamentali dell’uomo.

Kanshi stesso era nato intoccabile, benché avesse avuto modo di studiare e poi di lavorare sin da giovane per il governo. Nel 1970 aveva formato la All India Backward and Minority Employees Federation, dando ai Dalit una identità politica. Aveva cominciato coll’unire le forze dei Dalit per il voto nel 1981 e nel 1984 aveva fondato il Bahujan Samaj Party (BSP), che ha per simbolo un elefante: un animale molto forte, paziente, che lavora moltissimo, ma che non dimentica. Col BSP, un partito basato sulla casta, i Dalit avevano acquisito una voce politica e un reale accesso al potere.

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Replica all'articolo di Repubblica "India, la rivolta dei bramini contro gli Intoccabili"

Questa è una replica di Michelguglielmo Torri, lo studioso di India che ho già citato in Nepal: origini della crisi, Gyanendra e storia, all’articolo di Raimondo Bultrini “India, la rivolta dei bramini contro gli Intoccabili” apparso su Repubblica del 25 maggio scorso. E’ stata inviata alla rubrica “Lettere” del giornale: perché i giornalisti sanno scrivere bene di tutto, ma spesso sanno poco o niente di quello che scrivono. Di seguito c’è la replica di Torri e poi l’articolo di Raimondo Bultrini. Buona lettura!

Replica di Michelguglielmo Torri:

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