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Telethon: mancanza di etica e di corretta informazione

Sono sempre più infastidita dal bombardamento mediatico, specie in TV, della campagna Telethon. Quest’anno per finanziare le malattie rare. E credetemi se vi dico che fanno ricerca solo su certe malattie rare – a detta dei ricercatori quelle per cui c’è più probabilità di trovare la cura, ma sarebbe tutto da verificare.

Sono sempre più infastidita per diversi motivi. Primo perché è lo Stato che dovrebbe occuparsi di finanziare la ricerca, con mezzi e destinazione trasparenti. Le tasse non servono anche a questo?

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Green Hill sotto sequestro: evvai!

Un momento storico sulla scabrosa faccenda Green Hill, un piccolo spiraglio di luce per chi ama i fratelli animali e non vuole che siano torturati e sacrificati inutilmente, in nome della scienza. E una nuova coscienza popolare.

Trenta uomini della Guardia forestale stanno sequestrando la struttura di Green Hill. L’accusa è: maltrattamenti.

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L'animalista premiata: Sara Turetta

Con me la signora Sara Turetta di Save the Dogs, ex pubblicitaria milanese, è stata un po’ – diciamo – scontrosa, non si è mai degnata neanche di rispondermi quando le ho chiesto su Skype un’intervista per due articoli per Il Fatto Quotidiano sulle stragi di cani in Romania, però il presidente Napolitano premiandola con il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia ha riconosciuto l’importanza del suo impegno in favore dei nostri fratelli animali.

Ne sono felicissima, quindi, e mi congratulo con lei!

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Green Hill e vivisezione: la tortura che va contro la ricerca

Sabato 16 a Roma manifestazione nazionale contro Green Hill e per fermare la famigerata legge. Sarà una marea umana.

Ieri una famosa azienda di cosmetici animal free ha mostrato in vetrina su una donna quello che normalmente fanno a un animale sottoposto a “sperimentazione”, riproducendo tutto con più realismo possibile senza arrivare alla torturara, ovviamente. Queste sono le immagini, io ci sono stata male a pensare che sugli animali è tutto vero e non ci sono limiti. E spero che molti indecisi capiscano la realtà agghiacciante, l’urlo di dolore che sale dal buio dei laboratori.

Sappiate solo che la donna che si è prestata alla fine dell’esperimento si è sentita fisicamente male. Ed era quasi tutto finto!

Ma la vivisezione è anche una scelta ben precisa che va contro la scienza. Un paio di giorni fa ho parlato con un veterinario che sta finendo il dottorato in biologia molecolare (incontrato al bar, non un animalista). Mi diceva che la sperimentazione sugli animali vivi è del tutto obsoleta perché si possono riprodurre le stesse cose su tessuti coltivati apposta. Senza dar vita a cloni animali.

Mi diceva: ti piace la pelliccia? Non ci vuole niente a fare una coltura di tessuto con il pelo. Tessuto “finto” nato e coltivato in vitro e fatto crescere con il pelo di castoro, che è quello che stiamo facendo adesso noi. Un’operazione di routine che si fa da molti anni in diversi paesi al mondo.

Perché in Italia non si fa, allora? Perché la ricerca Italia è ferma, perché non ci sono soldi per impiantare nuovi laboratori che sostituiscano quelli vecchi di sperimentazione animale, che la momento sono i più economici, e perché ci sono gli interessi delle multinazionali dietro.

Lui alla fine del mese finisce gli studi e parte per il Brasile a lavorare come ricercatore per l’università. Dice che i paesi emergenti, specie l’India e il Brasile, sono avanzatissimi nella sperimentazione farmacologica su tessuti in vitro sia per i nuovi farmaci, sia per la cosmesi e la moda.

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Green Hill e vivisezione: perché è pericolosa e perché costa troppo

Vivisezione? «La scelta peggiore che possiamo fare per testare la tossicità di un medicinale». A dirlo è Claude Reiss, per 35 anni direttore di ricerca in biologia molecolare al Cnrs, autore di centinaia di paper scientifici sul tema e consulente, fra gli altri, del programma europeo Reach per la verifica dei prodotti chimici in circolazione. Da quando è in pensione Reiss ha fondato Antidote Europe, un’associazione che promuove la tossicogenomica come alternativa ai test sugli animali dei medicinali. Reiss non ha dubbi: «I test sugli animali sono un metodo inutile e dannoso. Il 90 per cento dei medicinali testati sugli animali vengono rigettati prima degli esperimenti clinici sull’uomo, perché le prove sono ritenute inattendibili. Ma è ovvio: ogni specie animale ha un proprio genoma unico e irripetibile. Questo comporta che ogni specie, un ratto, un topo, un cane o un uomo, reagisce in modo completamente diverso alla stessa prova».[...]

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Green Hill: e non è finita qui

Su Green Hill. Come sapete la discussione in Senato degli emendamenti alla famigerata legge europea che di fatto allarga le regole sulla vivisezione è stata rimandata dal 9 al 16 maggio, vista la tensione sul territorio nazionale, le folte manifestazioni in centinia di città e paesi, da Udine a Catania, e i vari gruppi europei che si sono aggiunti.

Un’iniziativa ancora più importante, anche se più a lungo termine.

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Un po' animale e un po' uomo

Do nonhuman animals share humans’ capacity for metacognition–that is, for monitoring or regulating their own cognitive states?

Pare che gli animali siano molto più simili all’uomo di quello che si crede, anche nella cosiddetta “metacognizione”, cioè nel regolare e gestire il loro stato cognitivo. In pratica, nel funzionamento dei processi mentali. Lo ha detto già due anni e mezzo fa lo studio pubblicato su una fonte autorevole, Il Centro nazionale per l’informazione sulle biotecnologie, finanziato dal governo degli Stati Uniti.

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Natale in vasca con i fratelli

Anche a Natale ci sono loro, i nostri fratellini pelosi e affettuosi, quelli che ci vogliono sempre bene e non ci tradiscono mai: i nostri animali intendo, ovvio. Ho visto un bellissimo regalo da consumarsi insieme, purtroppo solo qui a Milano.

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I cani dell'11 settembre 2011, eroi dimenticati in foto

Eroi umani esaltati ed eroi animali dimenticati, i cani da salvataggio, per il servizio reso dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre negli Stati Uniti.

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Inventarsi un lavoro

cane con cappottoDa mesi davanti al Palazzo di Giustizia qui a Milano vedo un signore molto ben messo, alto, con un bel paio di baffoni e un giubbotto verde fosforescente a righe, a metà fra quello dei posteggiatori o quello che usano per lavorare sulle strade e uno di un qualche ufficiale comunale, che ne so, un vigile, ma senza la scritta. Tiene un cane molto piccolo a fianco, con un cappottino in pile, quasi identico a quello della foto.

Se ci passate la mattina verso le 10-11 lo potete incontrare, va su e giù lungo il marciapiede con un gran sorriso buono.

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