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E la nemesi divina si è abbattuta in Cina

China earthquakeAlmeno 20.000 morti, ma il numero sembra destinato a crescere. Nella sola città di Yingxiu se ne sono andate come minimo 7.700 persone su 10.000. Bush e il presidente cinese Hu Jintao hano discusso del disastro e Washington ha offerto 500.000 dollari come aiuto iniziale.

Sembra una nemesi divina la catastrofe provocata nel sud-ovest della Cina dal terremoto di due giorni fa. Invece è solo il caso e purtroppo, come sempre, anche quando avvengono disastri naturali chi soffre di più, in ogni parte del mondo, è la povera gente, la gente qualunque, quella che non ha accesso al potere e che non decide mai, ma subisce alla meno peggio le decisioni di chi la comanda.

Intanto qualche giornale ha scritto che il Dalai Lama è stato invitato a presiedere ai Giochi Olimpici per allentare la tensione e ci sta pensando. Oggi però Sua Santità ha rilasciato un’intervista allo Spiegel dicendo che la notizia è stata tutta un’invenzione dei giornalisti, che hanno molta fantasia.

In realtà, in questi giorni in Cina si sta sferrando una nuova campagna diffamatoria nei suoi confronti. Ricordiamo che gran parte della popolazione cinese è buddhista e le campagne hanno lo scopo non solo di “informare” i laici, ma di “rieducare” i credenti.

Il numero quattro del Partito comunista cinese, in visita ufficiale in Ungheria, è stato accolto davanti al Parlamento con le bandiere tibetane. Il presidente del Comitato per i Diritti Umani che ha partecipato alla conferenza stampa ha detto che uscirà presto una dichiarazione parlamentare a favore di una soluzione del Tibet.

Disastri naturali, problemi interni e tensioni internazionali, almeno a livello di diritti umani: la Cina sta conquistando sempre più l’attenzione della stampa e del mondo intero con i morti, le proteste, le prese di distanza da parte di altri paesi del mondo.

In una conferenza di qualche anno fa il Dalai Lama ha dichiarato che la Cina, opprimendo il popolo tibetano, in realtà gli sta facendo un favore perché sta compiendo un suicidio spirituale di sé stessa e sta aumentando i meriti spirituali dei tibetani: che il suicidio, non volendo, sia anche materiale?

Richard Gere, mentre aspettiamo San Francisco

Ovunque nel mondo si sta facendo sentire sempre più forte un movimento di protesta dal basso — la gente, tutti noi — che obbliga anche i potenti della terra a cambiare strategie. Mentre quelli che protestano si stanno riunendo da stamattina presto a San Francisco, aspettando la fiaccola, George Bush rinnova l’appello alla Cina perché dia inizio a un dialogo con il Dalai Lama sullo status del Tibet e potrebbe non partecipare alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi, l’8 agosto.

Il primo ministro britannico Gordon Brown, che il 20 marzo ha incontrato il Dalai Lama, ha già annunciato che non parteciperà alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi.

Nel video vediamo Richard Gere, che è buddhista da almeno 20 anni, che parla a favore dei tibetani, e alcune immagini dell’ex Tibet. Due notti fa altri 70 monaci del monastero di Ramoche, a Lhasa, sono stati portati via in una località sconosciuta dalle guardie della People’s Armed Police (PAP) e la Public Security Bureau (PSB).

Da una parte la più bieca repressione, dall’altra un movimento popolare che sta toccando i paesi occidentali. Sono certa che al passaggio della la fiaccola della discordia la protesta toccherà anche gli altri paesi.

Che dite, secondo voi riusciremo a fare qualcosa di concreto per sostenere la lotta dei tibetani? Riusciranno a ritornare liberi in un Tibet libero?

Cina e Tibet

China freedom

Ieri la Cina ha ammesso nel paese 26 giornalisti stranieri considerati imparziali e selezionati dal governo.

Non possono girare liberamente ma sono condotti in visite collettive organizzate, accompagnati dalle solite guide che riferiscono anche alle autorità (come accade tuttora in Russia).

Infatti da giorni le forze armate cinesi circondano i maggiori monasteri di Sera, Drepung e Ganden, teatro principale dei disordini dei giorni scorsi, hanno tagliato l’acqua e l’elettricità e impediscono alla gente di portare il cibo al convento. Questa punizione collettiva porterà i monaci a morire di fame e di sete.

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Lacrime di Hillary, lacrime di Bush (quando le donne piangono)

Hillary ClintonDato che non posso seguire le elezioni dell’Assemblea Costituente in Nepal, che nel 2007 sono state rinviate ben due volte, seguo avidamente le alterne vicende delle presidenziali in USA. E sono stata contenta che Hillary Clinton abbia vinto, anche se in un piccolo stato come il New Hampshire. Hillary non piace molto, eppure è davvero in gamba.

1) Non piace ai giornalisti americani perché ha il carattere ferreo, idee chiare e una precisa volontà di cambiare le cose in meglio, ma ha poco dell’umanità dolente o degli scandali di cui spesso e volentieri — per professione — si nutrono. Insomma, non fa davvero notizia, è una dura e pura, se ne frega di fare l’occhiolino ai giornalisti come invece fa quel viscidone di Obama, che ha appena ottenuto l’appoggio di John Kerry.

La ricordo benissimo nel 1993, quando Bill dette a Hillary l’incarico di riformare il sistema sanitario, che è scandalosamente buono, ma solo per ricchi. E più sei ricco, meglio è. Lei propose e si batté per un servizio sanitario gratuito per tutti o Universal Health Care — come in Italia, per esempio. L’hanno chiamata Hillarycare, l’hanno fatta a pezzi. Dopo un anno di lotte, con tutti politici contro, anche quelli del suo partito, ha dovuto rinunciare alla riforma. Quando poi, due anni fa, è uscito I’ve Always Been a Yankees Fan: Hillary Clinton in her Own Words, è stata tacciata di tutto: di essere avida di gloria, di aver usato il marito per far carriera, e così via.

2) Non piace molto agli intellettuali. In USA la frase di Hillary “The Only way to make a difference is to acquire power“, riportata dal libro che ho citato prima, è diventata simbolo di cinismo e voglia smodata di potere.

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Dinner for Winer

Dave WinerSerata carina. Il protoblogger Winer è simpatico, ha parlato di continuo a macchinetta e ci ha detto, in pratica, che Bush non va e la Clinton è brava, ma senza cuore. Troppo dura, insomma. Ma già si sapeva. Ha detto che Mr. Clinton, invece, è un piacione carismatico, ma anche questo si sapeva.

Al gran finale, prima di partire, ha voluto cantare con noi. Mi sa che ha il vizio. Hanno proposto due canzoni americane, poverino. Insomma, Winer è sovrappeso, carino, timido ma lo nasconde con una chiacchiera fluente, ed è pure Harvard Law School Fellow come me.

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Naked Conversations, politica e cultura: a che serve un blog n. 5

Pomposo invito al Centro Studi Americani (attenti ad aprire il loro sito perché non scrolla neanche dopo 20 minuti, io l’ho dovuto chiudere) di Roma da parte dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America per la presentazione del libro di Shel Israel e Robert Scoble Naked Conversations.

Tutto infatti era nudo, cioè povero: l’invito è arrivato per emai, con un bel risparmio sul biglietto stampato, i partecipanti erano solo 25 (contati), compreso gli studenti di americanistica precettati, non c’era controllo per entrare e non c’era neanche un piccolo rinfresco alla fine, e sì che fra gli invitati c’era chi era venuto da fuori. Io c’ero perché avevo due altri impegni per me importanti, uno la sera e uno la mattina dopo, e mi aspettava una bellissima cena con un’amica, ma se avessi fatto il viaggio solo per la presentazione, povera me!

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Cina, Internet e blog del governo!

modella tibetanaHo già parlato diverse volte di Cina, Internet e Buddhismo, Cina e Internet,Falun Gong, campi di lavoro in Cina e diritti umani, La Cina, Bush e i diritti umani e degli animali, ecc. Ma questa è una storia carina.

L’altro ieri per motivi di lavoro guardavo un sito cinese molto ben fatto che si chiama China Tibetology.

Tratta, guarda l’ironia!, di tibetologia studiata dall’istituto del governo.

Gli articoli sono in inglese e sono molto ben fatti.

Vaga sullo schermo la pubblicità in cinese e in inglese di un blog cinese governativo, blog.tibet.cn, così lo apro.
Ero a casa, quindi mi potevo permettere di gironzolare su Internet senza sborsare ulteriori quattrini.

Che ti trovo? Un post con 9 commenti su “Tibetan national generation of female models” (ho dato l’URL in traduzione inglese). In pratica, sono delle belle ragazze tibetane modelle. Quale miglior modo per distruggere culturalmente un paese che far diventare le ragazze da contadine o massaie tradizionali e ferventi buddhiste, fino a 20 anni fa, ad aspiranti modelle o veline sexy?:)

In ogni caso, ho scritto a China Tibetology per delle pagine che non si aprivano e per segnalare alcune inesattezze scientifiche e loro le hanno aggiustate al volo e mi hanno risposto con una bella mail in inglese… la sera stessa!

Milano e gli uomini di biblioteca I

Brigitte BardotOggi, come succede da quando è chiusa l’amatissima Sormani, sono andata alla biblioteca in Viale Tibaldi.

E’ una biblioteca rionale e, come in tutte, c’è la sezione dedicata ai bambini, che vengono regolarmente lasciati lì a guardarsi libri con figure e suoni di ogni tipo dalle mamme che fanno la spesa al supermercato di fronte. Quando va bene ridono e commentano a voce alta con gridolini di piacere, altrimenti corrono, sbattono, si rincorrono e, in genere, fanno tutto quello che fa un bambino quando è libero di fare tutto quello che vuole. Incluso piangere e fare a botte.

Ma dopo un po’ alzo la testa e vedo LUI! Mi guarda con fare ammiccante e predatorio. Mi colpisce: calzoncino bermuda da cui spuntano gambe un po’ bianchicce e spelacchiate, a dir la verità, sandalo alla moda tipo Birkenstock, ma una copia che ho visto anche al mercato di Viale Papiniano, camicia bianca a maniche corte a righine, e il volto… CHE volto! Occhi: occhiali e occhiaie, quindi non si vede; colorito: decisamente giallo-pallido; forma: a punta, fronte alta (i capelli recedono) ma con incipiente doppiomento; capelli: una grande chierica o pelata che dir si voglia, il resto color castano non-descript.

Mi sorride. Rimango colpita.
Dopo un po’ esco a bere un the. I bambini mi hanno rintronato.

Oggi si sta bene fuori eh? mi fa con aria ammiccante.
Uhm. Gli rispondo io, quasi ammiccante.
Non ti ho vista molto da queste parti… Ti posso offrire qualcosa qui?

Siamo davanti alle macchinette della Lavazza, quelle da 40 cent a consumazione. L’accento sul “qui” mi ha smontato. Se mai mi fossi montata prima, intendo.
Fingo di essere distratta e non aver sentito. Rientro.
Mi siedo. Dopo un secondo vedo qualcuno che si catapulta a fianco. Mi sono scordata di occupare il posto vicino! E’ LUI.

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Gyanendra e Internet: libertà in Nepal? Però con Bush..

George BushInternational Nepal Solidarity Network, un blog democratico, è stato sbloccato. Come ci dice la Federation of Nepalese Journalists. In Nepal era mirrorato dal luglio 1995 e proabilmente, come altri siti bloccati dal colpo di stato del re e l’esercito del 1° febbraio 2005, era ospitato su un server indiano o thailandese.

Re Gyanendra Bir Bikram Dev Shah aveva anche fatto chiudere le due maggiori agenzie di notizie del paese e aveva sostituito la Commissione Asiatica per i Diritti Umani in Asia con sede a Kathmandu con una nominata da lui! Ora la sede centrale asiatica di base a Hong Kong è un po’ arrabbiata e reclama a gran voce, guarda un po’, che il re venga detronizzato: che la Monarchia costituzionale si trasformi, insomma, in Repubblica parlamentare.

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La Cina, Bush e i diritti degli umani e degli animali

1) Agli inizi di dicembre 2004 la Cina ha cancellato la conferenza internazionale sui diritti dei lavoratori.

2) Dal 1992 gli appartenenti del movimento del Falun Gong sono sono vittime di persecuzioni, per la ragione primaria che un movimento religioso di massa di cui uno dei princìpi base è la riunione e la libera discussione su temi comuni è potenzialmente molto pericoloso per un sistema politico a base totalitaria, perché è incontrollabile (la stessa ragione per cui in un convento-ostello nel quale sono stata 15 giorni a Firenze le brave sorelle non volevano che noi “ospiti” parlassimo fra noi: perché ognuno pagava una cifra diversa, perché c’era un trattamento diverso, le camere erano di varie “categorie”, a seconda delle raccomandazioni e delle simpatie accordate dalla superiora, ecc. — NB: indovinate come era la mia cameruccia?:))
A Boston ogni anno ho conosciuto decine di profughi appartenenti al Falung Gong, ai quali era stato negato ufficialmente lo status di rifugiato politico, ma che erano ufficiosamente aiutati dal governo americano (per es. spesso entravano nei college gratis, erano facilitati a trovare un buon lavoro, e, ad Harvard, potevano insegnare senza conoscere una parola di inglese!).

3) Questi giorni il TG nazionale fa un tam-tam sulle atrocità commesse dai cinesi sugli animali da pelliccia (e mi domando perché far vedere certe cose in un programma per tutti, senza suggerimenti per il limite d’età, come fanno coi film! E’ infinitamente più violento e cruento di un film, o di un morto di mafia..)

Infine, agli inizi di questo anno, gli USA protestano perché in Cina vengano ristabiliti i diritti umani. Al che, il 3 marzo 2005 la Cina risponde agli USA:

A) son cavoli nostri
b) e voi allora che fate? — e giù montagne di notizie sulle violazioni commesse dagli USA a casa loro)

Ma nonostante tutto pochi giorni fa gli USA, paladini della libertà e dei diritti umani, stringono accordi economici con la Cina. Che gli interessi economici per Bush valgano più dei milioni di persone private delle libertà fondamentali e dei miliardi di animali torturati?

Che questi interessi economici valgano più del Tibet, un paese invaso e annesso dagli anni ’50? Distrutto nell’elemento più fondamentale di un popolo, l’identità culturale e sociale? Dove il Dalai Lama, capo politico e spirituale e altri milioni di persone sono state costrette a fuggire (a Dharamsala, in India, dove vivono oltre 8.000 rifugiati, e altrove)?

Pochoi giorni prima del viaggio a Beijing il Congresso ha “costretto” Bush a mettere in agenda con la Cina la questione del Tibet.
E che ti fa Bush? Alla luce di questi ben noti fatti, assicura i cinesi che il Dalai Lama non vuole un Tibet indipendente!

Insomma, questa storia delle libertà civili per l’America non è altro che una bufala. In America vale, almeno fino ad un certo punto: ma che il più potente stato del mondo se ne faccia garante all’estero, ancora ce lo deve dimostrare.

E ci deve ancora dimostrare che la “guerra preventiva” in Iraq sia stata fatta per ristabilire queste libertà e liberare un popolo dal dittatore: per il Tibet, paese brullo e inospitale, montagnoso, senza risorse economiche, gli USA non hanno mai speso una parola e, certamente, non hanno mai preso le armi!

Anzi, raccontano che il Dalai Lama sia felice dell’esilio e non si sogni nemmeno di liberare il Tibet dagli invasori! E Bush poco prima di partire per la missione cinese si è scagliato contro il “regime totalitario” in Siria, che ha una popolazione dell’1/100 di quella della Cina.

Insomma Bush, quante bufale ci racconti???

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