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La democrazia con gli occhi del Buddha

Obama e il  Dalai LamaPenso alle belle foto che circolano di Obama, lui con i suoi figli, lui da solo, forte e sorridente, lui con il Dalai Lama. E rispondo con le parole del Buddha a Alexziller, con il quale prima delle elezioni italiane parlavo su quello che è per me la vera democrazia.

La democrazia segue le stesse regole base del Buddhismo, gli stessi processi.
Certo, ai tempi di Siddharta (ca. 500 anni a.C.) non c’era neanche il concetto di democrazia perché chi comandava comandava a suo capriccio, e il soggetto obbediva e basta. Non c’erano le elezioni. Però il re poteva comandare più o meno bene e tenere conto del benessere dei cittadini a lui soggetti, o no. Essere più o meno illuminato.

La democrazia, con un reuccio liberamente eletto dai soggetti, è un sistema di governo moderno e pessimo. Ma non ce n’è uno migliore. E’ l’unico possibile, e per due motivi principali:

1) in teoria possiamo tutti diventare reucci e reginette;
2) è l’unico sistema che il soggetto comandato può migliorare (e qui concordo).

continua


Il Buddha che dorme ancora

Buddha Sette anni dopo che i Talebani hanno distrutto i Buddha di Bamiyan, in Afghanistan, una missione archeologica franco-afghana ha scoperto parti di un Buddha dormiente di 19 metri, sepolto nella terra.

Non è chiaro che fine faranno, ma intanto, per proteggerli, sono stati ricoperti di nuovo dalla terra: non si sa se sono più pericolosi i talebani o i ladri d’arte antica e reperti archeologici.

Attenti a quei due

Insieme possono cambiare il mondo.
(via)

<img src="http://jacktisana.files.wordpress.com/2008/11/att00408.jpg" alt="Obama e Dalai Lama"

La prima lettera dell'esploratore Giuseppe Tucci ad Andreotti

Giuseppe TucciQuesta è la prima lettera che Tucci, il più grande esploratore italiano, scrisse ad Andreotti, che al tempo era Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (1947-1948). Era il 24 settembre 1947.

La lettera è la prima del carteggio che gentilmente il senatore mi ha inviato qualche tempo fa.

Tucci si era già rivolto a Giustino Valmarana, amico di Andreotti e come lui membro dell’Assemblea Costituente, perché trasmettesse al ministro delle Comunicazioni la soprastampa di un certo numero di francobolli dello Stato, in corso, con la dicitura «Spedizione Italiana in Tibet – 1948». I proventi sarebbero andati a finanziare la spedizione.

Voleva partire infatti per la sua ottava e ultima esplorazione del Tibet e aveva urgente bisogno di fondi, ma la sua richiesta a Valmarana era rimasta senza seguito e allora si decise a rivolgersi personalmente al presidente del Consiglio.

Infatti, Tucci ottenne i fondi e nel 1948 visitò la parte centrale del paese, raggiungendo Lhasa e spingendosi oltre. Della spedizione fecero parte Regolo Moise, Piero Mele e Fosco Maraini: ma Tucci non fece cenno a quest’ultimo. Forse fu arruolato più tardi.

God bless America: Bush istituisce il Giorno nazionale della preghiera

God bless AmericaTutti i primi giovedì di maggio in America si prega, o si dovrebbe, perché Bush ha istituito il Giorno giorno nazionale della preghiera.

Il gruppo di lavoro con cui Bush ha avuto la bella idea, il National Day of Prayer Task Force, è stato presieduto da Shirley Dobson. Questo allegra combriccola ha dei forti legami con l’organizzazione religiosa Focus on the Family, presieduta indovinate da chi? Dal marito di Shirley Dobson, il Dr. James Dobson.

Io non so voi, ma io ci vedo un inciucetto.

Oltre tutto, come ha ammesso il Web editor della rivista cristiana Worldmag, la giornata è rivolta ai cristiani. E i buddhisti, che in America sono un gruppo nutrito? E i musulmani? Va bene che già ci pensano da soli a prendersi degli spazi, ma parlo in linea teorica: hanno ben diritto anche loro. E gli induisti? Gli ebrei poi, già hanno un certo peso in America, ma hanno certamente diritto; e così via.

Infatti a qualcuno la decisione di Bush non è andata bene. Un’organizzazione anti-religiosa di Madison-Wisconsin, la Freedom From Religion Foundation, sta facendo causa a Bush con l’accusa che la decisione viola la proibizione, sancita dalla Costituzione, di sostenere la religione a livello governativo. La giornata della preghiera crea

un ambiente ostile per i non credenti, che sono portati a sentirsi come se fossero degli outsider politici.

Premesso che un governo laico dovrebbe rimanere laico, ferma fatta la libertà dei cittadini di professare la religione che vogliono, sia in pubblico sia in privato, se fossi stata il Freedom From Religion Foundation avrei fatto in modo diverso.

Considerando infatti che molti in America, specie nelle campagne e nei paesi, si professano credenti in Dio, patria e famiglia, almeno a livello teorico, e che quindi attaccarli potrebbe essere perdente — e, infatti, il gruppo pare abbia già perso una causa simile — io avrei chiesto l’istituzione di un Giorno per gli atei e gli agnostici. Avrei cioè sfidato Bush sul suo stesso piano: non avrebbe potuto dire di no.

E voi che avreste fatto? Che linea di attacco avreste scelto senza fare causa, che è sempre un rischio, anche nella civilissima America?

Il fratello del Dalai Lama lascia il corpo

E a proposito di buddhismo, volevo dirvi che ieri il fratello del Dalai Lama, un monaco che ha lavorato per la CIA come traduttore, aiutando la guerrilla tibetana contro la Cina (negli anni ’60), ha lasciato il suo corpo terreno.

Se volete saperne di più.

Quel bonzo di Calderoli

CalderoliSono assolutamente d’accordo con la reintroduzione dell’ICI. Ieri il vice-presidente del Senato Calderoli ha dichiarato:

Piuttosto che reintrodurre l’Ici mi brucio davanti al Quirinale!

Che dire? Per il suo bene pagherei volentieri quei 200 o 300 euro all’anno.

Tanto a morire, come insegna il Buddhismo, è solo il corpo, e non è che il ministro di corpo sia un bijoux eh!

Ma così gli liberiamo l’anima e ci liberiamo di lui. Come si dice, due piccioni con una fava.

Ottimo giornalismo: The New York Times e la violenza in India

GandhiUn esempio di ottimo giornalismo, l’articolo del NYT Violence in India Is Fueled by Religious and Economic Divide sulla violenza scoppiata in Orissa i giorni scorsi, scritto da due corrispondenti dall’India, Hari Kumar da Tiangia e Heather Timmons da New Delhi.

I giornalisti commentano i fatti verificando e chiedendo alle fonti senza lanciarsi in presentazioni ideologiche, come troppo spesso succede in Italia, dove i fatti sono distorti ad hoc. Chi studia professionalmente l’India queste cose le conosce già ma dubito che la massa degli utenti le conosca.

L’articolo mette in luce che, paradossalmente, la causa della violenza sono i servizi offerti dai missionari cristiani alle classi più disagiate, incluso i Dalit, quelli che un tempo erano chiamati intoccabili o pariah e che Gandhi chiamò Harijan, figli di Dio, e di cui già nell’ottobre 2006 facevo notare la conversione di massa.

Le tensioni fra induisti, musulmani e cristiani sono sempre state presenti, ma con i cristiani sono aumentate proprio per il decollo dell’economia.

Il governo infatti è troppo spesso assente e i missionari offrono un buon servizio scolastico che include l’insegnamento dell’inglese, essenziale per chiunque ambisca a un lavoro nel business o nell’IT.

Le vecchie leggi anticonversione rendono illegale l’uso della forza, le lusinghe o i benefici per indurre la gente a convertirsi al cristianesimo. Gli attivisti induisti affermano che i cristiani spesso hanno infranto la legge ma i cristiani dicono che le conversioni sono volontarie.

Il punto che si deduce è che non è assolutamente la paura dell’illegalità che monta gli animi degli induisti più radicali ma la loro paura che i cristiani, grazie a un’educazione scolastica più adeguata, siano avvantaggiati nel trovare un buon lavoro.

Ancora una volta, bravo NYT! L’argomento è molto sensibile e poteva essere politicamente difficile, specie sotto elezioni, ma l’ha trattato in grande stile.

Cattivo giornalismo (le foto farlocche di Repubblica) e cattiva politica estera

orissa riotsCome dicevo ieri, l’India sta reagendo all’azione diplomatica del nostro ministro degli Esteri Frattini, che ha convocato per domani l’Ambasciatore dell’India per conferire alle violenze sui cristiani in Orissa.

Questo è un articolo intitolato The Christian conspiracy to destabilize India. Assurdo, ma riflette benissimo il sentimento anti-cristiano, che in India non è nuovo ma si è intensificato negli ultimi anni, particolarmente in Orissa. Aspetto con ansia le reazioni di domani del governo indiano e quelle dei media e segnalo il post di un giornalista che da anni svolge un eccellente lavoro dall’India, Indonapoletano.

E viene riproposto da Repubblica in prima pagina l’articoletto di ieri, con foto farlocche, sullo schiavismo di un italiano verso sei indiani.

E così abbiamo unito una cattiva politica estera verso l’India a un cattivo giornalismo. Good job guys!

Lo Stato laico dell'Italia, i cristiani in India, il fondamentalismo induista e le foto farlocche di Repubblica

OrissaClamore sui nostri quotidiani, nei giorni scorsi, sulle violenze ai cristiani in Orissa, in India. Un fatto intollerabile, come tutte le violenze. Un fatto ancora più assurdo se si pensa che in Italia anche solo chiedere a una donna islamica con il velo integrale, il niqab, di toglierselo per entrare in un museo, è diventata una questione di dibattito nazionale, di correttezza politica sul comportamento irrispettoso verso le civiltà altrui, ecc.

Fin qui siamo tutti d’accordo. Il Papa condanna le violenze: e fa bene, fa il suo mestiere e segue la sua vocazione, altrimenti che papa sarebbe.

E il nostro governo che fa? Il ministro degli Esteri Frattini convoca ufficialmente per lunedì l’Ambasciatore indiano per riferire. Ora, questo è un fatto gravissimo, a livello diplomatico, per tre motivi, e dà la scusa per scatenare ancora più violenze:

1) perché è stato fatto a livello ufficiale, quando si potevano usare canali di dipomazia laterale. Infatti queste sono questioni interne all’India e aver chiamato l’ambasciatore è stato letto come un’ingerenza dello Stato italiano negli affari interni dello Stato indiano.

2) L’altro motivo è che Frattini non ha chiamato l’Ambasciatore della Cina per conferire sulle probabili migliaia di uccisioni e sparizioni di tibetani nell’ex Tibet, nei mesi scorsi. Dal che devo dedurre che un cristiano vale più di un buddista tibetano!

3) Fatto della stessa gravità, devo anche dedurne che il nostro governo si è fatto ufficialmente paladino del cristianesimo! Ma non siamo uno stato laico?

Io parlo sotto il punto di vista dell’opportunità politica e del fatto che il nostro non è uno Stato religioso, ovviamente, mettendo da parte le questioni (giustissime, peraltro) morali e le mie opinioni personali sulle violenze o sulla situazione in India. Non giudico neanche dal punto di vista ideologico, scriverei le stesse identiche cose se questo fosse un governo di sinistra, di centro o di Pinco Pallo.

L’atto del nostro governo non può che scatenare risentimento fra i fondamentalisti o anche solo i nazionalisti indiani. E sappiamo che la storia indiana è tutt’altro che mite e pacifista, anzi, si accende – da sempre – in azioni di massa con una certa facilità. Violenze di questo o quell’altro gruppo fondamentalista o separatista contro questo o quell’altro gruppo, in India, avvengono quotidianamente. L’India non è un paese semplice e mite, o peggio ancora mistico.

Infatti ieri sul dailypioner.com (che ora è disconneso e non posso linkare) è apparso questo articolo intitolato “Noi non abbiamo bisogno del Sacro Romano Impero“.

Leggetelo e poi fatevi un’idea se chiamare l’ambasciatore dell’India alla Farnesina sia stato un atto politicamente produttivo. Se si voleva scatenare una guerra fredda o un clima di tensione fra Italia e India, o peggio, se si volevano scatenare le ritorsioni dei fondamentalisti induisti, va bene. Ma averlo chiamato non fa che sottolineare che fra i due paesi c’è un clima di tensione: il che non è vero. Il nostro governo ha tutto il diritto di essere informato: ma che sia informato a livello ufficioso, che non chiami ufficialmente a riferire il rappresentante di un altro stato.

E questo è l’articolo. Scusate se non lo traduco in italiano ma tempus fugit. A me sembra oltraggioso nelle parole e in gran parte dei contenuti. Ci accusa a chiare lettere di essere fascisti e di essere in paranoia per la situazione economica disastrosa. Nomina più volte il Duce e Benito Mussolini. Dice che il governo, per fuorviare i problemi economici dell’Italia, se la prende con le “cosiddette persecuzioni cristiane in India“.

Se non concordo nell’analisi storica e diplomatica dell’articolo, concordo nelle conclusioni per due motivi: l’opportunità politica e il fatto che il nostro è uno stato laico. Non scordiamolo.

Oltre tutto, da ieri l’articolo che riporto circola largamente negli ambienti colti indiani. E questo, davvero, a livello di relazioni internazionali non ci giova. Le buone relazioni politiche si costruiscono giorno per giorno, con la stampa, gli studi e l’opinione degli intellettuali, i piccoli accordi economici e così via, e non solo con gli atti e i trattati internazionali.

E per rinforzare il sentimento anti-italiano dei fondamentalisti indiani ci ha messo la giunta Repubblica.it, che oggi pubblica in prima pagina l’articolo su sei presunti schiavi indiani nel Circo Mavilla, insieme agli animali, e pubblica anche le foto.

Solo che le foto sono quasi tutte del Circo di Venezia (con tanto di foto alle locandine) e degli animali, che peraltro sembrano tenuti bene! Quelle del Circo Mavilla sono assolutamente anonime, il camion e l’interno. Ma è un pezzo da prima pagina? Con foto farlocche, per di più? Ottimo esempio di giornalismo, non c’è che dire.

Se Repubblica con questo articoletto in prima pagina voleva dimostrare che gli indiani ammazzano dei cristiani ma beh, anche noi italiani trattiamo male gli indiani, ha sbagliato ragionamento perché prima di tutto non c’è confronto fra maltrattamenti e morte, e poi perché un’azione di massa non è paragonabile all’eventuale azione criminale di un singolo. Oltre tutto, l’ha fatto anche male, articolo povero e foto che non c’entrano assolutamente niente, se pure presentate come foto-documenti.

Da The Pioneer Edit Desk: We don’t need the Holy Roman Umpire

continua


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