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Strage di Boston: Dzhokhar Tsarnaev e la nostra Cambridge Rindge and Latin School

Dzhokhar TsarnaevHo vissuto, studiato e lavorato diversi anni a Cambridge, prima fissa e poi per molti anni durante i mesi estivi. Per arrotondare il mio stipendio di docente a Harvard (comunque neanche lontanamente paragonabile, in meglio ovviamente, agli stipendi delle università italiane!), per permettermi piccoli sfizi come le vacanze nella mia amata Martha’s Vineyard – e soprattutto per imparare qualcosa della vita americana vera, visto che Harvard e il suo entourage sono una turris eburnea in tutti i sensi, ho fatto delle supplenze nel liceo pubblico Cambridge Rindge and Latin School. Quello frequentato da Dzhokhar Tsarnaev per intenderci, uno dei sospetti delle stragi di Boston.

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Berlusconi reloaded: come in Africa, come in Asia, come nel Far West

BerlusconiSiamo tutti un po’ stufi di Berlusconi che delegittima la magistratura quando non gli fa comodo. Che si sente al di sopra del bene e del male e che vorrebbe mettere fine ai processi in corso che lo vedono coinvolto in qualità di imputato, e in particolare il processo stralcio sui presunti fondi neri di Mediaset, in cui viene accusato di corruzione giudiziaria insieme all’avvocato britannico David Mills.

Siamo stufi di un Primo ministro che si fa le leggi ad hoc, e sì che criticavamo la dinastia dei re di uno degli stati più jellati e poveri del mondo, il Nepal, che non poteva essere inquisita e che piegava la legge a suo comodo.

Di un Primo ministro che nomina belle donne con peso politico uguale a zero, curriculum non pertinenti e opinioni da ragazzina di prima elementare, buono o cattivo, brutto o bello, questo il papà mi dice che va bene, questo no, a fare le ministre.

Come mi ha insegnato il mio grande maestro e amico Bill Homans (questo è un articolo del The New York Times quando se ne è andato, la Social Law Society intitolata a lui, il programma del Boston College in suo onore, e così via), io sono sempre per la legge e per la legalità, a tutti i costi, chiunque sia al governo, perché altrimenti è il Far West.

Ma i nostri ultimi governi stanno trasformando l’Italia nel Far West: chi è più veloce e spara per primo vince. Senza legge, basta avere il fucile più lungo e tirarlo fuori per primo.

Eppure questo è quasi rassicurante perché è tutto un déjà vu. L’Italia ne è uscita una volta, ne uscirà due (e spero un po’ meglio). Abbiamo una lunga tradizione di democrazia, se pure con larghe interruzioni — come durante il fascismo — e di liberalismo (nel senso più ampio del termine) e non credo che finiremo di nuovo in mano a un dittatore, di qualsiasi parte sia, che si comporta come se fosse al di sopra della legge e che vorrebbe trasformare l’Italia in una proprietà personale, da gestire come vuole e come gli fa più comodo, come succede in qualche stato dell’Africa o dell’Asia. Come è successo con Mussolini.

Voglio credere che Berlusconi rispetti il volere del popolo sovrano che l’ha eletto e che rispetti, quindi, le nostre leggi e la nostra Costituzione. Che alla fine lasci fare ai giudici il loro lavoro, anche se lo riguarda. Perché altrimenti l’Italia si starebbe davvero trasformando in uno di quegli stati dell’Africa o dell’Asia. Saremmo già nel Far West.

(La foto sopra ovviamente è solo umoristica)

Qui nessuno è razzista

American womanLa mamma di una mia amica americana, Jennifer, alta bionda occhi verdi curve giuste radiosa bellissima, convivente con un onesto ufficiale di carriera, aveva partecipato al movimento per i diritti civili, contro il Vietnam e così via. Una donna sveglia, moderna, mente aperta, molto liberal e molto ecologica.

All’università Jennifer si è innamorata della sua docente di religioni, Rachel, una bella donna 22 anni più vecchia di lei. Dopo pochi giorni sono letteralmente fuggite insieme. La mamma di Jennifer l’ha gonfiata di botte.

Quando sono venute insieme in Italia per la loro prima luna di miele si sono presentate tendendosi per mano alla reception di un famoso hotel che avevano prenotato da Boston.

Non gli hanno voluto dare la camera, hanno detto che era tutto pieno e purtroppo si erano sbagliati.

Che hanno in comune la Cina, Myanmar e Guantanamo?

little Chinese girlsSì lo so, Guantanamo non è una nazione come la Cina e come la Birmania ma è un campo di detenzione di massima sicurezza degli USA.

Ieri però, parlando della situazione in Cina con una persona che si occupa di crimine internazionale ed è molto amica di un’ispettrice della Croce Rossa Internazionale, ci siamo rese conto che questi tre enti a sé, perché nel mondo cosiddetto “civile” (cioè industrializzato e pacifico) sono come degli enti a sé, hanno un punto in comune.

In nessuno dei tre posti la Croce Rossa, che per la Convenzione di Ginevra ha diritto di entrare subito in qualsiasi paese, può mettere piede. Il governo di Myanmar ha imposto qualche mese prima di far entrare la CRI nelle sue prigioni, in Cina e Guantanamo, che io sappia, non è potuta entrare.

Profondamente inquietante. E mi chiedo cosa stia succedendo ai tibetani portati via dalle manifestazioni dei giorni scorsi. Di una cosa solo sono sicura e mi consola: come ha detto il Dalai Lama, quello che sta accadendo non farà che aumentare il karman positivo di quella gente.

In buona compagnia: neri e donne meno intelligenti dell'uomo bianco

monkey

Ha fatto un bello scalpore l’americano premio Nobel nel 1962 per la medicina, James Watson, che ha affermato che i neri africani sono meno intelligenti dei bianchi occidentali.

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Un amico speciale: Sex Crimes and the Vatican

Oggi sarei dovuta andare al FemCamp. Tutto pronto, albergo e tutto, ma non ho potuto. Mi ero segnata a metà aprile ma pazienza, presenterò “Di cosa parlano le donne?” in un’altra occasione. Mi dispiace per Blublog, Gioxx’s Wall e altri che mi hanno scritto che volevano ascoltarmi. Grazie, ci conosceremo la prossima volta:)

Così, dato che ho due minuti di tempo, mi sono decisa a vedere il video della BBC Sex Crimes and the Vatican, che però non è più disponibile. In compenso ho trovato

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Su Hina, lo Stato italiano, Islam, la comunità, la religione, la Parola

Questa è la mia risposta ad un commento di Intempestiva al post sull’omicidio di Hina Salem. Con una brevissima aggiunta dall’intervista — intelligente — a un giudice al Radiogiornale delle 12 sul secondo canale:

Grazie per aver precisato quello che ho detto, che in parte ri-preciso:

Assolutamente no, la donna musulmana in India e Bangladesh non può ripudiare il marito per legge, appunto. Il “talaq” non esiste per le donne. In India fino al 2001 non era neanche contemplato. Era specificata la modalità di divorzio maschile soltanto. E c’è la Personal Law, almeno in parte, riguardo al diritto di famiglia: ogni gruppo religioso segue il suo diritto. (aggiungo il sito dell’All India Muslim Personal Law Board)
Anche la separazione (non divorzio) per cattolici era solo maschile, in pratica: la donna doveva aver assistito *insieme* a testimoni ad atti di bestialità da parte del marito, per esempio. Testimoni desiderosi di testimoniare nella Corte. Mi dici a Delhi, per esempio, quando succede la bestialità “pubblica”? Ecc.
C’è un famoso avvocato (donna), Rani Jethmalani, abilitato anche nell’Alta Corte, che ha scritto sul diritto familiare e le condizioni di separazione per le donne.

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