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Tumblr sì o Tumblr no?

TumblrMi è stato chiesto da ben tre persone (!) di esprimere la mia modesta opinione su un argomento che sta infiammando la blogosfera e la tumblrsfera — argomento triviale, beninteso — e lo faccio.
Mentre aspetto ben più importanti notizie.

Io penso di avere aperto uno dei primissimi italici Tumblr, Orientalia Notes, rimasto inattivo per mesi e poi riesumato con gran gioia. Mi piace moltissimo e mi diverte moltissimo, commento (o commentavo, ora lo fanno tutti) anche un po’ cattivella blog e tumblr (quelli che mi piacciono, beninteso, ché gli altri li ignoro) e in più lo uso per linkare il post dal blog.

Però, dico la verità, non penso che il Tumblr abbia niente a che vedere con discussioni o contenuti. Può essere un’immagine carina per esempio, Paul the wine guy ne ha fatte diverse: ma che senso ha che Phonkmeister, padrone indiscusso della tumblrologia italiana, lo linki e da lì 10 altre persone lo rilinkino? Dico che senso ha che sia sempre così, ogni giorno. Uno sputo, ed ecco 10 o 20 link generati dal rilinkaggio selvaggio. Ha senso solo per entrare nel giro dei tumblratori linkatori (ed essere rilinkati).

Oppure qualcuno trendy (i blog e i tumblr seguono sempre una moda) linka, o dice una delle sue frasette argute, o considerate tali, anche se magari a pensarci sono solo forma e poca sostanza, e giù un’altra catena di link. E più volte al giorno.

Oppure sempre il trendy di turno linka una frasetta arguta di un post di un blog, e via decine di altri tumblr che seguono, a cascata. E il post ha decine di link.

Ma cercate dei contenuti nei Tumblr? In genere non ce ne sono, è come battere le mani a uno spettacolo: non fai lo spettacolo, esprimi approvazione. Bello. Non fai neanche backstage.

A parte che diversi usano il Tumblr solo e esclusivamente per postare o linkare i post del proprio blog.

Ecco perché, dopo un momento iniziale di disappunto, in cui non mi piaceva l’idea di penalizzare i Tumblr nella BlogBabel, ora sono d’accordo perché:

1) non generano contenuti, al massimo qualche bella immagine, al massimo dico; ma immagini slegate dal contesto, di solito non esprimo contenuti ma sono immagini argute, simpatiche, sfiziose: non è che siano l’immagine delle bambine che fuggono allo scoppio di una bomba in Vietnam, per dire.

2) seguono la logica del “sono più furbo io“, “ce l’ho più lungo io“, è solo una gara e un gioco e quindi l’estremizzazione della competitività fra blog o del pecurume fra blog, con i gruppetti, le mafiette, i 100 link all’intelligentone di turno, ecc., che si formano solo se rilinki almeno 10 volte le solite 4 o 5 persone; e per entrare nel giro devi appunto linkare le solite persone a manetta. E questo vale sia per le frasette che per le immagini; sono un gioco insomma: ma ben lontano dallo scopo di BB!

3) sballano la classifica, danno una falsa rappresentazione del peso dei contenuti: il link penso dovrebbe essere messo per sottolineare e indicare la discussione con e in un’altra discussione, non per premiare a vuoto con 10 link assicurati da Tumblr.

Soprattutto, i Tumblr non sono blog.

Ora, fermo restando che la classifica genera mostri, e lo dico ora che al momento sono al 15° posto e quindi mi dò la zappa sui piedi, per le suddette ragioni credo che i Tumblr non dovrebbero fare parte di BlogBabel (oppure dovrebbero essere considerati = 0,000000001)

Augh!

Dei blogger in Parlamento e dei blogger in BlogBabel

Italian flagHo il piacere di annunciare i risultati delle votazioni per eleggere i blogger che la blogosfera ha ritenuto degni di sedere sugli scranni del Parlamento italiano (o che ha voluto punire, chi sa). Come vedete i vincitori sono più di tre perché alcuni hanno avuto lo stesso numero di voti:

PRIMO con voti 9: Stefano Quintarelli
SECONDO con voti 6: Luca De Biase, Enrica Garzilli, Antonio Sofi e Gaspar Torriero
TERZO con voti 4: Alessandro Bonino e Mitì Vigliero.

Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno partecipato. Questo è stato solo un gioco, ma è stato preso più seriamente di quanto mi aspettassi. Avevo buttato la domanda lì, con solo un pizzico di curiosità, invece mi ha fatto molto piacere vedere che molti bravi blogger abbiano preso la questione con ponderazione, rispondendo con buone motivazioni. Anche perché non è lontano un futuro dove i blogger verranno candidati davvero al Parlamento.

Fra tutti voglio menzionare Mitì, Gaspar, Luca Conti, Wolly, nikink, Senza aggettivi, La Cuccia di ex-xxcz e Gattostanco.
Grazie a tutti gli altri che, magari con un sorriso, hanno espresso il loro pensiero, e a Maxime che per primo ha segnalato l’unico blogger che in quanto tale si candida alla Camera dei Deputati, Edoardo Colombo (questo è il suo blog).

Mi pare che con questa questa domanda, chi blogger portereste al Parlamento, sia stato toccato il polso dell’autorevolezza nella blogosfera indipendentemente dal posto raggiunto nelle varie classifiche. Qualche voto è stato dato per pura simpatia (è una mia impressione, perché nella testa degli altri non ci sono), ma in genere le motivazioni di tutte le nomine, anche quelle con meno voti, sono state ragionate, plausibili e di buon senso. Infatti mi ha stupito vedere che ci sono anche io.

Ho notato anche che quando si tratta di votare qualcuno, per una cosa seria come una carica politica, anche se in modo virtuale, le punte estreme sono state tagliate: i blogger aggressivi, i blogger markettari (non del marketing, eh!), quelli spudoratamente accatta-link, quelli so-tutto-io, i troller travestiti da opinionisti, non hanno riscosso molto successo.

Oltre tutto, si vede anche che l’autorevolezza non è basata sulle scemate divertenti, magari stralinkate, quanto piuttosto sui contenuti forniti, sulle conversazioni provocate, sui pensieri evocati, sulle opinoni ragionate. E sulla ponderatezza, che di teste calde capricciose e arroganti ce ne sono già troppe fra i nostri politici.

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Le undici più brillanti penne rosa del Web

EnricaC’è un vasto universo femminile che si esprime attraverso i blog. Ma cosa spinge il gentil sesso a dar vita ad un proprio spazio online? Lo abbiamo chiesto ad undici delle più brillanti penne del Web.

Questa è l’introduzione all’articolo “Quei tasti rosa della blogosfera” di Tatiana Bazzichelli, una brava giornalista che fra poco aprirà il suo blog, apparso su Internet Magazine.

Fra le 11 brillanti penne c’è la sottoscritta per servirvi, Orientalia4All (qui l’intervista in pdf).

Le altre sono Betty Moore, Elena Franco, Elena Zannoni, Giulia Blasi, Mafe De Baggis, Michela Murgia, Miti Vigliero, Roberta Scotto Galletta, Sigrid Verbert, XName. Ne hanno già parlato Elena e Vita da consulente, oltre ai vari messaggi su Twitter. Notate la mia foto di Samuele Silva.

L'agenda dei cittadini e la democrazia

Dato che ho sempre pensato (e scritto) che Internet possa servire a costruire la democrazia, di “buon governo”, il potere della buona informazione anche se micro, fatta dai blog, e dei grandi media (su Internet, carta, TV, ecc.), ho parlato a lungo sin dal 2006 in India come uno dei 25 delegati giuristi della Comunità Europea in “Web 2.0 in South Asia Liberalized Economy: Benefits and Perils in the Interplay between State and Citizens.“. Col motore di ricerca a fianco si possono trovare e leggere i post.

Ora vorrei associarmi all’idea di Luca De Biase di “un’agenda dei cittadini fatta dalla conversazione dei cittadini” (in questi ultimi giorni ha scritto diversi post, peccato non poterli linkare singolarmente). L’idea è che anche in piccolo l’informazione che emerge dal medium che stiamo costruendo in rete, coi nostri siti e i nostri blog, influisce sull’agenda politica del paese.

De Biase ha perfettamente ragione sul potere che riguarda i grandi media, e basta leggere il post di un grande giornalista, editorialista e critico di carta e TV americano, Jeff Jarvis, quando pochi giorni fa notava che la prima pagina del New York Times del 30 gennaio non riportava la vittoria di Hillary Clinton in Florida, e neanche la riportava con un articoletto interno, mentre era bella lì sulla prima dello Washington Post. E si chiedeva come mai.
Dubbio lecito, domanda più che lecita.

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Bookblogging? La felicità dell'economia sta nel buon seme

Smiling Indian girlIl libro di cui non volevo parlare è quello di Luca De Biase, Economia della felicità: dalla blogosfera al valore del dono e oltre (Feltrinelli 2007). Però ieri pomeriggio sono andata alla presentazione che si è tenuta alla libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, qui a Milano, e sono tornata con delle idee che mi frullavano in testa. Quindi questo non è un bookblogging come ho fatto per altri libri, una recensione vera e propria, ma solo alcune considerazioni scritte di getto, basate sul discorso di Ferruccio De Bortoli, Luca De Biase e Francesco Caio. E sul libro che ho in mano.

Economia della felicità parla della scoperta economica rivoluzionaria del secolo: i soldi non fanno la felicità, perché la ricchezza materiale non ha un valore che porta alla felicità. Molti economisti dell’ultima generazione hanno scoperto quello che gli orientalisti sanno sin da quando sono studenti: le persone economicamente povere ma emotivamente ricche sono felici. In altre parole, la ricchezza non porta alla felicità ma la felicità porta alla ricchezza.

Come si può essere felici? Come stiamo costruendo la felicità? La felicità è un fine, ma anche un mezzo. E’ un mezzo che ha un alto valore economico per tutti, anche se non è misurabile (innanzi tutto perché è basato sulla percezione individuale e collettiva). Ma la felicità è un valore che dà senso alla vita e che fa anche lavorare meglio e produrre meglio; fa vivere meglio.

In più, la felicità è un valore che non può essere portato via da nessuno, né può essere “dato” da nessuno: tutti sappiamo che, mentre è facile rendere una persona infelice, è molto più difficile farla autenticamente felice, cioè felice per lungo tempo, in una relazione duratura di qualsiasi tipo — lavoro, amore, amicizia. La felicità si costruisce. E’ un lavoro paziente su di sé e nelle relazioni con gli altri.

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La casta di Blogbabel

Enrica GarzilliCome in tutti i programmi, anche BlogBabel ha dei bug. Uno ha colpito proprio me, con il post Anatomia dei blogger: i politici, BlogBabel e la sfida ai giornali, quando è andato nella pagina delle discussioni. Qualcuno lo ha già notato, e io lo confermo. La norma è che i link a un post rimangano lì per 48 ore, due giorni pieni. Il mio post è rimasto solo 12 ore in homepage perché per aggiustare un bug il programma è stato fatto girare e così è scomparso dalla homepage. E con esso 30-50 citazioni (e link) ogni 12 ore, e la scalata alla classifica.

Perché Blogbabel è come la peste: a chi la tocca la tocca!

(Da Alessandro Manzoni, noto blogger di un paio di secoli fa)

Conclusione: i bug di Blogbabel vengono puntualmente corretti ma la casta di Blogbabel, gli editor, non ne ha dei vantaggi. Non sono mai stati fatti favoritismi (certo non per me), anche se qualcuno ha un po’ paranoicamente scritto sulla questione dei link di essere stato “punito” dalla “casta” di BB.

Per la gioia di molti, annuncio che sono in corso delle modifiche alla classifica. Se fate i bravi verranno annunciate.

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Gli scontenti di Blogbabel

Enrica GarzilliE’ da stamattina che ricevo una nutrita messe di mail su BlogBabel. Mail anche pesanti, provocatorie senza motivo. Accuse di lauti e occulti guadagni (magari!). Oppure cincischiamenti senza fine per una cosa che in fondo a nessuno interessa: il posto in classifica.

Intanto, mi spiace se non ho risposto a tutte: ogni tanto lavoro pure.
Comunque, a certe è meglio che non abbia risposto: c’è una form apposta dove mandare i reclami per un servizio gratuito che non soddisfa abbastanza. E c’è un gruppo di discussione.

Prima qualcuno chiede di esserci nella benedetta classifica, e guardiamo il blog che ha inserito, cambiamo invariabilmente il titolo — una volta che sia giusto! — e lo studiamo e approviamo; poi, quel qualcuno, frustrato dal fatto che non è al posto che sente di meritare, che è invariabilmente il n. 1, il n. 2 o al massimo il n. 3, chiede imbufalito di essere tolto.
Come se gli avessimo fatto un sopruso.
E come se da un database bibliografico, per esempio, si potesse essere tolti a piacere.

Un blog è una cosa pubblica: se uno non vuole rendere pubblica una cosa pubblica, che non la pubblichi su Web. Anzi, che non la pubblichi proprio. La scriva su di un quadernino da chiudere a chiave nel cassetto (e forse, lette certe cose in giro, sarebbe meglio).

Leggo post spiritosi, che ammettono una cosa, in tutta sincerità: alzarsi e vedere la classifica di Blogbabel è diventata una specie di abitudine, per chi accende il computer di prima mattina. Anzi, diventa talmente un’abitudine da generare dipendenza, e così si stacca la spina. Non si guarda più.
Ecco, rispondo in massa a tutti invitandoli a prendere esempio da lui. Mi pare una gran bella idea.

Mi chiedo solo quanti, di quelli che chiedono di essere tolti dalla classifica, sono fra i primi 50-100 blog. Vuoi vedere che non c’è nessuno?
Tanto per curiosità statistica ne terrò il conto.

Anatomia del blogger: i politici, BlogBabel e la sfida ai giornali

Khoi Vinh Questo della foto è Khoi Vinh, Design Director del NYTimes.com. Ma procediamo con ordine.
I signori e le signore di cui parlo, Prodi, Berlusconi, Mastella, Storace, Moratti, Sgarbi, solo per dare un esempio di politici noti e influenti, ce li meritiamo proprio. Non è solo che sono stati eletti per le loro qualità nella gestione della democrazia — ed esprimono, quindi, il favore del popolo, sic dicunt — ma piacciono.

Sì, nonostante le lamentele, nonostante, talvolta, le nefandezze o gli insulti che ci rivolgono, piacciono, e pure tanto. Infatti ora che sono lì, ai vertici, in un modo o nell’altro vengono citati, seguiti, magari criticati, ma sempre votati e sempre in TV. Ce li propinano in tutte le salse, parlano su tutto, anche di cose di cui non ci capiscono un accidenti. Mi sembrano una sciura milanese di mia conoscenza, ricca e in vista, che con il suo diploma tecnico e nessuna competenza mi spiegava tutta seria cosa fosse il sanscrito vedico.

Il punto è che noi italiani abbiamo ancora il culto del Duce, il mito della persona che se sta ai vertici se lo merita, in qualche modo, o almeno è stata così brava da arrivarci. La ammiriamo e, forse, segretamente la invidiamo:per questo dico che i politici che ho nominato ce li meritiamo.

Non è solo che speriamo che ci ritornino il favore di citarli o di votarli: no, no, ci piacciono. Faccio un esempio: il senatore Andreotti. Tutti dicono con occhi adoranti: “Non sono d’accordo con lui, sia beninteso, non lo difendo, ma è così intelligente!” Il che poi è vero. Ma è un uomo politico, pubblico, non un amico o un compagno di scuola, col quale si esce insieme e ci diverte con la sua arguzia. Da lui ci si aspetta delle scelte democratiche e una correttezza etica condivisibili. Ci si aspetta che ci rappresenti.

Le stesse cose le sentivo dire per Almirante, anche quando propugnava il fascismo: “Non ho quelle idee, sia chiaro, ma che oratore brillante è!” Va bene, ma il succo della sua arte oratoria? I contenuti? Che ci sta dicendo?

E ora prendiamo la classifica di BlogBabel.

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Test della vera identità: quanto sei nerd e quanto party girl?

gattoCi vuole un esame di coscienza ogni tanto. A Capodanno mentre ballavo mi sono resa conto della mia vera identità. La vedete nell’immagine a sinistra, in realtà un po’ confusa con la party girl. Che dite, le micie sanno il sanscrito?

Per le femminucce geekesse propongo questo quiz per scoprire se nel profondo del cuore sono anche delle party girl come me, per tutti i geek e i blogger questo quiz per sapere quanto sono nerd. Stupendo, frequento almeno una decina di maschietti e due femminucce che in quest’ultimo test farebbero il punteggio massimo!

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Blogbabel anch'io? No tu no!

Ero un’adolescente abbastanza molto rivoluzionaria. La ragazza del mio migliore amico, Mauro, era una signorina alquanto bruttina, livida e acida che inveiva con “ottime ragioni” contro la validità del Festival di Spoleto. Un pomeriggio incontriamo mia madre mentre Emilia faceva una delle sue solite sparate. Mia madre le sorride, tira fuori due biglietti per l’apertura del festival e le dice “Mia cara, quest’anno non posso andare, se si va andateci tu e Mauro”.

Era raggiante. Non solo ci sono andati, ma lei si è comprata apposta un bel vestito. Quando ho chiesto a mia madre perché le aveva dato i biglietti lei mi ha risposto: “Perché protestava solo per invidia, non poteva permettersi di entrare”.

E ora è un po’ lo stesso. Non so se chi snobba e sparla di Blogbabel e la sua attendibilità mi dia più fastidio o mi faccia sorridere, ma mi ricorda Emilia. Dopo essersi sbattuto un sacco per entrare a far parte del glorioso gruppo degli editor, di cui mi fregio di far parte, e non esserci riuscito (con ottime ragioni), ora qualcuno dal suo blogguccio spara a zero contro Blogbabel.

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