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The New Landscape of the Blogosphere

blogosfera[Blogs] represent a tremendous opportunity for publication, discussion, cross-fertilization, and critique of a kind never seen before. In principle, at least, the Internet offers an opportunity to break down old barriers and engender new communities.

Sapete quella cosa che la blogosfera nostrana dichiarava morta e sepolta, il blog? In USA la pensano un po’ diversamente. I blog infatti sono riconosciuti scienza, cioè portatori di conoscenza e di pubblica rielaborazione delle conoscenze, “una pubblicazione e un’occasione di dibattito, scambio di idee e critica mai viste prima”. Fanno cultura e contribuiscono alla crescita della ricerca.

Lo ha dichiarato il Social Science Research Council, una potente organizzazione statunitense con un raggio di azione internazionale che riceve fondi da istituti privati e istituzioni governative americane. Ha fatto una ricerca sui blog a partire dalla scienza più a rischio di estinzione, lo studio

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Vi piace la nuova BlogBabel?

LogoTranquilli, cambia principalmente vestito, cioè grafica e layout, e funzionalità: è diventata molto più professional, la pagina è molto più ricca con le notizie a sinistra, e la classifica, casomai a qualcuno venisse in mente di copiare, mostra solo i primi 500 blog. Ma gli altri ci sono, non preoccupatevi, basta fare una ricerca per nome.

A me non piace solo il colore verde, avrei tenuto il bordeaux di prima, e soprattutto la B del favicon sulla barra è davvero brutta. Ma non si può avere tutto e, nell’insieme, la pagina è decisamente migliore, non c’è che dire.

Ci sono anche dei cambiamenti maggiori: da quando BB è stata venduta

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Ecco chi ha comprato BlogBabel

Stanotte mi hanno chiesto in tantissimi il nome del compratore di BlogBabel ma io faccio prima a segnalare il loro post. Loro di chi? Di Liquida!

Come dice Andrea Santagata, BlogBabel crescerà e si svilupperà (anche grazie alla presenza di Ludovico). Grazie Liquida! E grazie Andrea e Paolo.

“La consulenza di Ludovico Magnocavallo” dichiara Andrea Santagata, fondatore di Liquida, “oltre ad apportare a Liquida le competenze di un professionista di alto livello, garantisce a BlogBabel e ai suoi affezionati utenti che lo spirito del sito rimarrà intatto. Credo infatti che uno dei punti fondamentali che ha portato alla chiusura dell’accordo sia stato proprio quello di avere condiviso e immaginato insieme un futuro di crescita per Blogbabel” conclude Santagata.

Update delle 12:40: Andrea Febbraio mi informa che era lui il misterioso offerente su eBay per 40.150 Eu. Mi spiace, spero che ci sarai per il prossimo (nascente) progetto!

Intervista su Liquida magazine

Enrica GarzilliMa nessuno mi avverte? Ho visto solo ora che su Liquida magazine è appena uscita l’intervista alla qui presente.

Su cosa? Questo blog e Giuseppe Tucci, la Rete, la blogosfera italiana, la cultura, i giornali e altro.

La foto è di Samuele, che così lo faccio contento, e segnalo anche l’intervista di Mitì Vigliero. Che mi sembra che dica della blogosfera le stesse cose che dico io.

Razzismo, storia di tre ragazzi normali in cerca di emozioni forti

immigratiIeri alla stazione di Nettuno, vicino Roma, un immigrato indiano è stato bruciato da tre ragazzi. Italianissimi.

Navtej Singh Sidhu, del Punjab, ora ha ustioni di terzo grado sul 41% del corpo. Dal suo letto nella rianimazione dell’ospedale Sant’Eugenio, a Roma, racconta come i tre ragazzi siano passati mentre lui dormiva, poi siano tornati indietro per spruzzargli la benzina sul corpo e verniciargli il viso di vernice grigia.

La cosa schifosa è che i tre hanno confessato di averlo fatto per provare un’emozione forte. E sono tre ragazzi “normali”, provenienti di famiglie normali, che in un giorno qualsiasi si annoiavano.

La notizia mi ha colpito non solo perché a rimetterci è stato un uomo indiano, ma perché temo che ci sia tutta una fascia di persone che ormai ha perso assolutamente il senso del limite, che si crede in diritto di “divertirsi” sulla pelle degli altri, che guarda alla vita di un immigrato come a qualcosa di cui disporre a piacere.

Ci stupiamo tanto, noi che stiamo qui, siamo “civili” e agiamo nella legalità, disposti all’accoglienza e tutta la bella storia. Ma sarà vero? Siamo davvero così democratici? Quanti di noi diranno “è stata solo una bravata”?

Sono certa che fra noi ci sono tante persone perbene e normali, nate e cresciute in famiglie normali, con mariti o mogli normali, per i quali la vita altrui, e specie quella di un immigrato di colore, tutto sommato non ha tanto valore. E che non esita a fare male, a provocare danno o dolore agli altri, se questo gli conviene. O anche solo per sfizio.

Come ho letto in un commento di uno dei blog più conosciuti dalla blogosfera, “la brutalità gratuita che mi piace tanto”.

Io però — che ci posso fare? — capisco queste persone e propongo una cosa. Propongo a tutti quelli e quelle in cerca di emozioni forti, che sia un divertimento o sia una passione o un flirt, e che se ne fregano se fanno male agli altri, di salire sul punto più alto di un palazzo molto, molto alto e buttarsi giù. L’ebbrezza sarebbe garantita, l’adrenalina scorrerebbe a fiumi, farebbero una cosa speciale e rimarrebbero bravi ragazzi e brave ragazze. Brutalità garantita e tutto.

Nude alla meta per i corridoi della fiera Mi-Sex ad Assago

womanInteressantissima iniziativa al Centro Congressi Milanofiori di Assago, sede della manifestazione più caliente del momento.

Si intitola “Nude alla meta” e prevede l’ ingresso gratuito per tutte le donne che si spoglieranno e rimarranno nude per i corridoi della fiera, indossando solo una mascherina.

Chiude stasera a mezzanotte, chi è un po’ esibizionista (e nella blogosfera non mancano) si affretti!

Una mattina un po' così (personalia)

Enrica GarzilliCome al solito mi sono svegliata, ho messo su il tè e ho acceso la radio. Per me è impossibile pensare una mattina senza le notizie. Poi, di solito, leggo i giornali.

E mi sono accorta che ero stanca, stanchissima di tutte le cose brutte, violente, pesanti che succedono nel mondo, che non ce la facevo. E poi ieri ho visto che diversi che pensavo amici invece non lo sono, si divertono alle mie spalle senza dirmelo, e che i sorrisi di cui mi gratificano e i messaggi, le email, ecc., sono falsi.

Dopo quasi 7 anni di lavoro il mio librone l’ho consegnato e sono sfinita. E ora sono anche più stanca di questi rapporti falsi. Di un piccolo manipolo di esaltati che ti sorride ma ce l’ha con te solo perché, per sua esclusiva responsabilità e idiozia, è uscito da una classifica. O cose simili. Ma ci pensate? Mi sembra un mondo troppo stupido.

Quindi scusate questo mio piccolo sfogo. Magari ci parleremo più tardi, forse. Butteremo un occhio sul mondo. Ma adesso finisco il tè, mi preparo e vado al parco con le cane. Mi sembra l’unica cosa bella e importante.

Sono visto ergo sum: blogger e informazione

Enrica GarzilliTutto è partito da un post di Marco Mazzei che ha detto, in sunto, che dalla BlogFest di Riva del Garda è saltata fuori una cosa: il vuoto. Niente idee nuove, niente gente nuova, le solite cento persone che girano da un posto all’altro per farsi vedere e per godere dei privilegi riservati ai giornalisti. Con tutti i difetti dei giornalisti. E Marco non è stato l’unico ad aver criticato la festa. E in parte è vero, anche se io penso che le cose nuove che ci sono state siano nate al di fuori al di fuori delle banali discussioni pubbliche e dei BarCamp.

Insomma, per Marco la BlogFest sarebbe stata come un ciambella, cioè un buco con qualcosa intorno: la solita gente che salterella da un meeting all’altro, che presenzia e pontifica ovunque, in tutti i luoghi e con tutti i mezzi di comunicazione possibili.

Al che gli fa eco Luca De Biase che dice (e condivido) che la partecipazione attiva del pubblico all’informazione, come fa il blogger, ne ha cambiato la stessa struttura:

La critica è dunque sacrosanta ma non credo lo sia un giudizio definitivo: i blog hanno avviato il pubblico attivo e il pubblico attivo ha cambiato la struttura del sistema dell’informazione.

Io penso che il blog era un mezzo alternativo di informazione e di relazione fra le persone quando di blog ce n’erano pochi. Le dinamiche erano quelle del piccolo gruppo che si incontra, chiacchera, si racconta, pensa, osserva e magari fa un resoconto diverso, non allineato e non prezzolato, delle vicende.

Ora sta succedendo esattamente come in USA: i blogger più “famosi”, se pure nel ristretto gruppo della blogosfera italiana, sono invitati a parlare o a commentare di qua e di là, sono chiamati a scrivere il pezzo per questo o quel giornale. Perché hanno un pubblico.

Quindi (talvolta) si ricreano le stesse dinamiche che si sono create fra i giornalisti. I giornalisti sono puttane dell’informazione con dei soldi e qualche beneficio, i blogger sono puttane dell’informazione con dei benefici e qualche soldo.

Fino a 4-5 anni fa i blog erano pochi, ora in Italia quelli attivi sono decine di migliaia. Questo è il primo motivo dell’appiattimento della qualità del blog e dell’allineamento del blogger all’informatore o il comunicatore prezzolato.

Come per tutte le cose, quando diventano di massa si banalizzano e si semplificano. Per fare un esempio, fino a pochi anni fa parlava dell’India principalmente chi la studiava, e lo studio dell’India implicava lo studio di lingue come il sanscrito, per capire davvero i testi, i sistemi filosofici, la poesia o l’astronomia antica, ecc.; ora parla dell’India chi ci va ogni tanto per 7 o 15 giorni e magari fa i massaggi ayurvedeci. E non c’è giornalista generalista che non vada in India e ci scriva su il suo bel pezzo o il suo libretto.

La gente ne parla, ne scrive, trasmette in TV, è invitata alle tavole rotonde (non faccio nomi per pietà buddhista) e chi come me è “sull’Asia” da 25 anni rabbrividisce della pochezza, della banalità, della ripetitività: ma ognuno ha il diritto di dire la sua e comunque troverà un pubblico, un utente, al suo livello.

Internet ti permette di scrivere la tua su tutto, facilmente, con un sito o con un blog. Questo è il motivo più importante: chi ha un blog in genere lo ha perché vuole dire la sua. Che sia competente o meno, che abbia informazioni originali o meno, che abbia notizie rilevanti o no, l’utente vuole parlare e vuole essere ascoltato, vuole connettersi al mondo e non essere escluso. Vuole contare qualcosa.

Alla BlogFest ho conosciuto diversi blogger che volevano semplicemente esserci e farsi vedere. Un bisogno essenziale del genere umano: fare parte di una comunità, virtuale che sia, parlare, dire la propria e essere ascoltati. Sentirsi in qualche modo attivi e importanti.

Penso che specie di questi tempi, quando di fatto contiamo sempre meno perché il potere non sta qui, ma sta in primis dove girano i soldi, chi ha un blog vuole sentire che in qualche modo esiste, che qualcuno lo vede, lo legge e che, possibilmente, lo ascolta e lo riconosce.

Scrivo, mi mostro, mi riconoscono, conto qualcosa. Sono visto, ergo sum.

BlogFest Spettegulèss - I

Qui la BlogFest di Riva del Garda.
Tutto perfetto, tutto organizzato al meglio, tutti gentili. E ieri Qualcuno, che diventava sempre più spiritoso man mano che la notte andava verso l’alba e il cameriere portava cuba libre e affini, ha raccontato che:

1) i dirigenti di Telecom erano in paranoia e hanno studiato preoccupatissimi tutti i cv dei blogger che andranno a fare domande a Bernabè, l’amministratore delegato, che incontrerà la blogosfera questo pomeriggio alle 16. La loro maggiore preoccupazione era: come si fa a indurre i blogger a parlare bene di Telecom. A migliorare i servizi ci hanno pensato?

2) Una signora nominata in una delle cinquine dei Blog Awards ha pregato tutti di non votarla!

Quando l’ha detto si è alzato unanime un coro di risate. Però io non dico in quale cinquina sta la signora, altrimenti è troppo facile. Provate a indovinare..;)

Due blog da premio

awardsA proposito dei Macchianera Macchianera Blog Awards 2008 continuo a segnalare, come faccio di tanto in tanto, dei blog che non sono neanche in gara ma che premierei perché mi divertono. Uno è Non si sa mai, il blog di un’italiana che vive in Texas e fa dei racconti esilaranti! Per lei saranno seri, non so, ma sono spaccati di vita americana, vista con gli occhi stupiti e allegri di una donna italiana, che mi strappano sempre un sorriso.

Un altro è un classico, A casa di Isa. Anche questo è pieno di vita e allegria ed è scritto da due espatriate, chi sa perché. Non è che qui in Italia ci sono solo blogger arrabbiati (per la politica, l’economia, l’università, non so)?

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