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La blogosfera è come una foresta

Enrica GarzilliVorrei chiudere per l’estate, e spero per sempre, la diatriba sulle classifiche o sul valore o meno di questo o quel blog con le parole che un grande, Giuseppe Tucci, pronunciò nell’ottobre 1978 alla solenne cerimonia di conferimento del Premio Jawaharlal Nehru per la Comprensione Internazionale, il massimo riconoscimento dell’India.

Cambierò solo la parola società con blogosfera, perché in effetti qui hanno lo stesso valore semantico:

Ma la blogosfera è come una foresta nella quale ogni pianta, ogni fiore, ogni animale coopera con la propria individualità alla gloria di tutto l’insieme; appunto perché diversi, concordano ad una bellezza concorde nell’unità finale ed in questa ciascun individuo partecipa alla costruzione di una superba cattedrale dove c’è posto per tutti [...] perché ciascuno, restando se stesso, è parte necessaria e insopprimibile [...] della diversità nell’unità, dove ci ritroviamo tutti affratellati…

Se tutti noi fossimo uguali saremmo come addormentati in una tenebra illune, mentre la diversità dev’essere come scintillazione di stelle in un cielo puro d’ombre, dove ogni stella spande la propria luce ma solidale con tutte le altre.

Facciamo parte di un insieme in cui tutti gli elementi hanno bisogno l’uno dell’altro per crescere e prosperare. Le classifiche non vogliono dimostrare niente, sono come la vita: c’è chi sta sopra, e magari è un imbecille, e chi sta sotto, e magari è una persona stupenda.

Ma rimane che c’è chi sta sopra e chi sta sotto, perché c’è chi si prende la briga di fare un calcolo. Tutto qui.

Certo, non è bello stare al 7000esimo posto, perché è insito nell’animo umano gareggiare, stare sopra, essere il primo, fosse anche nella classifica degli asini che ragliano meglio. Ma non c’è niente di tragico, perché tutti noi siamo come alberi in una foresta: il nostro blog è indispensabile per la sopravvivenza della foresta-blogosfera, per il suo crescere e fiorire e per permettere la vita di milioni di animali.

Io credo che la blogosfera sia un ecosistema aperto e le parole, i video, le foto e tutto il resto di tutti i blog contribuiscono a fare la foresta viva, verde e pullulante di idee, di discussioni e di risorse per tutti.

Il Cavaliere un po' è perseguitato, un po' è...

Camilla FerrantiTutti sanno che Berlusconi… un pò è perseguitato, un pò è coglione lui. Per parlare di certe cose al telefono…

Ecco la frase lapidaria di Bossi, parlando di Berlusconi e le intercettazioni, in un’intervista a Telelombardia di venerdì scorso che è stata trasmessa nel corso del programma Iceberg.

Così, mentre Berlusconi si schiera contro l’entrata nel G8 di India e Cina, le due grandi potenze emergenti che in pochi anni diverranno superpotenze e non potranno più essere bloccate nelle grandi organizzazioni sovranazionali, The Australian sul tema intercettazioni titola Berlusconi accused of pimping his ‘butterflies’ cioè

Berlusconi accusato di fare il pappone per le sue “ragazze”.

Termina l’articolo con le parole in sua difesa della tronista Camilla Ferranti (nella foto sopra), una delle “ragazze”. Ma anche queste parole suonano, in realtà, come un atto di accusa, per quanto suonano false:

E’ una persona di grande sensibilità, molto generoso, che ama lo scherzo. Il suo comportamento è innocente, Gli piace la bellezza, come piace a molti altri.

Ecco, non so voi ma io mi vergogno un po’. Come quando Ilona Staller, in arte Cicciolina, era stata eletta deputato, mi è sembrata una vergogna: non mi piace che un’attrice super porno, con foto pubbliche anatomiche, mi rappresenti. Mi sono sentita offesa nella mia dignità di donna e di essere umano.

Dopo qualche anno sono andata a lavorare in India e anche il mio amato maestro, il pandit Nityanand Sharma che ha ha scritto un utile manuale di sanscrito moderno, mi diceva che il mio karman come italiana era una punizione, visto che in Italia era stato deputato Cicciolina.

E mi sono sentita offesa quando sul Time è apparso il brevissimo stralcio di un’intervista, una frase lapidaria, in realtà, di Alba Parietti, accompagnata da una sua foto in mutande di pailettes e maglietta molto generosamente aperta sulle sue grazie prefabbricate, che recitava più o meno così:

Io introduco la cultura negli Stati Uniti.

Avevano lasciato la rivista sulla mia scrivania ad Harvard per prendermi bonariamente in giro sulla qualità della cultura italiana, dicendo che era ovvio che me ne fossi andata, ma mi ero sentita offesa. Io non avevo niente a che vedere con quella “cultura”.

Tutti questi personaggi, e ora purtroppo anche il nostro Primo ministro, al di là di tutte le considerazioni politiche perché non sono una politologa, sicuramente suscitano me un senso profondo di vergogna: mi vergogno di loro e per loro, mi dispiace quello che scrivono di loro all’estero, mi sembrano dei fenomeni un po’ deformi da palcoscenico e, sebbene mi dica che c’è di peggio al mondo, ci sono politici ben peggiori, quando incontro amici e colleghi stranieri evito l’inevitabile: le domande sulla cultura, sulla politica e sui personaggi politici, sulla loro moralità, sulla loro legalità.

E questo mi pare un gran brutto segno.

Amici e sogni

dream yogaMi spiace un po’ ma questi giorni non ho molto tempo per scrivere, non ho tempo per addobbare la casa, albero e il resto, farò solo il Presepe (stasera!): adoro le feste ma sto sempre a fare un certo lavoretto prima che la proprietaria della casa editrice mi faccia fuori per sempre (eheh non ci sperate..:)). Però quest’anno ho avuto una bella sopresa, è venuto a trovarmi un amico che non vedevo dal 2004, vecchio amico ed ex studente — ma cresciutello, perché negli USA quando uno vuole fare una cosa la fa anche quando da noi sarebbe assolutamente fuori tempo massimo. Sta con me 18 giorni, tutte le vacanze. Lo sognavo da tanto e così ora mi sembra che sia stato sempre qui, che non siamo mai stati lontani.

Ci conosciamo da 15 anni e siamo diventati amici quasi da subito. Non speravo più che venisse in Italia e per me la sua visita è un bellissimo regalo di Natale. Non so per lui perché lo lascio sempre solo — e lui è come me, un animale molto sociale — però erano ben 11 anni che lo aspettavo.

Con lui l’altra sera sono andata alla cena di Brescia organizzata da Tiziano. Molto carina. Lì ho conosciuto Luigina e un po’ di altre persone; ma soprattutto ho rivisto Felter. Con lui e una sua amica bionda abbiamo parlato di Second Life. Lei mi stava convincendo che Second Life è una cosa seria, non è solo un gioco. Come se uno ribadisse che i sogni sono veri! Certo che sono veri, lo sanno tutti che sono veri e sono quelli che guidano la nostra vita reale.

Senza sogni non ci sarebbero scienza e scienziati che vanno alla ricerca, artisti che hanno un’immagine o una musica in mente, mamme in attesa che fanno tutto a scatola chiusa, padroni che si vedono nell’aldilà con i propri fratelli animali, restauratori che vedono già prima la bellezza del pezzo pulito, giornalisti che si immaginano con il Pulitzer in mano, docenti che pensano che gli studenti li rispettino, cuochi che aspettano di togliere dal forno il soufflé, programmatori che hanno in mente il codice, insomma, tutta una categoria di persone che senza sogni non funzionerebbe. Senza contare poeti, letterati e scrittori di varia fatta. Sono tutti sognatori di un futuro che stanno creando con le proprie mani, voci, orecchie, mente, corpi e, soprattutto, anime — tutti insieme, in un rapporto di interdipendenza molto libero. Siamo tutti sognatori e visionari perché chi costruisce sogna.

Che poi sia su Second Life o, come era un tempo, IRC, oppure sia davanti a una botte immaginando il vino che ne verrà fuori dopo un po’ di mesi, che differenza fa? C’è solo una cosa, credo, molto diversa: su Second Life c’è la leggerezza di non avere un corpo reale ma di averlo virtuale, esattamente come uno vuole. Anche un’anima. Finalmente io sarei la party girl che sento di essere, sotto mentite spoglie!

Ma la cosa che mi ha divertito è che Granieri, Torriero e Sofi, insieme agli occasionali, si incontrano sulla terra di Granieri, se ho capito bene, e tengono delle piccole conferenze. Una cosa molto carina perché aggiunge a quello che sono e fanno anche nell’altra vita l’elemento ludico. Mi è piaciuto molto.

Tutto diverso invece l’ambiente serioso dei geek di Stacktrace. Ieri uno di loro

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Immigrazione: Kaur, una donna indiana, sceglie la libertà

Per non tornare in India Kaur P., giovane vedova Sikh di 31 anni che abitava a Soliera, fra Carpi e Modena, e che era stata costretta a risposarsi in Panjab col cognato settantenne di suo marito, si toglie la vita.

L’ arranged marriage è la prassi in India e fra gli indiani che vivono all’estero ed è vigente nel resto dell’Asia. Il matrimonio è un affare di famiglia e di clan, non di individui, e quasi sempre implica il versamento di una cospicua dote che, data in teoria alla sposa, fa sì che lei non abbia il diritto all’eredità. Questa, per lo meno, è la scusa per la mancanza di diritti sulla proprietà immobile o a diritti vincolati e sotto certe condizioni. D’altronde, a proposito di matrimonio i miei amici indiani dicono sempre: voi in Occidente sposate chi amate, noi in Oriente amiamo chi sposiamo. E mostrano, dati alla mano, che il numero delle separazioni fra matrimoni liberi è più alto che fra matrimoni combinati.

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Oriental sky in Milan

This is what I see from my terrace in Milan, the moon crowning the pinnacle of the Basilica of Santa Maria della Passione.

I wonder whether I am in Milan or in Turkey, in Asia perhaps: An intense moon, a magic and intriguing sky, everything so soft and, at the same time, so net, so brilliant. It’s so beautiful that almost hurts.

How could I live without this — this glory, this exquisite resplendence, this radiant beauty?

Sì, questa è la vista della Basilica di Santa Maria della Passione, qui a Milano, dal mio terrazzo. Non ci sono parole sufficienti a descrivere questa intensa bellezza.

Consigli pratici per Bocche, Zigomi, Tette e Culi

Casalinghe e sciure di tutto il mondo unitevi!
Non sapete come risvegliare pruriti peccaminosi in vostro marito? Un fidanzato un po’ spento? L’ultima volta che avete scopato alla “famolo strano” e famolo bene risale al vostro primo fiore degli anni?
C’è una soluzione: acido ialuronico e collagene.

Il collagene è tutto naturale, fa parte del derma e l’operazione non fa le labbra a canotto ma solo molto, molto sexy, come delle belle chiappe piene con l’incavo in mezzo, che quando uno le tiene socchiuse e magari s’intravede una gocciolina di saliva fanno molto Brigitte Bardot-Eva in E Dieu… Créa la Femme.
(Ahah magari per loro!:) Je piacerebbe…)
Peccato che il collagene non duri più di 3 mesi.

Altrimenti c’è l’acido ialuronico che dura circa 10 mesi.
In ogni caso le iniezioni di collagene e di acido vanno rifatte perché pian piano i prodotti si assorbono.

Queste due soluzioni hanno il vantaggio che non sono fredde e alla vostra dolce metà che vi bacia non je parrà di succhiare un gelato.

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