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Su Eluana, dalla parte di Rutelli, per la democrazia

babyNon parlo a favore del PD. Su ogni singolo fatto o decisione ho la mia posizione, la mia idea non ideologizzata, non aprioristica, e penso che mi adeguerei a una posizione di partito o di gruppo solo se facessi politica (forse).

A me Rutelli non piace particolarmente da quando, a Roma, politico rampante, si faceva fotografare mentre girava la città in bicicletta e, svoltato l’angolo, c’era l’auto blu con autista che l’aspettava. L’ipocrisia è una delle poche cose che disprezzo.

Però sul caso Englaro concordo con lui: non si può tenere un atteggiamento di partito sulle questioni bioetiche.

Ha rilasciato una bella intervista a La Repubblica, cauta ma chiara, in cui spiega anche perché dissente dalla posizione della maggioranza del suo partito, ribadendo la sua posizione da uomo libero e distinguendo fra cure e alimentazione/idratazione.

Così ho pensato che mi è sembrata francamente aberrante la massa di blogger che accusa qualcuno di non essere democratico perché non concorda con le decisioni del padre di Eluana Englaro. O di essere di destra, o di non capire perché non è medico.

Le questioni bioetiche riguardano tutti, specie quelle sulla vita e sulla morte. Perché tutti possiamo permettere la vita, dando alla luce un figlio, ed è certo più del sole che tutti moriremo. Queste sono riflessioni e decisioni che meno di tutti possono prendere i medici per gli altri. Giustamente, come dice sempre mia sorella, aiuto anestesita, i medici dovrebbero essere soprattutto o solo dei tecnici che lavorano per migliorare la vita.
Il punto quindi è sempre: qual’è il confine fra la vita e la morte?

Fra i blogger serpeggia una posizione: se sei pro-morte di Eluana sei di sinistra, se sei pro-vita sei di destra o vuoi l’ingerenza della Chiesa cattolica nella vita pubblica (vedi il diagramma di flusso di Luciano Giustini). Sono rimasta davvero stupita dell’ideologismo puerile di queste posizioni: per rientrare nella categoria “sinistra” bisogna sbandierare certe posizioni pre-confezionate anche su questioni morali o etiche?

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Razzismo, storia di tre ragazzi normali in cerca di emozioni forti

immigratiIeri alla stazione di Nettuno, vicino Roma, un immigrato indiano è stato bruciato da tre ragazzi. Italianissimi.

Navtej Singh Sidhu, del Punjab, ora ha ustioni di terzo grado sul 41% del corpo. Dal suo letto nella rianimazione dell’ospedale Sant’Eugenio, a Roma, racconta come i tre ragazzi siano passati mentre lui dormiva, poi siano tornati indietro per spruzzargli la benzina sul corpo e verniciargli il viso di vernice grigia.

La cosa schifosa è che i tre hanno confessato di averlo fatto per provare un’emozione forte. E sono tre ragazzi “normali”, provenienti di famiglie normali, che in un giorno qualsiasi si annoiavano.

La notizia mi ha colpito non solo perché a rimetterci è stato un uomo indiano, ma perché temo che ci sia tutta una fascia di persone che ormai ha perso assolutamente il senso del limite, che si crede in diritto di “divertirsi” sulla pelle degli altri, che guarda alla vita di un immigrato come a qualcosa di cui disporre a piacere.

Ci stupiamo tanto, noi che stiamo qui, siamo “civili” e agiamo nella legalità, disposti all’accoglienza e tutta la bella storia. Ma sarà vero? Siamo davvero così democratici? Quanti di noi diranno “è stata solo una bravata”?

Sono certa che fra noi ci sono tante persone perbene e normali, nate e cresciute in famiglie normali, con mariti o mogli normali, per i quali la vita altrui, e specie quella di un immigrato di colore, tutto sommato non ha tanto valore. E che non esita a fare male, a provocare danno o dolore agli altri, se questo gli conviene. O anche solo per sfizio.

Come ho letto in un commento di uno dei blog più conosciuti dalla blogosfera, “la brutalità gratuita che mi piace tanto”.

Io però — che ci posso fare? — capisco queste persone e propongo una cosa. Propongo a tutti quelli e quelle in cerca di emozioni forti, che sia un divertimento o sia una passione o un flirt, e che se ne fregano se fanno male agli altri, di salire sul punto più alto di un palazzo molto, molto alto e buttarsi giù. L’ebbrezza sarebbe garantita, l’adrenalina scorrerebbe a fiumi, farebbero una cosa speciale e rimarrebbero bravi ragazzi e brave ragazze. Brutalità garantita e tutto.

"E' lo stile che fa la differenza" di Achille Bonito Oliva

Achille Bonito OlivaStamattina ho sentito una bellissima intervista lampo su Rai 2 ad Achille Bonito Oliva. Dico la verità, a me i critici d’arte, come chi scrive soprattutto recensioni o chi scrive solo sulla metodologia della traduzione dal sanscrito, per dire, non mi piace. Sempre pronti a sparare a zero su tutti o, al contrario, a innalzare al rango di eccellenza la mediocrità dei loro protégé, senza saper fare niente di persona. Senza sporcarsi le mani.

Inoltre i critici spesso prendono delle cantonate senza fine, decretando la fortuna o l’esilio di qualcuno; però, ammetto che succede lo stesso in tutti i lavori, incluso quelli in cui le cantonate sono nocive o letali come il medico, l’avvocato, il giudice e così via.

Però l’intervista mi ha divertito e mi è piaciuta tantissimo e ne riporto un pezzo:

Se Dio facesse una recensione del suo lavoro, cosa direbbe?

E’ stato una spina nel fianco dell’arte e dell’artista.

Cosa non la convince dello stato dell’arte adesso?

I prezzi!

Risposta centrale che, umilmente, ripeto sempre in svariati campi della vita, dall’insegnamento all’amore, dalla ricerca o la cucina al blog, anche se io questa “cosa” la chiamo qualità e l’ho scritta dal 2005, iniziando con La lista dei top100 blog italiani? Percezione, qualità e Zen, criticando quella che sarebbe diventata BlogBabel:

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Il video dell'aggressione alla troupe del TG1: perché il razzismo non si tocca

A Roma, zona Trullo, un ragazzo incappucciato ha spintonato una giornalista, l’operatore e il tecnico mentre stavano cercando di svolgere un’inchiesta sul razzismo, mentre una donna ha insultato e minacciato più volte di morte la giornalista.

Perché la questione del razzismo dei giovani non si deve sollevare e la meschinità e la violenza contro le donne è spesso femmina.

Mi raccomando, specie voi, care amiche femminucce, sui blog, su FriendFeed e tutti i social network possibili, continuate a fare commenti sessisti su altre donne, magari in relazione a BlogBabel e quant’altro (che poi mi chiedo: ma che diamine c’entra?), ché tutto contribuisce a far fare all’Italia un passo indietro (per quanto la vostra parola sia vana come una goccia d’acqua su pietra rovente).

Qui i più elementari diritti umani, come il diritto all’informazione, sono a rischio. Questa è l’aria che tira. Prima di fare gli scemi, noi che parliamo in pubblico, ricordiamocene.

In diretta dal RomeCamp2008: altro che Pocket Coffee!

Pocket CoffeeRoma, in diretta dal RomeCamp. Per adesso la presentazione in Aula1: Ambiente è di una noia mortale. Lui rigido in giacca, seduto, spiega con tono assolutamente monotono, monocorde e lievemente imbarazzato qualcosa di Yahoo!. Le presentazioni in Aula 2: Tecnologia e Aula 3: Società leggermente meno soporifere.

Questo BarCamp ha avuto un battage pubblicitario incredibile sui social network, specie grazie ai vari inviti, richiami, rimandi e sollecitazioni di Facebook, la moda del momento. Decisamente un po’ eccessivi. Comunque sarà certamente bellissimo, ne parleranno tutti, vedremo foto e video e ci sarà un fiorire di link ma, per ora, sembra tutto alquanto moscio.

La cosa più bella del BarCamp è rivedere gli amici e conoscerne di nuovi. Vedere se ci sono progetti, iniziative e idee interessanti che nascono dall’incontro di tante persone. Infatti mi ero segnata anch’io ma, dato che fra poco devo andare un paio di giorni a Roma, al Ministero degli Affari Esteri, ho pensato bene di godermi questa influenza a Milano.
Così mi sono persa il RomeCamp ma, per ora, ne ho guadagnato in Pocket Coffee.

La kermesse della blogger in partenza

woman runningCol fatto di andare alla BlogFest e della premiazione del Macchianera Blog Awards la blogosfera italiana è tutta in fibrillazione.

Vedo blogger che riescono a essere presenti a conferenze, BarCamp e aperitivi, oltre a tenere blog Tumblr Friendfeed Jaiku e Twitter (questo è il mio) e mandare ogni tanto email collettive sulle loro ultime imprese. E lavorano, amano, suppongo, si fanno una doccia, fanno la spesa e magari portano anche a spasso il cane e coccolano il gatto.

Ma come diavolo fate? Forse siete tutti superman e wonderwoman, meno che me. Sarà anche che sono sfinita, stanotte ho consegnato le mie 904 pagine di libro, ci ho lavorato per quasi otto anni e nel frattempo ho fatto varie altre cosette, fra cui seguire le vicende dell’Asia, ma ho delle occhiaie lunghe così.

Mi stanno venendo i complessi di inferiorità perché non riesco neanche a leggere regolarmente i blog che ho nell’aggregatore! Per esempio ce n’è uno che mi piace molto, la Cuccia di ex-xxcz, quello di .commEurope per intenderci, che rimprovero di non scrivere spesso e poi leggo secoli dopo. Oppure il nuovissimo di Hermans.

Comunque c’è una bella occasione per vederci: da giovedì a domenica andrò alla BlogFest e, grazie alla gentilezza di Neri, sarò al Flora Parc Hotel. Se volete stare un po’ con me fatevi sentire.

Su Chrome - della serie: vorrei ma non posso

ChromeLa cosa più carina che ho visto è la vignetta su Chrome e l’articolo Chrome vs. the World su PC World.

Tutto il resto, a dire la verità, mi ha stufato parecchio. Sarà che non sono una computer techy. Però anche la maggior parte di quelli che hanno un blog non lo è: fa solo finta.

Il blogger animale e narcisista

Stamattina ho letto il post di qualcuno che mi legge regolarmente da 4 anni, che si è finto amico quando gli conveniva e che ha scritto il giorno dopo di me una cosa che ho scritto io, para para, come se fosse il primo.

Così ho pensato che il popolo italiano dei blogger ha delle dinamiche tipiche di un branco di animali selvatici.

Quando punta un blog o un Tumblr che gli piace, lo punta sempre lo cita sempre e lo linka sempre: per 4-5 mesi, max 6, il tempo in cui dura l’attrazione sessuale

quando trova qualcos’altro che tira di più, molla di colpo e si tuffa sul prossimo giocattolo:

ergo, ha bisogno di amoreggiare periodicamente con qualcuno di nuovo

se va addosso a un altro blogger, magari perché è stato gentilmente rifiutato a calci in culo (come è successo con BlogBabel), allora in massa i compagnucci attaccano:

perché ha bisogno di sangue fresco, di prendersela con qualcuno, di sfogarsi

se un blogger copia senza citare è uno scorretto

se un giornalista copia senza citare è comunque un giornalista e gli si dà credito:

nonostante l’amore sbandierato per Internet, il blogger tipico soffre di malcelato senso di inferiorità verso la carta stampata. Infatti cerca sempre e a tutti i costi di pubblicare un libro vero, fosse anche fuffa fuffa fuffa.

Soffre di delirio di onnipotenza (Lia, ho in mente almeno 4-5 nomi papabili! sentiamoci;)) ma si sente inferiore.

Ora che ci penso, questo è anche il comportamento di chi è affetto da disturbo narcisistico di personalità. Possibile che il blogger classico, il blogger tipico, sia in realtà un animale narcisista cronico?

La blogosfera è come una foresta

Enrica GarzilliVorrei chiudere per l’estate, e spero per sempre, la diatriba sulle classifiche o sul valore o meno di questo o quel blog con le parole che un grande, Giuseppe Tucci, pronunciò nell’ottobre 1978 alla solenne cerimonia di conferimento del Premio Jawaharlal Nehru per la Comprensione Internazionale, il massimo riconoscimento dell’India.

Cambierò solo la parola società con blogosfera, perché in effetti qui hanno lo stesso valore semantico:

Ma la blogosfera è come una foresta nella quale ogni pianta, ogni fiore, ogni animale coopera con la propria individualità alla gloria di tutto l’insieme; appunto perché diversi, concordano ad una bellezza concorde nell’unità finale ed in questa ciascun individuo partecipa alla costruzione di una superba cattedrale dove c’è posto per tutti [...] perché ciascuno, restando se stesso, è parte necessaria e insopprimibile [...] della diversità nell’unità, dove ci ritroviamo tutti affratellati…

Se tutti noi fossimo uguali saremmo come addormentati in una tenebra illune, mentre la diversità dev’essere come scintillazione di stelle in un cielo puro d’ombre, dove ogni stella spande la propria luce ma solidale con tutte le altre.

Facciamo parte di un insieme in cui tutti gli elementi hanno bisogno l’uno dell’altro per crescere e prosperare. Le classifiche non vogliono dimostrare niente, sono come la vita: c’è chi sta sopra, e magari è un imbecille, e chi sta sotto, e magari è una persona stupenda.

Ma rimane che c’è chi sta sopra e chi sta sotto, perché c’è chi si prende la briga di fare un calcolo. Tutto qui.

Certo, non è bello stare al 7000esimo posto, perché è insito nell’animo umano gareggiare, stare sopra, essere il primo, fosse anche nella classifica degli asini che ragliano meglio. Ma non c’è niente di tragico, perché tutti noi siamo come alberi in una foresta: il nostro blog è indispensabile per la sopravvivenza della foresta-blogosfera, per il suo crescere e fiorire e per permettere la vita di milioni di animali.

Io credo che la blogosfera sia un ecosistema aperto e le parole, i video, le foto e tutto il resto di tutti i blog contribuiscono a fare la foresta viva, verde e pullulante di idee, di discussioni e di risorse per tutti.

Lettera aperta ai signori di Wikio

Enrica GarzilliPer pura curiosità guardo le discussioni di Wikio, poi guardo la classifica e cerco Orientalia4All e che ti trovo? Due (cioè 2) nomi Orientalia4All, uno al posto n. 61 e uno al posto 17.067.

Clicco sul 61 e sono io. Clicco sul 17.067 e trovo questo!

Ora io chiedo pubblicamente a quelli di Wikio, visto che in privato non rispondono: potreste gentilmente attribuire il nome Orientalia4All, che oltre tutto questo blog ha anche un copyright, solo al mio blog? Grazie!

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