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Crocefisso no, burqa sì?

burqaLo dice Secondo protocollo. Human Rights Defenders, un’associazione laica per la difesa dei Diritti umani, e lo scrive una persona di fede ebraica: Crocefisso: completamente errata la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani.

Concordo da quando ho visto, nell’atrio dell’Università Cattolica di Milano, una donna, penso una studentessa, con il burqa integrale: mi ha imposto di non vedere il suo volto e non essere riconoscibile né identificabile, facendomi sentire a disagio e insicura. Avrebbe potuto essere la n.1 ricercata dall’Interpol e nessuno l’avrebbe saputo. Avrebbe potuto nascondere sotto il sottanone chili di esplosivo e non si sarebbe minimanente visto.

Avrebbe potuto essere la persona migliore del mondo ma il disagio che causa una persona senza volto, senza identità, è assai maggiore e più potenzialmente pericoloso del disagio che causa “un simbolo di pace e di tolleranza”.

Ciò non toglie che lo stato, tutti gli stati, dovrebbero essere laici per un solo, grande motivo: solo la laicità garantisce l’uguaglianza davanti alla legge, e solo una legge laica garantisce l’uguaglianza nello stato. Che poi è la scelta che fu fatta nel 1947-50 dall’India, quando l’Assemblea Costituente doveva redigere la Costituzione, benché gli induisti costituissero il 90% della popolazione, gli islamici avessero formato uno stato a sé stante, il Pakistan, e le altre minoranze religiose fossero assolutamente esigue, quasi inesistenti numericamente.

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Asia Maior: Crisi locali, crisi globale e nuovi equilibri in Asia

Come da tradizione, presento il nuovo volume di Asia Maior, un gruppo di asiatisti, studiosi e giornalisti, specializzati sul continente asiatico.

E’ appena uscito in libreria Crisi locali, crisi globale e nuovi equilibri in Asia, a cura di M. Torri e N. Mocci, Milano: Guerini e Associati, 2009. E’ bellissimo, tutto blu e, lo dico per chi compra i libri per le copertine, farà una bella figura vicino agli altri della serie, tutti in grigio. Soprattutto, è utilissimo per avere un quadro complessivo dell’Asia, questa sorella così vicina e importante eppure, nonostante tutto, così lontana per la maggior parte dei lettori, anche colti. Se lo volete acquistare il volume andate in libreria o scrivetemi perché la casa editrice, benché fosse in vendita sin dal 27 maggio, ancora non lo ha reso disponibile online.

Il volume copre gli avvenimenti del continente asiatico del 2008 con i saggi su Iran, Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan, India, Nepal, Bangladesh, Sri Lanka, Birmania, Thailandia, Cambogia, Vietnam, Malaysia, Indonesia, Filippine, Cina, Coree e Giappone.

Il mio saggio è intitolato Le elezioni dell’assemblea costituente e i primi mesi di governo della Repubblica Democratica Federale del Nepal e lo potete leggere qui. Analizza il periodo preelettorale ed elettorale e la rivolta dei madhesi, chiedendosi se le elezioni siano state davvero libere e rappresentative, e i due problemi principali che sta affrontando il Nepal democratico: il terribile problema energetico, che ha portato il paese a interrompere la fornitura di energia elettrica ai cittadini ordinari, alle istituzioni e i servizi, per ben 16 ore al giorno; e il collocamento e la riqualificazione degli oltre 20.000 ex soldati maoisti, una situazione conflittuale che il 23 maggio 2009 ha portato al crollo del governo di Prachanda e alla nomina dell’attuale primo ministro Madhav Kumar Nepal.

Questa è la presentazione del volume Crisi locali, crisi globale e nuovi equilibri in Asia. Enjoy!

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La prima lettera dell'esploratore Giuseppe Tucci ad Andreotti

Giuseppe TucciQuesta è la prima lettera che Tucci, il più grande esploratore italiano, scrisse ad Andreotti, che al tempo era Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (1947-1948). Era il 24 settembre 1947.

La lettera è la prima del carteggio che gentilmente il senatore mi ha inviato qualche tempo fa.

Tucci si era già rivolto a Giustino Valmarana, amico di Andreotti e come lui membro dell’Assemblea Costituente, perché trasmettesse al ministro delle Comunicazioni la soprastampa di un certo numero di francobolli dello Stato, in corso, con la dicitura «Spedizione Italiana in Tibet – 1948». I proventi sarebbero andati a finanziare la spedizione.

Voleva partire infatti per la sua ottava e ultima esplorazione del Tibet e aveva urgente bisogno di fondi, ma la sua richiesta a Valmarana era rimasta senza seguito e allora si decise a rivolgersi personalmente al presidente del Consiglio.

Infatti, Tucci ottenne i fondi e nel 1948 visitò la parte centrale del paese, raggiungendo Lhasa e spingendosi oltre. Della spedizione fecero parte Regolo Moise, Piero Mele e Fosco Maraini: ma Tucci non fece cenno a quest’ultimo. Forse fu arruolato più tardi.

E in Nepal vincono i terroristi

PrachandaFra la Festa della Liberazione e tutti gli italici liberati non ho detto che il 25 aprile è una data storica per il Nepal: sono stati annunciati i risultati definitivi delle prime elezioni democratiche per la costituzione dell’Assemblea Costituente, che si sono tenute il 10 aprile.

Ha vinto il Partito Comunista del Nepal (Maoista) (CPN-M), cioè il partito dei maoisti! Direte, e allora? Allora c’è che nel 2002 il re Gyanendra e gli Stati Uniti lo dichiararono terrorista: per intenderci, per oltre 5 anni i capi del partito sono stati fra le persone più ricercate del pianeta delle liste dell’Interpol.

Ed ora vedete nella foto Pushpa Kamal Dahal, meglio conosciuto come compagno Prachanda, il leader storico, che è stato in clandestinità 10 anni, come viene festeggiato.

I seggi sono stati scelti con un sistema elettorale misto, elezioni dirette e sistema proporzionale. I maoisti hanno vinto 220 seggi su 601, il Partito del Congresso 110 e il Partito Comunista (Marxista-Leninista Unito) 103.

C’è solo un problemuccio diplomatico: l’ambasciatore degli Stati Uniti non può sedersi e parlare in un salotto o un tavolo di trattative con un terrorista. Il re presto verrà cacciato. Come farà a presentare le sue credenziali al presidente della nuova Repubblica in uno stato governato dai terroristi?

Lacrime di Hillary, lacrime di Bush (quando le donne piangono)

Hillary ClintonDato che non posso seguire le elezioni dell’Assemblea Costituente in Nepal, che nel 2007 sono state rinviate ben due volte, seguo avidamente le alterne vicende delle presidenziali in USA. E sono stata contenta che Hillary Clinton abbia vinto, anche se in un piccolo stato come il New Hampshire. Hillary non piace molto, eppure è davvero in gamba.

1) Non piace ai giornalisti americani perché ha il carattere ferreo, idee chiare e una precisa volontà di cambiare le cose in meglio, ma ha poco dell’umanità dolente o degli scandali di cui spesso e volentieri — per professione — si nutrono. Insomma, non fa davvero notizia, è una dura e pura, se ne frega di fare l’occhiolino ai giornalisti come invece fa quel viscidone di Obama, che ha appena ottenuto l’appoggio di John Kerry.

La ricordo benissimo nel 1993, quando Bill dette a Hillary l’incarico di riformare il sistema sanitario, che è scandalosamente buono, ma solo per ricchi. E più sei ricco, meglio è. Lei propose e si batté per un servizio sanitario gratuito per tutti o Universal Health Care — come in Italia, per esempio. L’hanno chiamata Hillarycare, l’hanno fatta a pezzi. Dopo un anno di lotte, con tutti politici contro, anche quelli del suo partito, ha dovuto rinunciare alla riforma. Quando poi, due anni fa, è uscito I’ve Always Been a Yankees Fan: Hillary Clinton in her Own Words, è stata tacciata di tutto: di essere avida di gloria, di aver usato il marito per far carriera, e così via.

2) Non piace molto agli intellettuali. In USA la frase di Hillary “The Only way to make a difference is to acquire power“, riportata dal libro che ho citato prima, è diventata simbolo di cinismo e voglia smodata di potere.

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Un tongba per le elezioni in Nepal

tongbaDato che la ricetta del tè tibetano in onore del Dalai Lama non a tutti è piaciuta (però a molti, ne sono certa), provo con quest’altra ricetta.

Questo è un liquore tradizionale del Nepal che si chiama tongba. Si beve principalmente sulle zone montagnose, ma anche in altre regioni. E’ la bevanda dell’etnia chiamata limbu, ed è per loro come per noi il vino o la vodka per i russi. Lo ammetto, è tipica delle popolazioni tibetane del Nepal, buddhiste, è fortissima ed è adatta ai palati più sofisticati. Quindi, se siete degli zoticoni, evitatela con cura (come ho fatto io).

Ricetta tradizionale: il tongba si ottiene versando l’acqua bollente in un’anforetta di ottone, riempita a metà di miglio e con l’aggiunta di lievito. Poi si avvolge l’anfora con panni o coperte, si mette in un posto caldo e ci si scorda di lei per circa due settimane: il liquido fermentato è il tongba.

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Good morning Nepal!

radio

Bella idea quella di una radio per spiegare alla popolazione delle zone più sperdute del Nepal il complesso sistema elettorale — complesso da quando non c’è più il sistema tradizionale dei panchayat. Radio Bablung, con la trasmissione “€˜Constituent Assembly and Human Rights”, è ™stata lanciata con fondi soprattutto esteri, di NGO, università e donatori privati. Va in onda ogni domenica alle 7:30 e sembra che vada molto bene, anche se le prime elezioni libere del paese sono state nuovamente rimandate, stavolta a marzo o aprile 2008.

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Gyanendra e Internet: libertà in Nepal? Però con Bush..

George BushInternational Nepal Solidarity Network, un blog democratico, è stato sbloccato. Come ci dice la Federation of Nepalese Journalists. In Nepal era mirrorato dal luglio 1995 e proabilmente, come altri siti bloccati dal colpo di stato del re e l’esercito del 1° febbraio 2005, era ospitato su un server indiano o thailandese.

Re Gyanendra Bir Bikram Dev Shah aveva anche fatto chiudere le due maggiori agenzie di notizie del paese e aveva sostituito la Commissione Asiatica per i Diritti Umani in Asia con sede a Kathmandu con una nominata da lui! Ora la sede centrale asiatica di base a Hong Kong è un po’ arrabbiata e reclama a gran voce, guarda un po’, che il re venga detronizzato: che la Monarchia costituzionale si trasformi, insomma, in Repubblica parlamentare.

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Gyanendra? No grazie! G. P. Koirala PM in Nepal

Gente felice per le strade di Kathmandu - (c) The HinduE così stamattina l’ottantaquattrenne G P Koirala ha prestato giuramento come Primo Ministro del nuovo Governo del Nepal. Non era presente nessun altro partito dell’Alleanza dei 7 o SPA. Erano presenti il Principe Paras Bir Bikram Shah Dev (che ammirate nel post precedente), il Capo dell’Esercito Pyar Jung Thapa, che è l’esercito del re, e il Giudice Supremo Dilip Kumar Poudel, totalmente asservito al re.

Koirala venerdì ha dichiarato che presto si terranno le elezioni per l’Assemblea Costituente, quello che chiedevano i Maoisti e l’ala più a sinistra del popolo. Nel suo discorso al Parlamento ha detto, rivolgendosi ai Maoisti:

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Nepal, Gyanendra e la prima riunione del Parlamento

Paras Bir Bikram Shah DevOggi la prima riunione della Camera Bassa del Parlamento nepalese dal 22 maggio 2002, quando re Gyanendra Bir Bikram Shah Dev lo ha sciolto. E’ formata infatti da 205 membri eletti direttamente dal popolo.

Ma sta succedendo quello che avevo già scritto nel dicembre 2005 in un articolo scritto per Asia Major: oltre un milione di persone si è riunita a Kathmandu fuori Narayanhiti chiedendo l’Assemblea costituente, una rivendicazione dei Maoisti e dei partiti più di sinistra, e sta assaltando il Palazzo, mettendo in pericolo la vita stessa del re e del suo dispotico e viziatissimo figlio, il Principe ereditario Paras.

Che ti avevo detto Gyanendra quando ancora eri potente? O lasci subito il paese o presto farai una brutta fine.