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Internet è un diritto fondamentale

InternetL’accesso a Internet è un diritto fondamentale [...] come la libertà di espressione e la libertà di accesso all’informazione (Commissario Viviane Redding al Parlamento Europeo).

Prima vittoria al Parlamento europeo. Il pacchetto Telecom, cioè Telecoms Pakage, un insieme di cinque direttive europee che regoleranno le telecomunicazioni fisse e mobili, di Internet e delle reti future, ha reintrodotto l’emendamento 138/46 che stabilisce la libertà di accesso. Questa è la prima vittoria per gli utenti/consumatori e per tutti i cittadini, ottenuta grazie alla mobilitazione generale.

Il Parlamento europeo ha però adottato un compromesso sulle questioni dell’eguaglianza dei network: non ci sarà una forte protezione contro la “net discrimination”, cioè Internet libero da ogni discriminazione riguardo al contenuto, all’applicazione e ai servizi a cui gli utenti possono accedere o possono distribuire.

La questione è di estrema importanza per tutto il mondo, visto che anche nei paesi in via di sviluppo Internet è un mezzo di comunicazione e di informazione molto usato, magari collettivamente, perché più completo e più economico di tutti gli altri e quasi altrettanto veloce di un cellulare.

Diritti umani: Delara Darabi, morire perché donna, morire per amore

Enrica GarzilliAncora una violazione dei diritti umani contro una donna, perché donna. Ieri la terribile notizia che Delara Darabi, una ragazza di 23 anni condannata al patibolo per la complicità in un omicidio commesso nel 2003, quando aveva solo 17 anni, è stata giustiziata nella prigione di Rasht, in Iran. Qualche giornale sottolinea, con una certa ironia, che Amnesty International ha protestato perché il suo avvocato non era stato informato, come legge prevede, con almeno 48 ore di anticipo. Iranian.com inquadra l’esecuzione in un contesto politico.

continua


Diritti umani, non si uccidono così anche i cavalli?

Un collega indiano ha inviato questo video scioccante, da vedere solo se uno ha molto stomaco ed è maggiorenne a causa delle scene di particolare violenza.

E’ stato girato da alcuni membri del Tehrik-i-Taliban Pakistan, l’organizzazione studentesca militante che racchiude i gruppi talebani, e riprende l’uccisione di alcuni uomini accusati di fare la spia per il Pakistan e gli Stati Uniti.

Io ne ho visto solo metà e mi è bastato. Ho pensato subito a come i musulmani uccidono gli animali nella festa di Id al-Kabir perché le persone sono uccise nello stesso modo.

La retorica buonista che permette che certe atrocità siano commesse in Italia sugli animali, perché bisogna rispettare anche le cose più aberranti della religione islamica, penso sia la cosa più idiota e retrograda che si possa fare. Da oscurantismo feudale. Non mi interessa il rispetto delle diversità, non mi interessa l’ascolto dell’altro e così via, se questo significa commettere atti ignobili, raccapriccianti o violenti sui propri simili o sui nostri fratelli animali. In nome dell’Islam o di qualsiasi altro credo.

Ci sono dei diritti fondamentali che vanno rispettati, siamo in un paese cosiddetto civile dove vige lo stato di diritto e le minoranze e i minori — e gli animali sono dei perenni minori — sono tutelati per legge. Non dobbiamo scordarlo mai.

E ora ditemi se questa non è atrocità e barbarie.

Voglio aggiungere che ho pensato molto se mettere o no questo video nel blog e ancora non so se ho fatto bene. Io penso che sia educativo anche se, come me, sono certa che molti lo vedranno solo a metà. Spero di spiegare meglio quello che ho voluto dire riguardo gli animali e la festa di Id al-Kabir (perché come atrocità e illegalità sugli umani la cosa è ovvia ed evidente).

Più in generale, è giusto mettere su un mezzo di diffusione così potente e capillare come Internet un video, una canzone, un testo così forte e scioccante? L’informazione va fatta a ogni costo e con ogni mezzo? Quando bisogna fermarsi, se bisogna fermarsi?

Attenzione! Il video contiene scene di violenza, non si è certi della loro corrispondenza al vero, ma anche se tale contenuto fosse simulato la sua visione è inappropriata ad un pubblico minore di anni 18 o sensibile alla visione di atti di barbarie. Viene linkata la fonte, ossia il video, al solo a scopo di critica e nel rispetto del diritto di informazione. Se clicchi su questo avviso, per visualizzare il video, dichiari di essere maggiorenne e di aver compreso che il materiale che consulterai potrà urtare la tua sensibilità.

Le impronte di La Repubblica

Da Nello Del Gatto, che da New Delhi segue le elezioni indiane per l’ANSA:

“L’effetto Rampini”, quel processo per il quale uno scrive cazzate su un luogo pur non avendoci mai messo piede, si estende, come per un effetto chimico o fisico anche al suo giornale, a Repubblica. Ieri c’è stato il primo turno elettorale nel paese e Repubblica on line ha pensato bene di fare un fotoracconto. Peccato che le quattro righe contendono una cazzata madornale. In India gli elettori non vengono riconosciuti tramite le impronte digitali, ma tramite un tesserino elettorale con foto. [...]

Dolce di riso indonapoletano

dolce di risoQuando vivevo in India mi sono molto stupita di vedere un piatto “tipico” che conoscevo sin da bambina: il riso cotto nel latte. In India è piuttosto liquido, si chiama keer e si arricchisce con burro liquido chiarificato o ghee e gli anacardi.

Nel napoletano si faceva per Pasqua e si disponeva nella guantiera, a forma di cupola. Era più asciutto ma molto più buono. Saranno i proustiani ricordi.

Visto che me lo hanno chiesto dò la ricetta:

1) cuocere bene il riso in abbondante latte intero con della buccia di limone mescolando spesso
2) aggiungere uguale quantità di zucchero prima di fine cottura e un pizzico di sale, insieme alla cannella (a pezzi)
3) aggiungere pezzetti di cedro candito.

A piacere si può aggiungere, mentre cuoce, l’uvetta sultanina.

E’ facilissimo, velocissimo e ottimo. E molto nutriente. Infatti si dava anche ai malati o alle donne in attesa di un bebè o in allattamento.

Ps 18 aprile ore 12:40: oltre tutto, cosa di non secondaria importanza, sono certa che piacerà al Bubbo.

Tibet, domani 17 aprile protesta internazionale contro cinque sentenze di morte

donna tibetanaUn gruppo di NGO tibetane, la Tibetan Women’s Association, il National Democratic Party of Tibet, il Gu-Chu-Sum Movement of Tibet e l’organizzazione Students for a Free Tibet (India) hanno dichiarato domani, 17 aprile, un giorno di protesta internazionale per le sentenze di morte a cui sono stati condannati cinque tibetani, chiedendo che la Cina si adegui agli standard internazionali del “giusto processo” (a cui dichiara di aderire), sanciti dall’articolo 10 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dall’articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti Umani (in PDF).

La dichiarazione delle NGO nella conferenza stampa è un esempio di gentilezza buddhista, benché altri gruppi di tibetani contestino i modi politici soft dicendo che la “via di mezzo” seguita dal Dalai Lama verso la Cina, di equidistanza e di dialogo, sia solo perdente:

Le ONG tibetane vorrebbero fare appello a tutte le persone del mondo che amano la libertà di prendere gentilmente parte rispetto alle autorità cinesi in merito a queste sentenze ed esprimere grave preoccupazione perché gli standard internazionali giudiziari non sono stati seguiti nei processi.

Il premio Pulitzer Seymour Hersh e la questione delle fonti

Dopo la lectio magistralis tenuta dal premio Pulitzer 1970 Seymour Hersh al Festival internazionale del giornalismo di Perugia, che potete ascoltare qui, ho incontrato Seymour Hersh per strada, da solo. Ci ho parlato brevemente perché sembrava molto stanco e non è più un ragazzino.

Come sapete, Hersh, come molti giornalisti investigativi, è stato criticato per l’uso di fonti anonime. Questa è una pratica comune se si parla di argomenti sensibili, l’ho fatto anche io nell’articolo “Myanmar la forza di Internet. Dialogo oltre il silenzio. La Rete è servita per organizzare la rivolta e parlare con l’esterno. Nonostante il blocco del regime”, pubblicato su Nòva il 25 ottobre 2007, in cui ho trattato l’uso di Internet per portare fuori della Birmania le voci dei dissidenti, organizzando dei gruppi politici, e parlare con qualche raro giornalista.

Dopo aver pubblicato l’editoriale sulla politica americana in Afghanistan, in cui critico Barack Obama per la decisione strategica di spostare altre 16.000 soldati sul territorio e di cercare un accordo con i “talebani moderati”, un famoso studioso americano che collabora con la Casa bianca mi ha attaccato violentemente su una mailing list specializzata, con decine di migliaia di membri, chiedendomi su cosa avevo basato la mia analisi e quali erano state le mie fonti specifiche.

Gli ho risposto rivelando parzialmente le mie fonti. L’abitudine di scrivere da studiosa, dicendo esattamente dove, come, perché e da dove ho trovato un certo testo, una certa informazione, un certo documento e con chi ho parlato, ha prevalso.

Poi mi sono pentita per più motivi, innanzi tutto perché non voglio mettere a repentaglio la tranquillità (anche se non la sicurezza) della persona che ho intervistato, e poi perché le fonti sono preziose e non si condividono. Questa persona si fida di me, non di altri.

Secondo voi ho fatto bene? Cosa avrei dovuto fare per difendere la mia credibilità ma non disturbare il mio informatore, rivelandone il nome?

PS Postilla per amici e nemici.

L'innovazione cresce: riaprono JSAWS e IJTS, le prime riviste online (1995)

JSAWSSabato sono andata alla bella festa di matrimonio di Zamperini — dove ho ballato da matti con l’agile lui, la pacata lei, il compassato lui e l’inamovibile lei — tutta bella felice. Abbiamo ricominciato le pubblicazioni della rivista online Journal of South Asia Women Studies! Ero stanca morta, ho finito alle 21:30 dopo giornate intere al computer ma sono stati giorni ben spesi.

A maggio del 1995, con l’appoggio di Michael Witzel, un professore di Harvard mio direttore al dipartimento di Sanskrit and Indian Studies e lui, geniale Technical Editor che si trovava per caso nella stessa università, ho fondato l’International Journal of Tantric Studies, la prima rivista accademica del mondo insieme al Journal of Buddhist Ethics e l’Electronic Journal of Vedic Studies (per cui servo come caporedattore).

I motivi per fondare una rivista online sono tuttora validi, anzi, con questa crisi internazionale dell’editoria sono vincenti. L’abbiamo subito trasformata in una rivista peer-reviewed, con un comitato di redazione formato di un nutrito manipolo dei migliori studiosi, entusiasti e volontari, da paesi quali gli USA, il Giappone, l’India, la Germania, il Nepal. Nessuno dall’Italia dove gli studiosi, con rarissime eccezioni, digitavano ancora con il pallottoliere. Noi eravamo online dal 1992.

IJTSL’IJTS è diventato subito un mezzo internazionale per connettere scienza e religione, scienza e computer, scienza e diritti umani e le persone che se ne occupano, professionalmente e non. L’importante, pensavamo, sono le competenze e la bona fide, non il ruolo. Se sei capace, insomma, se ci capisci, se sei davvero specializzato. E se ti comporti con correttezza, perché per collaborare è essenziale.

La qualità delle risorse umane sono il primo elemento per fondare e portare avanti in una rivista degna di questo nome. Quanto alle risorse finanziarie, al tempo ci ospitava Harvard; poi, grazie a Ludovico siamo approdati al Politecnico di Milano; infine abbiamo deciso di affrontare il mare aperto e diventare indipendenti.

Un rischio enorme ma le persone, la voglia di lavorare e la fiducia c’erano, la rivista era già famosa nel piccolo mondo di Internet e citata dall’Encyclopaedia Britannica e dai più grandi siti universitari del mondo, vinceva premi e menzioni speciali (quando su Internet erano ancora dati solamente per merito e non riproducevano le modalità di attribuzione dei premi del mondo “reale”). L’entusiasmo di tanti lettori qualificati (ma non del mondo accademico, che storceva il naso) ci ha spinto a rischiare.

Per anni, devo dire, giornalisti anche importanti (ricordo una grande firma dello Washington Post) ci chiedevano il permesso di seguire la mailing list della nostra rivista per prendere a modello le discussioni, le idee e le soluzioni per quello che poi sarebbe diventato il loro quotidiano online. Son soddisfazioni, eh! Conservo ancora tutte le mail e le discussioni con l’idea di pubblicarle, un giorno o l’altro. Titolo: The Birth of the First Academic Online Journals.

Nel giugno 1995 è nato il Journal of South Asia Women Studies sul cosidetto “Gender Studies” nell’Asia meridionale, centrale e del sud-est asiatico (in pratica, dall’Afghanistan a Taiwan e le Filippine, con l’esclusione di Cina e Giappone). L’idea l’ha lanciata Ludovico, visto che io ero una delle prime specialiste della materia (in ordine temporale, intendo) e avevamo mezzi e opportunità. Anche questa è stata la prima di una lunghissima serie di riviste accademiche di studi sulle donne, un vero successo internazionale. Le richieste di collaborazione fioccavano.

Nel 1997 abbiamo fondato l’Asiatica Association, che è stata anche il primo proto-blog accademico del mondo, che da qualche mese si è trasformato in un vero blog collaborativo. Anzi, fra poco annuncerò i bravissimi collaboratori (fra i quali il primo italiano).

Poi ho deciso di vendere gli spazi pubblicitari e Ludo ha avuto l’idea di realizzare il primo banner dinamico delle riviste accademiche del Web. Bagchee, uno dei due maggiori distributori indiani di libri di politica, indologia, buddhismo, islamismo, filosofia, storia, arte, è stato entusiasta dell’idea e ci ha pagato (sull’unghia, come si suol dire, non certo come le aziende italiane che pagano dopo mesi) ben 1000 US$! Non lo ringrazierò mai abbastanza della fiducia e della stima.

A quel tempo avevamo già fondato l’associazione culturale e avevamo messo le riviste a pagamento per le biblioteche per due maggiori motivi: per non dipendere dalla pubblicità e perché non copiassero gli articoli, vista la brutta esperienza di due miei articoli online copiati verbatim in Italia e in India. La signora indiana ha ottenuto anche una borsa di studio dal suo governo grazie all’articolo, che ha avuto la sfrontatezza di presentare come suo a un congresso regionale: potenza del Web, qualcuno dei nostri lettori l’ha riconosciuto e mi ha informato. Il mondo con Internet è diventato molto piccolo e, riguardo alla scienza, questo è un bene.

JSAWS volumeOltre tutto, essendo i siti registrati con ISSN e tutto, valgono per gli autori come pubblicazione regolare anche senza che noi stampiamo la raccolta dei volumi (questo; in copertina io con la mia amica Taslima Nasrin, scrittrice e poetessa e vincitrice, fra l’altro, del Premio Sakharov per la Libertà di pensiero del Parlamento europeo e di quello dell’Human Rights Watch).

Dopo una pausa dovuta a diversi fattori, innanzi tutto una riorganizzazione tecnica e un restyling durati 2 anni e mezzo (!), con un sistema facile e veloce di pubblicazione, sabato scorso il JSAWS ha riaperto.

Ecco, ho descritto a brevi linee la storia dei primi journals online solo per spiegare quanto sono felice. Ringrazio tutti i collaboratori e gli autori vecchi e nuovi. Se vi va, andate e a leggervi il mio ultimo editoriale The New Political Scenario in Nepal and in Afghanistan and The Fairy Tale of the “Good Taliban”.

A proposito dell’editoriale, ho già fatto arrabbiare qualche studioso analista politico, vicino alla Casa Bianca e sostenitore della politica asiatica di Barack Obama, che ha fatto un gran chiasso su una mailing list e con me in persona.

Ho però ricevuto anche 63 email di congratulazioni da tutto il mondo, incluso T. Matthew Ciolek, Direttore dell’Internet Publications Bureau del National Institute for Asia and the Pacific all’Università Nazionale di Canberra (Australia) e la capo bibliotecaria del prestigioso SOAS (School of Oriental and African Studies) di Londra. Dall’Italia solo l’ottimo Michelguglielmo Torri, fondatore e presidente dell’associazione ItalIndia e cofondatore di Asia Maior.

Le riviste online sono nate innanzi tutto come mezzo veloce e democratico di pubblicazione, una democrazia quasi diretta, che è inscindibile dalla libertà di opinione. E io ho espresso liberamente la mia ben fondata opinione.

Ancora la libertà di stampa, su carta e su Internet, esiste.
Chi sa, però, per quanto.

La prima lettera inedita di Giuseppe Tucci ad Andreotti, 6 novembre 1947

Giuseppe TucciSta qui. Questi documenti fanno parte del carteggio che gentilmente il senatore Andreotti, al tempo Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (1947-1948), mi ha messo a disposizione. Sono tutti originali e inediti.

Svelano non solo le imprese dello straordinario studioso e la sua relazione con Andreotti, ma la politica culturale dell’Italia del primissimo dopoguerra, ancora così legata a personaggi, temi e ideali dell’era appena conclusa, l’era fascista.

GhostNet, spie cinesi online

Chinese spy

Nei giorni scorsi è apparsa sul sito del New York Times, la notizia che una vasta rete di spionaggio elettronico si e’ infiltrata nei pc di centinaia di Paesi rubando documenti governativi e privati.Anche le sedi del Dalai Lama in esilio sarebbero state violate, hanno concluso ricercatori canadesi. L’operazione, battezzata GhostNet, ha individuato l’origine dell’attacco informatico in Cina, ma i ricercatori hanno precisato di non poter affermare al cento per cento che il governo di Pechino sia coinvolto. Sarebbero stati infiltrati almeno 1.295 computer.

(Via Nello Del Gatto)

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